Google: domani il lancio del suo servizio musicale “on-the-cloud”

Google MusicSeguendo le orme di Amazon che ha recentemente lanciato un servizio di storage online “on-the-cloud”, Google si appresta a lanciare il proprio servizio, stando a quanto riportato da un articolo del Wall Street Journal. Similarmente ad Amazon, Google lancerà tale servizio senza il supporto o accordi con etichette majors.

Stando sempre a quanto riportato dal Wall Street Journal, Google intende partecipare alla prossima generazione di business per lo storage e l’ascolto musicale con un servizio che funziona proprio come un hard-disk remoto.

La mancanza di licenze con etichette majors indica soltanto che il servizio musicale di Google non avrà l’abilità di vendere musica. Invece, permetterà agli utenti di caricare le proprie librerie musicali e di riprodurle “on-the-cloud” nei dispositivi Android e su Siti Web. Per evitare pirateria ed abusi, agli utenti non sarà permesso di scaricare permanentemente i brani nei dispositivi collegati al servizio.

Stando a quanto riporta All Things Digital, il servizio verrà lanciato su una base d’invito da domani e permetterà agli utenti di caricare e conservare fino a 20.000 brani gratuitamente.

Diversamente Apple (la quale ha recentemente firmato un accordo con Warner Group per lanciare il proprio servizio “Cloud”) stà attualmente discutendo vari accordi con etichette majors in questi giorni. I più informati dichiarano che il lavoro tecnico per il lancio è oramai concluso e si potrà attendere un lancio ufficiale entro i prossimi 2 mesi.

Warner Music in vendita: le difficoltà per gli acquirenti

C’è un motivo specifico per il quale il processo di messa in vendita di Warner Music si stà trascinando. E, molto probabilmente, il motivo per il quale diversi offerenti stanno abbandonando la partita. Stando alle dichiarazioni di un possibile acquirente (rimasto anonimo) il processo di acquisizione che circonda Warner Music Group è un completo mal di testa. Stando sempre alle dichiarazioni di questo offerente, sia Warner che Goldman Sachs (che coordina l’operazione) rendono l’operazione “molto difficile” per gli acquirenti interessati. “Il livello d’incompetenza che circonda questa cosa, su tutti i fronti, è incredibile”, questa una delle dichiarazioni rese a caldo a DigitalMusicNews dall’ex-offerente ora frustrato.

Di fatto questo conferma un recente rapporto il quale afferma che il miliardario russo Len Blavatinik stava minacciando di andarsene dall’operazione se il processo di vendita non fosse stato siglato entro specifici termini di tempo. Ha inoltre rivelato un processo dove regole e valutazioni minime sembrano essere spostate dal centro dell’operazione.

Ma quando finirà tutto questo? Diverse fonti raccontano di transazioni ed accordi siglati entro questa settimana, con una valutazione decisamente superiore rispetto a ciò che è il valore di mercato a Wall Street. Ma in molti si domandano se Warner riceverà effettivamente i 3 miliardi di dollari richiesti per l’acquisto.

Oltre a questo sembra che un altro acquirente se ne stia andando dall’operazione. Bloomberg ha di fatto riportato la notizia che la Sony/ATV Music Publishing ha ritirato la sua offerta. Le informazioni in possesso di Bloomberg parlano di Len Blavatnik e i fratelli Gores ancora attivamente interessati all’acquisto. Ulteriori informazioni raccontano dell’abbandono da parte di Yucaipa Company, il consorzio che include miliardari quali Ron Burkle e Sean Parker usciti dalla competizione per l’acquisto.

Aruba – Siti Wondermark Down

Come ampiamente coperto in mattinata dalla stampa nazionale, il principale provider di servizi di hosting e server dedicati (Aruba) è stato colpito da un incendio nella notte.
Per questo motivo, per l’intera giornata del 29 Aprile sono stati resi inaccessibili milioni di siti web, tra cui quello di Wondermark. Al momento in cui questo messaggio viene scritto (16:30) i nostri siti risultano funzionanti “a singhiozzo” assieme a tutti i servizi di posta collegati.

Confidiamo in una pronta ripresa dei servizi e ci scusiamo per qualsiasi disagio arrecato.

L’A&R, quello sconosciuto…

Stressed A&RDa Wikipedia: Nell’industria musicale, A&R (acronimo inglese di “Artists and Repertoire” ovvero “Artista & Repertorio”) è sia una persona che una divisione di un’etichetta discografica responsabile della scoperta di nuove band da mettere sotto contratto. L’A&R rappresenta il tramite tra l’artista e l’etichetta e spesso consiglia le preferenze dell’etichetta. Un A&R è spesso richiesto per negoziare con gli artisti, cercare compositori e produttori discografici per l’artista, ed organizzare le sessioni. Nel Regno Unito, prima dell’emersione della figura del produttore discografico, l’A&R Manager sorvegliava le sessioni in studio e si assumeva le responsabilità per eventuali decisioni riguardo alle registrazioni.

È possibile nel 2011 parlare ancora di A&R? Probabilmente sì, ma se si esamina attentamente la cosa, si scoprirà che molte etichette discografiche di rilevanza internazionale hanno oggi in questa divisione personale che prima di ricoprire tale carica aveva lavorato per marche di detersivi, cementifici, prodotti finanziari e …prodotti da forno.

Tutti quanti accomunati da una “grande passione per la musica”.

E se la figura dell’A&R fosse un giorno interamente sostituita dalla gente comune o da un sistema completamente diverso, dove l’artista è centrale? (MySpace in questo senso ha insegnato tanto in merito.)

Quello che è sicuro è che il futuro è davvero appena cominciato e ci aspettano grandi evoluzioni da qui a venire.

