Il guadagno dietro la pirateria: qualche informazione in più

No, macché partita… ieri sera mi son messo lì è ho guardato un film su Megavideo“.
Ehhh, figurati che io mi son pure abbonato per vedere quelli in HD“.

Kim DotcomStralci di conversazione intercettata al volo in strada, solo pochi giorni fa. Che mi ha fatto drizzare le orecchie. Perché gli interlocutori non erano ragazzetti con lo zaino in spallo, ma signori con qualche capello bianco in testa. Megaupload e soprattutto lo streaming su  Megavideospenti ieri dall’Fbi, erano diventati un fenomeno di costume molto più ampio della cerchia degli smanettoni assidui (secondo la Fimi coinvolgeva circa 1,7 milioni di italiani). Una sorta di Facebook del download, facilissimo e immediato. Un supermercato dell’illegale da cui transitava di tutto. Anche roba perfettamente lecita: lo strumento era utile e anche qui al giornale ci è capitato di ricevere materiale (servizi video e fotografici) caricato su Megaupload da qualche collaboratore.

Ma al di là di questo è ovvio che la prevalenza del materiale piratato sui Mega-server era enorme. E il business che vi ruotava intorno era altrettanto immenso. Non solo quello diretto, ma persino quello indiretto: su Internet c’era chi vendeva Codici Premium illegali (l’illegalità della pirateria, una sorta di pirateria al cubo) e su iPhone/iPad c’erano App che (a pagamento) promettevano la visione di film su Megavideo, di per sé non consultabile dai dispositivi senza Flash Player come quelli di Apple. Per tacer di chi lucrava con i banner di siti che indicizzavano gli upload su Megavideo (in Italia siamo ben forniti, nel settore).

Insomma un business immenso. Al vertice della piramide c’è (ci sarebbe, visto che lui ufficialmente ha sempre smentito) il 37enne tedesco Kim Schmitz aka Kim Dotcom aka Kimble. Fisico oversize, mente brillante, parecchi peli sullo stomaco. Esordi da hacker e proseguimento di carriera da conman, da imbroglione. Ma dell’era digitale. Un paio di condanne passate in giudicato. Una per essere penetrato nella rete di un network privato e aver commerciato con schede telefoniche rubate. L’altra per insider trading, 20 mesi. Si era messo in tasca 1.5 milioni di dollari con il rialzo pilotato delle azioni di Letsbuyit.com.

Poi la nascita nel 2005 della galassia di siti Megaworld. E l’accumulo di una fortuna da strabuzzare gli occhi: le autorità americane hanno bloccato a Schmitz, alle sue aziende e a suoi associati beni e capitali per circa 175 milioni di dollari in tutto il mondo. Kim è stato fermato nella sua maxi-mega-villa neozelandese da 18 milioni di euro, una della più lussuose del Paese. Una sorta di caverna dei Quaranta Ladroni in cui i G-Men hanno trovato una collezione di auto da fare invidia a un museo delle quattro e due ruote: una Rolls-Royce Phantom, una MaseratiGranCabrio, una Lamborghini, due Cadillac d’epoca (’57 e ’59), 2 Mini e ben 16 Mercedes, oltre ad Harley Davidson, altre moto e moto d’acqua (anche se verità, da geek la cosa che gli invidio di più sono i 3 Lcd Samsung da 82 pollici e i due 108 pollici Sharp). La passione di Kim per i motori d’altronde era più che nota: il suo nome figura infatti tra i partecipanti e pure tra i vincitori (edizione 2001) della celebre Gumball 3000, il “rally” su strade aperte al traffico a cui partecipano diverse celebrities.

La risposta alla chiusura di Megaupload è stata una spettacolare campagna di attacchi da parte degli Anonymous. Sì, un’azione di polizia “planetaria” come quella messa in campo dall’Fbi fa impressione e un po’ paura: come scrive la EFF “se gli Usa hanno il potere di fermare un cittadino olandese in Nuova Zelanda sulla base di una presunta violazione del copyright, cosa ci aspetta?”. Ed è palese che la legislazione sul diritto d’autore nell’era del digitale continua a essere inadeguata ai tempi e spesso miope (così come i giri di vite alla Sopa/Pipa). Ma, come dice l’ottimo Attivissimo: siete davvero disposti a battervi per un tipo come Kim Schmitz?

