Eric Whitacre – Una storia di condivisione

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Questa è una storia di vero social networking su larga scala.

Eric Whitacre è un compositore americano che ha realizzato un progetto incredibile: riunire 2.000 persone (2.052 per l’esattezza) che non si conoscevano nè si erano mai viste prima (e provenienti da più di 50 paesi diversi) e farle cantare tutte assieme in un coro, per una composizione scritta appositamente.

Il risultato, da togliere il fiato, è disponibile nel video descrittivo di Whitacre realizzato per TED nel mese di Aprile 2011 e visualizzabile qui.

Eric Whitacre’s Virtual Choir 2.0, ‘Sleep’ from Eric Whitacre on Vimeo.

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La Musica Digitale Cresce Ancora: +8% anno su anno

Il fatturato globale nel 2011 è cresciuto dell’8 per cento sui 5,2 miliardi di dollari. L’aumento più vistoso per i servizi ad abbonamento. Buone risposte dalla Francia dopo l’adozione di HADOPI. Ma la pirateria resta.

IFPI Digital Report 2012Dal gigante iTunes alla prossima espansione di Google Music; dallo sbarco statunitense di Spotify ai 13 paesi raggiunti da Sony Music Unlimited (e Qriocity). “La musica digitale diventa globale”, almeno secondo l’ultimo report stilato e pubblicato dalla International Federation of Phonographic Industry (IFPI).

Il fatturato generato dai nuovi servizi digitali è così cresciuto dell’8 per cento rispetto alla fine del 2010, assestandosi sui 5,2 miliardi di dollari nell’anno appena trascorso. I grandi protagonisti dello streaming e del download legale hanno dunque “rappresentato il 32 per cento del mercato globale della musica”.

Nel nuovo Digital Music Report, risultati esplosivi per i servizi in abbonamento, con il 65 per cento degli utenti a preferire lo scaricamento sistematico piuttosto che quello di una singola traccia – il download di singoli è comunque salito dell’11 per cento – o di un intero album.

 Negli Stati Uniti, i canali digitali hanno ora superato i formati di vendita tradizionali, diventando la principale fonte di ricavi per le case discografiche. “Globalmente, il 32 per cento dei ricavi dell’industria musicale provengono dal digitale – si legge ancora nel report di IFPI – evidenziando quindi un segnale di innovazione nei confronti di altri settori come il cinema, i libri, i media“.Sempre secondo il Digital Music Reportil volume delle vendite digitali è cresciuto del 24 per cento a livello globale nell’anno 2011. Uno dei picchi più vistosi è stato registrato in Francia – più 71 per cento – ovvero il paese dei famosi tre colpi contro gli scariconi del web. Le vendite di album su iTunes sarebbero lievitate del 25 per cento proprio in seguito all’adozione della famigerata legge HADOPI.

Nonostante tutti gli sforzi dell’anti-pirateria globale – con il caos generato negli Stati Uniti dalle proposte di legge SOPA/PIPA – lo scaricamento illecito dei contenuti è ancora descrittocome una piaga sanguinante per il mercato discografico.

“Non dobbiamo mollare la presa – ha spiegato l’AD di IFPI Frances Moore – Abbiamo bisogno di una legislazione attenta e rigorosa da parte dei governi per combattere il fenomeno dello scambio illegale di contenuti digitali. La crescita passa anche attraverso l’innovazione e lo sviluppo di nuovi modelli di business basati ad esempio sulla pubblicità, in grado di finanziare il business legale della musica in Rete”.

Perchè il QR Code non funziona (che cos’è un QR Code? Leggi questo post)

Questo articolo è tratto da questo post di Sean X Cummings.

Certamente avrai avuto modo di vedere una volta o l’altra questo riquadro qui sotto: probabilmente l’avrai notato in qualche rivista, nell’angolo in basso di qualche pubblicità di un quotidiano o ancora visualizzato in qualche display mentre aspettavi di prendere un treno.

QR Code

Questo riquadro qui sopra si chiama “QR Code” (da “Quick Response Code”, letteralmente “Codice a Risposta Veloce”, cioè in grado di fornire velocemente un qualche tipo d’informazione). Questo codice, in abbinamento ad un lettore in grado di decodificarlo, permette di essere indirizzati verso una destinazione (un sito internet) semplicemente passandovi sopra con un cellulare dotato di fotocamera ed una applicazione di decodifica apposita.

Sebbene quasi ogni persona appassionata di tecnologia sia a conoscenza dell’esistenza di questo codice, lo stesso non si può dire per la maggiorparte delle persone che a tutt’oggi si chiedono cosa sia e a cosa possa servire.

