36 modi per guadagnare con la tua musica

PianoMolte persone che creano musica a livello professionale sono convinte che i guadagni derivanti dalle proprie canzoni provengano da 2 o 3 direzioni soltanto. Principalmente viene ritenuto che la musica porti guadagno dalle vendite dei dischi (sia fisici che digitali) e dai proventi dei diritti d’autore oppure anche dai proventi derivanti da eventuali utilizzazioni della propria musica per uso pubblicitario, cinematografico o per programmi televisivi (ovvero le “sincronizzazioni”).

È interessante notare, invece, che esistono ben 36 fonti di guadagno possibili dalla musica. Per differenze di legislazione da un paese all’altro, inoltre, esistono molti fattori che ai più sono sconosciuti e che contribuiscono a creare confusione nella testa di chi dovrebbe invece conoscere bene queste informazioni.

Cerchiamo quindi di analizzare in questo articolo riassuntivo, ciascuna fonte principale di guadagno derivante dallo sfruttamento di opere musicali, dividendole e raggruppandole per categorie d’interesse specifiche:

CANTAUTORI E COMPOSITORI

1. Anticipo Editoriale: ovvero un anticipo in denaro da parte di un’editore che desidera acquisire i diritti editoriali del tuo progetto (o di un solo brano) musicale.

2. Diritti Fonomeccanici (DRM): Royalties derivanti dalla riproduzione delle registrazioni delle tue canzoni – sia in formato fisico che in formato digitale. Pagate all’artista e qualsiasi altro avente diritto, da parte di un’editore, etichetta, SIAE, Harry Fox o altra agenzia.Questa royalties è fissata normalmnete a 9.1 centesimi di dollaro per ciascuna copia della singola canzone (o transazione elettronica/download) venduta.

3. Lavoro su commissione: spesso è un lavoro richiesto per la creazione di una composizione originale come ad esempio una sigla televisiva, un tema per un contest o qualsiasi altro lavoro creato su richiesta di un ente specifico.

4. Royalties derivanti da Pubblica Esecuzione (DEM): Queste sono royalties generate quando la tua canzone viene suonata alla radio, in TV, in discoteca o al ristorante e vengono pagate agli aventi diritto tramite SIAE o altro ente di tutela del diritto d’autore.

5. Composizioni originali per trasmissioni: un jingle originale, una colonna sonora, un lavoro per un documentario, film o pubblicità. Tutti questi lavori rientrano in questa categoria.

6. Licenze di Sincronizzazione: questo utilizzo riguarda spesso un’opera esistente e già pubblicata per un utilizzo in ambito televisivo o cinematografico, o ancora per l’utilizzo in video-games, in sottofondi per siti web o per uso pubblicitario. I proventi di questa utilizzazione sono pagati agli aventi diritto tramite un editore o una casa discografica o tramite un accordo diretto tra case di produzione (case di pubblicità, cinematografiche o televisive) nel caso non si abbia un’editore alle spalle.

7. Vendita di spartiti: guadagni generati dalle vendite di spartiti musicali. Questo tipo di proventi spesso vengono pagati agli aventi diritto da un’editore.

8. Guadagni dalle suonerie per telefoni cellulari: questi guadagni sono generati dalla licenza della tua musica per questo particolare utilizzo: le royalties vengono pagate agli aventi diritto tramite un’editore, un’etichetta o tramite contratto diretto con distributore digitale, Harry Fox Agency o altra agenzia.

9. Premi Speciali per Autori/Compositori: all’estero vi sono alcuni premi organizzati dalle società di tutela del diritto d’autore. Un esempio è l’Ascaplus Awards Program, un premio dedicato ad autori di qualsiasi genere musicale le cui performance e i proventi maturati siano prevalentemente al di sotto di una certa soglia.

10. Liquidazione da un’editore: come previsto da un’eventuale risoluzione dopo una disputa contrattuale.

CANTANTI/ARTISTI ESECUTORI (Performers)

11. Stipendio quale membro di orchestra o Esemble.

12. Spettacoli/Proventi da Performances: guadagni generati durante concerti o esibizioni live.

13. Anticipo Discografico: una somma pagata da un’etichetta discografica, prima che le vendite siano effettivamente maturate, a titolo di anticipo per la firma di un contratto.

14. Budget Discografico di sostegno: soldi a supporto di registrazioni o supporto per Tour discografici, pagati agli artisti dall’etichetta discografica.

15. Vendite Fisiche: guadagni generati dalla vendita di musica fisica, nei negozi o tramite ordini postali. Pagati all’artista o esecutore da un’etichetta o da un distributore o da un servizio digitale quale il nostro.

16. Vendite Digitali: guadagni generati dalla vendita digitale/online. Queste royalties vengono pagate all’artista o esecutore da un’etichetta discografica o tramite aggregatore/distributore digitale.

17. Vendite ai Concerti: guadagni generati dalla vendita di dischi ai propri spettacoli o esibizioni live. Queste royalties vengono immediatamente pagate dai fan direttamente agli artisti.

18. Servizi Interattivi: guadagni generati quando la tua musica è trasmessa in modalità “streaming” tramite servizi specifici (ad esempio: Spotify, Last.fm, Rhapsody, etc.) Queste royalties vengono pagate all’artista o esecutore all’etichetta discografica, o tramite aggregatore/distributore digitale. 

19. Royalties di Esecuzione Digitale: queste royalties vengono corrisposte quando la tua musica viene suonata in radio via internet come ad esempio Sirius XM, Pandora, etc. Queste royalties vengono raccolte e pagate da SoundExchange in America.

20. Royalties di Performance Estera: se i tuoi brani vengono riprodotti in tv e radio estere vi sono ulteriori proventi derivanti dall’esecuzione in pubblico (live, tv, radio) che non vengono ripartiti da SIAE. Numerose organizzazioni raccolgono questi proventi e accettano iscrizioni da chiunque ne abbia i requisiti: le principali associazioni sono in Inghilterra  (PPL), Germania (GVL) e Francia (Adami), solo per citarne alcune. È spesso sufficente essere iscritti ad una di queste associazioni per riscuotere proventi esteri in qualsiasi paese.

TURNISTI

21. Guadagno per sessione (musicista/cantante/turnista) per lavoro in studio: guadagni maturati in studio, durante le registrazioni di un progetto musicale. Questi proventi vengono normalmente pagati da un’etichetta, da un produttore o direttamente dall’artista principale, in base alla situazione.

22.Guadagno per sessione (musicista/cantante/turnista) per supporto live: questi guadagni vengono maturati dai turnisti per supportare un evento live. Anche in questo caso i proventi vengono corrisposti direttamente da un’etichetta discografica, da un produttore o direttamente dall’artista principale a seconda dei casi.

23. Diritti per turnisti o artisti non principali: queste royalties vengono raccolte da organizzazioni quali AFM/AFTRA a cui numerosi enti sono iscritti.

INSEGNANTI E PRODUTTORI

24. Insegnante di musica: molti artisti oltre che scrivere canzoni, insegnano musica. Questo è un altro modo per guadagnare, specie se si è dotati di particolari doti e tecniche da insegnare agli altri.