Dada: Barberis si dimette

(da Corriere.it)

Dada, controllata di Rcs MediaGroup, ha deciso di procedere alla valorizzazione della divisione Dada.net, per la quale sono giunte alcune manifestazioni d’interesse non vincolanti da parte di operatori industriali. Il Cda ha dato mandato all’amministratore delegato di concedere un accordo di esclusiva con Buongiorno della durata di 45 giorni per svolgere la due diligence e, subordinatamente agli esiti della stessa, di eventualmente negoziare l’accordo di cessione. Il presidente Paolo Barberis, «in seguito a divergenze sulla strategia della società», lascia l’azienda fondata nel 1995. In Cda è stato cooptato Alberto Bianchi, nominato presidente. Il consiglio di amministrazione di Rcs mediagroup, riunitosi a Milano, ha escluso «allo stato» la cessione dell’intera partecipazione detenuta in Dada.

RICAVI IN CALO – Il Cda di Dada e Barberis di comune accordo, spiega l’azienda, «in seguito a divergenze sulla strategia della società rispetto a quanto elaborato da Paolo Barberis, hanno concordato di porre fine alla collaborazione». L’ex presidente si è quindi dimesso ed è stato raggiunto un accordo sulla sua uscita (sottoposto e approvato dal comitato per le operazioni con parti correlate). Ha quindi comunicato di aver ceduto 630mila azioni Dada (acquistate al prezzo di 8,9 euro per azione da Rcs, che sale al 54,63%) e che la sua partecipazione è scesa al di sotto del 2% del capitale sociale (risultava al 5,4%). L’azienda ha anche esaminato i dati del 2010, che hanno visto ricavi in calo a 151,5 milioni (155,1 milioni nel 2009). Il margine operativo lordo è stimato a 14,6 milioni (20,5 milioni di euro nel 2009). L’indebitamento netto consolidato a fine anno è di 50,6 milioni (36,7 milioni a fine 2009).

GLI OBIETTIVI – Quanto alla decisione di procedere alla valorizzazione della divisione Dada.net, la decisione viene inquadrata come una mossa in grado di permettere alla società «di perseguire le necessarie azioni di razionalizzazione del portafoglio di attività e una più efficace focalizzazione delle proprie risorse finanziarie e manageriali». La valutazione delle manifestazioni di interesse, viene spiegato, ha tenuto conto sia di considerazioni di tipo economico-finanziario sia dell’analisi del progetto industriale proposto, anche con riferimento all’impatto occupazionale. Dada.net accorpa le attività di Dada nei servizi di community & entertainment. La società opera poi in altri due campi, tramite Dada.pro (servizi professionali per la presenza e la pubblicità in Rete) e Fueps (servizi di casual e skill games).

IL TITOLO SALE – In Borsa il titolo Dada ha accelerato dopo l’annuncio di trattative esclusive con Buongiorno per la cessione delle quote in Dada.net e altre controllate. Prima della nota il titolo saliva poco più dell’1% mentre poco prima delle 16 segna +4,26% a 4,77 euro, con scambi già 5 volte la media. Buongiorno sale del 3,83% a 4,75 euro con volumi quasi 5 volte la media.

Last.fm: abbonamenti dal prossimo 15 Febbraio

Last.fm ha annunciato che dal prossimo 15 Febbraio, il suo servizio di streaming radiofonico diverrà a pagamento rispetto alle versioni per dispositivi mobili, così come per i dispositivi casalinghi, come il Logitech Squeezebox.

Il famoso servizio di “Radio Personale” rimarrà gratuito negli Stati Uniti, nel Regno Unito ed in Germania e nei dispositivi XBox 360 inglesi ed americani. Curiosamente la versione per Windows Phone 7 è l’unico applicativo mobile a mantenersi gratuito.

Gli abbonamenti in UK verranno venduti a 3 GBP al mese (3,58€/mese)

EMI: mangiata dalla Banca

EMI Music

Emi Music

EMI, la quarta etichetta major del mondo è ora controllata al 100% da una delle più grandi banche americane (Citi), assieme alla divisione publishing. Come previsto, Citigroup ha assunto il 100% di EMI Group Ltd., dal finanziere inglese Guy Hands e del suo gruppo Terra Firma, in una mossa di ristrutturazione che ha visto un taglio del debito da quasi 5.5 miliardi di dollari a meno di 2 miliardi di dollari. Nella speranza di assumere una positiva attitudine nei confronti dei media e non solo, di fronte ad una notizia del genere, il CEO di EMI Roger Faxon ha dichiarato:

“La ricapitalizzazione di EMI da parte di Citi è un passo estremamente positivo per la compagnia. Ci ha dato uno dei più robusti bilanci nell’intera industria con un modesto livello d’indebitamento e sostanziale liquidità. Con tali premesse, confidiamo nelle nostre abilità di muovere la nostra azienda in avanti, da ora in poi.”

Quale che sia il bilancio finanziario ora a disposizione di EMI, è difficile pensare che una banca possa essere interessata a possedere o mandare avanti una major discografica, lasciando prevedere che entro breve EMI potrebbe essere venduta, quasi inevitabilmente in varie sezioni e pezzettini.

Midem: 3 punti di vista sul futuro

Tutto ciò di cui si è parlato al Midem 2011 conclusosi lo scorso Giovedì ha riguardato prevalentemente lo sviluppo di servizi legati al “Cloud Computing” ovvero servizi e strumenti che offrono contenuti ed intrattenimento, senza bisogno di dover scaricare permanentemente, ma accessibili ovunque e su qualsiasi dispositivo mobile, in qualsiasi momento. Sony ha dato il via annunciando il lancio del suo servizio Qriocity e molte altre aziende hanno utilizzato il Midem per espolorare, promuovere e sviluppare la digitalizzazione globale dell’industria musicale. I principali protagonisti del Midem di quest’anno hanno quindi lasciato un loro commento finale su questa manifestazione e sulla loro idea del come sarà l’industria musicale da qui al prossimo futuro.