N.B., per chi commenta – nel documento dell’Fbi si sottolinea la differenza tra Megaupload/Megavideo e i mille altri siti di sharing, tipo YouTube, o di personal storage, tipo Dropbox, su cui transita ovviamente ingente quantità di materiale protetta dal copyright. Ovvero il fatto che i Mega-siti erano concepiti per incentivare l’upload di materiale ad alto traffico:

The indictment alleges that the site was structured to discourage the vast majority of its users from using Megaupload for long-term or personal storage by automatically deleting content that was not regularly downloaded. The conspirators further allegedly offered a rewards program that would provide users with financial incentives to upload popular content and drive web traffic to the site, often through user-generated websites known as linking sites. The conspirators allegedly paid users whom they specifically knew uploaded infringing content and publicized their links to users throughout the world.
(L’accusa sostiene che il sito è stato strutturato in modo da scoraggiare la maggior parte dei suoi utenti dall’utilizzare Megaupload per la conservazione a lungo termine di materiale personale, eliminando automaticamente il contenuto che non è stato regolarmente scaricato [dopo 21 giorni per gli upload di utenti non registrati, ndr]. I cospiratori avrebbero inoltre offerto un programma a premi che offre agli utenti incentivi finanziari per caricare i contenuti più popolari sul web e portare traffico al sito, spesso generato attraverso siti web conosciuti come “siti di collegamento”. I cospiratori avrebbero pagato utenti i quali che avevano caricato contenuti in violazione dei diritti d’autore e che aveva  pubblicizzato i loro link per gli utenti di tutto il mondo)

(Articolo di Paolo Ottolina – dal Corriere della Sera 20/01/2012)

La soluzione Apple sul fronte Education

Phil Schiller e Eddie Cue si sono alternati sul palco per l’evento Apple che si è svolto a New York e che è stato dedicato all’istruzione.

Schiller ha parlato di uno scenario già pronto ad accogliere le nuove proposte di Apple: iPad, dice non citando la fonte del sondaggio, harappresentato il desiderio numero uno nella lista dei ragazzi durante questo Natale, sono già 20mila le applicazioni iPad destinate all’istruzione e all’apprendimento (ne cita alcune riguardanti biologia, storia, chimica) e già 1,5 milioni di tavolette con la mela sono impiegate in programmi educativi.

Per sfruttare questa base Cupertino ha presentato in questa occasione tre iniziative: iBooks 2, iBooks Author e un’app iTunes U.

Con le prime due l’idea di Apple è quella di “reinventare il libro di testo”. Il problema individuato parte dai consueti discorsi sui libri: sono pesanti, non aggiornabili e non hanno una funzione di ricerca interna (a parte l’indice).

La risposta non è rivoluzionaria, insomma, e anzi si parla con molta semplicità di libri multimediali. Ma quello in cui sembra essere riuscita Apple è raggiungere una buona maturità di questo mezzo: i contenuti mostrati sul palco sono stati rispolverati, lucidati e tirati a nuovo, gli ebook interattivi sono integrati di filmati, varie funzioni multitouch, animazioni 3D, ricerca interna, glossario con foto, suggerimenti e la sezione My Note, attraverso cui è possibile gestire gli appunti presi in ogni pagina. Il tutto in un sistema che appare dai primi filmati fluido e molto facile. Insomma, tutto quello che si può effettivamente desiderare da un libro di testo.

I formati con cui sono offerti i contenuti dovrebbero essere proprietari e per il momento il prezzi dei testi disponibili si aggirano intorno ai 15 dollari. Tra gli editori che hanno già aderito all’iniziativa figurano McGraw Hill, Pearson e Houghton Mifflin Harcourt. Inoltre saranno disponibili in esclusiva su iBook 2 i nuovi libri Life on Earth<7em> della E.O. Wilson Biodiversity Foundation.

Oltre a quelli a disposizione su iBook 2, Cupertino ha presentato anche iBooks Author, app gratuita già disponibile su Mac App Store, che permette di sviluppare propri libri di testo: gli autori “ameranno utilizzare questa app per creare non solo i libri di testo, ma qualsiasi tipo di volume interattivo”.

La logica è in parte quella di Pages: mettere a disposizione una serie di template che possono essere completati e personalizzati con i contenuti degli utenti. La parte multimediale assomiglia invece a Keynote. Insomma, presentazioni più editor di testo in un colpo solo, una sorta di nuovo formato di produzione.

