Eric Whitacre – Una storia di condivisione

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Questa è una storia di vero social networking su larga scala.

Eric Whitacre è un compositore americano che ha realizzato un progetto incredibile: riunire 2.000 persone (2.052 per l’esattezza) che non si conoscevano nè si erano mai viste prima (e provenienti da più di 50 paesi diversi) e farle cantare tutte assieme in un coro, per una composizione scritta appositamente.

Il risultato, da togliere il fiato, è disponibile nel video descrittivo di Whitacre realizzato per TED nel mese di Aprile 2011 e visualizzabile qui.

Eric Whitacre’s Virtual Choir 2.0, ‘Sleep’ from Eric Whitacre on Vimeo.

La Musica Digitale Cresce Ancora: +8% anno su anno

Il fatturato globale nel 2011 è cresciuto dell’8 per cento sui 5,2 miliardi di dollari. L’aumento più vistoso per i servizi ad abbonamento. Buone risposte dalla Francia dopo l’adozione di HADOPI. Ma la pirateria resta.

IFPI Digital Report 2012Dal gigante iTunes alla prossima espansione di Google Music; dallo sbarco statunitense di Spotify ai 13 paesi raggiunti da Sony Music Unlimited (e Qriocity). “La musica digitale diventa globale”, almeno secondo l’ultimo report stilato e pubblicato dalla International Federation of Phonographic Industry (IFPI).

Il fatturato generato dai nuovi servizi digitali è così cresciuto dell’8 per cento rispetto alla fine del 2010, assestandosi sui 5,2 miliardi di dollari nell’anno appena trascorso. I grandi protagonisti dello streaming e del download legale hanno dunque “rappresentato il 32 per cento del mercato globale della musica”.

Nel nuovo Digital Music Report, risultati esplosivi per i servizi in abbonamento, con il 65 per cento degli utenti a preferire lo scaricamento sistematico piuttosto che quello di una singola traccia – il download di singoli è comunque salito dell’11 per cento – o di un intero album.

 Negli Stati Uniti, i canali digitali hanno ora superato i formati di vendita tradizionali, diventando la principale fonte di ricavi per le case discografiche. “Globalmente, il 32 per cento dei ricavi dell’industria musicale provengono dal digitale – si legge ancora nel report di IFPI – evidenziando quindi un segnale di innovazione nei confronti di altri settori come il cinema, i libri, i media“.Sempre secondo il Digital Music Reportil volume delle vendite digitali è cresciuto del 24 per cento a livello globale nell’anno 2011. Uno dei picchi più vistosi è stato registrato in Francia – più 71 per cento – ovvero il paese dei famosi tre colpi contro gli scariconi del web. Le vendite di album su iTunes sarebbero lievitate del 25 per cento proprio in seguito all’adozione della famigerata legge HADOPI.

Nonostante tutti gli sforzi dell’anti-pirateria globale – con il caos generato negli Stati Uniti dalle proposte di legge SOPA/PIPA – lo scaricamento illecito dei contenuti è ancora descrittocome una piaga sanguinante per il mercato discografico.

“Non dobbiamo mollare la presa – ha spiegato l’AD di IFPI Frances Moore – Abbiamo bisogno di una legislazione attenta e rigorosa da parte dei governi per combattere il fenomeno dello scambio illegale di contenuti digitali. La crescita passa anche attraverso l’innovazione e lo sviluppo di nuovi modelli di business basati ad esempio sulla pubblicità, in grado di finanziare il business legale della musica in Rete”.

Perchè il QR Code non funziona (che cos’è un QR Code? Leggi questo post)

Questo articolo è tratto da questo post di Sean X Cummings.

Certamente avrai avuto modo di vedere una volta o l’altra questo riquadro qui sotto: probabilmente l’avrai notato in qualche rivista, nell’angolo in basso di qualche pubblicità di un quotidiano o ancora visualizzato in qualche display mentre aspettavi di prendere un treno.

QR Code

Questo riquadro qui sopra si chiama “QR Code” (da “Quick Response Code”, letteralmente “Codice a Risposta Veloce”, cioè in grado di fornire velocemente un qualche tipo d’informazione). Questo codice, in abbinamento ad un lettore in grado di decodificarlo, permette di essere indirizzati verso una destinazione (un sito internet) semplicemente passandovi sopra con un cellulare dotato di fotocamera ed una applicazione di decodifica apposita.

Sebbene quasi ogni persona appassionata di tecnologia sia a conoscenza dell’esistenza di questo codice, lo stesso non si può dire per la maggiorparte delle persone che a tutt’oggi si chiedono cosa sia e a cosa possa servire.

Consultando un po’ di storia si scopre che il QR Code è nato nel 1994 da una compagnia giapponese denominata Denso Wave, allo scopo di tracciare i pezzi di automobili nelle fabbriche di Toyota.

Forse il suo utilizzo più utile era proprio questo: ma c’è chi oggi ne parla come la “soluzione più efficace” per promuovere marchi o chi ancora dia per scontato che il QR Code “oramai lo usano tutti” o ancora “una grande innovazione per facilitare l’acquisto di beni e/o servizi”.