Mark Mulligan

Mark Mulligan

Mark Mulligan è il Vice-Presidente e Direttore delle Ricerche per la Forrester Research, nonchè uno dei maggiori esperti su media e mercati digitali.

Dichiara: “Il trend che ho osservato quest’anno al Midem è stato quello di una maggiore constatazione del fatto che noi viviamo in un periodo dove l’esperienza è tutto. È l’esperienza ad essere diventata il prodotto che funziona su tutti. Abbiamo visto questo preciso fattore in un sacco di convegni. Nell’industria musicale odierna, dove chiunque possiede lo stesso catalogo di milioni di brani e simili limitazioni all’uso all’interno dei dispositivi, non c’è molto che differenzia un negozio o un servizio da un altro, eccezion fatta per le limitazioni che ciascuno store impiega. Non vi sono abbastanza aziende che si concentrano sul “dal servizio al dispositivo”; Apple e Spotify sono eccezioni a questo. Quest’anno al Midem vi sono un sacco di servizi che stanno aiutando artisti a sviluppare le relazioni con i consumatori e così via — SoundCloud ne è un esempio. Cosa è realmente importante per le nuove aziende è che s’indirizzino a specifiche nicchie, specifici canali e attente a ciò che già esiste sul mercato.

Basandosi su ciò che sarà il business nel futuro, osservando il Midem di quest’anno, se questo fosse un mercato dove non ci fosse una situazione in cui 4 grosse compagnie si spartiscono l’80% della torta, il mercato probabilmente sarebbe cambiato radicalmente molto prima. Per via di questo dominio, il business non stà cambiando in fretta. Guardiamo per un secondo alle altre industrie – l’industria della telefonia mobile ad esempio – e scopriamo che Nokia è passata dall’essere leader di mercato al terzo posto, in soli 5 anni per via dello sviluppo di nuovi smartphone. Ma le cose non stanno per cambiare così drammaticamente nel business musicale. Il comportamento del consumatore si muove molto più velocemente del mercato: maggiori problemi affligeranno ancora questa industria, mentre il digitale fatica a decollare e ci saranno probabilmente ancora 2 o 3 anni di dolori da sopportare da parte delle major discografiche, prima che loro cambino. Ciò che succederà è qualcosa come l’arrivo di servizi di musica illimitata a 5 Euro o meno. Quando questo accadrà, è lì che si potrà davvero focalizzare l’attenzione per prodotti basati sull’esperienza dell’utente. Detto questo, tutto ciò sembrerebbe un buon affare economico: ed è molto di più di ciò che attualmente spendono moltissime persone per l’acquisto di musica. E vi sono molti altri servizi che competono in quella fascia di prezzo: broadband (internet), pay-tv e servizi integrati alla telefonia mobile ad esempio.

Infine Mark conclude: “Come consulente, ho notato che il tono delle conversazioni a questo Midem è cambiato, particolarmente in riferimento alle compagnie tecnlogiche ed ai fornitori di servizi. Loro ora dicono di riconoscere l’importanza dell’esperienza da parte del consumatore e la necessità di essere flessibili. Ma non ho ancora visto cambiamenti radicali in questo senso, solamente evoluzioni.

Alexander Ljung

Alexander Ljung SoundCloud CEO

Alexander Ljung è il fondatore e amministratore delegato della piattaforma SoundCloud.

Alla domanda “Quali sono le tendenze emerse nell’edizione Midem di quest’anno?” lui ha risposto:

“Ho visto più start-up lavorare su grandi idee che si pongono l’obbiettivo di facilitare la creazione musicale per chiunque ne sia interessato. Questa è un’area che penso sia davvero entusiasmante, dato che il processo creativo musicale tradizionale stà incontrando tempi difficili. Ora abbiamo sempre più strumenti disponibili per i creatori “casuali”, il che rende accessibile a più persone il processo creativo, diventando loro non solo “ascoltatori passivi” ma in realtà diventando sempre più attivi nella creazione musicale. A margine di questo, ho sentito un’attitudine più positiva in ciò che il futuro ci riserverà ed è molto entusiasmante vedere un generale interesse  alle nuove tecnologie e probabilmente ciò sarà un fattore cruciale ed un componente positivo per il futuro dell’industria musicale.

Alla domanda “Ci sono un sacco di nuove startup al Midem di quest’anno. Qual’è il tuo consiglio a qualcuno che entra oggi nel music business?” Alexander risponde: “La musica è amata da tutti, il che significa che c’è un grande interesse non soltanto nell’ascoltarla o nel realizzarla, ma anche nel costruire prodotti, servizi ed aziende legate ad essa. Per questo motivo, molti business potrebbero avere potenzialmente idee simili a quella di un altro, pertanto capire pienamente il panorama nel quale si opera e chi e cosa sono i tuoi competitori è un fattore predominante. Se stai costruendo un prodotto e non conosci esattamente cosa c’è là fuori di già esistente non sarai preparato e potrai avere vita molto dura per sopravvivere e creare un impatto. Mi piace considerare questo da un punto di vista di un utente. Immagina il tuo cliente che stà cercando un servizio che tu consegni: quali altri servizi troverebbe? Quali altri servizi prenderebbe in considerazione? Come paragnorebbero il tuo servizio contro il tuo? A meno che non sia molto chiaro il motivo alla base del perchè loro dovrebbero sceglierti, potresti ficcarti in un mare di guai. A lato di questo, consiglierei a chiunque desideri avviare una nuova azienda nel campo musicale, gli direi di farlo per passione. Stai per avere anni di duro lavoro e solamente una vera passione per questo campo è cruciale per essere in grado di alimentare quelle lunghe ore passate a lavorare.