L’ultima novità, iTunes U, si concentra invece sull’e-learning: intende offrire un sistema semplice e gratuito per rendere i corsi universitari degli atenei aderenti disponibili ovunque, se si ha a disposizione un dispositivo con la Mela. Yale, HACC, MIT e The Open University hanno già aderito al programma.

Le novità annunciate da Apple, di certo non rivoluzionarie, mirano a mettere Cupertino al centro di quella confluenza tra prodotti tecnologici e contenuti che fin qui ha fatto la fortuna di iPod, iPhone e iPad. Resta da comprendere se la portata del movimento, e la capacità di Apple di capitalizzare il proprio vantaggio in questo settore, basteranno a tenere in piedi il nuovo business: alla Mela servirà un colpo di fortuna analogo a quello avuto ai tempi del lancio di iTunes Store.

(da Punto-Informatico)

Un App per aprire il Cinema ai non udenti

“Moviereading” è un software che permette di scaricare
i sottotitoli dei film e li sincronizza con l’audio

Permettere anche ai non udenti di seguire un film. O, per chi ci sente benissimo, dare la possibilità di vedere all’estero una pellicola in una lingua straniera che non si conosce. È’ questo l’obiettivo che si pone Moviereading, un particolare software creato dalla Universal Media Accesse scaricabile sotto forma di applicazione per tablet e smartphone. L’app che per ora è disponibile solo all’interno delle Samsung Apps, ma in futuro andrà anche sull’Android Market di Google e su iTunes di Apple. L’applicazione è per ora gratuita; poi si pagherà un euro per i sottotitoli di ogni film scaricato.

COME FUNZIONA – Il principio su cui si basa l’applicazione è, come detto, quello dei sottotitoli scaricabili in diverse lingue direttamente sul proprio tablet o smartphone. Il software, una volta lanciato automaticamente, si attiva con l’audio del film e si sincronizza con lo stesso mostrando i sottotitoli nella lingua prescelta. L’app sarà utilizzabile nel giro di qualche mese in qualsiasi cinema e con qualsiasi tablet o smartphone, anche se inizialmente è disponibile, come detto, in esclusiva solo sui prodotti Samsung e all’interno di alcune sale (10 sparse in tutta Italia) del circuito “The Space cinema”, che fornirà anche il tablet per poter usufruire della sottotitolazione. «Abbiamo scelto di aderire a questa iniziativa per venire incontro alle persone non udenti e dar loro la possibilità di vedere un film al cinema insieme ai familiari – spiega Giuseppe Corrado, amministratore delegato di “The Space cinema” –. cominciamo per ora solo con alcune sale ma poi estenderemo la possibilità di usare Moviereading a tutti i cinema del nostro circuito».

IL FUTURO – Guardare i sottotitoli sul tablet o sullo smartphone e contemporaneamente il film non è però molto comodo, per cui l’Universal Media Access sta pensando a sviluppi tecnologici che rendano la visione più confortevole. «Il primo passo – spiega Carlo Cafarella amministratore delegato di Universal Media Access – è di dotare i cinema di appositi poggia-tablet. Successivamente, ma bisognerà aspettare almeno un anno, potranno essere utilizzati degli appositi occhiali per la cosiddetta “realtà aumentata”, in cui i sottotitoli scorrono in basso sulle lenti degli occhiali che sono collegati via wireless con il proprio smartphone. Stiamo infatti per testare dei prodotti della Vuzix che per ora però costano ancora molto. Infine, ma li sperimenteremo prima sul mercato americano, stiamo pensando con Samsung di utilizzare per i sottotitoli degli speciali tablet a display trasparente».

© 2011 Marco Letizia – Corriere della Sera

App Store: un pò di chiarezza da parte di Apple e Steve Jobs

iTunes 10 LogoApple oggi ha annunciato un nuovo modello di abbonamento, a disposizione dei programmatori e dei fornitori di contenuti per le proprie applicazioni da vendere all’interno di AppStore ((il negozio di applicativi per i dispositivi di Apple quali iPod Touch, iPhone ed iPad), quali magazine, giornali, video, musica,etc. Questa è la stessa novità integrata nella recente applicazione del quotidiano proprietà di News Corp. “The Daily”.