 25. Produttore: guadagni provenienti dalla produzione per altri artisti o per un live setting.

26. Onorari per Conferenze: se di dispone di notevole esperienza maturata sul campo, il conferenziere musicale è una figura richiesta sia nelle Università che in altri settori. Parlare delle proprie esperienze maturate è spesso ricambiato con un onorario.

RELATIVO AL SUPPORTO DI MARCHE-PRODOTTI E SIMILI

27. Vendita di merchandise: guadagni maturati dalla vendita di merchandise del proprio progetto (t-shirts, felpe, poster, etc.). Queste royalties vengono normalmente corrisposte agli aventi diritto, direttamente dai fan (nel caso in cui gli artisti dispongano di un canale di vendita diretto). Diversamente sono royalties raccolte da etichette discografiche o sponsor.

28. Fan Club: soldi generati dall’iscrizione al tuo fan club.

29. YouTube Partner Program: un modo di guadagnare tramite la condivisione dei ricavi pubblicitari derivanti dalle riproduzioni video su YouTube. I proventi vengono pagati da YouTube tramite i propri inserzionisti.

30. Ricavi pubblicitari: qualsiasi altro ricavo derivante da commissioni pubblicitarie presente su propri mezzi (ad esempio banner sul proprio sito che indirizzano a canali quali Amazon, Apple, etc.)

31. Licenza di Marchio: pagamenti derivanti da una marca che utilizza il tuo nome o il nome del tuo progetto.

32. Sponsor di prodotti: pagamenti derivanti da un marchio per la pubblicizzazione della propria immagine associata a quel marchio o marca di prodotti.

FONDI DI SPONSORIZZAZIONE – FAN BASE

33. Fan Funding (Sponsorizzazione dai Fan): Soldi provenienti unicamente da fan per supportare progetti specifici (nuovo album, o tour). Servizi che fanno questo tipo di attività sono Kickstarter o Pledge Music.

34. Sponsorizzazioni: un brand o marca che supportano interamente i costi di un tour o i costi di produzione per una band.

35. Sovvenzioni: da fondazioni o agenzie statali/federali.

ALTRO

36. Amministrazione: Soldi pagati per amministrare e seguire tutti gli aspetti di un gruppo nel quale tu sei membro. Include l’amministrare pagamenti, royalties in arrivo, costi dei tour, riscossione proventi editoriali, etc.

Dati di vendita Wondermark 2011: lo streaming cresce del 101%, il download cresce del 22,4%

WondermarkWondermark ha reso noto i propri dati di vendita (download singoli e album) e streaming (ascolti) sul proprio catalogo, che ad oggi conta più di 12.000 titoli, divisi tra più di 1.600 etichette discografiche, editori ed artisti nazionali ed internazionali.

Nell’anno 2011, i servizi di streaming (tra i più popolari a nostra disposizione vi sono Rhapsody, Napster, Last.fm, Spotify, Google Music, YouTube, Rdio, Simfy,etc) hanno registrato un incremento del 101% di fatturato rispetto al 2010. Spotify da solo conta ora per più del 70% delle royalties raccolte, ma YouTube e Google Music stanno crescendo molto velocemente e si attendono i risultati provenienti da iTunes Match (non ancora attivo in molte zone coperte da iTunes).

Il totale di streaming effettuati sul catalogo Wondermark lungo il corso del 2011 è stato di oltre 2 milioni di riproduzioni.

Per quanto riguarda i download, sono stati registrati oltre 150.000 acquisti legali, di cui oltre 130.000 nel solo canale di iTunes Store, ora disponibile in 51 paesi. Crescono i dati di vendita di CD e DVD fisici e gli Mp3 venduti legalmente su Amazon.com.

Il singolo più venduto è stato “La Vita È uno Specchio” del gruppo dei Ghost (download di platino 2011 e vincitori del Wind Music Awards e brano omonimo del nuovo album), mentre l’album più venduto è stato “Madame Butterfly“, opera di Giacomo Puccini eseguita da Andrea Bocelli e Carla Maria Izzo.

In Italia la musica digitale cresce di più che nel resto del mondo

Federazione Industria Musicale ItalianaNel 2011 il fatturato della musica digitale in Italia è cresciuto del 22%, il doppio rispetto all’anno scorso, sensibilmente di più rispetto al +8% della media mondiale. iTunes e YouTube i vettori principali: grazie ai nuovi servizi in download e streaming cala la pirateria del 4%. Anche se il fatturato complessivo cala del 4%, i nuovi dati presentati dalla Federazione Industria Musicale Italiana offrono un quadro positivo e buone previsioni per il 2012.


A sorpresa i nuovi dati sul mercato musicale italiano per il 2011 mostrano una crescita del 22% per il fatturato generato dalla musica digitale legale (download e streaming). Il totale è di 27,5 milioni di euro, una crescita più che doppia rispetto allo scorso anno e soprattutto sensibilmente superiore alla crescita registrata a livello globale con una media dell’8%.

I campioni di incasso sono iTunes di Apple per l’acquisto con download e anche YouTube per l’ascolto in streaming: anche se la visione/ascolto da YouTube è gratuita per gli utenti, il portale di Google paga le società discografiche per la riproduzione.

I dati sul mercato della musica in Italia sono stati presentati dalla Federazione Industria Musicale Italiana, siglato FIMI, grazie a una ricerca effettuata da Deloitte.

Il fatturato complessivo (musica digitale, CD ecc) registra un calo del 4% passando a 130,5 milioni di euro dai 135 milioni di euro incassati nel 2010, ciò nonostante il quadro risulta positivo, così come le previsioni per il 2012.

In Italia la musica su CD rappresenta ancora la quota preponderante del mercato con un fatturato di 103 milioni di euro, in diminuzione del 9% mentre il digitale rappresenta 27,5 milioni del totale.

Interessante notare l’andamento positivo delle vendite di album in digitale: contrariamente a quanto accaduto per lo più finora gli utenti non acquistano solo singoli ma sempre più album interi registrando una crescita del +37%.

Gli album proposti su supporto fisico CD invece sono calati del 7% in unità e del 6% in valore.

La crescita degli album digitali in Italia (+37%) risulta superiore rispetto a qualsiasi altro paese:

  • USA 19%
  • UK 27%
  • Francia +23%.

Molto bene anche per la musica Made in Italy che conta per il 54% delle vendite (+2%).

Secondo Enzo Mazza, Presidente di FIMI che parlava in una intervista a Repubblica, i risultati positivi del settore e soprattutto della musica digitale sono dovuti all’ampliamento dei servizi per gli utenti: “L’offerta online, con la presenza di un sempre maggior numero di player sul mercato italiano, sta confermando un certo consolidamento del mercato italiano con un forte impegno dell’industria nel rinnovamento dei modelli di business”.

Proprio grazie ai nuovi servizi di streaming ma anche grazie alla sempre maggiore diffusione degli smartphone, da cui è più difficile accedere alla musica illegale, la pirateria segna un calo del 4%. Per incentivare i segnali positivi registrati nel 2011 Enzo Mazza promuove l’intervento delle istituzioni sia per facilitare lo sviluppo dei contenuti digitali, sia per contrastare la pirateria.