Citando il post di Sean Cummings:

“L’attuale modo di utilizzare i QR Code nella pubblicità è…

“Si potrebbe finire questa frase con aggettivi quali “stupido”, “inutile”, “banale”, “poco entusiasmante”.

Niente di più vero. E questa non è una novità per chiunque lavori o abbia a che fare seriamente con agenzie di pubblicità o marketing.

I numeri sono ciò che conta. E il QR Code di numeri da offrire ne ha ben pochi come dimostrato da numerose statistiche (o addirittura dall’assenza di esse…).

Ma se questi possono apparire solo pareri personali o giudizi prematuri, ecco una bella indagine che ci mostra punti interessanti.

L’autore del post ha fatto un’indagine a San Francisco (di fatto la “Mecca” per quanto riguarda la tecnologia) a 300 persone, durante lo scorso mese di Settembre. Chiunque avesse risposto correttamente avrebbe ricevuto un omaggio.

Ecco i risultati dell’indagine.

Alla domanda “Che cos’è questo riquadro nero?” :

  • l’11 percento ha risposto correttamente “Un QR Code” o “Quick Response Code” ;
  • Il 29 percento ha risposto con “Qualcosa che ha a che fare con i codici a barre, in qualche modo“;
  • Il 7 percento ha dato varie risposte quali “Quelle cose da fissare che creano immagini 3D quando incroci gli occhi.” ;
  • Il restante 53 percento ha tentato di dare risposte, tra cui “Un codice segreto militare“, “Una scritta in Koreano” fino a una “Mappa Aerea di San Francisco“.

Per riassumere: a San Francisco, il 60% delle persone intervistate non sanno cosa sia un QR Code e/o come usarlo.

Quindi l’articolo si chiede una domanda fondamentale: “Perchè il QR Code stà fallendo?

I punti chiave sono riassunti dall’autore in alcune frasi chiave:
“The success of a technical solution is dependent on the ease with which that technology can be used by the general public. ”

Il successo di una soluzione tecnica dipende dalla facilità con la quale tale tecnologia può essere utilizzata dal pubblico generale.

“People will not adopt a technical solution that serves to replace a manual task, if that solution is less efficient than the manual task it replaces.”

Le persone non adotteranno soluzioni tecniche che sostituiscono lavori manuali, se tali soluzioni tecniche sono meno efficienti rispetto al lavoro manuale richiesto.

Da notare inoltre che l’iPhone (ovvero lo smartphone più venduto al mondo) non ha un applicazione già installata in grado di leggere questi QR Code, differentemente da altri produttori. Questo punto, da solo, può contribuire al fallimento di una tecnologia che è quasi certo rimarrà di fatto una “moda” e non una soluzione.

Leggi l’articolo intero, disponibile a questo link.

Google: domani il lancio del suo servizio musicale “on-the-cloud”

Google MusicSeguendo le orme di Amazon che ha recentemente lanciato un servizio di storage online “on-the-cloud”, Google si appresta a lanciare il proprio servizio, stando a quanto riportato da un articolo del Wall Street Journal. Similarmente ad Amazon, Google lancerà tale servizio senza il supporto o accordi con etichette majors.

Stando sempre a quanto riportato dal Wall Street Journal, Google intende partecipare alla prossima generazione di business per lo storage e l’ascolto musicale con un servizio che funziona proprio come un hard-disk remoto.

La mancanza di licenze con etichette majors indica soltanto che il servizio musicale di Google non avrà l’abilità di vendere musica. Invece, permetterà agli utenti di caricare le proprie librerie musicali e di riprodurle “on-the-cloud” nei dispositivi Android e su Siti Web. Per evitare pirateria ed abusi, agli utenti non sarà permesso di scaricare permanentemente i brani nei dispositivi collegati al servizio.

Stando a quanto riporta All Things Digital, il servizio verrà lanciato su una base d’invito da domani e permetterà agli utenti di caricare e conservare fino a 20.000 brani gratuitamente.

Diversamente Apple (la quale ha recentemente firmato un accordo con Warner Group per lanciare il proprio servizio “Cloud”) stà attualmente discutendo vari accordi con etichette majors in questi giorni. I più informati dichiarano che il lavoro tecnico per il lancio è oramai concluso e si potrà attendere un lancio ufficiale entro i prossimi 2 mesi.

Il ruolo tecnologico dell’India

IndiaIn un recente articolo di Business Insider, si fà riferimento a delle statistiche impressionanti che riguardano l’avanzata tecnlogica dell’India.

I numeri includono:

1.210.000.000: il numero degli abitanti in India

50%: la percentuale della penetrazione della telefonia mobile nel paese

742.500.000: gli indiani che abitano le zone rurali del paese (ovvero più del 72% del totale e due volte e mezzo la popolazione degli Stati Uniti d’America)

791.000.000: il numero di abbonati a servizi di telefonia mobile attivi in India (più del 67% dell’intera popolazione)

20.000.000: il numero di nuovi abbonati, ogni mese, a servizi di telefonia mobile (pari all’aggiunta dell’intera popolazione dell’Olanda, ogni mese)

50%: la percentuale della popolazione al di sotto dei 25 anni

520.000.000: il numero degli spettatori TV in India

90.000.000.000: il numero degli SMS inviati tramite il carrier AirTel, nel corso del 2010 (più di 2.850 sms al secondo)

