Google Plus: una landa deserta

Meanwhile on Google+Anche se Google+ ha raggiunto la soglia dei 90 milioni di utenti registrati, il tempo medio speso sul sito è molto basso.

Una serie di ricerche ed indagini condotte fin dall’estate scorsa portano agli ultimi dati di Dicembre 2011, dove Google+ ha raggiunto ulteriori 49 milioni di nuovi utenti con un incremento del 55%. (Fonte HitWise USA)

Come emerge dalle ricerche sembra tuttavia che Google+ sia usato prevalentemnete dai Googlers (chi è impiegato o orbita molto vicino a Google) e da alcune celebrità e blogger, ma non dalla gente comune.

Da una recente indagine di ComScore questo trend sembra confermato: così come pubblicato sul Wall Street Journal, gli utenti con un PC hanno speso in media 3 minuti al mese su Google+ negli ultimi 6 mesi.

Mettendo a paragone questo dato con altri Social Network si può notare che Facebook ha una media di 7 ore al mese per utente, quasi 90 minuti su Tumblr e 17 minuti su Linkedin. Perfino MySpace supera Google+ con un uso medio di 8 minuti al mese.

A questo punto Google probabilmente risponderà dicendo che Google+ non è un social network: pertanto non sono dati paragonabili. Il punto centrale di Google+ è la raccolta d’informazioni sugli utenti connessi a Google e le loro connessioni sociali in maniera da sviluppare nuovi servizi o migliorare quelli esistenti, quali quelli dedicati alla ricerca.

Ma se anche questa fosse la ragione, se nessuno spende tempo su Google+, allora le informazioni che Google sta raccogliendo non sono molto utili nè accurate.

(Leggi l’articolo originale)

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Google Music con Cloud, Social e Android

Google MusicGoogle Music è stato inaugurato poche ore fa negli Stati Uniti. Come previsto si tratta di una grande piattaforma online per la vendita di tracce musicali che sfrutta tutte le potenzialità della tecnologia cloud. In pratica oltre alla possibilità di scaricare la musica sul proprio PC sono previste opzioni di streaming su più dispositivi e condivisione attraverso il social network Google+. L’azienda non a caso parla della possibilità di “scoprire, acquistare, condividere e godere della musica digitale in modalità innovative e personalizzate”.

“Hanno dovuto fare il loro ecosistema per attirare i consumatori analogamente ad Amazon e Apple”, ha spiegato al New York Times Michael Gartenberg, analista di Gartner. “I servizi cloud personali sono chiave per la domanda dei consumatori. Quindi è normale che Google debba giocarsela qui. Ma dato che sono in ritardo lo devono fare in un modo solo”.

Google Music infatti sfrutta Android Market, a conferma di quanto si mormorava a febbraio, e quindi nasce per approfittare anche dell’incredibile base utenti del mondo mobile e domani tablet. La partenza in ogni caso è con il botto perché grazie agli accordi con EMI, Universal, Sony Music e altri editori (non Warner almeno per ora) l’offerta è di ben 13 milioni di tracce audio. Si parla di artisti del calibro dei Rolling Stones, Coldplay, Pearl Jam, etc. Per di più in questa fase promozionale è prevista una traccia in regalo ogni giorno, da scegliere all’interno di un gruppo selezionato. La nota negativa è che gli attuali accordi licenziatari non rendono Google Music accessibile oltre i confini statunitensi.

A distanza di due giorni dalla presentazione di iTunes Match il pensiero non può che correre ad Apple. “Altri servizi di cloud music ti costringono a pagare per ascoltare la musica che già possiedi”, ha risposto Jamie Rosenberg, dirigente di Google. “Noi no”. E infatti il backup su cloud del colosso di Mountain View è gratuito e consente di trasferire online il proprio completo archivio musicale (massimo 20mila tracce). Purtroppo questa procedura potrebbe risultare inizialmente un po’ lunga, considerato che si tratta di un vero e proprio “uploading”. La buona notizia è che ogni TAG, nominazione o dettaglio legato ai file rimarrà intatto.

