7 novità cruciali da conoscere in merito alle nuove pagine Facebook

Il prossimo 31 Marzo Facebook cambierà definitivamente l’impostazione grafica di ogni Pagina Prodotto (ovvero quella pagina dedicata a marchi, prodotti, artisti, ed altro) introducendo il concetto di “Timeline”, esattamente come accade già per i profili personali. Queste modifiche andranno a colpire profondamente il layout di qualsiasi pagina realizzata e soprattutto quelle che fanno largo uso di Landing Tab. Andiamo a conoscere le 7 novità cruciali che fanno parte di questo cambiamento:

1. Le Tab “Default” Spariscono

Facebook ha rimosso permanentemente la possibilità di creare “Landing Tab”. Le nuove Tab potranno avere una larghezza di 768 pixel.

2. Le foto, i Likes (Mi Piace), e le App sono visualizzate in alto nella pagina

Le fotografie ora sono visualizzate nel primo spazio: tuttavia è possibile cambiare l’ordine in modo da visualizzare ciò che interessa di più alle persone. Ora è possibile mostrare un massimo di 12 Apps: pertanto è fondamentale inserire le più importanti all’inizio.

3. È possibile contrassegnare con un “Pin” il post preferito

Con le nuove Pagine Facebook passa il mouse sopra una storia e fai clic sull’icona della stella per rendere il messaggio più evidente. Fai clic sull’icona della matita per segnare l’elemento nella parte superiore della pagina, nasconderlo o eliminarlo del tutto.

4. Il nuovo pannello Amministratore

Tieni sotto controllo l’attività della tua pagina dal nuovo pannello amministratore: puoi rispondere quando le persone scrivono sulla tua timeline e vedere gli ultimi dati inerenti all’accesso della tua pagina.

5. Messaggi diretti

Ora le persone possono contattarti mediante la tua pagina, usando i messaggi. Le notifiche che riguardano nuovi messaggi in arrivo compariranno alla destra del tuo pannello amministratore.

6. Foto-Copertina

La foto copertina per la tua pagina Facebook può arrivare fino ad un massimo di 850 pixel (larghezza) x 315 pixel (altezza).

Attenzione a ciò che la tua copertina NON può visualizzare, stando ai nuovi termini e condizioni riservate alle Pagine Facebook:

• Informazioni che indirizzano all’acquisto o dettagli riguardanti prezzi di prodotti e servizi (ad esempio: “50% di sconto ai nuovi fan“), oppure “Scaricalo sul nostro sito ufficiale

• Informazioni di contatto, quali: indirizzi di siti web, indirizzi email, indirizzi postali o altre informazioni che devono invece essere inserite nell’apposita sezione “Info” o “About“.

• Riferimenti a elementi grafici di proprietà di Facebook (ad esempio inserire il logo “mi piace” o il logo Facebook)

• Frasi che indirizzino ad un’azione: quali “Acquistalo subito“, “Scaricalo adesso“, “Dillo ai tuoi amici“, etc.

Google Plus: una landa deserta

Meanwhile on Google+Anche se Google+ ha raggiunto la soglia dei 90 milioni di utenti registrati, il tempo medio speso sul sito è molto basso.

Una serie di ricerche ed indagini condotte fin dall’estate scorsa portano agli ultimi dati di Dicembre 2011, dove Google+ ha raggiunto ulteriori 49 milioni di nuovi utenti con un incremento del 55%. (Fonte HitWise USA)

Come emerge dalle ricerche sembra tuttavia che Google+ sia usato prevalentemnete dai Googlers (chi è impiegato o orbita molto vicino a Google) e da alcune celebrità e blogger, ma non dalla gente comune.

Da una recente indagine di ComScore questo trend sembra confermato: così come pubblicato sul Wall Street Journal, gli utenti con un PC hanno speso in media 3 minuti al mese su Google+ negli ultimi 6 mesi.

Mettendo a paragone questo dato con altri Social Network si può notare che Facebook ha una media di 7 ore al mese per utente, quasi 90 minuti su Tumblr e 17 minuti su Linkedin. Perfino MySpace supera Google+ con un uso medio di 8 minuti al mese.

A questo punto Google probabilmente risponderà dicendo che Google+ non è un social network: pertanto non sono dati paragonabili. Il punto centrale di Google+ è la raccolta d’informazioni sugli utenti connessi a Google e le loro connessioni sociali in maniera da sviluppare nuovi servizi o migliorare quelli esistenti, quali quelli dedicati alla ricerca.

Ma se anche questa fosse la ragione, se nessuno spende tempo su Google+, allora le informazioni che Google sta raccogliendo non sono molto utili nè accurate.

(Leggi l’articolo originale)

7 punti per il tuo passa-parola sui media sociali

Anche se il tuo nome è “famoso”, la promozione tramite media sociali (Facebook, Twitter, YouTube, etc.) è un passo vitale per far sapere che esisti e che continui ad esistere.

È vero che il nome, da solo, può portare un sacco di visibilità immediata: ma è pur sempre vero che bisogna continuare a generare visibilità e continuare a ricordare alle persone chi sei e da dove vieni, anche quando si dispone già di un’ampio pubblico.

Il modo migliore per iniziare (o continuare) ad avere visibilità sui media sociali, non è solo passare per Radio o TV o partecipare ad un talent show: bensì il modo migliore è quello di continuare a generare il passa-parola e comunicare constantemente con la propria community di fan e supporters a prescindere da quanti fan si ha a disposizione.

A questo proposito, se vuoi cominciare ad attivare (o mantenere) un passa-parola efficace poniti queste 7 domande e scopri quali di questi punti puoi migliorare immediatamente:

1) Ho una buona canzone/progetto/storia da raccontare?

2) Le persone interessate possono mostrare il loro coinvolgimento al progetto, in modo visibile?

3) Sto offrendo qualcosa di nuovo, d’innovativo di cui far parlare di me?

4) Lascio che i miei supporters siano creativi o partecipino al processo creativo?

5) Invito le persone a partecipare ai miei eventi o presentazioni?

6) Sto offrendo a queste persone qualche tipo di bene o valore, in cambio al loro supporto?

7) Gli sto ricordando di passare-parola?

Questi sono semplici passi, ma efficaci per cominciare e continuare a creare un passa-parola funzionale.

36 modi per guadagnare con la tua musica

PianoMolte persone che creano musica a livello professionale sono convinte che i guadagni derivanti dalle proprie canzoni provengano da 2 o 3 direzioni soltanto. Principalmente viene ritenuto che la musica porti guadagno dalle vendite dei dischi (sia fisici che digitali) e dai proventi dei diritti d’autore oppure anche dai proventi derivanti da eventuali utilizzazioni della propria musica per uso pubblicitario, cinematografico o per programmi televisivi (ovvero le “sincronizzazioni”).