10.000.000.000: il numero di banner visualizzati ogni mese nei canali di telefonia mobile indiani (equivalenti ad oltre 3.850 impressions ogni secondo)

3.6 miliardi di dollari: la stima del fatturato dell’industria di contenuti a valore aggiunto per la telefonia mobile per il 2011 (equivalenti a circa 5 dollari spesi da ogni indiano, in un anno per questo tipo di servizi)

100.000.000: il numero di indiani collegati ad internet (l’8% della popolazione)

25%: la percentuale di crescita di nuovi utenti collegati ad internet negli ultimi 12 mesi

26 minuti: il tempo medio consumato in un giorno su Internet in India

60%: la percentuale di utenti indiani che accedono ad internet tramite Internet Point/Internet Cafè

31%: la percentuale della popolazione rurale che dichiara di essere estranea ad Internet (il che equivale all’intera popolazione del Brasile)

12.000.000: gli utenti Internet delle zone rurali indiane (meno del 2% della popolazione rurale)

10 Km: la distanza media percorsa dagli abitanti di zone rurali, per collegarsi ad Internet

Intrattenimento (Film e Musica): la motivazione principale per la quale gli indiani rurali si collegano ad Internet

10 miliardi di dollari: il valore stimato dell’e-commerce in India per il 2011

60%: la crescita dell’e-commerce durante il 2010 in India

33.158.000: il numero di iscritti a social network in India

3 ore: la durata media spesa dagli utenti indiani, al mese, all’interno di Social Networks

96%: la percentuale di aziende IT che proibiscono l’uso di Social Networks sul posto di lavoro

23.893.800: il numero d’iscritti a Facebook in India (più dell’intera popolazione dell’Australia, ma sempre meno del 2% dell’intera popolazione dell’India)

60%: la percentuale di crescita di nuovi iscritti a Facebook in India nel corso del 2010

79%: la percentuale di utenti Facebook in India al di sotto dei 30 anni

48%: la percentuale di utenti Facebook indiani compresi nel range di età dai 18 ai 24 anni

71%: la percentuale di utenti indiani maschi iscritti a Facebook

Videogames: la destinazione principale su Facebook da parte degli iscritti indiani

Le migliori 10 pagine su Facebook in India:

1) Tata – Docomo

2) Vodafone – Zoozoos

3) Axe Angels Club

4) Fastrack

5) Mumbai Indians

6) Kingfisher

7) Pepsi India

8 ) Pizza Hut Celebrations

9) Blackberry India

10) Flipkart.com

35%: la percentuale del traffico globale di Orkut (che proviene dall’India)

18.700.000: il numero di utenti indiani iscritti a Orkut

9.000.000: il numero d’iscritti a Linkedin in India

2.740.000: il numero d’iscritti a Twitter in India

70%: la percentuale di indiani che guarda video online

807.200.000: i minuti spesi su ESPNCricInfo.com durante la Coppa del Mondo (ICC World Cup 2011) (un rapido calcolo per scoprire che sono in tutto 1.500 anni cumulativi)

40.000.000: gli utenti indiani che accedono ad Internet tramite dispositivi mobili

59%: gli utenti in India che accedono ad internet solo con dispositivi mobili

13.500.000: utenti internet collegati con dispositivi mobili che non dispongono di conto bancario

59%: il market share di Nokia in India

97%: lo share di Google nelle ricerche su Internet in India

Nokia: il brand più ricercato su Google in India

“Come Baciare”: la domanda più ricercata su Google in India

App Store: un pò di chiarezza da parte di Apple e Steve Jobs

iTunes 10 LogoApple oggi ha annunciato un nuovo modello di abbonamento, a disposizione dei programmatori e dei fornitori di contenuti per le proprie applicazioni da vendere all’interno di AppStore ((il negozio di applicativi per i dispositivi di Apple quali iPod Touch, iPhone ed iPad), quali magazine, giornali, video, musica,etc. Questa è la stessa novità integrata nella recente applicazione del quotidiano proprietà di News Corp. “The Daily”.

Gli abbonamenti acquistati all’interno di AppStore saranno venduti utilizzando lo stesso identico sistema di fatturazione di AppStore, utilizzato per l’acquisto di miliardi di applicativi e per l’acquisto “In-App” di altrettanti contenuti. Gli editori ed i fornitori di contenuti potranno selezionare il prezzo e la durata di tale abbonamento (settimanale, mensile, bimestrale, quadrimestrale, annuale o bi-annuale). Quindi, tramite un’operazione di un click, i clienti potranno scegliere la lunghezza dell’abbonamento e saranno automaticamente fatturati basandosi sulla loro scelta d’acquisto. I clienti potranno rivedere ed impostare i loro abbonamenti dalla loro pagina di account personale su iTunes, incluso il cancellare l’automatico rinnovo di eventuali abbonamenti sottoscritti. Apple fornirà quindi l’intera infrastruttura di fatturazione e pagamento, trattenendosi lo stesso identico 30% che attualmente trattiene per qualsiasi acquisto fatto all’interno dell’AppStore.