Per quanto riguarda l’aspetto commerciale bisogna ricordare che le singole tracce audio si pagano 69 centesimi, 99 centesimi o 1,29 dollari, mentre un album completo costa circa 10 dollari. Nello specificosi tratta di file MP3 a 320 kbps.

Da rilevare poi che gli acquisti si effettuano tramite Google Checkout e quindi una procedura che prevede l’uso della carta di credito, ma se si è clienti dell’operatore T-Mobile l’addebito avviene direttamente sul conto telefonico.

Dopo l’acquisto le tracce audio volendo si possono condividere con gli amici su Google+. L’aspetto interessante è che il proprio archivio su cloud è accessibile anche tramite i dispositivi Android (almeno 2.2) – a patto ovviamente che dispongano dell’App Google Music. Purtroppo per ora non è possibile acquistare tramite cellulare, ma Google ha assicurato che questo rappresenta il prossimo passo evolutivo.

(Articolo da Tom’s Hardware)

Google: domani il lancio del suo servizio musicale “on-the-cloud”

Google MusicSeguendo le orme di Amazon che ha recentemente lanciato un servizio di storage online “on-the-cloud”, Google si appresta a lanciare il proprio servizio, stando a quanto riportato da un articolo del Wall Street Journal. Similarmente ad Amazon, Google lancerà tale servizio senza il supporto o accordi con etichette majors.

Stando sempre a quanto riportato dal Wall Street Journal, Google intende partecipare alla prossima generazione di business per lo storage e l’ascolto musicale con un servizio che funziona proprio come un hard-disk remoto.

La mancanza di licenze con etichette majors indica soltanto che il servizio musicale di Google non avrà l’abilità di vendere musica. Invece, permetterà agli utenti di caricare le proprie librerie musicali e di riprodurle “on-the-cloud” nei dispositivi Android e su Siti Web. Per evitare pirateria ed abusi, agli utenti non sarà permesso di scaricare permanentemente i brani nei dispositivi collegati al servizio.

Stando a quanto riporta All Things Digital, il servizio verrà lanciato su una base d’invito da domani e permetterà agli utenti di caricare e conservare fino a 20.000 brani gratuitamente.

Diversamente Apple (la quale ha recentemente firmato un accordo con Warner Group per lanciare il proprio servizio “Cloud”) stà attualmente discutendo vari accordi con etichette majors in questi giorni. I più informati dichiarano che il lavoro tecnico per il lancio è oramai concluso e si potrà attendere un lancio ufficiale entro i prossimi 2 mesi.

Google Promette: Rimozione dei contenuti illegali entro 24 ore

Google promette di rispondere alle notifiche di rimozione entro 24 ore. Ciò è parte di una combinata iniziativa che includerà film, musica, programmi televisivi, videogames ed industrie collegate. “Rispondiamo molto velocemente a richieste di rimozione e abbiamo migliorato le nostre procedure”. Kent Walker prosegue dichiarando “Tuttavia, così come la dimensione del Web cresce, ed il numero di richieste di rimozione di contenuti protetti da copyright cresce, stiamo lavorando per sviluppare nuovi modi per indirizzare al meglio questo tipo di problema”.

I passi che seguono stanno alla base di queste nuove iniziative di Google:

1) Google agirà su affidabili “Richieste di Rimozione” entro 24 ore: questo è un dato che rispecchia la media e Google stà pianificando di rendere il processo ancora più semplice.

2) Termini associabili e vicini alla pirateria non saranno inclusi nella procedura “AutoComplete”

3) Le regole anti-pirateria praticate dal sistema AdSense verranno migliorate

4) Google sperimenterà una funzione per la creazione di “Anteprime Autorizzate del Contenuto”, all’interno dei risultati di ricerca

Per avere un’idea sulla quantità di contenuti ricevuti giornalmente da Google, Walker ricorda che “(…)più di un trilione di siti internet unici esistono su Web e più di 35 ore di video vengono caricate su YouTube, ogni minuto, di ogni giorno dell’anno”.