È interessante notare, invece, che esistono ben 36 fonti di guadagno possibili dalla musica. Per differenze di legislazione da un paese all’altro, inoltre, esistono molti fattori che ai più sono sconosciuti e che contribuiscono a creare confusione nella testa di chi dovrebbe invece conoscere bene queste informazioni.

Cerchiamo quindi di analizzare in questo articolo riassuntivo, ciascuna fonte principale di guadagno derivante dallo sfruttamento di opere musicali, dividendole e raggruppandole per categorie d’interesse specifiche:

CANTAUTORI E COMPOSITORI

1. Anticipo Editoriale: ovvero un anticipo in denaro da parte di un’editore che desidera acquisire i diritti editoriali del tuo progetto (o di un solo brano) musicale.

2. Diritti Fonomeccanici (DRM): Royalties derivanti dalla riproduzione delle registrazioni delle tue canzoni – sia in formato fisico che in formato digitale. Pagate all’artista e qualsiasi altro avente diritto, da parte di un’editore, etichetta, SIAE, Harry Fox o altra agenzia.Questa royalties è fissata normalmnete a 9.1 centesimi di dollaro per ciascuna copia della singola canzone (o transazione elettronica/download) venduta.

3. Lavoro su commissione: spesso è un lavoro richiesto per la creazione di una composizione originale come ad esempio una sigla televisiva, un tema per un contest o qualsiasi altro lavoro creato su richiesta di un ente specifico.

4. Royalties derivanti da Pubblica Esecuzione (DEM): Queste sono royalties generate quando la tua canzone viene suonata alla radio, in TV, in discoteca o al ristorante e vengono pagate agli aventi diritto tramite SIAE o altro ente di tutela del diritto d’autore.

5. Composizioni originali per trasmissioni: un jingle originale, una colonna sonora, un lavoro per un documentario, film o pubblicità. Tutti questi lavori rientrano in questa categoria.

6. Licenze di Sincronizzazione: questo utilizzo riguarda spesso un’opera esistente e già pubblicata per un utilizzo in ambito televisivo o cinematografico, o ancora per l’utilizzo in video-games, in sottofondi per siti web o per uso pubblicitario. I proventi di questa utilizzazione sono pagati agli aventi diritto tramite un editore o una casa discografica o tramite un accordo diretto tra case di produzione (case di pubblicità, cinematografiche o televisive) nel caso non si abbia un’editore alle spalle.

7. Vendita di spartiti: guadagni generati dalle vendite di spartiti musicali. Questo tipo di proventi spesso vengono pagati agli aventi diritto da un’editore.

8. Guadagni dalle suonerie per telefoni cellulari: questi guadagni sono generati dalla licenza della tua musica per questo particolare utilizzo: le royalties vengono pagate agli aventi diritto tramite un’editore, un’etichetta o tramite contratto diretto con distributore digitale, Harry Fox Agency o altra agenzia.

9. Premi Speciali per Autori/Compositori: all’estero vi sono alcuni premi organizzati dalle società di tutela del diritto d’autore. Un esempio è l’Ascaplus Awards Program, un premio dedicato ad autori di qualsiasi genere musicale le cui performance e i proventi maturati siano prevalentemente al di sotto di una certa soglia.

10. Liquidazione da un’editore: come previsto da un’eventuale risoluzione dopo una disputa contrattuale.

CANTANTI/ARTISTI ESECUTORI (Performers)

11. Stipendio quale membro di orchestra o Esemble.

12. Spettacoli/Proventi da Performances: guadagni generati durante concerti o esibizioni live.

13. Anticipo Discografico: una somma pagata da un’etichetta discografica, prima che le vendite siano effettivamente maturate, a titolo di anticipo per la firma di un contratto.

14. Budget Discografico di sostegno: soldi a supporto di registrazioni o supporto per Tour discografici, pagati agli artisti dall’etichetta discografica.

15. Vendite Fisiche: guadagni generati dalla vendita di musica fisica, nei negozi o tramite ordini postali. Pagati all’artista o esecutore da un’etichetta o da un distributore o da un servizio digitale quale il nostro.

16. Vendite Digitali: guadagni generati dalla vendita digitale/online. Queste royalties vengono pagate all’artista o esecutore da un’etichetta discografica o tramite aggregatore/distributore digitale.

17. Vendite ai Concerti: guadagni generati dalla vendita di dischi ai propri spettacoli o esibizioni live. Queste royalties vengono immediatamente pagate dai fan direttamente agli artisti.

18. Servizi Interattivi: guadagni generati quando la tua musica è trasmessa in modalità “streaming” tramite servizi specifici (ad esempio: Spotify, Last.fm, Rhapsody, etc.) Queste royalties vengono pagate all’artista o esecutore all’etichetta discografica, o tramite aggregatore/distributore digitale. 

19. Royalties di Esecuzione Digitale: queste royalties vengono corrisposte quando la tua musica viene suonata in radio via internet come ad esempio Sirius XM, Pandora, etc. Queste royalties vengono raccolte e pagate da SoundExchange in America.

20. Royalties di Performance Estera: se i tuoi brani vengono riprodotti in tv e radio estere vi sono ulteriori proventi derivanti dall’esecuzione in pubblico (live, tv, radio) che non vengono ripartiti da SIAE. Numerose organizzazioni raccolgono questi proventi e accettano iscrizioni da chiunque ne abbia i requisiti: le principali associazioni sono in Inghilterra  (PPL), Germania (GVL) e Francia (Adami), solo per citarne alcune. È spesso sufficente essere iscritti ad una di queste associazioni per riscuotere proventi esteri in qualsiasi paese.

TURNISTI

21. Guadagno per sessione (musicista/cantante/turnista) per lavoro in studio: guadagni maturati in studio, durante le registrazioni di un progetto musicale. Questi proventi vengono normalmente pagati da un’etichetta, da un produttore o direttamente dall’artista principale, in base alla situazione.

22.Guadagno per sessione (musicista/cantante/turnista) per supporto live: questi guadagni vengono maturati dai turnisti per supportare un evento live. Anche in questo caso i proventi vengono corrisposti direttamente da un’etichetta discografica, da un produttore o direttamente dall’artista principale a seconda dei casi.

23. Diritti per turnisti o artisti non principali: queste royalties vengono raccolte da organizzazioni quali AFM/AFTRA a cui numerosi enti sono iscritti.

INSEGNANTI E PRODUTTORI

24. Insegnante di musica: molti artisti oltre che scrivere canzoni, insegnano musica. Questo è un altro modo per guadagnare, specie se si è dotati di particolari doti e tecniche da insegnare agli altri.

 25. Produttore: guadagni provenienti dalla produzione per altri artisti o per un live setting.

26. Onorari per Conferenze: se di dispone di notevole esperienza maturata sul campo, il conferenziere musicale è una figura richiesta sia nelle Università che in altri settori. Parlare delle proprie esperienze maturate è spesso ricambiato con un onorario.