“La nostra filosofia è semplice: quando Apple porta un nuovo abbonato, Apple guadagna un 30% di guadangno; quando l’editore porta un nuovo o esistente acquirente da noi, l’editore si tiene il 100% ed Apple non ci guadagna nulla”, ha dichiarato Steve Jobs.

“Tutto ciò che richiediamo”, continua Steve Jobs, “è che se un editore offre un sistema di abbonamento al di fuori dell’applicativo venduto su AppStore, deve usare la stessa (o una migliore) offerta all’interno di AppStore, così che i clienti possano facilmente scegliere se abbonarsi all’interno dell’applicativo o al di fuori, ma alle stesse condizioni. Noi crediamo che questo modello di abbonamento innovativo darà ad editori e fornitori di contenuti una nuova esclusiva opportunità di espandere l’accesso digitale dei loro contenuti all’interno di iPad, iPod ed iPhone, deliziando sia i nuovi che gli abbonati esistenti”, ha concluso Jobs.

Gli editori che utilizzano il servizio di abbonamento di Apple all’interno del loro applicativo, possono far leva su altri metodi per acquisire abbonati, al di fuori dell’applicativo. Per esempio, gli editori possono vendere abbonamenti digitali sui loro siti web o possono scegliere di fornire accesso gratuito agli abbonati esistenti. Dato che Apple non è coinvolta in queste transazioni, non c’è alcuna divisione di royalties  o scambio d’informazioni degli abbonati con Apple. Gli editori devono fornire il loro proprio procedimento di autenticazione all’interno dell’applicativo per quegli abbonati che si sono iscritti al di fuori dell’applicativo stesso.

Ad ogni modo, Apple richiede che se un editore sceglie di vendere un abbonamento a contenuti digitali, separatamente ed al di fuori dell’applicativo, lo stesso modello di abbonamento sia offerto sul sito web, allo stesso prezzo (o preferibilmente ad un prezzo inferiore). In aggiunta, gli editori possono così escludere link all’interno dell’applicativo (ad un sito web ad esempio) che permetta l’acquisto di contenuti o abbonamenti al di fuori dell’applicativo stesso, per rendere più facile l’abbonamento o l’acquisto del contenuto all’interno dell’applicativo.

Proteggere la privacy dei clienti è una componente chiave di tutte le transazioni registrate su AppStore. Ai clienti che acquistano abbonamenti tramite AppStore sarà data l’opzione e la scelta d’inoltrare i propri dati all’editore, comprensivi di nome, indirizzo email e codice postale, al momento dell’abbonamento. L’uso di tali informazioni e dati personali sarà governato interamente dalle regole e policy di privacy applicate dall’editore e non da Apple.

AppStore in questo momento offre più di 350.000 applicativi a clienti presenti in 90 paesi, con più di 60.000 applicativi nativi per iPad. Vi sono 160 milioni di dispositivi che possono ospitare gli applicativi presenti su AppStore, in tutto il mondo e che possono scegliere tra un incredibile scelta di apps in 20 categorie diverse, tra cui giochi, affari, notizie, sport, salute, riferimento e viaggi.

Tablet, iPhone, Nokia e Microsoft: Domande & Risposte

(da “Domande e Risposte” – Il Sole 24 Ore, Sabato 12 Febbraio 2011 a cura di Luca Tremolada)
Cosa significa l’accordo Nokia-Microsoft?
Il produttore finlandese di telefonini Nokia ha stretto un accordo per ospitare sui propri cellulari Windows 7, il sistema operativo mobile di Microsoft. La mossa intende far tornare Nokia competitiva in un mercato che è cambiato radicalmente con l’ingresso di Apple e la nascita degli smartphone, i cosidetti telefonini intelligenti. Nelle ragioni di acquisto oggi contano sempre di più sistema operativo, applicazioni e software. Ecco perché l’accordo di Nokia vuole rispondere alla sfida lanciata da Apple e Google che con iPhone e il sistema operativo Android hanno cambiato gli equilibri del mercato.

Chi vince e chi perde nel mondo dei produttori di telefonini?
Nokia resta il primo produttore al mondo di telefoni ma la sua quota di mercato è passata dal 36% del 2009 al 28,9% del 2010. Samsung in forte ascesa sale al secondo posto (17,6%) seguita Lg (7,1%), Research in Motion (3%) e Apple al 2,9%. Va ricordato che Apple produce solo un modello di cellulare, l’iPhone.

Come è l’andamento della telefonia mobile?
Secondo le rilevazioni del centro di ricerca Gartner, nel mondo ci sono 1,6 miliardi di telefonini, il 32% in più rispetto al 2009.
A trainare la crescita sono gli smartphone, ovvero i cellulare più sofisticati e più costosi. Tra questi si annoverano Blackberry e iPhone.

Perché sono così importanti i sistemi operativi?
I sistemi operativi – il software che governa le funzioni del cellulare – sono divenuti determinanti perché grazie agli store consentono ai cellulari di svolgere funzioni diverse e più sofisticate. Gli smartphone si collegano a internet, gestiscono la posta elettronica, permettono di scattare fotografie, filmati, registrano la voce, riproducono la musica e i video.
Come piccoli computer consentono anche di scirvere documenti. Questa potenzialità di funzioni ha cambiato il mercato.