Gli abbonamenti acquistati all’interno di AppStore saranno venduti utilizzando lo stesso identico sistema di fatturazione di AppStore, utilizzato per l’acquisto di miliardi di applicativi e per l’acquisto “In-App” di altrettanti contenuti. Gli editori ed i fornitori di contenuti potranno selezionare il prezzo e la durata di tale abbonamento (settimanale, mensile, bimestrale, quadrimestrale, annuale o bi-annuale). Quindi, tramite un’operazione di un click, i clienti potranno scegliere la lunghezza dell’abbonamento e saranno automaticamente fatturati basandosi sulla loro scelta d’acquisto. I clienti potranno rivedere ed impostare i loro abbonamenti dalla loro pagina di account personale su iTunes, incluso il cancellare l’automatico rinnovo di eventuali abbonamenti sottoscritti. Apple fornirà quindi l’intera infrastruttura di fatturazione e pagamento, trattenendosi lo stesso identico 30% che attualmente trattiene per qualsiasi acquisto fatto all’interno dell’AppStore.

“La nostra filosofia è semplice: quando Apple porta un nuovo abbonato, Apple guadagna un 30% di guadangno; quando l’editore porta un nuovo o esistente acquirente da noi, l’editore si tiene il 100% ed Apple non ci guadagna nulla”, ha dichiarato Steve Jobs.

“Tutto ciò che richiediamo”, continua Steve Jobs, “è che se un editore offre un sistema di abbonamento al di fuori dell’applicativo venduto su AppStore, deve usare la stessa (o una migliore) offerta all’interno di AppStore, così che i clienti possano facilmente scegliere se abbonarsi all’interno dell’applicativo o al di fuori, ma alle stesse condizioni. Noi crediamo che questo modello di abbonamento innovativo darà ad editori e fornitori di contenuti una nuova esclusiva opportunità di espandere l’accesso digitale dei loro contenuti all’interno di iPad, iPod ed iPhone, deliziando sia i nuovi che gli abbonati esistenti”, ha concluso Jobs.

Gli editori che utilizzano il servizio di abbonamento di Apple all’interno del loro applicativo, possono far leva su altri metodi per acquisire abbonati, al di fuori dell’applicativo. Per esempio, gli editori possono vendere abbonamenti digitali sui loro siti web o possono scegliere di fornire accesso gratuito agli abbonati esistenti. Dato che Apple non è coinvolta in queste transazioni, non c’è alcuna divisione di royalties  o scambio d’informazioni degli abbonati con Apple. Gli editori devono fornire il loro proprio procedimento di autenticazione all’interno dell’applicativo per quegli abbonati che si sono iscritti al di fuori dell’applicativo stesso.

Ad ogni modo, Apple richiede che se un editore sceglie di vendere un abbonamento a contenuti digitali, separatamente ed al di fuori dell’applicativo, lo stesso modello di abbonamento sia offerto sul sito web, allo stesso prezzo (o preferibilmente ad un prezzo inferiore). In aggiunta, gli editori possono così escludere link all’interno dell’applicativo (ad un sito web ad esempio) che permetta l’acquisto di contenuti o abbonamenti al di fuori dell’applicativo stesso, per rendere più facile l’abbonamento o l’acquisto del contenuto all’interno dell’applicativo.

Proteggere la privacy dei clienti è una componente chiave di tutte le transazioni registrate su AppStore. Ai clienti che acquistano abbonamenti tramite AppStore sarà data l’opzione e la scelta d’inoltrare i propri dati all’editore, comprensivi di nome, indirizzo email e codice postale, al momento dell’abbonamento. L’uso di tali informazioni e dati personali sarà governato interamente dalle regole e policy di privacy applicate dall’editore e non da Apple.

AppStore in questo momento offre più di 350.000 applicativi a clienti presenti in 90 paesi, con più di 60.000 applicativi nativi per iPad. Vi sono 160 milioni di dispositivi che possono ospitare gli applicativi presenti su AppStore, in tutto il mondo e che possono scegliere tra un incredibile scelta di apps in 20 categorie diverse, tra cui giochi, affari, notizie, sport, salute, riferimento e viaggi.