Ad Alexander è stato chiesto inoltre di fornire una visione del business nel futuro, basandosi su ciò che ha osservato al Midem di quest’anno. La sua risposta è stata: “A vedere ciò che nuove aziende hanno creato, partendo dalla loro visione nel realizzare più prodotti per creare musica, credo che il futuro panorama musicale (e i vari business collegati) si muoveranno molto fortemente nella direzione della partecipazione attiva degli utenti finali. La musica è in un certo modo una forma di comunicazione e una comunicazione a senso unico può diventare molto presto noiosa. Avendo invece un dialogo in due direzioni, ciò rende il tutto molto più partecipativo. Pertanto strumenti e modelli di business che si pongono a rendere ciò che noi chiamiamo “fan” in “collaboratori”, trasformeranno radicalmente il processo creativo e, cosa ancora più importante, l’esperienza che le persone avranno con la musica stessa.

Daniel Miller

Daniel Miller Produttore e fondatore dell'etichetta Mute

Daniel Miller è un produttore inglese e fondatore della prestigiosa etichetta Mute, casa di artisti quali Depeche Mode, Erasure, Moby, Nick Cave e molti altri.

Anche lui ha detto la sua dopo aver partecipato all’edizione del Midem di quest’anno.

Il business stà cambiando. E naturalmente l’industria cambia continuamente, ma c’è stato un periodo di relativa stabilità negli anni ottanta e novanta. Stà cambiando nei modi in cui noi abbiamo saputo tutto in merito. Download illegali, negozi che hanno chiuso, più vendite legali online, l’abilità per l’artista di muoversi più indipendentemente. Ci sono un numero di compagnie che stanno cercando di stare tra le etichette ed il mondo esterno, in modo da connettere la musica prodotta al mondo esterno– aggregatori digitali ed altri. Ma non vedo molte nuove etichette discografiche in giro. Ci sono nuove piccole etichette discografiche nel Regno Unito ed in Europa, molto speciifche e spesso finanziate da altre attività. Per esempio, se questa è un’etichetta di musica dance, viene finanziata dal suo capo il quale fà il Dj ogni fine settimana e mette i soldi delle sue serate dentro alla sua etichetta per finanziarla ed i suoi dischi fungono più da strumenti promozionali per il suo lavoro di Deejay, che suppongo sia diventato il suo lavoro principale. Non vedo molte persone entusiasmate dall’idea di far nascere un’etichetta discografica nel 2011.

A Daniel viene fatto notare che quest’anno al Midem vi sono numerose nuove startup e gli viene chiesto di dare un consiglio a chiunque si affacci al business musicale al giorno d’oggi. La sua risposta: “Direi prova e trova un artista in cui tu credi fermamente. Crea una partership con l’artista e digli ‘Stiamo per entrare nel mondo assieme, stiamo per trovare qualcuno che metta fuori il nostro disco, lavorando con tante diverse strutture’. Vorrei quasi chiedergli anche ‘Quanto te la senti di fare tutto questo? Sei preparato a farlo per 24 ore al giorno, e probabilmente non realizzare molti soldi, quantomeno non in un breve tempo? Se ancora non sono scoraggiati a questo punto, allora potrebbero avere una possibilità, perchè questo significherebbe che non si sono ancora dell’idea di arrendersi. In ultimo luogo ci sono persone che creano una gran bella musica e ci sono persone che vogliono ascoltarla. Se queste due cose vengono messe in piedi egregiamente, allora c’è un inizio. Potrebbero volerla, potrebbero possederla, potrebbero voler pagare per averla o meno. Devi stare al passo con i tempi. Noi abbiamo riavviato più volte la nostra etichetta discografica. Oggi  sempre più artisti creano tracce individuali (singoli) per il download e non necessariamente album completi – esattamente come negli anni ’60, come all’alba della pop music – dimostrazione che c’è sempre un’eco del passato, niente è veramente così nuovo.

Sommario della Settimana

Midem LogoMentre il Midem è ancora in svolgimento in Francia, alcune notizie hanno preceduto l’evento della Riviera ed altre sono state confermate durante la fiera stessa.

• Spotify ha comunicato che nel corso del 2010, oltre 61 milioni di dollari di royalties sono state corrisposte agli aventi diritto, autori, editori ed etichette. La settimana scorsa, Spotify ha inoltre siglato un’importante accordo con Sony Music.

• Nel frattempo sono emerse voci di vendita del gruppo Warner Music, seguite poi da altre voci di acquisto da parte di Warner Music del gruppo Emi Music.

• Il canale Rhapsody (Real Networks, Inc.) ha quindi dichiarato l’attivazione di 100.000 nuovi abbonamenti nel corso del 2010.

• Steve Jobs, a capo di Apple ha preso una pausa per motivi di salute. Allo stesso tempo, l’azienda di Cupertino ha dichiarato risultati quadrimestrali più alti che mai della sua storia.

• Sony Music ha lanciato il suo nuovo canale digitale “On-The-Cloud” chiamato “Music Unlimited, Powered by Qriocity“. Il servizio è stato siglato con l’accordo di tutte le major musicali ed i più grandi network indipendenti. Prevede un pagamento mensile (che oscilla tra i 9,99 ed i 12,99) per ascoltare musica illimitata, tramite i dispositivi Sony, quali PlayStation 3, i TV della serie Bravia ed i dispositivi Blue-Ray.