Quali sono i sistemi operativi?
Se concentriamo lo sguardo sugli smartphone, Symbian di Nokia resta leader con una quota superiore al 30 per cento. Ma sta perdendo terreno. Segue Android, il sistema operativo di Google adottato su Htc, Samsung, Lg e altri produttori orientali.

Cosa è un app store?
Uno store è un negozio virtuale dove gli utenti possono acquistare dei servizi. Le applicazioni (o software) possono essere gratuite o a pagamento. Il modello di business varia da piattaforma a piattaforma. Apple trattiene il 30% del prezzo di acquisto per ogni download.

Cosa è una web app e perché rischia di rimettere in discussione gli equilibri.
La web app è una applicazione che non deve essere installata, opera nel browser e si appoggia a internet per funzionare.
In sostanza non ha bisogno di uno store per essere caricata sul cellulare. Basta un browser, ovvero il servizio per navigare su internet. Un esempio di web app è rappresentato da Google Documents, una suite di produttività che si trova disponibile su internet e consente tra le altre cose di scrivere documenti di testo. Le web app si basano su linguaggi come Html5 e Java. Per chi sviluppa programmi, scrive una volta sola il software rappresenta un vantaggio sia in termini economici che tecnici. Una app di questo tipo si rende immediatamente disponibile per qualsiasi telefonino o tablet. Occorrerà capire se e quanti sviluppatore sceglieranno di scrivere programmi fuori dagli store.

Midem: 3 punti di vista sul futuro

Tutto ciò di cui si è parlato al Midem 2011 conclusosi lo scorso Giovedì ha riguardato prevalentemente lo sviluppo di servizi legati al “Cloud Computing” ovvero servizi e strumenti che offrono contenuti ed intrattenimento, senza bisogno di dover scaricare permanentemente, ma accessibili ovunque e su qualsiasi dispositivo mobile, in qualsiasi momento. Sony ha dato il via annunciando il lancio del suo servizio Qriocity e molte altre aziende hanno utilizzato il Midem per espolorare, promuovere e sviluppare la digitalizzazione globale dell’industria musicale. I principali protagonisti del Midem di quest’anno hanno quindi lasciato un loro commento finale su questa manifestazione e sulla loro idea del come sarà l’industria musicale da qui al prossimo futuro.

Mark Mulligan

Mark Mulligan

Mark Mulligan è il Vice-Presidente e Direttore delle Ricerche per la Forrester Research, nonchè uno dei maggiori esperti su media e mercati digitali.

Dichiara: “Il trend che ho osservato quest’anno al Midem è stato quello di una maggiore constatazione del fatto che noi viviamo in un periodo dove l’esperienza è tutto. È l’esperienza ad essere diventata il prodotto che funziona su tutti. Abbiamo visto questo preciso fattore in un sacco di convegni. Nell’industria musicale odierna, dove chiunque possiede lo stesso catalogo di milioni di brani e simili limitazioni all’uso all’interno dei dispositivi, non c’è molto che differenzia un negozio o un servizio da un altro, eccezion fatta per le limitazioni che ciascuno store impiega. Non vi sono abbastanza aziende che si concentrano sul “dal servizio al dispositivo”; Apple e Spotify sono eccezioni a questo. Quest’anno al Midem vi sono un sacco di servizi che stanno aiutando artisti a sviluppare le relazioni con i consumatori e così via — SoundCloud ne è un esempio. Cosa è realmente importante per le nuove aziende è che s’indirizzino a specifiche nicchie, specifici canali e attente a ciò che già esiste sul mercato.

Basandosi su ciò che sarà il business nel futuro, osservando il Midem di quest’anno, se questo fosse un mercato dove non ci fosse una situazione in cui 4 grosse compagnie si spartiscono l’80% della torta, il mercato probabilmente sarebbe cambiato radicalmente molto prima. Per via di questo dominio, il business non stà cambiando in fretta. Guardiamo per un secondo alle altre industrie – l’industria della telefonia mobile ad esempio – e scopriamo che Nokia è passata dall’essere leader di mercato al terzo posto, in soli 5 anni per via dello sviluppo di nuovi smartphone. Ma le cose non stanno per cambiare così drammaticamente nel business musicale. Il comportamento del consumatore si muove molto più velocemente del mercato: maggiori problemi affligeranno ancora questa industria, mentre il digitale fatica a decollare e ci saranno probabilmente ancora 2 o 3 anni di dolori da sopportare da parte delle major discografiche, prima che loro cambino. Ciò che succederà è qualcosa come l’arrivo di servizi di musica illimitata a 5 Euro o meno. Quando questo accadrà, è lì che si potrà davvero focalizzare l’attenzione per prodotti basati sull’esperienza dell’utente. Detto questo, tutto ciò sembrerebbe un buon affare economico: ed è molto di più di ciò che attualmente spendono moltissime persone per l’acquisto di musica. E vi sono molti altri servizi che competono in quella fascia di prezzo: broadband (internet), pay-tv e servizi integrati alla telefonia mobile ad esempio.

Infine Mark conclude: “Come consulente, ho notato che il tono delle conversazioni a questo Midem è cambiato, particolarmente in riferimento alle compagnie tecnlogiche ed ai fornitori di servizi. Loro ora dicono di riconoscere l’importanza dell’esperienza da parte del consumatore e la necessità di essere flessibili. Ma non ho ancora visto cambiamenti radicali in questo senso, solamente evoluzioni.