RELATIVO AL SUPPORTO DI MARCHE-PRODOTTI E SIMILI

27. Vendita di merchandise: guadagni maturati dalla vendita di merchandise del proprio progetto (t-shirts, felpe, poster, etc.). Queste royalties vengono normalmente corrisposte agli aventi diritto, direttamente dai fan (nel caso in cui gli artisti dispongano di un canale di vendita diretto). Diversamente sono royalties raccolte da etichette discografiche o sponsor.

28. Fan Club: soldi generati dall’iscrizione al tuo fan club.

29. YouTube Partner Program: un modo di guadagnare tramite la condivisione dei ricavi pubblicitari derivanti dalle riproduzioni video su YouTube. I proventi vengono pagati da YouTube tramite i propri inserzionisti.

30. Ricavi pubblicitari: qualsiasi altro ricavo derivante da commissioni pubblicitarie presente su propri mezzi (ad esempio banner sul proprio sito che indirizzano a canali quali Amazon, Apple, etc.)

31. Licenza di Marchio: pagamenti derivanti da una marca che utilizza il tuo nome o il nome del tuo progetto.

32. Sponsor di prodotti: pagamenti derivanti da un marchio per la pubblicizzazione della propria immagine associata a quel marchio o marca di prodotti.

FONDI DI SPONSORIZZAZIONE – FAN BASE

33. Fan Funding (Sponsorizzazione dai Fan): Soldi provenienti unicamente da fan per supportare progetti specifici (nuovo album, o tour). Servizi che fanno questo tipo di attività sono Kickstarter o Pledge Music.

34. Sponsorizzazioni: un brand o marca che supportano interamente i costi di un tour o i costi di produzione per una band.

35. Sovvenzioni: da fondazioni o agenzie statali/federali.

ALTRO

36. Amministrazione: Soldi pagati per amministrare e seguire tutti gli aspetti di un gruppo nel quale tu sei membro. Include l’amministrare pagamenti, royalties in arrivo, costi dei tour, riscossione proventi editoriali, etc.

4 consigli per aumentare la visibilità della tua pagina Facebook

Hai notato meno traffico o meno interazione sulla tua pagina Facebook negli ultimi mesi?

Fare in modo che i propri aggiornamenti appaiano nella news feed degli utenti di Facebook è diventato sempre più difficile.

Non ci sono risposte precise sul come Facebook decida di far apparire un aggiornamento piuttosto che un altro, nelle bacheche dei suoi utenti.

Questi che seguono sono solamente alcuni dei suggerimenti sul come far sì che i tuoi messaggi (di una pagina) possano essere visti dai tuoi fan, per dare la massima visibilità.

Consiglio # 1: Insegna al tuo pubblico a guardare i contenuti della tua pagina.
Tu vuoi fare in modo di fornire al tuo pubblico dei buoni contenuti, in modo che la tua audience non si perda nulla. Il modo migliore per fare questo è di lavorare in direzione di costruire dei super-fan. Per fare questo puoi usare queste strategie di marketing.

Quando si forniscono buoni contenuti, interazione sincera e di qualità e un senso di appartenenza ad una community, i tuoi fan verranno a vedere la tua pagina da soli, quando non hanno visto i tuoi messaggi. Siate regolari nella pubblicazione dei post in modo da dare un appuntamento fisso ai tuoi lettori (ad esempio: pubblica i tuoi post tutti i giorni alle ore 10.)
In seguito i tuoi fan sapranno che si stanno perdendo qualcosa e verranno a cercarla sulla tua pagina.
Ma poi cosa succede? Non puoi aspettarti che il tuo pubblico possa venire sempre da te. Questo è il motivo per il quale bisogna seguire il consiglio numero 2.
Consiglio #2: Educa il tuo pubblico a condividere le tue storie nelle loro bacheche.
La buona notizia è che le pagine di Facebook appaiono nel News Feed degli utenti. Le persone hanno quindi la possibilità di scegliere di condividere la storia. Quando qualcuno interagisce con un contenuto, sta implicitamente dicendo a Facebook che quel tipo di contenuto gli interessa e dunque sta chiedendo di riproporre contenuti simili sulla sua home page.

Quando una storia è stata condivisa, c’è un piccolo triangolo blu nella parte alta a sinistra della storia (Foto 1)

Foto 1

Facebook di norma sceglie quali storie riproporti in base alle tue passate interazioni con i contenuti delle pagine: ciò significa che più un utente interagisce con i tuoi contenuti, più Facebook gli riproporrà contenuti che tu produci.

Chiedi ai tuoi utenti di interagire con i tuoi contenuti: sarà più facile che le tue storie vengano riproposte da Facebook e che gli utenti continuino a vedere i tuoi post nelle loro bacheche. Non potrai essere mai certo di quante persone visualizzano i tuoi contenuti, ma potresti avere un immediato feedback e migliori probabilità che i tuoi contenuti siano pubblicati effettivamente presenti nelle News Feed dei tuoi utenti.

Consiglio #3: Suggerisci ai tuoi utenti che possono seguirti attraverso le liste
Fai in modo che il tuo pubblico sappia che le pagine non saranno visualizzate nelle loro bacheche così spesso. Se tu pubblichi buoni contenuti e costruisci relazioni, il tuo pubblico vorrà rimanere in contatto con te.

Un modo per assicurarti che le persone vedano sempre i tuoi post è di fare in modo che loro ti mettano in una lista di pagine preferite. Dovrai insegnare al tuo pubblico come creare una lista.

Il modo più facile per creare una lista è quello di seguire le istruzioni nella pagina dedicata su Facebook.

Consiglio #4: Sfrutta la funzionalità del pulsante “Ricevi gli aggiornamenti”
Poichè i messaggi di profili personali vengono mostrati più frequentemente nel news feed rispetto ai messaggi provenienti dalle pagine, puoi iniziare a sfruttare il tuo profilo personale per fare business.  I termini e le condizioni di Facebook dichiarano che un utente non può utilizzare un profilo personale “per guadagno commerciale”. Ma puoi pur sempre parlare del tuo business! Indirizza gli utenti ai tuoi post sul Blog, dai loro consigli utili e parla degli eventi a cui tu partecipi.
Se sei preoccupato per la tua privacy, le nuove impostazioni sono migliorate in modo da controllare chi può vedere ogni aggiornamento da parte tua.
I tuoi clienti/fan potrebbero volersi connettere con te personalmente su Facebook (non solo tramite la tua Pagina Facebook). Il pulsante “Ricevi gli aggiornamenti” gli permetterà di avere quella connessione personale che stanno cercando.

Se questi consigli si sono rivelati utili o se hai sperimentato anche tu le difficoltà di cui sopra, condividi la tua esperienza con noi.