Consultando un po’ di storia si scopre che il QR Code è nato nel 1994 da una compagnia giapponese denominata Denso Wave, allo scopo di tracciare i pezzi di automobili nelle fabbriche di Toyota.

Forse il suo utilizzo più utile era proprio questo: ma c’è chi oggi ne parla come la “soluzione più efficace” per promuovere marchi o chi ancora dia per scontato che il QR Code “oramai lo usano tutti” o ancora “una grande innovazione per facilitare l’acquisto di beni e/o servizi”.

Citando il post di Sean Cummings:

“L’attuale modo di utilizzare i QR Code nella pubblicità è…

“Si potrebbe finire questa frase con aggettivi quali “stupido”, “inutile”, “banale”, “poco entusiasmante”.

Niente di più vero. E questa non è una novità per chiunque lavori o abbia a che fare seriamente con agenzie di pubblicità o marketing.

I numeri sono ciò che conta. E il QR Code di numeri da offrire ne ha ben pochi come dimostrato da numerose statistiche (o addirittura dall’assenza di esse…).

Ma se questi possono apparire solo pareri personali o giudizi prematuri, ecco una bella indagine che ci mostra punti interessanti.

L’autore del post ha fatto un’indagine a San Francisco (di fatto la “Mecca” per quanto riguarda la tecnologia) a 300 persone, durante lo scorso mese di Settembre. Chiunque avesse risposto correttamente avrebbe ricevuto un omaggio.

Ecco i risultati dell’indagine.

Alla domanda “Che cos’è questo riquadro nero?” :

  • l’11 percento ha risposto correttamente “Un QR Code” o “Quick Response Code” ;
  • Il 29 percento ha risposto con “Qualcosa che ha a che fare con i codici a barre, in qualche modo“;
  • Il 7 percento ha dato varie risposte quali “Quelle cose da fissare che creano immagini 3D quando incroci gli occhi.” ;
  • Il restante 53 percento ha tentato di dare risposte, tra cui “Un codice segreto militare“, “Una scritta in Koreano” fino a una “Mappa Aerea di San Francisco“.

Per riassumere: a San Francisco, il 60% delle persone intervistate non sanno cosa sia un QR Code e/o come usarlo.

Quindi l’articolo si chiede una domanda fondamentale: “Perchè il QR Code stà fallendo?

I punti chiave sono riassunti dall’autore in alcune frasi chiave:
“The success of a technical solution is dependent on the ease with which that technology can be used by the general public. ”

Il successo di una soluzione tecnica dipende dalla facilità con la quale tale tecnologia può essere utilizzata dal pubblico generale.

“People will not adopt a technical solution that serves to replace a manual task, if that solution is less efficient than the manual task it replaces.”

Le persone non adotteranno soluzioni tecniche che sostituiscono lavori manuali, se tali soluzioni tecniche sono meno efficienti rispetto al lavoro manuale richiesto.

Da notare inoltre che l’iPhone (ovvero lo smartphone più venduto al mondo) non ha un applicazione già installata in grado di leggere questi QR Code, differentemente da altri produttori. Questo punto, da solo, può contribuire al fallimento di una tecnologia che è quasi certo rimarrà di fatto una “moda” e non una soluzione.

Leggi l’articolo intero, disponibile a questo link.

Google: domani il lancio del suo servizio musicale “on-the-cloud”

Google MusicSeguendo le orme di Amazon che ha recentemente lanciato un servizio di storage online “on-the-cloud”, Google si appresta a lanciare il proprio servizio, stando a quanto riportato da un articolo del Wall Street Journal. Similarmente ad Amazon, Google lancerà tale servizio senza il supporto o accordi con etichette majors.

Stando sempre a quanto riportato dal Wall Street Journal, Google intende partecipare alla prossima generazione di business per lo storage e l’ascolto musicale con un servizio che funziona proprio come un hard-disk remoto.

La mancanza di licenze con etichette majors indica soltanto che il servizio musicale di Google non avrà l’abilità di vendere musica. Invece, permetterà agli utenti di caricare le proprie librerie musicali e di riprodurle “on-the-cloud” nei dispositivi Android e su Siti Web. Per evitare pirateria ed abusi, agli utenti non sarà permesso di scaricare permanentemente i brani nei dispositivi collegati al servizio.

Stando a quanto riporta All Things Digital, il servizio verrà lanciato su una base d’invito da domani e permetterà agli utenti di caricare e conservare fino a 20.000 brani gratuitamente.

Diversamente Apple (la quale ha recentemente firmato un accordo con Warner Group per lanciare il proprio servizio “Cloud”) stà attualmente discutendo vari accordi con etichette majors in questi giorni. I più informati dichiarano che il lavoro tecnico per il lancio è oramai concluso e si potrà attendere un lancio ufficiale entro i prossimi 2 mesi.