Alexander Ljung

Alexander Ljung SoundCloud CEO

Alexander Ljung è il fondatore e amministratore delegato della piattaforma SoundCloud.

Alla domanda “Quali sono le tendenze emerse nell’edizione Midem di quest’anno?” lui ha risposto:

“Ho visto più start-up lavorare su grandi idee che si pongono l’obbiettivo di facilitare la creazione musicale per chiunque ne sia interessato. Questa è un’area che penso sia davvero entusiasmante, dato che il processo creativo musicale tradizionale stà incontrando tempi difficili. Ora abbiamo sempre più strumenti disponibili per i creatori “casuali”, il che rende accessibile a più persone il processo creativo, diventando loro non solo “ascoltatori passivi” ma in realtà diventando sempre più attivi nella creazione musicale. A margine di questo, ho sentito un’attitudine più positiva in ciò che il futuro ci riserverà ed è molto entusiasmante vedere un generale interesse  alle nuove tecnologie e probabilmente ciò sarà un fattore cruciale ed un componente positivo per il futuro dell’industria musicale.

Alla domanda “Ci sono un sacco di nuove startup al Midem di quest’anno. Qual’è il tuo consiglio a qualcuno che entra oggi nel music business?” Alexander risponde: “La musica è amata da tutti, il che significa che c’è un grande interesse non soltanto nell’ascoltarla o nel realizzarla, ma anche nel costruire prodotti, servizi ed aziende legate ad essa. Per questo motivo, molti business potrebbero avere potenzialmente idee simili a quella di un altro, pertanto capire pienamente il panorama nel quale si opera e chi e cosa sono i tuoi competitori è un fattore predominante. Se stai costruendo un prodotto e non conosci esattamente cosa c’è là fuori di già esistente non sarai preparato e potrai avere vita molto dura per sopravvivere e creare un impatto. Mi piace considerare questo da un punto di vista di un utente. Immagina il tuo cliente che stà cercando un servizio che tu consegni: quali altri servizi troverebbe? Quali altri servizi prenderebbe in considerazione? Come paragnorebbero il tuo servizio contro il tuo? A meno che non sia molto chiaro il motivo alla base del perchè loro dovrebbero sceglierti, potresti ficcarti in un mare di guai. A lato di questo, consiglierei a chiunque desideri avviare una nuova azienda nel campo musicale, gli direi di farlo per passione. Stai per avere anni di duro lavoro e solamente una vera passione per questo campo è cruciale per essere in grado di alimentare quelle lunghe ore passate a lavorare.

Ad Alexander è stato chiesto inoltre di fornire una visione del business nel futuro, basandosi su ciò che ha osservato al Midem di quest’anno. La sua risposta è stata: “A vedere ciò che nuove aziende hanno creato, partendo dalla loro visione nel realizzare più prodotti per creare musica, credo che il futuro panorama musicale (e i vari business collegati) si muoveranno molto fortemente nella direzione della partecipazione attiva degli utenti finali. La musica è in un certo modo una forma di comunicazione e una comunicazione a senso unico può diventare molto presto noiosa. Avendo invece un dialogo in due direzioni, ciò rende il tutto molto più partecipativo. Pertanto strumenti e modelli di business che si pongono a rendere ciò che noi chiamiamo “fan” in “collaboratori”, trasformeranno radicalmente il processo creativo e, cosa ancora più importante, l’esperienza che le persone avranno con la musica stessa.

Daniel Miller

Daniel Miller Produttore e fondatore dell'etichetta Mute

Daniel Miller è un produttore inglese e fondatore della prestigiosa etichetta Mute, casa di artisti quali Depeche Mode, Erasure, Moby, Nick Cave e molti altri.

Anche lui ha detto la sua dopo aver partecipato all’edizione del Midem di quest’anno.

Il business stà cambiando. E naturalmente l’industria cambia continuamente, ma c’è stato un periodo di relativa stabilità negli anni ottanta e novanta. Stà cambiando nei modi in cui noi abbiamo saputo tutto in merito. Download illegali, negozi che hanno chiuso, più vendite legali online, l’abilità per l’artista di muoversi più indipendentemente. Ci sono un numero di compagnie che stanno cercando di stare tra le etichette ed il mondo esterno, in modo da connettere la musica prodotta al mondo esterno– aggregatori digitali ed altri. Ma non vedo molte nuove etichette discografiche in giro. Ci sono nuove piccole etichette discografiche nel Regno Unito ed in Europa, molto speciifche e spesso finanziate da altre attività. Per esempio, se questa è un’etichetta di musica dance, viene finanziata dal suo capo il quale fà il Dj ogni fine settimana e mette i soldi delle sue serate dentro alla sua etichetta per finanziarla ed i suoi dischi fungono più da strumenti promozionali per il suo lavoro di Deejay, che suppongo sia diventato il suo lavoro principale. Non vedo molte persone entusiasmate dall’idea di far nascere un’etichetta discografica nel 2011.