(L’articolo originale è disponibile a questo indirizzo.)

Insopportabile Ingiustizia

Luigi LopezInsopportabile ingiustizia! di Luigi Lopez

Con una azione che non ha precedenti nella storia del nostro paese, si e’ deciso di togliere il sostentamento della vecchiaia a un migliaio di persone che hanno versato per più di quarant’ anni il loro contributo, al fine di garantirsi un piccolo ma indispensabile sostegno economico per il tempo ineluttabile della anzianità e quindi, della diminuita o addirittura del tutto esaurita, capacita’ creativa.

E’ una ‘storiaccia’ di quelle che ti fanno pensare di fuggire dal nostro paese, dove non ti senti più di protetto e – semmai – esposto ad ogni genere di pericolo ambientale o costituzionale.

Ognuno di noi deve un contributo d’ opinione su un argomento che suona come un campanello d’ allarme per tutti. Se passa il principio che si possano prendere decisioni autoritarie di questo tipo, senza interpellare le parti interessate ed applicare provvedimenti in materia di sostentamento economico, a discapito di una categoria di persone anziane, senza che queste persone vengano nemmeno avvertite, siamo in pericolo tutti!

Una dolce signora ha portato la tua toccante testimonianza in seno all’assemblea che ha riunito un centinaio di soci al teatro Quirinetta il 24 gennaio scorso: la vedova di un grande autore del passato, riceveva circa 400 euro come pensione di reversibilità, è su una sedia a rotelle e paga, con quel piccolo contributo, la tutrice che l’assiste. Ha detto con voce rotta dall’emozione: “E’ una donna sola e povera, ora cosa potrà fare?”

Chiunque di noi può essere, in nome del risanamento economico, sottoposto ad un sopruso, a una espropriazione senza alcuna possibilità di difesa. Sottolineo che lo scellerato provvedimento che toglie la pensione ai soci più anziani della Siae (coloro cioe’ che hanno fatto la storia e la ricchezza di questa società) e’ tanto più grave se consideriamo che il fondo con cui vengono pagate tali pensioni e’ costituito dai versamenti che i soci stessi hanno fatto in circa quaranta anni di appartenenza al fondo medesimo! Sono soldi loro!

Che violenza! Una appropriazione indebita, malinconica, senza alcuna giustificabilità! E’ una pagina vergognosa che peserà come un macigno nella storia della Siae. Non c’ e’ stata dialettica ed e’ stata ignorata ogni forma di rispetto e di riguardo per le persone che subiranno le conseguenze di tale provvedimento.

Questi signori hanno riscritto ed approvato un nuovo regolamento del fondo, senza interpellare le parti interessate (guarda un po’, proprio le persone cui hanno tolto il loro denaro!) E senza alcun contraddittorio, come fossimo in uno stato dittatoriale!

Carissimi tutti, se si avvilisce la creatività degli individui, in definitiva gli si toglie la ragione stessa della vita, si uccide l’ anima sognante e l’ inventiva di un paese. La sua forza motrice, l’ impulso per il progredire, per l’ innovazione, la ricerca del miglioramento della qualità dell’esistenza.
Mi fermo qui, vi abbraccio con la certezza che comunque ci guadagneremo tempi e uomini migliori

Luigi Lopez

Daniel Ek (Spotify): la musica sta entrando in una nuova era d’oro

SpotifyDaniel Ek, fondatore di Spotify, la cui azienda ha goduto di un anno incredibile di rapida crescita e vanta oggi oltre tre milioni di abbonati, ha recentemente dichiarato che se la sua società e altri siti di social networking possono in qualche modo contribuire ad aumentare la quantità di interazioni sociali fra gli utenti (ad esempio con il recente accordo siglato tra Spotify e Facebook) questo svilupperà maggiori vendite musicali globali all’interno di altri digital stores.

Grammy.com ha chiesto alcuni commenti ad Ek in merito al futuro della sua azienda e su come la condivisione sociale della musica potrebbe aiutare l’industria musicale.

Ek ha dichiarato: “Noi guardiamo la condivisione della musica come elemento molto, molto importante per la nostra azienda e abbiamo scoperto che più “sociali” sono i nostri utenti, più velocemente sviluppano la propria libreria musicale: di conseguenza se la propria libreria musicale aumenta più velocemente, più velocemente arrivano clienti che acquistano musica online.”

Continuando ha detto: “Personalmente, io sono più fiducioso sul futuro dell’industria della musica come mai prima d’ora, e penso che stiamo entrando in una sorta di età dell’oro della musica”.

Ek ha anche affrontato le critiche che gli sono state rivolte da una serie di persone dell’industria musicale, secondo le quali Spotify ostacolerebbe la vendita di musica, piuttosto che aiutare gli artisti a venderla.

Ha detto in merito: “Mi piacerebbe indirizzarmi a coloro che pensano  che la rimozione del loro catalogo aumenti le vendite di downloads. Non c’è uno straccio di dati per suggerire questa cosa. Di fatto tutte le informazioni a disposizione stabiliscono che lo streaming aiuta le vendite e i volumi di vendita aumentano: gli album venduti sono aumentati negli Stati Uniti nel 2011, nel primo anno di debutto di Spotify in questo territorio, e per la prima volta dal 2004. Più di una dozzina di album che hanno debuttato al numero uno erano disponibili su Spotify al momento del lancio.”

Ek ha concluso dichiarando: “Gli utenti di Spotify stanno aiutando a pagare un sacco di soldi all’industria. Stai parlando di 10 milioni di utenti attivi, 2,5 milioni di abbonati – la maggior parte di loro pagano $ 120 (€ 90) l’anno, che è il doppio dell’importo del  utente medio su iTunes. A Spotify, realmente vogliamo far vincere democraticamente i musicisti e vogliamo pagare sempre di più coloro che affidano a noi la loro musica. Naturalmente siamo felici che ci siano stati progressi in questo senso, ma Spotify è ancora al suo debutto e siamo certi che continueremo a crescere. “

In Italia la musica digitale cresce di più che nel resto del mondo

Federazione Industria Musicale ItalianaNel 2011 il fatturato della musica digitale in Italia è cresciuto del 22%, il doppio rispetto all’anno scorso, sensibilmente di più rispetto al +8% della media mondiale. iTunes e YouTube i vettori principali: grazie ai nuovi servizi in download e streaming cala la pirateria del 4%. Anche se il fatturato complessivo cala del 4%, i nuovi dati presentati dalla Federazione Industria Musicale Italiana offrono un quadro positivo e buone previsioni per il 2012.


A sorpresa i nuovi dati sul mercato musicale italiano per il 2011 mostrano una crescita del 22% per il fatturato generato dalla musica digitale legale (download e streaming). Il totale è di 27,5 milioni di euro, una crescita più che doppia rispetto allo scorso anno e soprattutto sensibilmente superiore alla crescita registrata a livello globale con una media dell’8%.