La Musica Digitale Cresce Ancora: +8% anno su anno

Il fatturato globale nel 2011 è cresciuto dell’8 per cento sui 5,2 miliardi di dollari. L’aumento più vistoso per i servizi ad abbonamento. Buone risposte dalla Francia dopo l’adozione di HADOPI. Ma la pirateria resta.

IFPI Digital Report 2012Dal gigante iTunes alla prossima espansione di Google Music; dallo sbarco statunitense di Spotify ai 13 paesi raggiunti da Sony Music Unlimited (e Qriocity). “La musica digitale diventa globale”, almeno secondo l’ultimo report stilato e pubblicato dalla International Federation of Phonographic Industry (IFPI).

Il fatturato generato dai nuovi servizi digitali è così cresciuto dell’8 per cento rispetto alla fine del 2010, assestandosi sui 5,2 miliardi di dollari nell’anno appena trascorso. I grandi protagonisti dello streaming e del download legale hanno dunque “rappresentato il 32 per cento del mercato globale della musica”.

Nel nuovo Digital Music Report, risultati esplosivi per i servizi in abbonamento, con il 65 per cento degli utenti a preferire lo scaricamento sistematico piuttosto che quello di una singola traccia – il download di singoli è comunque salito dell’11 per cento – o di un intero album.

 Negli Stati Uniti, i canali digitali hanno ora superato i formati di vendita tradizionali, diventando la principale fonte di ricavi per le case discografiche. “Globalmente, il 32 per cento dei ricavi dell’industria musicale provengono dal digitale – si legge ancora nel report di IFPI – evidenziando quindi un segnale di innovazione nei confronti di altri settori come il cinema, i libri, i media“.Sempre secondo il Digital Music Reportil volume delle vendite digitali è cresciuto del 24 per cento a livello globale nell’anno 2011. Uno dei picchi più vistosi è stato registrato in Francia – più 71 per cento – ovvero il paese dei famosi tre colpi contro gli scariconi del web. Le vendite di album su iTunes sarebbero lievitate del 25 per cento proprio in seguito all’adozione della famigerata legge HADOPI.

Nonostante tutti gli sforzi dell’anti-pirateria globale – con il caos generato negli Stati Uniti dalle proposte di legge SOPA/PIPA – lo scaricamento illecito dei contenuti è ancora descrittocome una piaga sanguinante per il mercato discografico.

“Non dobbiamo mollare la presa – ha spiegato l’AD di IFPI Frances Moore – Abbiamo bisogno di una legislazione attenta e rigorosa da parte dei governi per combattere il fenomeno dello scambio illegale di contenuti digitali. La crescita passa anche attraverso l’innovazione e lo sviluppo di nuovi modelli di business basati ad esempio sulla pubblicità, in grado di finanziare il business legale della musica in Rete”.

iTunes sbarca in America Latina

 

Latin America

Da quest’oggi iTunes Store ed i suoi contenuti sono finalmente disponibili in America Latina e più precisamente nei seguenti territori:
Argentina, Brasile, Belize, Bolivia, Chile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guiana Francese, Guatemala, Guyana, Honduras, Nicaragua, Panama, Paraguay, Peru, Suriname, Uruguay e Venezuela.

Tutto il catalogo di musica, film, libri e App distribuito da Wondermark sarà progressivamente disponibile in questi negozi entro le prossime ore.

Napster, addio definitivo

(da Punto InformaticoNapster Logo)

Napster è morto, e questa volta resterà morto per sempre: lo storico “marchio” della condivisione musicale in rete, passato per le forche caudine della violenta rappresaglia legale delle Big Four del disco e reinventatosi store digitale con tutti i crismi della legalità, sparirà fondendosi con Rhapsody.

La piattaforma musicale di streaming e download – la maggiore del genere negli USA dopo iTunes – ha infatti già acquisito tutti i diritti, gli asset e gli utenti di Napster pagando a Best Buy una cifra ad oggi sconosciuta. Ora le speculazioni sono ufficiali: Napster come marchio autonomo non esisterà più.

Col tempo il “brand” Napster si è reinventato store digitale legale, ma è indubbio che i suoi numerosi lasciti sopravvivano senza di esso: da Napster deriva l’esplosione della supernova del Peer2Peer decentralizzato (Gnutella, Gnutella 2, eDonkey, Kademlia ecc.), a Napster va il merito di aver trasformato il formato MP3 in un fenomeno di massa e di aver aperto le porte al nuovo “eden” della musica digitale dove un colosso del calibro di Apple la fa da padrone.
Una breve cronistoria dell’avventura di Napster è d’obbligo: nata nel 1999 come piattaforma centralizzata per la condivisione libera di brani musicali fra utenti, la società fondata da Shawn Fanning, John Fanning e Sean Parker è stata fatta letteralmente a pezzi dall’assalto legale di RIAA e del mondo musicale “ufficiale”.

Gartner: nel 2015 i cd ancora più importanti della musica digitale

CD Disc(da Rockol)  L’ipotesi che le major discografiche abbiano già fissato la data di morte del Cd non è plausibile: lo sostiene una fonte più che autorevole, Billboard, facendo semplicemente notare che in tutto il mondo, a cominciare dagli Stati Uniti, l’industria discografica dipende ancora – e continuerà a dipendere, nei prossimi anni –  in maniera sostanziale dalla vendita di supporti fisici. L’ultima conferma arriva da un nuovo studio pubblicato da Gartner, che proietta per il 2015 uno scenario in cui la musica digitale varrà complessivamente 7,7 miliardi di dollari (contro i 6,3 miliardi di fine 2011) mentre quella “fisica” calerà in valore da 15 a 10 miliardi di dollari: restando dunque la fonte di ricavi più importante per le case discografiche con un margine di circa il 30 per cento. “Lasciare che il Cd muoia una morte lenta e aggraziata si è dimostrato preferibile a una prematura eutanasia” commenta Glenn Peoples, corrispondente da Nashville della storica testata.  “La storia“, aggiunge il giornalista, “dimostra che etichette e distributori continuano a voler lavorare con i rivenditori di musica. Questi ultimi spesso tengono in assortimento un numero più ridotto di titoli pagandoli meno – il che gli permette di farli pagare meno anche ai consumatori – ma ciò nonostante continuano a vendere Cd“.
Secondo le stime di Gartner da qui a cinque anni i ricavi da download cresceranno di poco, da 3,6 a 4,1 miliardi di dollari, mentre aumenteranno rapidamente quelli generati dallo streaming musicale (da 532 milioni a 2,2 miliardi di dollari).

Addio Napster, ora Rhapsody

Napster LogoC’è chi ha sottolineato come il suo nome sia ormai destinato a sparire, dopo aver stravolto il panorama musicale alla fine degli anni 90. Napster, il primo grande avversario dell’industria discografica globale, verrà ora assorbito dalla piattaforma a sottoscrizione Rhapsody. Ceduto dai vertici di Best Buy per una somma attualmente sconosciuta.
Era stato proprio il gigante dell’elettronica di consumo ad acquisire gli asset di Napster nel 2008, sborsando un totale di 121 milioni di dollari. I circa 700mila utenti della creatura di Shawn Fanning erano così finiti nelle mani del retailer statunitense, sette anni dopo la chiusura dello stesso programma di file sharing per violazione ripetuta del diritto d’autore.