A Daniel viene fatto notare che quest’anno al Midem vi sono numerose nuove startup e gli viene chiesto di dare un consiglio a chiunque si affacci al business musicale al giorno d’oggi. La sua risposta: “Direi prova e trova un artista in cui tu credi fermamente. Crea una partership con l’artista e digli ‘Stiamo per entrare nel mondo assieme, stiamo per trovare qualcuno che metta fuori il nostro disco, lavorando con tante diverse strutture’. Vorrei quasi chiedergli anche ‘Quanto te la senti di fare tutto questo? Sei preparato a farlo per 24 ore al giorno, e probabilmente non realizzare molti soldi, quantomeno non in un breve tempo? Se ancora non sono scoraggiati a questo punto, allora potrebbero avere una possibilità, perchè questo significherebbe che non si sono ancora dell’idea di arrendersi. In ultimo luogo ci sono persone che creano una gran bella musica e ci sono persone che vogliono ascoltarla. Se queste due cose vengono messe in piedi egregiamente, allora c’è un inizio. Potrebbero volerla, potrebbero possederla, potrebbero voler pagare per averla o meno. Devi stare al passo con i tempi. Noi abbiamo riavviato più volte la nostra etichetta discografica. Oggi  sempre più artisti creano tracce individuali (singoli) per il download e non necessariamente album completi – esattamente come negli anni ’60, come all’alba della pop music – dimostrazione che c’è sempre un’eco del passato, niente è veramente così nuovo.

Apple e le recenti statistiche

Senza ulteriore commento, ecco le più recenti statistiche riferite all’universo Apple ed i suoi prodotti.

o 275 milioni di iPod ora venduti.

o Più di 11.7 miliardi di canzoni vendute da iTunes Store.

o Oltre 450 milioni di episodi TV, 35 milioni di ebook, 100 milioni di film venduti.

o 300 Negozi Apple ora aperti in tutto il mondo. 300 Apple Stores now open worldwide.

o 160 milioni di account iTunes attivi, in 23 paesi.

o 120 milioni di sistemi iOS venduti (include iPhone, iPad ed iPod touch)

o Oltre 1.5 miliardi di video games ed applicativi d’intrattenimneto venduti, soltanto per iPod Touch.

Spotify – La iPhone App ora disponibile

Spotify

Spotify iPhone App

Fatto inusuale da parte di Apple annunciare la disponibilità di un nuovo applicativo per iPhone di terze parti, ma nel caso di Spotify l’attesa era evidente.

Dopo settimane di speculazione, Apple ha ufficialmente approvato l’applicativo che si appresta a fare il suo esordio su iTunes Store. Per Spotify si tratta di un ottimo colpo, dopo aver fatto circolare un video di un’applicazione ancora in fase beta qualche mese fa. L’applicativo è un’ottima risorsa per portare nuovi abbonati (il servizio premium di Spotify ha un costo di 9,99£ al mese) e sicuramente un grandissimo stimolo per tutti gli operatori coinvolti con il business dello streaming musicale (We7, Napster, Rhapsody, iMeem, per citarne alcuni).

Statistiche di consumo – Rapporto Audiweb

(da www.ansa.it) – Il 45,2% delle famiglie italiane (9,2 milioni) ha accesso a Internet da casa e il 70,5% sceglie l’Adsl, con un abbonamento flat (88,6%). E’ quanto emerge dalla ricerca trimestrale di Audiweb. Il 58,3% degli italiani tra gli 11 e i 74 anni (27,6 mln) dichiara di avere un accesso a Internet da qualsiasi luogo e attraverso qualsiasi device. In particolare, ha accesso a Internet il 62,2% degli uomini e il 54,4% delle donne, soprattutto tra gli individui del Nord-Est (65,2%) e del Centro (63,8%).Maggiori dettagli e approfondimenti sono disponibili nel rapporto audiweb.

Intel e il Wi-Max in Italia

(da Macitynet)

Intel annuncia una partnership con ARIA, il primo e unico operatore WiMAX italiano ad avere una licenza su base nazionale per la tecnologia wireless. Obbiettivo: far decollare la larga banda senza fili.

Intel punta a dare una spinta al WiMax italiano e per riuscire nell’impresa di far decollare nel nostro paese questa tecnologia wireless su cui sta puntando con decisione si allea con ARIA, tra i principali operatore nel campo del WiMAX del nostro paese grazie all’unica licenza che copre l’intero territorio nazionale.

L’accordo concluso permetterà ad ARIA e Intel di condividere le reciproche competenze, e prevede test per l’interoperabilità e attività di co-marketing. Intel inoltre metterà a disposizione di ARIA l’esperienza acquisita in progetti WiMAX realizzati in altri paesi.

Basato sullo standard IEEE 802.16E, il WiMAX, come noto, è una tecnologia wireless a banda larga che consente di coprire intere città e comunità, e permettendo agli utenti di essere sempre online anche in movimento (anche se per avere questa opportunità in Italia sarà necessario attendere visto che le licenze attualmente concesse si riferiscono alla versione stanziale del WiMax)

L’accordo con ARIA rientra in una serie che Santa Clara ha stipulato in tutto il mondo; Intel studia anche soluzioni WiMAX integrate per PC portatili, ultramobile PC e MID (mobile Internet device). Come annunciato, Intel renderà disponibile il primo modulo integrato WiMAX/Wi-Fi opzionale per la tecnologia di processore Intel Centrino 2, inizialmente solo negli Stati Uniti. Inoltre il prossimo anno sarà disponibile una soluzione a basso consumo energetico (nome in codice “Baxter Peak”) ottimizzata per i MID.