I campioni di incasso sono iTunes di Apple per l’acquisto con download e anche YouTube per l’ascolto in streaming: anche se la visione/ascolto da YouTube è gratuita per gli utenti, il portale di Google paga le società discografiche per la riproduzione.

I dati sul mercato della musica in Italia sono stati presentati dalla Federazione Industria Musicale Italiana, siglato FIMI, grazie a una ricerca effettuata da Deloitte.

Il fatturato complessivo (musica digitale, CD ecc) registra un calo del 4% passando a 130,5 milioni di euro dai 135 milioni di euro incassati nel 2010, ciò nonostante il quadro risulta positivo, così come le previsioni per il 2012.

In Italia la musica su CD rappresenta ancora la quota preponderante del mercato con un fatturato di 103 milioni di euro, in diminuzione del 9% mentre il digitale rappresenta 27,5 milioni del totale.

Interessante notare l’andamento positivo delle vendite di album in digitale: contrariamente a quanto accaduto per lo più finora gli utenti non acquistano solo singoli ma sempre più album interi registrando una crescita del +37%.

Gli album proposti su supporto fisico CD invece sono calati del 7% in unità e del 6% in valore.

La crescita degli album digitali in Italia (+37%) risulta superiore rispetto a qualsiasi altro paese:

  • USA 19%
  • UK 27%
  • Francia +23%.

Molto bene anche per la musica Made in Italy che conta per il 54% delle vendite (+2%).

Secondo Enzo Mazza, Presidente di FIMI che parlava in una intervista a Repubblica, i risultati positivi del settore e soprattutto della musica digitale sono dovuti all’ampliamento dei servizi per gli utenti: “L’offerta online, con la presenza di un sempre maggior numero di player sul mercato italiano, sta confermando un certo consolidamento del mercato italiano con un forte impegno dell’industria nel rinnovamento dei modelli di business”.

Proprio grazie ai nuovi servizi di streaming ma anche grazie alla sempre maggiore diffusione degli smartphone, da cui è più difficile accedere alla musica illegale, la pirateria segna un calo del 4%. Per incentivare i segnali positivi registrati nel 2011 Enzo Mazza promuove l’intervento delle istituzioni sia per facilitare lo sviluppo dei contenuti digitali, sia per contrastare la pirateria.

Diritti sulla Musica? Si compra online a basso prezzo

Annunciati due nuovi servizi in rete per piccole aziende e singoli cittadini: per inserire senza problemi legali colonne sonore su clip di YouTube o pubblicità.

Articolo di Claudio Leonardi (La Stampa)

Se è vero che la pirateria musicale si combatte con servizi online legali accessibili e convenienti, mancavano sicuramente all’appello siti che concedessero licenze musicali per singoli utenti, piccole imprese e società non-profit. Per farne cosa? Ma naturalmente per inserire nei propri video di matrimonio, o promozionali, o documentaristici tracce musicali di sicura provenienza, senza avere guai con la Siae o chi per essa.

La lacuna è stata colmata dai concorrenti Cuesongs (http://www.cuesongs.com/) e Ricall (http://www.ricall.com/home/home.seam) Express. Bisogna pagare, questo è il patto, ma in compenso potrete inserire clip e musiche su YouTube e Facebook senza rischi per voi né per il vostro provider.

L’idea è nuova e sembra, in effetti, occupare uno spazio di mercato finora ignorato, e forse con qualche ragione. Sarà piuttosto difficile abituare gli utenti a versare una cifra, sia pure minima, per compiere una operazione che da anni (anche prima di internet) si sono abituati a fare gratis.

Le società, entrambe britanniche, spiega un articolo della BBC (http://www.bbc.co.uk/news/technology-16794798), hanno approfittato del festival dell’industria musicale Midem di Cannes per promuovere il loro nuovi prodotti.

La Cuesongs può vantare un testimonial d’eccezione come Peter Gabriel e può contare sulle registrazioni della Sony Music e di alcuni titolari autonomi di diritti. E’ ancora in fase di prova e attualmente vi si può accedere solo su invito.

Il servzio offerto dalla Ricall costituisce una sorta di nuova divisione all’interno di un bussiness già avviato dedicato alle industrie di intrattenimento e di giochi. Il loro archivio Comprende brani di EMI Music e di editori indipendenti.

Ma il punto vero è il target a cui aspirano entrambe le imprese: singoli cittadini, in cerca di una colonna sonora doc per il video del matrimonio prima di caricarlo su internet, ma anche piccole aziende che vogliono realizzare spot per le loro attività, sviluppatori di app per tablet e smartphone, club scolastici, ma si può dire che nel web, chiunque può diventare un potenziale cliente. Ammesso che lo si convinca a pagare.

Peter Gabriel avrebbe dichiarato alla BBC che “Con l’introduzione di prezzi bassi e di un facile accesso on-line, Cuesongs sta creando un nuovo mercato per la musica, per soddisfare una domanda enorme finora non sfruttata che potrebbe aprire nuovi flussi di reddito anche per i nuovi artisti“.

E questo è il punto. Ma i responsabili della Music Publishers Association, che hanno accolto con soddisfazione la novità, sembrano realisti.

Non stiamo parlando di singoli utenti che paghino per pubblicare una clip del loro bambino che danza alla radio su YouTube” ha spiegato al network britannico il portavoce della MPA, Will Lines. Si tratta principalmente di un “processo di semplificazione, ma anche di salvaguardia dei creatori, per le piccole e piccolissime aziende che vogliono usare musica”.

Hanno già preventivato, insomma,che i clienti principali saranno piccole aziende. Società che prima del web, dei social network e dell’avvento della comunicazione digitale e in video non avevano questa esigenza, ma che oggi potrebbero avvertirla, disposti a pagare un piccolo prezzo per non mettere nei guai legali l’attività.

Un ostacolo potrebbe essere costituito dall’attuale complessità di gestione dei diritti d’autore, differente per testi, spartito e registrazione di una canzone. Con l’esigenza di assegnare tre diverse licenze.

I responsabili sostengono, tuttavia, che il “one-stop shop” del nuovo servizio archivia il problema, e darà una ragione in più alle etichette musicali per chiedere che materiale musicale senza licenza sia rimosso dal web. Anche gli utenti di YouTube, che attualmente possono vedere oscurato il loro video in qualunque momento, qualora preveda l’uso di musica coperta da diritti d’autore, potrebbero infine optare per una scelta un po’ più costosa (e vedremo quanto) ma che preservi le loro fatiche da future brutte sorprese.