La Fine di Blockbuster e l’avvento di Netflix

(dal blog Casaleggio Associati)

Nel mese di ottobre 2010, Blockbuster, la catena mondiale di video a noleggio ha subito un’istanza di fallimento. Un esito annunciato da parecchio tempo per la contrazione del mercato dei dvd e la mancanza di una nuova strategia legata ai prodotti digitali e alla Rete da parte della direzione di Blockbuster.
Il mercato statunitense dei dvd è passato dal picco del 2007 di 16 miliardi di dollari ai 13 miliardi del 2009 e il secondo quarto del 2010 ha confermato la tendenza con un’ulteriore diminuzione del 14% rispetto allo stesso periodo del 2009.
Il dvd è un supporto ormai destinato a scomparire con la migrazione dei contenuti on line e con l’accesso alla Rete possibile ovunque con la diffusione del wifi e dei media tablet come l’Ipad. Blockbuster ha messo in atto un piano per tagliare i costi e i debiti che ha con le case di produzione cinematografiche come la Fox, la Warner Brothers e la Sony Pictures. Blockbuster taglierà 1000 dei suoi 3000 negozi negli Stati Uniti e prevede una riduzione del debito da un miliardo di dollari a 100 milioni, ma questo non servirà a nulla senza un modello di business sostenibile legato alla diffusione di contenuti digitali in Rete e forse comunque per Blockbuster è troppo tardi.
Il mercato ha infatti da tempo nuovi protagonisti come Redbox, Hulu e Netflix che è di gran lunga il più importante sito di filmati a richiesta del mondo. Netflix è una società della California nata nel 1997, quindi per Internet un’azienda quasi di altri tempi. Il suo modello di business iniziale è stato, l’invio a domicilio di filmati in dvd a noleggio che potevano essere ordinati on line e restituiti con la stessa busta con cui erano stati ricevuti. Il business dei dvd a noleggio di Netflix ha raggiunto nel 2009 i 10 milioni di sottoscrittori e un catalogo di 100.000 pezzi.
Netflix si è spostata per tempo sul digitale e offre un servizio di video streaming detto “Watch Instantly” che permette di vedere in tempo reale un qualunque film o telefilm da un archivio di 17.000 titoli collegandosi a Internet dal pc, dall’Ipad o dal televisore di casa. La ricerca è semplice e immediata per mezzo di un motore di ricerca. Il costo è di 7,99 dollari al mese, si può disdettare il servizio ogni mese e se si vuole ricevere a casa un numero illimitato di dvd è sufficiente pagare un extra di due dollari.
Netflix ha stretto accordi con le maggiori major come MGM, 20th Century Fox, CBS/Paramount e ABC/Disney che vedono nel canale Internet on demand una nuova e più importante fonte di guadagni rispetto alla distribuzione dei film su supporti come i dvd o attraverso i canali televisivi. Il servizio “Watch Instantly” è disponibile solo negli Stati Uniti, ma a breve dovrebbe essere disponibile anche in alcuni Stati dell’Europa del Nord in funzione della diffusione della banda. In Italia quindi dovremo aspettare ancora qualche anno.
Se Netflix e lo streaming via Internet hanno ucciso Blockbuster, la prossima vittima, ormai designata è la televisione come la conosciamo, con il palinsesto fisso e la pubblicità. Negli Stati Uniti per Natale è previsto che il 50% dei televisori venduti sarà dotato di Wifi con il collegamento a Internet. Tra poco tempo, tre/cinque anni, gli schermi di casa saranno collegati a Internet e la vecchia televisione diventerà un oggetto di modernariato.

iPad

iPadDal genio di Steve Jobs e dal palco di San Francisco, ieri Apple ha introdotto l’iPad, all’apparenza un gigantesco iPhone ma con un motore completamente diverso rispetto al telefonino più popolare di tutti i tempi.

Con uno schermo da 9.7 pollici, l’iPad ha un peso di circa 700 grammi. Apple ha inoltre sviluppato un apposito processore proprietario (chiamandolo “A4”) ad una velocità di 1 GHz (un record per dispositivi mobili di quelle dimensioni).

Disponibile in vari modelli (da 16, 32 o 64 GB) e con diverse modalità di connessione (WiFi 802.11n, Bluetooth 2.1 + EDR), l’iPad ha una batteria dalla durata record di 10 ore (oppure 1 mese in stand-by) oltre che avere potenzialità per diventare un apparecchio telefonico, grazie alla connettività su reti 3G.

Il prezzo? Il modello base è disponibile a 499$ ed i primi modelli saranno spediti entro Marzo 2010.

La vera rivoluzione è data dal sistema operativo di iPad che determinerà una vera rivoluzione nel modo in cui si navigherà su Internet, si ascolteranno brani musicali, si guarderanno video o filmati e si leggeranno libri elettronici.

Maggiori dettagli sul sito www.apple.com/ipad