Gli utenti di Napster verranno ora aggregati agli 800mila guadagnati nel tempo da Rhapsody, che in sostanza risponderà al recente sbarco di Spotify in terra statunitense. Secondo le fonti specializzate, l’accordo di acquisizione degli asset di Napster dovrebbe risultare formalizzato entro la fine del prossimo novembre. Best Buy diventerà azionista di minoranza della piattaforma musicale slegatasi da RealNetworks.

Come sottolineato dal CEO di Rhapsody Jon Irwin, si tratta di un’acquisizione dettata dal bisogno di espandersi, in particolare aggregando quote sostanziose di utenza. Proprio questo dettaglio ha scatenato i più allarmati timori: il brand Napster potrebbe essere definitivamente accantonato, dal momento che la stessa Rhapsody pare interessata ai soli utenti dell’ex-nemico pubblico delle etichette.

(da Punto-Informatico)

Indagine: il 92% dei fan vuole possedere musica

Una recente indagine condotta da Insight Research Group per eMusic ha concluso in maniera inequivocabile che il 92% dei fan che utilizzano servizi musicali legali su internet preferiscono possedere il file scaricato, piuttosto che avere la possibilità di “streaming” (ascolto) tramite abbonamenti di vario genere: il concetto espresso dagli utenti è la questione di sicurezza di possedere qualcosa nel tempo. Lo studio include inoltre dati sulla scena attuale, dividendo in 2 gruppi i dati raccolti.

La scena attuale degli utenti che acquistano musica:

  • il 92% preferisce possedere musica perchè questo metodo permette di usufruire della musica in qualsiasi momento, ovunque si desideri;
  • il 91% preferisce possedere musica, piuttosto che avere file “in streaming”;
  • il 92% dichiara che l’acquisto permanente di un file musicale li fà sentire in qualche modo rassicurati che tale documento acquistato non sparirà da qualche parte, ma durerà nel tempo;
La scena attuale degli utenti che utilizzano lo streaming:
  • 83% delle persone intervistate dichiarano che utilizzano lo streaming per scoprire nuova musica, prima che decidano o meno l’acquisto del progetto;
  • il 78% dichiara di voler avere opzioni di streaming gratuito e non è d’accordo sul pagare per avere lo stream del brano;
  • solo il 20% dichiara di pagare per lo streaming; l’88% di coloro che pagano per lo streaming acquistano anche il file permanentemente.

L’indagine condotta su utenti dai 18 ai 64 anni è stata fatta facendo una distinzione sia tra coloro che amano la musica “indipendente”  sia tra la popolazione più in generale.

Ma i risultati sono stati largamente similari: di fatto i fan più dediti sono i più legati al concetto di proprietà. La popolazione generica ha votato per il 91% in favore della proprietà e “solo” un 86% che ha citato il concetto di “sicurezza della propria collezione musicale” come ragione primaria.

Oltre a questo l’indagine ha posto rilievo sul fatto che il 20% dei fan più dedicati acquistano servizi in streaming e solo il 13% della popolazione generale lo fa: di questo gruppo, rispettivamente l’88% e l’84% acquista poi permanentemente musica.

Infine, un dato incoraggiante per i prossimi servizi “cloud-based”: più del 40% degli intervistati ha espresso interesse in servizi di “storage” basati su Cloud. Un dato che farà certamente piacere ad Apple, Amazon e Google che si apprestano a lanciare (o hanno già in essere) servizi di questo tipo.

La vendita di musica cresce in Europa

Appena sotto i 170 milioni: è questo il dato dei singoli venduti in Europa nei primi 6 mesi del 2011, in crescita rispetto ai 149 milioni venduti nello stesso periodo l’anno scorso. Questo è ciò che è emerso da una recente indagine Nielsen derivante da 30 paesi e 384 negozi che offrono servizi musicali a pagamento. Il direttore di Nielsen Music ha dichiarato: “Con 170 milioni di brani venduti nei primi 6 mesi dell’anno, questa crescita del 15% rispetto l’anno scorso è un segnale positivo per l’intera industria musicale che stà sperimentando costanti statistiche in declino nell’ambito fisico”. Il progetto più venduto in Europa nel primo semestre è stato il progetto di Jennifer Lopez e Pitbull “On The Floor” con 1.4 milioni di singoli scaricati, appena sopra il progetto “Grenade” di Bruno Mars. La ricerca conferma inoltre che il Regno Unito, da solo, vale il 47% dell’intero mercato Europeo. Ulteriori dati delle ricerca condotta da Nielses sono disponibili in inglese a questo indirizzo.

 

L’A&R, quello sconosciuto…

Stressed A&RDa Wikipedia: Nell’industria musicale, A&R (acronimo inglese di “Artists and Repertoire” ovvero “Artista & Repertorio”) è sia una persona che una divisione di un’etichetta discografica responsabile della scoperta di nuove band da mettere sotto contratto. L’A&R rappresenta il tramite tra l’artista e l’etichetta e spesso consiglia le preferenze dell’etichetta. Un A&R è spesso richiesto per negoziare con gli artisti, cercare compositori e produttori discografici per l’artista, ed organizzare le sessioni. Nel Regno Unito, prima dell’emersione della figura del produttore discografico, l’A&R Manager sorvegliava le sessioni in studio e si assumeva le responsabilità per eventuali decisioni riguardo alle registrazioni.

È possibile nel 2011 parlare ancora di A&R? Probabilmente sì, ma se si esamina attentamente la cosa, si scoprirà che molte etichette discografiche di rilevanza internazionale hanno oggi in questa divisione personale che prima di ricoprire tale carica aveva lavorato per marche di detersivi, cementifici, prodotti finanziari e …prodotti da forno.

Tutti quanti accomunati da una “grande passione per la musica”.

E se la figura dell’A&R fosse un giorno interamente sostituita dalla gente comune o da un sistema completamente diverso, dove l’artista è centrale? (MySpace in questo senso ha insegnato tanto in merito.)

Quello che è sicuro è che il futuro è davvero appena cominciato e ci aspettano grandi evoluzioni da qui a venire.

Tablet, iPhone, Nokia e Microsoft: Domande & Risposte

(da “Domande e Risposte” – Il Sole 24 Ore, Sabato 12 Febbraio 2011 a cura di Luca Tremolada)
Cosa significa l’accordo Nokia-Microsoft?
Il produttore finlandese di telefonini Nokia ha stretto un accordo per ospitare sui propri cellulari Windows 7, il sistema operativo mobile di Microsoft. La mossa intende far tornare Nokia competitiva in un mercato che è cambiato radicalmente con l’ingresso di Apple e la nascita degli smartphone, i cosidetti telefonini intelligenti. Nelle ragioni di acquisto oggi contano sempre di più sistema operativo, applicazioni e software. Ecco perché l’accordo di Nokia vuole rispondere alla sfida lanciata da Apple e Google che con iPhone e il sistema operativo Android hanno cambiato gli equilibri del mercato.