I recenti dati sull’uso di servizi di download legale di musica (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=10029) diffusi nel Digital Music Report sembrano confermare che, pur senza eliminare fenomeni di pirateria ancora pesanti, è possibile traghettare nella legalità la maggioranza degli utenti. Basta farlo con saggezza ed equilibrio. Ricordando che il lavoro artistico e creativo merita tutele e retribuzioni, e che piccole cifre, applicate alla massa di utenti web, possono lievitare e compensare gli introiti persi negli ultimi anni dagli autori e dai loro editori. Staremo a vedere.

Eric Whitacre – Una storia di condivisione

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Questa è una storia di vero social networking su larga scala.

Eric Whitacre è un compositore americano che ha realizzato un progetto incredibile: riunire 2.000 persone (2.052 per l’esattezza) che non si conoscevano nè si erano mai viste prima (e provenienti da più di 50 paesi diversi) e farle cantare tutte assieme in un coro, per una composizione scritta appositamente.

Il risultato, da togliere il fiato, è disponibile nel video descrittivo di Whitacre realizzato per TED nel mese di Aprile 2011 e visualizzabile qui.

Eric Whitacre’s Virtual Choir 2.0, ‘Sleep’ from Eric Whitacre on Vimeo.

I consumatori di musica online e le loro abitudini (Indagine Nielsen per Midem)

Durante il Midem di Cannes, in corso in questi giorni, è stato presentato da Nielsen un’indagine molto accurata, svoltasi nel Novembre 2011, sul consumo e le abitudini dei consumatori di musica in tutta Europa, scaricabile gratuitamente da questo indirizzo.

Non solo sono state tracciate le statistiche sul consumo, ma anche le preferenze e i comportamenti degli utenti che consumano musica su Internet.

Nielsen ha quindi raggruppato siti web, dividendoli per categorie: per un audience orientata alla musica sono stati scelti otto gruppi – i media sociali (quali Facebook, Twitter, MySpace, etc.), i siti che vendono musica (quali iTunes, 7Digital, Amazon, etc.), quelli che offrono streaming di musica in formato audio (quali Last.fm, Spotify, Deezer, etc.) quelli che offrono streaming video, siti di testi e siti web di notazione musicale, siti di informazione musicale, siti dedicati alla musica dal vivo ed infine quelli dedicati al download illegale.

Stando al rapporto, Nielsen identifica quattro tipi di comportamenti online: acquisto, intrattenimento, informazione e comunicazione.All’interno di queste quattro categorie ci sono un numero di marchi che dominano su tutti i gruppi di età e paesi, senza sorprese. Questi marchi sono Google, MSN, Yahoo!, YouTube, Facebook, Wikipedia, Microsoft e Apple.

Dando uno sguardo alle statistiche, vediamo la situazione divisa per paese.

Quali sono i 5 siti più visitati in Inghilterra, Germania, Francia, Italia e Spagna stando ai dati di Novembre 2011?

Vediamoli in dettaglio:

Inghilterra:

Uk - Nielsen Panel - Novembre 2011


Germania:


Francia:


Italia:


Spagna:


I più giovani (target compreso tra i 2 e i 17 anni) amano comunicare e giocare (e comprare online).

La ricerca ha evidenziato alcuni punti interessanti. Per il gruppo di utenti d’età fino a 17 anni, il comportamento online è maggiore sui siti di comunicazione e i videogames sono un punto chiave. I siti web the i bambini e teenager tendono a frequentare maggiormente sono siti quali Blogger, siti di messaggistica istantanea (ad esempio Windows Live Messenger ha più del 30% di audience maschile in questo gruppo di età), siti di videogames (quali Zynga, Spil Hames, MiniJuegos, Jeuxvideo.fr), siti web di operatori mobili e portali nazionali (quali Virgilio, Libero, Marca.com, UOL, Free, etc.). Il sito di Twitter è popolare tra la under 17 anni in UK, USA e il Brasile.

I giovanissimi adorano la musica, con iTunes e VEVO tra i maggiori Top brands.Il sito di streaming musicale Deezer risulta essere il più popolare tra i più giovani in Francia, mentre Spotify risulta un Top Brand per le ragazze in Spagna. Il brand VEVO è tra i 30 più famosi in tutti i paesi, con l’eccezione della Germania dove il servizio non è disponibile. È più popolare tra le ragazze under 17, rispetto ai ragazzi della stessa età in tutti i paesi dove è disponibile.

Lo  Shopping Online – dove potenzialmente è possibile fare buoni affare su siti di aste online – rappresenta un trend importante.

e-Bay è nella top 50 come brand nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Italia e Australia (con un picco del 30% di copertura nel Regno Unito e Australia), mentre in Francia il sito leboncoin.fr (che si basa su un modello simile) è tra i primi 50 brand più usati. Amazon risulta essere top brand nel Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Francia e Germania (dati raccolti a Novembre 2011).

Giovani adulti (target d’età compreso tra i 18 e i 24 anni): Intrattenimento, ma anche shopping, socializzare e educazione.

I giovani adulti (compresi nel target 18-24 anni), che per la prima volta ricevono uno stipendio o sono studenti si focalizzano su musica e film, shopping, social media e educazione online. L’indagine evidenzia che il loro interesse si pone maggiormente sui contenuti news (notiziari e quotidiani online, etc.) rispetto ai ragazzi più giovani. Il target 18-24 visita sia siti di notizie online, sia i siti dei principali quotidiani on-line nei rispettivi paesi. Mostrano interesse in siti dedicati ai film (quali IMDB, Kino.to, alloCine) e siti web che offrono streaming TV, soprattutto Megavideo (ora chiuso dal recente provvedimento FBI).

Forum, Blog (come Blogger, Overblog) e Twitter permette loro di comunicare e rimanere informati. I ragazzi compresi tra i 18 e i 24 anni si focalizzano su siti internet di notizie sportive e siti di videogames, mentre le ragazze dello stesso target preferiscono siti web dedicati allo shopping (ASOS, Tesco, Wal-Mart) e portali femminili (auFemin, enfemenino.com, alfemminile.it, etc.).

Nell’indagine di questo gruppo di utenti compresi tra i 18 e i 24 anni si trova ancora VEVO nei 30 Top Brands, sia uomini che donne, in tutti i paesi.

Oltre a questo, il rapporto ha potuto indicare e comprendere alcuni tipi di comportamento degli utenti del Regno Unito.
Nel target 18-24 si è potuto apprendere durante l’indagine che non tutti i consumatori di musica online si comportano allo stesso modo. Ad esempio, i consumatori che utilizzano servizi di streaming musicale e quelli che frequentano siti di testi musicali preferiscono una varietà di cose: ci sono chiare affiliazioni e affinità. Se i siti di giochi d’azzardo e i siti di moda potrebbero risultare più popolari per tutte le donne in questa categoria, ci sono chiare affinità tra specifici siti di musica online e marchi.