• Nei primi giorni del Midem sono inoltre emerse 2 prime impressioni:
La parola “cloud” assieme alla parola “streaming” sono tra le più gettonate tra gli addetti ai lavori. Tuttavia è alta la frustrazione degli stessi, a causa di licenze assai costose (e richieste per ogni paese) e molto burocratiche.
La seconda notizia riguarda Universal: secondo fonti non confermate il gruppo Vivendi avrebbe l’intenzione (o sarebbero già state prese misure) per licenziamenti destinati a 60 dipendenti della sede americana.

• Il canale “musiXmatch” un sito specializzato nella pubblicazione di testi musicali, ha annunciato partnership con i maggiori editori musicali, tra cui BMG, Kobalt, Universal Music Publishing e Sony ATV, dichiarando di aver così a disposizione il servizio autorizzato più completo sul mercato. Il servizio (ancora in fase beta) permette ai servizi online musicali di aumentare il coinvolgimento di utenti ed ottimizzare il traffico web, utilizzando le parole stesse.

Altre domande e risposte provengono dal meeting MidemNet che quest’anno ha visto la partecipazione di artisti quali Imogen Heap, David Guetta e addetti ai lavori quali Dave Kusek della Berklee College of Music.

Se Imogen Heap ha annunciato un nuovo modo di collaborazione con i fans, dichiarando di voler coinvolgere i suoi fans nell’aspetto creativo delle sue canzoni, scegliendone una ogni 3 mesi, per la pubblicazione di un successivo album, Dave Kusek della Berklee ha quindi parlato di come l’industria sia profondamente cambiata e della domanda più comune di tutte: “Come utilizziamo la tecnologia per intrattenere il pubblico?E se riusciamo ad intrattenerlo”, prosegue Kusek, “come facciamo a fargli acquistare i contenuti?”.

Un executive di una famosa major musicale, nella stessa discussione, ha detto di credere che alla fine l’industria musicale riuscirà a districarsi tra i molti problemi esistenti, ma che la trasformazione di semplici “fan” in “clienti paganti” è ben più difficile rispetto alle iniziali intenzioni degli sviluppatori dei più famosi strumenti tecnlogici oggi a disposizione.
Quindi, cosa esattamente stà funzionando? La risposta può variare da artista ad artista e dipende sempre a quale persona questa domanda viene posta. Il risultato chiaro è che l’intera industria, dal più piccolo artista indipendente al più grande artista internazionale, possono incontrare successi o difficoltà in ciò che funziona (a livello di tecnlogia e di profitto). È la combinazione tra ciò che viene fatto da sè e strumenti tecnologici efficaci a fare la differenza. E questo vale in tutti i casi.

Più notizie ed aggiornamenti sul Midem verranno trasmessi qui prossimamente, alla chiusura della fiera stessa.

IFPI 2011 – Il rapporto sulla musica digitale

Ifpi LogoIFPI ha pubblicato il Rapporto annuale sul mercato digitale.

I dati salienti del rapporto sono qui di seguito elencati, mentre il rapporto completo è scaricabile direttamente dal sito IFPI.

13 – i milioni di canzoni disponibili per la vendita digitale

400 – i negozi legali disponibili nel mondo

4.6 miliardi di dollari – il valore del mercato digitale nel mondo

6% – la percentuale di crescita delle vendite digitali nel 2010
29% – la proporzione del guadagno complessivo delle etichette discografiche, derivante dalla vendita digitale

1000%+ – l’incremento del valore del mercato digitale tra il 2004 ed il 2010

-31% – il calo in termini di valore dell’industria discografica, tra il 2004 ed il 2010

16.5% – la proporzione di utenti internet che hanno acquistato musica legalmente negli Stati Uniti all’interno dell’ultimo quadrimestre 2010 (utenti dai13 anni in sù)

5 miliardi di dollari– l’ammontare stimato che le etichette discografie hanno speso  per lo sviluppo di artisti nel corso del 2009

30% – la percentuale del guadagno delle etichette discografiche, investito in selezione di nuovi artisti e per il marketing

-77% – la stima del calo di vendite di album di debutto tra il 2003 ed il 2010 nella Top 50 mondiale

-12% – il calo in termini di guadagno dei 50 tour più grandi del 2010

-17% – il calo del numero di persone impiegate come musicisti in America tra il 1999 ed il 2009

1.2 millioni – una proiezione del numero di posti di lavoro persi a causa della pirateria in Europa, entro il 2015

240 miliardi – la stima di perdite di vendite cumulative all’interno delle industrie creative europee, dovuto alla pirateria, tra il 2008 ed il 2015

0 – il numero di artisti spagnoli che hanno debuttato nella classifica annuale spagnola (Top 50) nel corso di tutto il 2010

-45% – Il calo del numero di uscite domestiche in Messico tra il 2005 ed il 2010

Rivedere il diritto d’autore sul web, chiusa l’istruttoria antitrust su Google

(da corriere.it)
Roma – L’Antitrust ha chiuso l’istruttoria nei confronti di Google, accettando, rendendoli vincolanti, gli impegni presentati dal motore di ricerca nell’ambito del procedimento avviato per un possibile abuso di posizione dominante. L’Antitrust ha inoltre inviato una segnalazione a governo e Parlamento chiedendo che venga rivista la normativa a tutela del diritto d’autore, adeguandola alle innovazioni tecnologiche ed economiche del web.

GLI IMPEGNI DI GOOGLE – In base agli impegni assunti, Google consentirà agli editori di rimuovere o selezionare i contenuti presenti su Google News Italia, renderà note agli editori le quote di ripartizione dei ricavi che determinano la remunerazione degli spazi pubblicitari, rimuoverà il divieto di rilevazione dei click da parte delle imprese che veicolano pubblicità con la sua piattaforma. Gli effetti dell’istruttoria sono: un maggiore controllo da parte degli editori on line sui propri contenuti nell’ambito del servizio Google News, più trasparenza e verificabilità delle condizioni economiche applicate dalle imprese di siti web che si avvalgono dei servizi di intermediazione pubblicitaria di Google.