Maggiori dettagli sul rinnovo delle procedure di rimozione di contenuti non leciti, praticata da Google, si può visionare il Post originale all’interno del Blog Ufficiale di Google.

Google Music (a Natale?)

Google Music on Christmas?Stando a quanto riferiscono le varie fonti di notizie (qui), Google è in procinto di lanciare un nuovo servizio musicale entro Natale: il servizio prevederebbe sia la vendita di canzoni che un servizio di “Cloud Storage” che permetterebbe agli utenti di riprodurre la propria libreria musicale, ovunque si trovino. Stando sempre alle voci di corridoio, alcuni discografici credono che Google Music diventerà il primo e vero competitore di iTunes, in grado di fronteggiare e/o scalzare anche Amazon.com.

“Se riescono nel progetto, questo velocizzerà la transizione dalla fase di musica “da avere” alla musica “da avere ovunque ci si trovi” ha dichiarato Ted Cohen, ex capo digitale in EMI che attualmente dirige la TAG Strategic Partners.

…e Google soffre l’avanzata di Facebook

Facebook supera Google e si afferma come il sito più popolare fra i navigatori americani. Un sorpasso storico, raccontato dal Financial Times citando i dati della società di ricerca Hitwise, secondo la quale la scorsa settimana Facebook – per la prima volta – ha sorpassato Google catturando il 7,07% dei navigatori contro il 7,03% di Mountain View. Un totale del 14% dei clic statunitensi, ma ora a ruoli invertiti. Lo scorso anno solo il 2% dei navigatori americani frequentava Facebook: il balzo indica come la rete stia diventando più sociable e meno searchable. Anche perché chi si trova dentro il sottoinsieme della rete rappresentata dal sito di social network, spesso smette di utilizzare – o comunque frequenta molto meno – la Rete con la “r” maiuscola, Internet. Non è certo un caso che proprio Mountain View, il mese scorso, abbia lanciato ufficialmente Buzz, il proprio sito sociale.

Le visite al sito di Mark Zuckerberg nell’ultimo anno
sono aumentate del 185%, mentre il traffico di Google sarebbe sostanzialmente invariato: la previsione degli analisti è dunque che il sorpasso non sia momentaneo, ma anzi sia destinato non solo a confermarsi, ma che le distanze tra i due colossi vadano man mano ad allargarsi nei prossimi mesi. Gli utenti di Facebook d’altronde sono raddoppiati in poco tempo, passando dai 200 milioni dell’aprile scorso ai 400 milioni di questo febbraio. E a livello globale, i navigatori rete hanno trascorso in media 5 ore e mezza sui siti di social network in dicembre 2009, ovvero l’82% in più rispetto all’anno precedente.

Il sorpasso in questione, come nota lo stesso FT e alcuni blogger, riguarda esclusivamente i conteggi calcolati sulle rispettive home page dei due siti, dunque Google.com e Facebook.com. E come hanno notato anche i lettori, non capita di rado effettuare ricerche sul motore senza passare dalla sua home page. Se infatti il dato americano viene calcolato su tutti i siti di proprietà di Google, il web realizzato a Mountain View è ancora dominante – e in crescita – nel mercato Usa: 11,03% del totale dei siti navigati nel mese di febbraio, contro il 10,98% del mondo-Yahoo! e, appunto, il 7,07% di Facebook.

YouTube estende il suo programma pubblicitario agli artisti indipendenti

Durante l’evento SXSW (South by Southwest) che si stà tenendo in questi giorni ad Austin, Texas, YouTube ha annunciato quest’oggi l’estensione del suo programma pubblicitario agli artisti indipendenti. Un passo che si muove in direzione di estendere i propri programmi pubblicitari già esistenti e che fino ad oggi erano riservati ad etichette ed editori major.

La pagina ufficiale per richiedere e iscriversi come nuovo partner YouTube musicale è disponibile qui.