Il ruolo tecnologico dell’India

IndiaIn un recente articolo di Business Insider, si fà riferimento a delle statistiche impressionanti che riguardano l’avanzata tecnlogica dell’India.

I numeri includono:

1.210.000.000: il numero degli abitanti in India

50%: la percentuale della penetrazione della telefonia mobile nel paese

742.500.000: gli indiani che abitano le zone rurali del paese (ovvero più del 72% del totale e due volte e mezzo la popolazione degli Stati Uniti d’America)

791.000.000: il numero di abbonati a servizi di telefonia mobile attivi in India (più del 67% dell’intera popolazione)

20.000.000: il numero di nuovi abbonati, ogni mese, a servizi di telefonia mobile (pari all’aggiunta dell’intera popolazione dell’Olanda, ogni mese)

50%: la percentuale della popolazione al di sotto dei 25 anni

520.000.000: il numero degli spettatori TV in India

90.000.000.000: il numero degli SMS inviati tramite il carrier AirTel, nel corso del 2010 (più di 2.850 sms al secondo)

10.000.000.000: il numero di banner visualizzati ogni mese nei canali di telefonia mobile indiani (equivalenti ad oltre 3.850 impressions ogni secondo)

3.6 miliardi di dollari: la stima del fatturato dell’industria di contenuti a valore aggiunto per la telefonia mobile per il 2011 (equivalenti a circa 5 dollari spesi da ogni indiano, in un anno per questo tipo di servizi)

100.000.000: il numero di indiani collegati ad internet (l’8% della popolazione)

25%: la percentuale di crescita di nuovi utenti collegati ad internet negli ultimi 12 mesi

26 minuti: il tempo medio consumato in un giorno su Internet in India

60%: la percentuale di utenti indiani che accedono ad internet tramite Internet Point/Internet Cafè

31%: la percentuale della popolazione rurale che dichiara di essere estranea ad Internet (il che equivale all’intera popolazione del Brasile)

12.000.000: gli utenti Internet delle zone rurali indiane (meno del 2% della popolazione rurale)

10 Km: la distanza media percorsa dagli abitanti di zone rurali, per collegarsi ad Internet

Intrattenimento (Film e Musica): la motivazione principale per la quale gli indiani rurali si collegano ad Internet

10 miliardi di dollari: il valore stimato dell’e-commerce in India per il 2011

60%: la crescita dell’e-commerce durante il 2010 in India

33.158.000: il numero di iscritti a social network in India

3 ore: la durata media spesa dagli utenti indiani, al mese, all’interno di Social Networks

96%: la percentuale di aziende IT che proibiscono l’uso di Social Networks sul posto di lavoro

23.893.800: il numero d’iscritti a Facebook in India (più dell’intera popolazione dell’Australia, ma sempre meno del 2% dell’intera popolazione dell’India)

60%: la percentuale di crescita di nuovi iscritti a Facebook in India nel corso del 2010

79%: la percentuale di utenti Facebook in India al di sotto dei 30 anni

48%: la percentuale di utenti Facebook indiani compresi nel range di età dai 18 ai 24 anni

71%: la percentuale di utenti indiani maschi iscritti a Facebook

Videogames: la destinazione principale su Facebook da parte degli iscritti indiani

Le migliori 10 pagine su Facebook in India:

1) Tata – Docomo

2) Vodafone – Zoozoos

3) Axe Angels Club

4) Fastrack

5) Mumbai Indians

6) Kingfisher

7) Pepsi India

8 ) Pizza Hut Celebrations

9) Blackberry India

10) Flipkart.com

35%: la percentuale del traffico globale di Orkut (che proviene dall’India)

18.700.000: il numero di utenti indiani iscritti a Orkut

9.000.000: il numero d’iscritti a Linkedin in India

2.740.000: il numero d’iscritti a Twitter in India

70%: la percentuale di indiani che guarda video online

807.200.000: i minuti spesi su ESPNCricInfo.com durante la Coppa del Mondo (ICC World Cup 2011) (un rapido calcolo per scoprire che sono in tutto 1.500 anni cumulativi)

40.000.000: gli utenti indiani che accedono ad Internet tramite dispositivi mobili

59%: gli utenti in India che accedono ad internet solo con dispositivi mobili

13.500.000: utenti internet collegati con dispositivi mobili che non dispongono di conto bancario

59%: il market share di Nokia in India

97%: lo share di Google nelle ricerche su Internet in India

Nokia: il brand più ricercato su Google in India

“Come Baciare”: la domanda più ricercata su Google in India