DIRITTO D’AUTORE – L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha considerato le misure proposte in grado di eliminare le preoccupazioni concorrenziali. E ha chiesto una revisione della normativa sul diritto d’autore in funzione delle innovazioni tecnologiche ed economiche del web. Secondo l’Autorità «un’istruttoria antitrust non può sciogliere il nodo dell’adeguata remunerazione dell’attività delle imprese che producono contenuti editoriali online, per lo sfruttamento economico delle proprie opere da parte di altri soggetti. Occorre dunque una legge nazionale che definisca un sistema di diritti di proprietà intellettuale in grado di incoraggiare su internet forme di cooperazione virtuosa tra i titolari di diritti di esclusiva sui contenuti editoriali e i fornitori di servizi innovativi che riproducono ed elaborano i contenuti protetti da tali diritti».

SQUILIBRIO DA SUPERARE – Per l’Antitrust è necessario, in una prospettiva pro concorrenziale, «superare l’oggettivo squilibrio tra il valore che la produzione di contenuti editoriali genera per il sistema di internet nel suo complesso e i ricavi che gli editori online sono in grado di percepire dalla propria attività. Si tratta di un’esigenza – prosegue la nota – che, vista la dimensione sopranazionale del fenomeno internet, deve anche essere promossa dalle istituzioni italiane anche presso le opportune sedi internazionali».

PARLA LA SOCIETA’ DI MOUNTAIN VIEW – Sulla vicenda interviene anche il colosso di Mountain View che, per bocca di un portavoce, spiega: «Abbiamo collaborato con l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e con gli editori per rispondere agli interrogativi sollevati e risolvere le perplessità manifestate. Nell’operare in piena conformità alle regole di concorrenza italiane ed europee – aggiunge Google -, siamo consapevoli che è sempre possibile apportare ulteriori miglioramenti al modo in cui svolgiamo le nostre attività».

Google Music (a Natale?)

Google Music on Christmas?Stando a quanto riferiscono le varie fonti di notizie (qui), Google è in procinto di lanciare un nuovo servizio musicale entro Natale: il servizio prevederebbe sia la vendita di canzoni che un servizio di “Cloud Storage” che permetterebbe agli utenti di riprodurre la propria libreria musicale, ovunque si trovino. Stando sempre alle voci di corridoio, alcuni discografici credono che Google Music diventerà il primo e vero competitore di iTunes, in grado di fronteggiare e/o scalzare anche Amazon.com.

“Se riescono nel progetto, questo velocizzerà la transizione dalla fase di musica “da avere” alla musica “da avere ovunque ci si trovi” ha dichiarato Ted Cohen, ex capo digitale in EMI che attualmente dirige la TAG Strategic Partners.

Wondermark – New Website Online!

Wondermark Logo PlainIl sito Wondermark da oggi ha rivoluzionato il proprio sito Internte per poter essere ancora di più facile consultazione e navigazione e compatibile con i più recenti standard audio visuali. Il sito (HTML 5 compatibile) è disponibile a questo indirizzo e ogni mese conterà numerosi aggiornamenti e features da parte di tutti gli artisti ed iscritti ai nostri servizi. Qualsiasi commento sarà ben accetto e nel frattempo vi auguriamo una buona navigazione!

La musica in streaming: l’opinione di Steve Purdham (We7)

Riportiamo di seguito una recente intervista di Steve Purdham, manager di We7, uno dei più longevi servizi di streaming musicale, co-fondato da Peter Gabriel e uno dei tanti canali digitali a disposizione di Wondermark dal 2007.

“Circa il 70% degli uttenti di We7  sono nel range dai 16 ai 25 anni e tali persone sono invariabilmente quelle che sono state attratte storicamente dal fenomeno della pirateria. Per noi avere 3 milioni di utenti, un sacco dei quali rientra proprio in quel target, dimostra che le persone vogliono avere le cose facili quando si tratta di consumare musica. Un sacco delle persone che si iscrivono ai nostri servizi “Premium” sono maschi over 30, anche se è un pò troppo presto per dire se questo sia effettivamente un trend. Storicamente sono state proprio quelle persone che acquistavano musica.

E tuttavia ho una figlia di 19 anni e se lei deve scegliere come spendere i suoi 5 Pound, sò quale sarà la sua scelta tra il bar o la musica. Quindi il tutto si riassume nel packaging (“confezionamento” ndt): la valutazione delle cose importanti differisce tra un 31enne ed una diciannovenne.

Io credo fermamente che ciò che è a disposizione dell’utente finale non sia soltanto un’offerta isolata, ma un gamma di offerte. Abbiamo un’alta popolazione di utenti posizionati nel target dei 16 ai 25 anni che scelgono di arrivare su di un sito pieno zeppo di pubblicità! Amano l’idea, moralmente ed intellettualmente, che gli artisti siano pagati. Loro danno valore alla musica e la vogliono ascoltare — ma non possono permettersi di acquistarla.

I servizi Ad-Funded (“finanziati dalla pubblicità” n.d.t.) non è musica gratis: questo è un punto chiave. L’ammontare di denaro che paghiamo alle etichette discografiche è grande. Questo modello è oramai in giro da lungo tempo. Le Radio appaiono “gratuite” agli occhi della gente, ma questo non è vero: il servizio è pagato dalla licenza a trasmettere o dalla pubblicità. E le radio non hanno ucciso l’industria musicale. Tutto è riassumibile nel come le cose sono confezionate agli occhi del pubblico.