Il trimestrale record

(da Macitynet)

Apple presenta il miglior trimestre di giugno di tutti i tempi: fattutato di 7,46 miliardi di dollari, profitti per 1,07 miliardi ma soprattutto quasi 2,5 milioni di Mac venduti e un aumento del 12% nelle vendite di iPod.

Applefa un altro record nei risultati fiscali. Cupertino totalizza, infatti, lo stellare fatturato di 7,46 miliardi di dollari, contro 5,41 miliardi dello stessi trimestre dello scorso anno con un profitto di 1,07 miliardi contro 818 milioni del 2007.

Le cifre più sensazionali vengono messe a segno nel settore dei Mac che sono stati 2,496 milioni, il 41% in più dello scorso anno con un fatturato del 43% in più. Salgono sorprendentemente anche le vendite di iPod; con 11,01 milioni di unità vendute (+12% rispetto al 2007), il player dimostra di essere ancora vitale nonostante un ecosistema che sta puntando decisamente verso iPhone e una (presunta, a questo punto) saturazione del mercato.

Apple nei primi tre quarti fiscali del 2008 (il primo è stato quello terminato a fine dicembre del 2007) 5,4 miliardi di liquidità e anche questo è un record.

Non particolarmente significativo il dato di 717mila iPhone venduti contro i 270mila dello scorso anno. Apple l’anno passato aveva avuto solo due giorni per raggiungere il traguardo, quest’anno ha avuto 90 giorni. Si tratta, anzi, di un segnale di un affaticamento del business determinato dalla gente che attendeva il lancio del modello 3G.

Steve Jobs: Flash Lite non è abbastanza potente

iPhone Flash Embedded(articolo pubblicato da MacWorld)

Steve Jobs, amministratore delegato di Apple, non è stato tenero con Adobe Flash Lite, la versione per apparecchi da tasca della tecnologia di animazione vettoriale ubiqua sul web: non è abbastanza potente da essere usata con iPhone.

D’altro canto, ha sottolineato Jobs, iPhone non è abbastanza potente per usare Flash nella sua edizione per computer (pur essendo iPhone il tascabile più potente in assoluto).

Manca dunque un prodotto di mezzo e in conseguenza di questo non è all’orizzonte una versione di iPhone dotata di supporto per Flash.

A meno che Apple non abbia qualcosa nel cappello e sia pronta a presentarlo all’evento stampa in programma per domani.

Google vs ITV (e più sostanzialmente Internet vs Tv)

EIIA Logo

In UK i ricavi della raccolta pubblicitaria di Google stanno superando quelli di ITV, il principale canale televisivo commerciale britannico.

Questo indica 2 cose:

• Gli inserzionisti stanno passando da TV a Internet molto più velocemente di quanto si possa immaginare perchè:

• Molti più utenti navigano in Internet di quanto guardino la televisione.

Tale osservazione è inoltre confermata dal recente rapporto pubblicato da EIAA (European Interactive Advertising Association) e riassunto in queste cifre:

In breve

· 169 milioni di persone online in 10 paesi europei, 18.6 sono italiani

· Crescita di internauti italiani anno su anno: +12%

· Nel nostro paese il 37% dei navigatori trascorre più di 16 ore a settimana online

· 5 i giorni mediamente spesi su internet in una tipica settimana italiana

· Il 42% degli utenti Internet frequenta siti di social networking

· 8 europei su 10 usano collegamenti in banda larga. Il 73% degli utenti italiani

             
         

MySpace Platform vs Facebook

 Facebook Logo

Certi che la battaglia sarà sempre più tra questi 2 networks (e chissà il futuro cosa ci riserverà), presto il network di Fox lancerà MySpace Platform, riunendo così tutta quella serie di widgets e tools di sviluppo che hanno reso Facebook un social network più innovativo e aperto, rispetto a quello di Murdoch. Chi conquisterà maggiore popolarità?

Nel frattempo è consigliata una lettura di questo articolo di Punto Informatico.

iLike e il meccanismo delle “recommendations”

iLike LogoLa musica e il social networking sono davvero 2 elementi che sembrano non essere divisibili oramai. Personalmente ci accorgiamo di quanto il Giappone abbia anticipato questa moda e ora ancor di più sia presente con tantissimi siti di condivione sociale attraverso il mobile networking.

In Europa e nel resto dell’occidente, il social networking è fatto da scambio di idee, opinioni, foto, commenti e ora scambio anche di musica, attraverso il sistema delle raccomandazioni (di cui Last.fm si è fatta padrona).

Tuttavia molti social network in erba (vedi Facebook) utilizzano sistemi quali iLike, che riescono a raccogliere raccomandazioni, preferenze e così via. Inutile dire che questi strumenti sono la base per la futura promozione di artisti emergenti e non. Lo scambio immediato di musica e di raccomandazioni. La radio tradizionale, così come la conosciamo oggi, più che mai è in serio pericolo.