Chi vince e chi perde nel mondo dei produttori di telefonini?
Nokia resta il primo produttore al mondo di telefoni ma la sua quota di mercato è passata dal 36% del 2009 al 28,9% del 2010. Samsung in forte ascesa sale al secondo posto (17,6%) seguita Lg (7,1%), Research in Motion (3%) e Apple al 2,9%. Va ricordato che Apple produce solo un modello di cellulare, l’iPhone.

Come è l’andamento della telefonia mobile?
Secondo le rilevazioni del centro di ricerca Gartner, nel mondo ci sono 1,6 miliardi di telefonini, il 32% in più rispetto al 2009.
A trainare la crescita sono gli smartphone, ovvero i cellulare più sofisticati e più costosi. Tra questi si annoverano Blackberry e iPhone.

Perché sono così importanti i sistemi operativi?
I sistemi operativi – il software che governa le funzioni del cellulare – sono divenuti determinanti perché grazie agli store consentono ai cellulari di svolgere funzioni diverse e più sofisticate. Gli smartphone si collegano a internet, gestiscono la posta elettronica, permettono di scattare fotografie, filmati, registrano la voce, riproducono la musica e i video.
Come piccoli computer consentono anche di scirvere documenti. Questa potenzialità di funzioni ha cambiato il mercato.

Quali sono i sistemi operativi?
Se concentriamo lo sguardo sugli smartphone, Symbian di Nokia resta leader con una quota superiore al 30 per cento. Ma sta perdendo terreno. Segue Android, il sistema operativo di Google adottato su Htc, Samsung, Lg e altri produttori orientali.

Cosa è un app store?
Uno store è un negozio virtuale dove gli utenti possono acquistare dei servizi. Le applicazioni (o software) possono essere gratuite o a pagamento. Il modello di business varia da piattaforma a piattaforma. Apple trattiene il 30% del prezzo di acquisto per ogni download.

Cosa è una web app e perché rischia di rimettere in discussione gli equilibri.
La web app è una applicazione che non deve essere installata, opera nel browser e si appoggia a internet per funzionare.
In sostanza non ha bisogno di uno store per essere caricata sul cellulare. Basta un browser, ovvero il servizio per navigare su internet. Un esempio di web app è rappresentato da Google Documents, una suite di produttività che si trova disponibile su internet e consente tra le altre cose di scrivere documenti di testo. Le web app si basano su linguaggi come Html5 e Java. Per chi sviluppa programmi, scrive una volta sola il software rappresenta un vantaggio sia in termini economici che tecnici. Una app di questo tipo si rende immediatamente disponibile per qualsiasi telefonino o tablet. Occorrerà capire se e quanti sviluppatore sceglieranno di scrivere programmi fuori dagli store.

EMI: mangiata dalla Banca

EMI Music

Emi Music

EMI, la quarta etichetta major del mondo è ora controllata al 100% da una delle più grandi banche americane (Citi), assieme alla divisione publishing. Come previsto, Citigroup ha assunto il 100% di EMI Group Ltd., dal finanziere inglese Guy Hands e del suo gruppo Terra Firma, in una mossa di ristrutturazione che ha visto un taglio del debito da quasi 5.5 miliardi di dollari a meno di 2 miliardi di dollari. Nella speranza di assumere una positiva attitudine nei confronti dei media e non solo, di fronte ad una notizia del genere, il CEO di EMI Roger Faxon ha dichiarato:

“La ricapitalizzazione di EMI da parte di Citi è un passo estremamente positivo per la compagnia. Ci ha dato uno dei più robusti bilanci nell’intera industria con un modesto livello d’indebitamento e sostanziale liquidità. Con tali premesse, confidiamo nelle nostre abilità di muovere la nostra azienda in avanti, da ora in poi.”

Quale che sia il bilancio finanziario ora a disposizione di EMI, è difficile pensare che una banca possa essere interessata a possedere o mandare avanti una major discografica, lasciando prevedere che entro breve EMI potrebbe essere venduta, quasi inevitabilmente in varie sezioni e pezzettini.

Midem: 3 punti di vista sul futuro

Tutto ciò di cui si è parlato al Midem 2011 conclusosi lo scorso Giovedì ha riguardato prevalentemente lo sviluppo di servizi legati al “Cloud Computing” ovvero servizi e strumenti che offrono contenuti ed intrattenimento, senza bisogno di dover scaricare permanentemente, ma accessibili ovunque e su qualsiasi dispositivo mobile, in qualsiasi momento. Sony ha dato il via annunciando il lancio del suo servizio Qriocity e molte altre aziende hanno utilizzato il Midem per espolorare, promuovere e sviluppare la digitalizzazione globale dell’industria musicale. I principali protagonisti del Midem di quest’anno hanno quindi lasciato un loro commento finale su questa manifestazione e sulla loro idea del come sarà l’industria musicale da qui al prossimo futuro.

Mark Mulligan

Mark Mulligan

Mark Mulligan è il Vice-Presidente e Direttore delle Ricerche per la Forrester Research, nonchè uno dei maggiori esperti su media e mercati digitali.

Dichiara: “Il trend che ho osservato quest’anno al Midem è stato quello di una maggiore constatazione del fatto che noi viviamo in un periodo dove l’esperienza è tutto. È l’esperienza ad essere diventata il prodotto che funziona su tutti. Abbiamo visto questo preciso fattore in un sacco di convegni. Nell’industria musicale odierna, dove chiunque possiede lo stesso catalogo di milioni di brani e simili limitazioni all’uso all’interno dei dispositivi, non c’è molto che differenzia un negozio o un servizio da un altro, eccezion fatta per le limitazioni che ciascuno store impiega. Non vi sono abbastanza aziende che si concentrano sul “dal servizio al dispositivo”; Apple e Spotify sono eccezioni a questo. Quest’anno al Midem vi sono un sacco di servizi che stanno aiutando artisti a sviluppare le relazioni con i consumatori e così via — SoundCloud ne è un esempio. Cosa è realmente importante per le nuove aziende è che s’indirizzino a specifiche nicchie, specifici canali e attente a ciò che già esiste sul mercato.

Basandosi su ciò che sarà il business nel futuro, osservando il Midem di quest’anno, se questo fosse un mercato dove non ci fosse una situazione in cui 4 grosse compagnie si spartiscono l’80% della torta, il mercato probabilmente sarebbe cambiato radicalmente molto prima. Per via di questo dominio, il business non stà cambiando in fretta. Guardiamo per un secondo alle altre industrie – l’industria della telefonia mobile ad esempio – e scopriamo che Nokia è passata dall’essere leader di mercato al terzo posto, in soli 5 anni per via dello sviluppo di nuovi smartphone. Ma le cose non stanno per cambiare così drammaticamente nel business musicale. Il comportamento del consumatore si muove molto più velocemente del mercato: maggiori problemi affligeranno ancora questa industria, mentre il digitale fatica a decollare e ci saranno probabilmente ancora 2 o 3 anni di dolori da sopportare da parte delle major discografiche, prima che loro cambino. Ciò che succederà è qualcosa come l’arrivo di servizi di musica illimitata a 5 Euro o meno. Quando questo accadrà, è lì che si potrà davvero focalizzare l’attenzione per prodotti basati sull’esperienza dell’utente. Detto questo, tutto ciò sembrerebbe un buon affare economico: ed è molto di più di ciò che attualmente spendono moltissime persone per l’acquisto di musica. E vi sono molti altri servizi che competono in quella fascia di prezzo: broadband (internet), pay-tv e servizi integrati alla telefonia mobile ad esempio.