Quindi non credo che la musica dovrebbe essere gratuita: credo che la musica debba essere pagata. Ma le persone dovrebbero avere la scelta di far sì che altra gente paghi per lei. Questa è tutta un’altra storia.

È inoltre importante riconoscere che tutti i business musicali finanziati dalla pubblicità non sono la stessa cosa. Qtrax, iMeem, LaLa, iLike e Spiral Frog erano tutti esempi di compagnie che hanno costruito una visione che era “puoi avere la musica”, ma non ne hanno fatto un business redditizio.

Noi abbiamo recentemente raggiunto il traguardo del primo intero mese dove tutta la musica on-demand riprodotta sul nostro sito è stata pagata interamente dalla pubblicità che ruotava intorno. Abbiamo più confidenza man mano che andiamo avanti che tutto questo abbia un senso: ma ora il tutto aumenta su una scala esponenziale: vendere un sacco di pubblicità. Potremmo costruire un grande team di pubblicitari, o potremmo allearci con qualcuno che lo fà di mestiere.

Che è ciò che abbiamo recentemente fatto tramite la nostra partnership con Yahoo. È un segnale positivo che dimostra che possiamo far fruttare questo modello di business. Siamo passati rapidamente da 3 ragazzi addetti alle vendite ad oltre 100 pesrone che lavorano sul nostro account.

Chiunque può regalare musica, ma la parte difficile è farla pagare. Un sacco di persone combattono le etichette, specialmente quelle major. E sebbene le indipendenti siano state sempre di supporto per noi, allo stesso tempo non ce l’avremmo fatta ad arrivare sino a dove siamo ora, senza il loro catalogo.

Circa il 95% di ciò che le persone ascoltano è nel 10% del nostro catalogo “Top” e le major detengono il 90% di ciò che è contenuto in quel 10%. Il fatto è dimostrabile da gente come Rob Wells dell’Universal, Ged Doherty della Sony o John Reid alla Warner. Tutti loro hanno corso dei rischi.

Vedo comunque dei cicli andare e venire. Quando ho visitato il Midem di Cannes a Gennaio 2007 e cominciai a parlare di musica gratuita finanziata dalla pubblicità e vendibile in Mp3 apparivo come il demonio re-incarnato! “Niente di tutto ciò avrà mercato! Sparisci e muori!” era l’atteggiamento.

Ci sono voluti 18 mesi per realizzare contratti con tutti. Ma ce l’abbiamo fatta.

Molte persone infine commentano sulle recenti dichiarazioni di Edgar Bronfman Jr. riguardanti la musica finanziata dalla pubblicità. Penso tuttavia che queste persone abbiano letto male le sue parole. Lui parlava ai suoi investitori e diceva che nei prossimi 12 mesi riceverà i maggiori guadagni dai servizi in abbonamento. Questa è logica allo stato puro. Tutto ciò che ha detto è che i servizi finanziati dalla pubblicità non hanno ancora creato un beneficio positivo all’industria discografica. Non ha dato per scontato che questo non potrebbe diventarlo in futuro.

Quello che è importante è che il consumatore oggi ha scelta. Se crei la situazione dove puoi scegliere di ascoltare gratuitamente (finanziando la musica con la pubblicità) o di passare in abbonamento, ed il consumatore è al controllo di questo, tu massimizzerai il numero di persone che si abboneranno e aumenterai al massimo il numero di persone che usciranno definitivamente dal mondo della pirateria musicale.

Ad ogni modo, il minuto in cui tu metti restrizioni a quel tipo di controllo, tu sei in pericolo. Se dicessimo ai nostri utenti che possono ascoltare solo 10 canzoni, e poi devono pagare 4.99 Pound al mese, questi utenti passerebbero ad altri servizi come GrooveShark o altri servizi che non dispongono di licenze.

Il modello “Gratis” è eccezionalmente importante. I servizi finanziati dalla pubblicità portano le persone fuori dal “sommerso”: loro ascoltavano musica prima e noi abbiamo fatto in modo che 3 milioni di essi lo facciano in maniera legale e facendoli sentire moralmente a posto. Una percentuale di loro diventerà abbonato: ma se si cerca di forzarli ad abbonarsi per forza loro andranno da qualche altra parte.

Steve Purdham

Gaelic Storm: una storia di successo indipendente

I Gaelic Storm, Band originaria di Cleveland,Ohio, hanno fatto passi di crescita, da semplice band live da pub, sino ad arrivare a fenomeno da tutto esaurito nei teatri, senza alcuna etichetta discografica e quasi nessuna radio che passasse il loro disco. Il loro successo è dato in larga parte dalla scelta di utilizzare le moderne tecniche di marketing (assieme al loro manager) per rimanere connessi con i tanti fans guadagnati alle loro esibizioni live, di grande intrattenimento.

Questa non è fantascienza: ma in una singola email la band include un brano gratuito da scaricare (proveniente dal loro nuovo album), un concorso a premi sponsorizzato dalla compagnia aerea locale Southwest Airlines, fornisce dettagli sul loro tour e un invito ad un after-party dove chiedono ai fans d’indossare le T-Shirt “Gaelic Storm” personalizzate per scattare una foto di gruppo, allo scopo di vendere ulteriore merchandising se i fans lo desiderano. I fans vengono ricompensati con un brano omaggio (ben evidente nell’intestazione dell’email) e vengono offerte numerose strade per rimanere costantemente connessi con la band anche tramite il loro sito web ufficiale.

Tutte cose estremamente semplici, tuttavia quando eseguite tutte assieme e ripetute costantemente producono risultati estremamente efficaci. L’email originale può essere visualizzata cliccando qui.