Ad esempio, i visitatori di siti dedicati ai testi delle canzoni hanno maggiore affinità con il sito di shopping Boohoo, rispetto a TopShop. Un altro esempio: coloro che frequentano maggiormente il sito PartyPoker tende a legarsi con utenti di siti di streaming musicali più del sito FoxyBingo. La ricerca evidenzia inoltre che se tu visiti un sito di news musicali in Uk è molto facile che acquisterai anche biglietti di concerti live su TicketMaster o acquisterai musica su HMV.

Se sei uomo che acquista biglietti di concerti allora è molto probabile che guarderai video su VEVO e visiterai Twitter per controllare l’artista o aggiungerti a lui. I giovani adulti inglesi continuano ad apprezzare i siti di giochi incubati in gioventù: rockstargames.com è popolare tra coloro che utilizzano siti di streaming video musicali.

Coloro che frequentano siti di streaming musicale mostrano più affinità con ultimate-guitar.com.

Lo shopping online è ora parte della vita delle giovani donne, ma nel Regno Unito sono considerati “Importanti” siti web diversi, in base al consumo di musica prescelto. Ad esempio se sei donna e vivi in Uk e utilizzi servizi di streaming di musica potresti avere più affinità a siti quali TopShop, H&M, New Look e ASOS: ma se preferisci visitare siti di video musicali, allora è più probabile che apprezzerai siti web diversi quali Urban Outfitters o StudentBeans.com.

Fare affari è certamente un fattore chiave per questo gruppo di utenti, spesso a corto di denaro: ecco quindi prevalere l’utilizzo di siti Peer-to-Peer, siti di file-hosting e Torrent. Questo tipo di utenza è in affinità con siti quali Shopping-King.com (un sito per comparare prezzi) e siti dove premi e soldi possono essere vinti, quali Grazzup.com o PartyPoker o ancora siti di risparmio come LivingSocial.com.

Adulti (target di età compreso tra i 25 e i 34 anni): Notizie e Social Media. 

Nel momento in cui gli adulti raggiungono l’età compresa tra i 25 e i 34 anni le loro preferenze sono cambiate. I siti di news online hanno la precedenza su quelli d’intrattenimento, ma i social media rimangono popolari.

Grandi marchi globali sono prevalenti tra i siti più frequentati di questa fascia demografica: il sito BBC raggiunge più del 50% di copertura in UK e Amazon è un sito che cresce rapidamente tra le donne con la percentuale di copertura che sale dal 48% al 55% negli ultimi 5 mesi.

Quello dei siti di notizie è una destinazione che sta acquistando popolarità tra i lettori online: non solo BBC, ma anche Associated Newspaper (che fa capo ai siti di Daily Mail, Mail on Sunday e Metro) in UK. Il 25% dei maschi leggono notizie su siti collegati al gruppo Associated Newspaper. Bild.de ha il 16% della popolazione maschile coperta, mentre siti quali Globo e Terra hanno una massiccia copertura del 60% nella stessa fascia d’età in Brasile. Gli italiani leggono su una varietà di siti: Libero, Virgilio, Leonardo, La Repubblica, Corriere della Sera, Quotidiano Nazionale e Nanopress ragiungono tutti quanti la lista dei 50 siti più visitati nella categoria.

Adulti tra i 35 e i 49 anni: tenersi in contatto. Management e Shopping.

Nella fascia d’età compresa tra i 35 e i 49 anni molti dei network sociali sono popolari: il perenne Facebook guida la carica. In questa fascia d’età LinkedIn e Twitter compaiono nella lista dei siti Top negli Stati Uniti, mentre Habbo, Bebo e MySpace spariscono.

Diventano popolari anche i siti governativi (Directgov nel Regno Unito, con il 19% di copertura tra le donne). Siti di shopping online (Argos, Tesco, Marks&Spencer in Uk, CDiscount e LaRedoute in Francia che ha il 25% di copertura femminile ed è cresciuta negli ultimi mesi), così come siti di banche (Caixa in Spagna, Commonwealth Bank in Australia, Itau in Brasile e Bank of America in USA).

Il sito preferito globale, Amaozn.com, è popolare anche in questa fascia d’utenza, con più del 50% di copertura tra gli uomini in USA e UK. Otto.de, il servizio di ordini postale è molto popolare in Germania tra le donne, sebbene Amazon ha maggiore copertura e sta crescendo coprendo più del 50% delle donne. In Italia dominano i siti di eBay e quello di Groupon (25% di copertura tra le donne) mentre in Brasile le donne preferiscono Mercadolibre.com, ossia il partner di eBay per l’America Latina, dove il 35% è visitato da utenza maschile.

Adulti Maturi (target d’età compresa dai 50 anni in su): Fare un buon affare e pianificare la giornata.

Gli utenti della fascia 50+ sono consumatori attenti con destinazioni frequenti su siti di comparazione e acquisto. La loro vita online rispecchia fedelmente la vita “off-line”, con visite a siti di quotidiani e di Supermercati (Testo – 30% di copertura in Uk in fascia d’età).

Siti di pianificazione di viaggi (AA, ViaMichelin, che coprono il 20% della copertura in Francia) e siti di meteo sono anch’essi assai frequentati da questo tipo d’utenza.

Rimanere in contatto è particolarmente diverso in questo tipo di target: Facebook la fa da padrona in tutti i paesi sondati da Nielsen. Ma in Germania i siti di Stayfriends e Classmates Online appaiono anch’essi nella lista dei Top siti, con il 13% di copertura. In Brasile il sito di Orkut è particolarmente diffuso in questa fascia d’utenza con all’incirca il 40% di copertura. Recentemente, tuttavia, Facebook ha acquistato maggiore popolarità su Orkut anche in questa fascia d’età.

In Conclusione

La musica è un fattore importante per attrarre i consumatori e il sondaggio dimostra che diversi gruppi d’età hanno un comportamento diverso, ma in qualche modo consistente all’interno della stessa demografia.

Online vuol dire più gioco, comunicazione o shopping tra i giovanissimi (meno di 17 anni), mentre i giovani adulti (18-24) favoriscono l’intrattenimento, shopping, social e educazione. Quando l’età cresce e arriva tra i 25 e i 34 anni, l’utente preferisce siti di news e social media, con attenzione ai marchi. Gli adulti compresi tra i 35 e i 49 anni vanno diretti alle destinazioni più essenziali per loro: stare in contatto con amici e famiglia, shopping e management familiare. Infine i cinquantenni (e oltre) sono dei consumatori più attenti e sono dei pianificatori, giorno per giorno.