Infine Mark conclude: “Come consulente, ho notato che il tono delle conversazioni a questo Midem è cambiato, particolarmente in riferimento alle compagnie tecnlogiche ed ai fornitori di servizi. Loro ora dicono di riconoscere l’importanza dell’esperienza da parte del consumatore e la necessità di essere flessibili. Ma non ho ancora visto cambiamenti radicali in questo senso, solamente evoluzioni.

Alexander Ljung

Alexander Ljung SoundCloud CEO

Alexander Ljung è il fondatore e amministratore delegato della piattaforma SoundCloud.

Alla domanda “Quali sono le tendenze emerse nell’edizione Midem di quest’anno?” lui ha risposto:

“Ho visto più start-up lavorare su grandi idee che si pongono l’obbiettivo di facilitare la creazione musicale per chiunque ne sia interessato. Questa è un’area che penso sia davvero entusiasmante, dato che il processo creativo musicale tradizionale stà incontrando tempi difficili. Ora abbiamo sempre più strumenti disponibili per i creatori “casuali”, il che rende accessibile a più persone il processo creativo, diventando loro non solo “ascoltatori passivi” ma in realtà diventando sempre più attivi nella creazione musicale. A margine di questo, ho sentito un’attitudine più positiva in ciò che il futuro ci riserverà ed è molto entusiasmante vedere un generale interesse  alle nuove tecnologie e probabilmente ciò sarà un fattore cruciale ed un componente positivo per il futuro dell’industria musicale.

Alla domanda “Ci sono un sacco di nuove startup al Midem di quest’anno. Qual’è il tuo consiglio a qualcuno che entra oggi nel music business?” Alexander risponde: “La musica è amata da tutti, il che significa che c’è un grande interesse non soltanto nell’ascoltarla o nel realizzarla, ma anche nel costruire prodotti, servizi ed aziende legate ad essa. Per questo motivo, molti business potrebbero avere potenzialmente idee simili a quella di un altro, pertanto capire pienamente il panorama nel quale si opera e chi e cosa sono i tuoi competitori è un fattore predominante. Se stai costruendo un prodotto e non conosci esattamente cosa c’è là fuori di già esistente non sarai preparato e potrai avere vita molto dura per sopravvivere e creare un impatto. Mi piace considerare questo da un punto di vista di un utente. Immagina il tuo cliente che stà cercando un servizio che tu consegni: quali altri servizi troverebbe? Quali altri servizi prenderebbe in considerazione? Come paragnorebbero il tuo servizio contro il tuo? A meno che non sia molto chiaro il motivo alla base del perchè loro dovrebbero sceglierti, potresti ficcarti in un mare di guai. A lato di questo, consiglierei a chiunque desideri avviare una nuova azienda nel campo musicale, gli direi di farlo per passione. Stai per avere anni di duro lavoro e solamente una vera passione per questo campo è cruciale per essere in grado di alimentare quelle lunghe ore passate a lavorare.

Ad Alexander è stato chiesto inoltre di fornire una visione del business nel futuro, basandosi su ciò che ha osservato al Midem di quest’anno. La sua risposta è stata: “A vedere ciò che nuove aziende hanno creato, partendo dalla loro visione nel realizzare più prodotti per creare musica, credo che il futuro panorama musicale (e i vari business collegati) si muoveranno molto fortemente nella direzione della partecipazione attiva degli utenti finali. La musica è in un certo modo una forma di comunicazione e una comunicazione a senso unico può diventare molto presto noiosa. Avendo invece un dialogo in due direzioni, ciò rende il tutto molto più partecipativo. Pertanto strumenti e modelli di business che si pongono a rendere ciò che noi chiamiamo “fan” in “collaboratori”, trasformeranno radicalmente il processo creativo e, cosa ancora più importante, l’esperienza che le persone avranno con la musica stessa.

Daniel Miller

Daniel Miller Produttore e fondatore dell'etichetta Mute

Daniel Miller è un produttore inglese e fondatore della prestigiosa etichetta Mute, casa di artisti quali Depeche Mode, Erasure, Moby, Nick Cave e molti altri.

Anche lui ha detto la sua dopo aver partecipato all’edizione del Midem di quest’anno.

Il business stà cambiando. E naturalmente l’industria cambia continuamente, ma c’è stato un periodo di relativa stabilità negli anni ottanta e novanta. Stà cambiando nei modi in cui noi abbiamo saputo tutto in merito. Download illegali, negozi che hanno chiuso, più vendite legali online, l’abilità per l’artista di muoversi più indipendentemente. Ci sono un numero di compagnie che stanno cercando di stare tra le etichette ed il mondo esterno, in modo da connettere la musica prodotta al mondo esterno– aggregatori digitali ed altri. Ma non vedo molte nuove etichette discografiche in giro. Ci sono nuove piccole etichette discografiche nel Regno Unito ed in Europa, molto speciifche e spesso finanziate da altre attività. Per esempio, se questa è un’etichetta di musica dance, viene finanziata dal suo capo il quale fà il Dj ogni fine settimana e mette i soldi delle sue serate dentro alla sua etichetta per finanziarla ed i suoi dischi fungono più da strumenti promozionali per il suo lavoro di Deejay, che suppongo sia diventato il suo lavoro principale. Non vedo molte persone entusiasmate dall’idea di far nascere un’etichetta discografica nel 2011.

A Daniel viene fatto notare che quest’anno al Midem vi sono numerose nuove startup e gli viene chiesto di dare un consiglio a chiunque si affacci al business musicale al giorno d’oggi. La sua risposta: “Direi prova e trova un artista in cui tu credi fermamente. Crea una partership con l’artista e digli ‘Stiamo per entrare nel mondo assieme, stiamo per trovare qualcuno che metta fuori il nostro disco, lavorando con tante diverse strutture’. Vorrei quasi chiedergli anche ‘Quanto te la senti di fare tutto questo? Sei preparato a farlo per 24 ore al giorno, e probabilmente non realizzare molti soldi, quantomeno non in un breve tempo? Se ancora non sono scoraggiati a questo punto, allora potrebbero avere una possibilità, perchè questo significherebbe che non si sono ancora dell’idea di arrendersi. In ultimo luogo ci sono persone che creano una gran bella musica e ci sono persone che vogliono ascoltarla. Se queste due cose vengono messe in piedi egregiamente, allora c’è un inizio. Potrebbero volerla, potrebbero possederla, potrebbero voler pagare per averla o meno. Devi stare al passo con i tempi. Noi abbiamo riavviato più volte la nostra etichetta discografica. Oggi  sempre più artisti creano tracce individuali (singoli) per il download e non necessariamente album completi – esattamente come negli anni ’60, come all’alba della pop music – dimostrazione che c’è sempre un’eco del passato, niente è veramente così nuovo.