EMI Music – Leoni Sceti lascia

Elio Leoni-Sceti lascerà la guida di EMI Music dal prossimo 31 Marzo. La decisione viene presa in un momento molto difficile per la casa discografica che stà combattendo la propria stabilità e solvibilità finanziaria, nonostante i risultati di crescita registrati nell’ultimo anno. Il posto di Leoni Sceti verrà preso da Charles Allen, che tra le altre cose segue Goldman Sachs come advisor.

…e Android?

Dal primo momento in cui è stato stato lanciato, l’iPhone di Apple è stato il fondamento della musica in mobilità, date le sue funzionalità estese come telefonino e soprattutto come iPod. Altri dispositivi ed altre marche hanno letteralmente sofferto nel tentativo di ricreare quell’abbinata “musica + telefonia” così ben riuscita alla società di Cupertino, nonostante la competizione avesse le stesse capacità e applicazioni.

I sostenitori dei telefoni basati sul sistema Android di Google stanno tuttavia ricevendo qualche aiuto in questa materia attraverso una serie di partnership piuttosto interessanti designate a rendere più efficaci le capacità musicali dei dispositivi che utilizzano il sistema operativo di Google. T-Mobile, il primo operatore mobile ad abbracciare i telefonini marchiati Android, stà lavorando con una compagnia software di nome DoubleTwist. Attraverso questo accordo, T-Mobile potrà implementare le capacità software offerte dalla DoubleTwist nei prossimi telefoni basati su Android.

DoubleTwist opera molto similarmente ad iTunes: in questo senso si è in grado di creare playlists, trasferire file tra multipli telefoni e più in generale organizzare la propria libreria musicale attraverso specifiche funzioni necessarie su un telefono mobile. Attualmente i dispositivi che operano con Android non hanno alcune funzioni musicali già pre-installate, lasciando così gli utenti senza efficaci soluzioni per ascoltare o fruire musica sul loro telefono.

DoubleTwist è emersa come una valida alternativa ad iTunes per questo tipo di telefonini. Ha precedentemente stretto un accordo con Amazon per fornire ai suoi clienti la tecnologia necessaria ad usufruire dello store Mp3 della società. Da poco gli utenti di Android possono quindi scaricare una versione mobile del negozio Mp3 di Amazon per acquistare e scaricare musica ma, di nuovo, tale scelta non è ampiamente pubblicizzata tra gli utenti, come dovrebbe essere, lasciando così che non sappiano di queste possibilità.

In Europa la casa d’intrattenimento multimediale Aspiro ha recentemente creato un’applicazione per portare i suoi servizi di streaming musicale a tutti i dispositivi Android: a questo si aggiunge l’offerta di Spotify che da tempo offre agli utenti di Android i suoi servizi free e premium.

Mentre i popolari servizi di streaming musicale come Pandora hanno trovato il loro successo su iPhone, altri servizi come DoubleTwist stanno trovando successo sui dispositivi “rivali” offrendo loro le possibilità di competere con Apple.

La società Myxer (società che opera nel settore della vendita di suonerie, video, videogames ed altri servizi d’intrattenimento) ad esempio ha scoperto che entrambi i possessori di Android e BlackBerry sono una tipologia di visitatori più attivi rispetto a quelli di iPhone, scaricando con un rapporto di 7 a 1 gli applicativi da lei realizzati.

Billy Cobham’s Drum’n’Voice Volume 3

Cosa succede quando metti assieme Billy Cobham, Chaka Khan, i Novecento, Gino Vannelli, Brian Auger, George Duke, John Scofield, Alex Acuna e Bob Mintzer? Hai appena composto la formula magica di “Drum’n’Voice Volume 3” presto disponibile con Wondermark. Guarda qui sotto una breve anteprima dell’album dell’anno registrato in Italia e nei leggendari Capitol Studios di Los Angeles:

Vevo

In America, questa notte, è stato lanciato un servizio di streaming video musicali di nome “Vevo“.

Realizzato dall’unione di Universal, Sony e YouTube, Vevo è stato inoltre finanziato per 300 milioni di dollari da una compagnia d’investimento di Abu Dhabi, la “Abu Dhabi Media Company”.

Sostanzialmente Vevo trasmette video e contenuti musicali collegati, alcuni di essi anche esclusivi, dal catalogo delle principali major musicali, ovvero Universal, Sony, Emi ad esclusione di Warner Music Group. Il sito è inoltre finanziato da pubblicità e brand che includono AT&T, McDonalds e MasterCard.

Il perchè del lancio di un servizio di streaming video coordinato con YouTube è facilmente spiegabile dal fatto che Universal e Sony stanno cercando di riacquistare il controllo dei loro contenuti video su internet e allo stesso tempo di guadagnarci molti più soldi di più di quelli che stanno ricevendo dallo sfruttamento su YouTube. Meta di questo nuovo servizio è di costruire una destinazione “Top” con abbastanza traffico e visitatori per attirare investimenti pubblicitari in grado di generare guadagni per le major e i produttori di contenuti coinvolti. Doug Morris, il boss di Universal, ha dichiarato che “Vevo è come MTV all’ennesima potenza. Stiamo iniziando con questo tipo di audience, ma ora ne siamo al controllo. Non abbiamo più bisogno d’intermediari”.

**Aggiornamento del 11/12/09: stando a quanto riportato da diversi blog musicali e siti web specializzati, i 300 milioni di dollari, la partership con Google e l’alleanza con 3 majors non ha portato, almeno inizialmente, commenti entusiasti o benefici. Piuttosto è stato dimostrato che il servizio è ben lungi dall’essere “l’MTV all’ennesima potenza” confermata da Doug Morris.