Sommario della Settimana

Midem LogoMentre il Midem è ancora in svolgimento in Francia, alcune notizie hanno preceduto l’evento della Riviera ed altre sono state confermate durante la fiera stessa.

• Spotify ha comunicato che nel corso del 2010, oltre 61 milioni di dollari di royalties sono state corrisposte agli aventi diritto, autori, editori ed etichette. La settimana scorsa, Spotify ha inoltre siglato un’importante accordo con Sony Music.

• Nel frattempo sono emerse voci di vendita del gruppo Warner Music, seguite poi da altre voci di acquisto da parte di Warner Music del gruppo Emi Music.

• Il canale Rhapsody (Real Networks, Inc.) ha quindi dichiarato l’attivazione di 100.000 nuovi abbonamenti nel corso del 2010.

• Steve Jobs, a capo di Apple ha preso una pausa per motivi di salute. Allo stesso tempo, l’azienda di Cupertino ha dichiarato risultati quadrimestrali più alti che mai della sua storia.

• Sony Music ha lanciato il suo nuovo canale digitale “On-The-Cloud” chiamato “Music Unlimited, Powered by Qriocity“. Il servizio è stato siglato con l’accordo di tutte le major musicali ed i più grandi network indipendenti. Prevede un pagamento mensile (che oscilla tra i 9,99 ed i 12,99) per ascoltare musica illimitata, tramite i dispositivi Sony, quali PlayStation 3, i TV della serie Bravia ed i dispositivi Blue-Ray.

• Nei primi giorni del Midem sono inoltre emerse 2 prime impressioni:
La parola “cloud” assieme alla parola “streaming” sono tra le più gettonate tra gli addetti ai lavori. Tuttavia è alta la frustrazione degli stessi, a causa di licenze assai costose (e richieste per ogni paese) e molto burocratiche.
La seconda notizia riguarda Universal: secondo fonti non confermate il gruppo Vivendi avrebbe l’intenzione (o sarebbero già state prese misure) per licenziamenti destinati a 60 dipendenti della sede americana.

• Il canale “musiXmatch” un sito specializzato nella pubblicazione di testi musicali, ha annunciato partnership con i maggiori editori musicali, tra cui BMG, Kobalt, Universal Music Publishing e Sony ATV, dichiarando di aver così a disposizione il servizio autorizzato più completo sul mercato. Il servizio (ancora in fase beta) permette ai servizi online musicali di aumentare il coinvolgimento di utenti ed ottimizzare il traffico web, utilizzando le parole stesse.

Altre domande e risposte provengono dal meeting MidemNet che quest’anno ha visto la partecipazione di artisti quali Imogen Heap, David Guetta e addetti ai lavori quali Dave Kusek della Berklee College of Music.

Se Imogen Heap ha annunciato un nuovo modo di collaborazione con i fans, dichiarando di voler coinvolgere i suoi fans nell’aspetto creativo delle sue canzoni, scegliendone una ogni 3 mesi, per la pubblicazione di un successivo album, Dave Kusek della Berklee ha quindi parlato di come l’industria sia profondamente cambiata e della domanda più comune di tutte: “Come utilizziamo la tecnologia per intrattenere il pubblico?E se riusciamo ad intrattenerlo”, prosegue Kusek, “come facciamo a fargli acquistare i contenuti?”.

Un executive di una famosa major musicale, nella stessa discussione, ha detto di credere che alla fine l’industria musicale riuscirà a districarsi tra i molti problemi esistenti, ma che la trasformazione di semplici “fan” in “clienti paganti” è ben più difficile rispetto alle iniziali intenzioni degli sviluppatori dei più famosi strumenti tecnlogici oggi a disposizione.
Quindi, cosa esattamente stà funzionando? La risposta può variare da artista ad artista e dipende sempre a quale persona questa domanda viene posta. Il risultato chiaro è che l’intera industria, dal più piccolo artista indipendente al più grande artista internazionale, possono incontrare successi o difficoltà in ciò che funziona (a livello di tecnlogia e di profitto). È la combinazione tra ciò che viene fatto da sè e strumenti tecnologici efficaci a fare la differenza. E questo vale in tutti i casi.

Più notizie ed aggiornamenti sul Midem verranno trasmessi qui prossimamente, alla chiusura della fiera stessa.

IFPI 2011 – Il rapporto sulla musica digitale

Ifpi LogoIFPI ha pubblicato il Rapporto annuale sul mercato digitale.

I dati salienti del rapporto sono qui di seguito elencati, mentre il rapporto completo è scaricabile direttamente dal sito IFPI.

13 – i milioni di canzoni disponibili per la vendita digitale

400 – i negozi legali disponibili nel mondo

4.6 miliardi di dollari – il valore del mercato digitale nel mondo

6% – la percentuale di crescita delle vendite digitali nel 2010
29% – la proporzione del guadagno complessivo delle etichette discografiche, derivante dalla vendita digitale

1000%+ – l’incremento del valore del mercato digitale tra il 2004 ed il 2010

-31% – il calo in termini di valore dell’industria discografica, tra il 2004 ed il 2010

16.5% – la proporzione di utenti internet che hanno acquistato musica legalmente negli Stati Uniti all’interno dell’ultimo quadrimestre 2010 (utenti dai13 anni in sù)

5 miliardi di dollari– l’ammontare stimato che le etichette discografie hanno speso  per lo sviluppo di artisti nel corso del 2009

30% – la percentuale del guadagno delle etichette discografiche, investito in selezione di nuovi artisti e per il marketing

-77% – la stima del calo di vendite di album di debutto tra il 2003 ed il 2010 nella Top 50 mondiale

-12% – il calo in termini di guadagno dei 50 tour più grandi del 2010

-17% – il calo del numero di persone impiegate come musicisti in America tra il 1999 ed il 2009

1.2 millioni – una proiezione del numero di posti di lavoro persi a causa della pirateria in Europa, entro il 2015

240 miliardi – la stima di perdite di vendite cumulative all’interno delle industrie creative europee, dovuto alla pirateria, tra il 2008 ed il 2015

0 – il numero di artisti spagnoli che hanno debuttato nella classifica annuale spagnola (Top 50) nel corso di tutto il 2010

-45% – Il calo del numero di uscite domestiche in Messico tra il 2005 ed il 2010

Apple e le recenti statistiche

Senza ulteriore commento, ecco le più recenti statistiche riferite all’universo Apple ed i suoi prodotti.

o 275 milioni di iPod ora venduti.

o Più di 11.7 miliardi di canzoni vendute da iTunes Store.

o Oltre 450 milioni di episodi TV, 35 milioni di ebook, 100 milioni di film venduti.

o 300 Negozi Apple ora aperti in tutto il mondo. 300 Apple Stores now open worldwide.

o 160 milioni di account iTunes attivi, in 23 paesi.

o 120 milioni di sistemi iOS venduti (include iPhone, iPad ed iPod touch)

o Oltre 1.5 miliardi di video games ed applicativi d’intrattenimneto venduti, soltanto per iPod Touch.

La musica in streaming: l’opinione di Steve Purdham (We7)

Riportiamo di seguito una recente intervista di Steve Purdham, manager di We7, uno dei più longevi servizi di streaming musicale, co-fondato da Peter Gabriel e uno dei tanti canali digitali a disposizione di Wondermark dal 2007.

“Circa il 70% degli uttenti di We7  sono nel range dai 16 ai 25 anni e tali persone sono invariabilmente quelle che sono state attratte storicamente dal fenomeno della pirateria. Per noi avere 3 milioni di utenti, un sacco dei quali rientra proprio in quel target, dimostra che le persone vogliono avere le cose facili quando si tratta di consumare musica. Un sacco delle persone che si iscrivono ai nostri servizi “Premium” sono maschi over 30, anche se è un pò troppo presto per dire se questo sia effettivamente un trend. Storicamente sono state proprio quelle persone che acquistavano musica.

E tuttavia ho una figlia di 19 anni e se lei deve scegliere come spendere i suoi 5 Pound, sò quale sarà la sua scelta tra il bar o la musica. Quindi il tutto si riassume nel packaging (“confezionamento” ndt): la valutazione delle cose importanti differisce tra un 31enne ed una diciannovenne.

Io credo fermamente che ciò che è a disposizione dell’utente finale non sia soltanto un’offerta isolata, ma un gamma di offerte. Abbiamo un’alta popolazione di utenti posizionati nel target dei 16 ai 25 anni che scelgono di arrivare su di un sito pieno zeppo di pubblicità! Amano l’idea, moralmente ed intellettualmente, che gli artisti siano pagati. Loro danno valore alla musica e la vogliono ascoltare — ma non possono permettersi di acquistarla.

I servizi Ad-Funded (“finanziati dalla pubblicità” n.d.t.) non è musica gratis: questo è un punto chiave. L’ammontare di denaro che paghiamo alle etichette discografiche è grande. Questo modello è oramai in giro da lungo tempo. Le Radio appaiono “gratuite” agli occhi della gente, ma questo non è vero: il servizio è pagato dalla licenza a trasmettere o dalla pubblicità. E le radio non hanno ucciso l’industria musicale. Tutto è riassumibile nel come le cose sono confezionate agli occhi del pubblico.

Quindi non credo che la musica dovrebbe essere gratuita: credo che la musica debba essere pagata. Ma le persone dovrebbero avere la scelta di far sì che altra gente paghi per lei. Questa è tutta un’altra storia.

È inoltre importante riconoscere che tutti i business musicali finanziati dalla pubblicità non sono la stessa cosa. Qtrax, iMeem, LaLa, iLike e Spiral Frog erano tutti esempi di compagnie che hanno costruito una visione che era “puoi avere la musica”, ma non ne hanno fatto un business redditizio.

Noi abbiamo recentemente raggiunto il traguardo del primo intero mese dove tutta la musica on-demand riprodotta sul nostro sito è stata pagata interamente dalla pubblicità che ruotava intorno. Abbiamo più confidenza man mano che andiamo avanti che tutto questo abbia un senso: ma ora il tutto aumenta su una scala esponenziale: vendere un sacco di pubblicità. Potremmo costruire un grande team di pubblicitari, o potremmo allearci con qualcuno che lo fà di mestiere.

Che è ciò che abbiamo recentemente fatto tramite la nostra partnership con Yahoo. È un segnale positivo che dimostra che possiamo far fruttare questo modello di business. Siamo passati rapidamente da 3 ragazzi addetti alle vendite ad oltre 100 pesrone che lavorano sul nostro account.

Chiunque può regalare musica, ma la parte difficile è farla pagare. Un sacco di persone combattono le etichette, specialmente quelle major. E sebbene le indipendenti siano state sempre di supporto per noi, allo stesso tempo non ce l’avremmo fatta ad arrivare sino a dove siamo ora, senza il loro catalogo.

Circa il 95% di ciò che le persone ascoltano è nel 10% del nostro catalogo “Top” e le major detengono il 90% di ciò che è contenuto in quel 10%. Il fatto è dimostrabile da gente come Rob Wells dell’Universal, Ged Doherty della Sony o John Reid alla Warner. Tutti loro hanno corso dei rischi.

Vedo comunque dei cicli andare e venire. Quando ho visitato il Midem di Cannes a Gennaio 2007 e cominciai a parlare di musica gratuita finanziata dalla pubblicità e vendibile in Mp3 apparivo come il demonio re-incarnato! “Niente di tutto ciò avrà mercato! Sparisci e muori!” era l’atteggiamento.

Ci sono voluti 18 mesi per realizzare contratti con tutti. Ma ce l’abbiamo fatta.

Molte persone infine commentano sulle recenti dichiarazioni di Edgar Bronfman Jr. riguardanti la musica finanziata dalla pubblicità. Penso tuttavia che queste persone abbiano letto male le sue parole. Lui parlava ai suoi investitori e diceva che nei prossimi 12 mesi riceverà i maggiori guadagni dai servizi in abbonamento. Questa è logica allo stato puro. Tutto ciò che ha detto è che i servizi finanziati dalla pubblicità non hanno ancora creato un beneficio positivo all’industria discografica. Non ha dato per scontato che questo non potrebbe diventarlo in futuro.

Quello che è importante è che il consumatore oggi ha scelta. Se crei la situazione dove puoi scegliere di ascoltare gratuitamente (finanziando la musica con la pubblicità) o di passare in abbonamento, ed il consumatore è al controllo di questo, tu massimizzerai il numero di persone che si abboneranno e aumenterai al massimo il numero di persone che usciranno definitivamente dal mondo della pirateria musicale.

Ad ogni modo, il minuto in cui tu metti restrizioni a quel tipo di controllo, tu sei in pericolo. Se dicessimo ai nostri utenti che possono ascoltare solo 10 canzoni, e poi devono pagare 4.99 Pound al mese, questi utenti passerebbero ad altri servizi come GrooveShark o altri servizi che non dispongono di licenze.

Il modello “Gratis” è eccezionalmente importante. I servizi finanziati dalla pubblicità portano le persone fuori dal “sommerso”: loro ascoltavano musica prima e noi abbiamo fatto in modo che 3 milioni di essi lo facciano in maniera legale e facendoli sentire moralmente a posto. Una percentuale di loro diventerà abbonato: ma se si cerca di forzarli ad abbonarsi per forza loro andranno da qualche altra parte.

Steve Purdham

Nokia Music India

Nokia Music Store sbarca in India, (l’annuncio è stato dato dalla stessa Nokia alla recente Music Connects Conference, lo scorso 26 Agosto). Nokia ha inoltre siglato diverse partnership con le principali major ed etichette indipendenti locali, tra cui Tseries, Yashraj Music, Saregama, Big Music e Venus, oltre che un accordo con la Indian Music Industry, l’associazione che riunisce i produttori discografici indiani. Nokia ha inoltre annunciato che il suo servizio “Comes with music” sbarcherà in India a fine anno. L’estensione di Nokia Music Store raggiunge quindi un totale di 21 paesi, tra cui appunto India, Singapore, Arabi Emirati e Polonia, paesi attualmente non ancora coperti dal servizio musicale leader, iTunes Music Store.