La Classifica dei Siti più visitati in Italia (diviso per categoria – Novembre 2011):

Social Media: Facebook, Twitter, Myspace

Streaming Video Musicali: VEVO, Muzu TV, Dailymotion Music, Virgilio Musica, Musictory

Streaming Musica: Last.fm, Jango.com, DADA, Radionomy, Cubomusica, ReverbNation

Notizie Musicali: rockol.it, musicsite.it, italianissima.net, Sonorika.com, ondarock.it

Vendita Musicale: iTunes, 7 Digital, eMusic, CD Universe

Testi Canzoni e Partiture: AZLyrics, LyricsMode, Lyrics007.com, Sing365.com, Ultimate-Guitar.com

Download Illegali: The Pirate Bay, BitTorrent, Torrentz, BeeMp3, TorrentReactor, Mp3Skull

Musica Live e Concerti: Live Nation Network, Concertionline, 5gig.it

 

 

Apple e il record dei 120 milioni di canzoni e App vendute nel giorno di Natale

A5 ProcessorApple ha pubblicato i suoi risultati finanziari, relativi al quadrimestre finale dell’anno 2011. La compagnia ha generato ricavi per 46.33 miliardi di dollari e ha registrato un utile netto di 13.06 miliardi di dollari. Un risultato da record, che fissa il record di tutti i tempi per una compagnia che si occupa principalmente di elettronica ed intrattenimento.

A questo proposito, il solo iTunes Store ha generato 1.7 miliardi di dollari di ricavi durante quest ultimo quadrimestre, con più di 120 milioni di dollari spesi su Applicativi e musica nel solo giorno di Natale.

I numeri delle vendite di iPad e iPhone sono in incredibile ascesa e hanno superato di fatto le più ottimistiche previsioni di Wall Street.

Apple ha venduto 62 milioni di dispositivi iOS (iPad + iPhone + iPod Touch) in un solo quadrimestre.

Questi risultati sono stati classificati al quarto posto, in una tabella che rappresenta i guadagni quadrimestrali più alti mai registrati nella storia.

 

La Musica Digitale Cresce Ancora: +8% anno su anno

Il fatturato globale nel 2011 è cresciuto dell’8 per cento sui 5,2 miliardi di dollari. L’aumento più vistoso per i servizi ad abbonamento. Buone risposte dalla Francia dopo l’adozione di HADOPI. Ma la pirateria resta.

IFPI Digital Report 2012Dal gigante iTunes alla prossima espansione di Google Music; dallo sbarco statunitense di Spotify ai 13 paesi raggiunti da Sony Music Unlimited (e Qriocity). “La musica digitale diventa globale”, almeno secondo l’ultimo report stilato e pubblicato dalla International Federation of Phonographic Industry (IFPI).

Il fatturato generato dai nuovi servizi digitali è così cresciuto dell’8 per cento rispetto alla fine del 2010, assestandosi sui 5,2 miliardi di dollari nell’anno appena trascorso. I grandi protagonisti dello streaming e del download legale hanno dunque “rappresentato il 32 per cento del mercato globale della musica”.

Nel nuovo Digital Music Report, risultati esplosivi per i servizi in abbonamento, con il 65 per cento degli utenti a preferire lo scaricamento sistematico piuttosto che quello di una singola traccia – il download di singoli è comunque salito dell’11 per cento – o di un intero album.

 Negli Stati Uniti, i canali digitali hanno ora superato i formati di vendita tradizionali, diventando la principale fonte di ricavi per le case discografiche. “Globalmente, il 32 per cento dei ricavi dell’industria musicale provengono dal digitale – si legge ancora nel report di IFPI – evidenziando quindi un segnale di innovazione nei confronti di altri settori come il cinema, i libri, i media“.Sempre secondo il Digital Music Reportil volume delle vendite digitali è cresciuto del 24 per cento a livello globale nell’anno 2011. Uno dei picchi più vistosi è stato registrato in Francia – più 71 per cento – ovvero il paese dei famosi tre colpi contro gli scariconi del web. Le vendite di album su iTunes sarebbero lievitate del 25 per cento proprio in seguito all’adozione della famigerata legge HADOPI.

Nonostante tutti gli sforzi dell’anti-pirateria globale – con il caos generato negli Stati Uniti dalle proposte di legge SOPA/PIPA – lo scaricamento illecito dei contenuti è ancora descrittocome una piaga sanguinante per il mercato discografico.

“Non dobbiamo mollare la presa – ha spiegato l’AD di IFPI Frances Moore – Abbiamo bisogno di una legislazione attenta e rigorosa da parte dei governi per combattere il fenomeno dello scambio illegale di contenuti digitali. La crescita passa anche attraverso l’innovazione e lo sviluppo di nuovi modelli di business basati ad esempio sulla pubblicità, in grado di finanziare il business legale della musica in Rete”.

Il guadagno dietro la pirateria: qualche informazione in più

No, macché partita… ieri sera mi son messo lì è ho guardato un film su Megavideo“.
Ehhh, figurati che io mi son pure abbonato per vedere quelli in HD“.

Kim DotcomStralci di conversazione intercettata al volo in strada, solo pochi giorni fa. Che mi ha fatto drizzare le orecchie. Perché gli interlocutori non erano ragazzetti con lo zaino in spallo, ma signori con qualche capello bianco in testa. Megaupload e soprattutto lo streaming su  Megavideospenti ieri dall’Fbi, erano diventati un fenomeno di costume molto più ampio della cerchia degli smanettoni assidui (secondo la Fimi coinvolgeva circa 1,7 milioni di italiani). Una sorta di Facebook del download, facilissimo e immediato. Un supermercato dell’illegale da cui transitava di tutto. Anche roba perfettamente lecita: lo strumento era utile e anche qui al giornale ci è capitato di ricevere materiale (servizi video e fotografici) caricato su Megaupload da qualche collaboratore.

Ma al di là di questo è ovvio che la prevalenza del materiale piratato sui Mega-server era enorme. E il business che vi ruotava intorno era altrettanto immenso. Non solo quello diretto, ma persino quello indiretto: su Internet c’era chi vendeva Codici Premium illegali (l’illegalità della pirateria, una sorta di pirateria al cubo) e su iPhone/iPad c’erano App che (a pagamento) promettevano la visione di film su Megavideo, di per sé non consultabile dai dispositivi senza Flash Player come quelli di Apple. Per tacer di chi lucrava con i banner di siti che indicizzavano gli upload su Megavideo (in Italia siamo ben forniti, nel settore).

Insomma un business immenso. Al vertice della piramide c’è (ci sarebbe, visto che lui ufficialmente ha sempre smentito) il 37enne tedesco Kim Schmitz aka Kim Dotcom aka Kimble. Fisico oversize, mente brillante, parecchi peli sullo stomaco. Esordi da hacker e proseguimento di carriera da conman, da imbroglione. Ma dell’era digitale. Un paio di condanne passate in giudicato. Una per essere penetrato nella rete di un network privato e aver commerciato con schede telefoniche rubate. L’altra per insider trading, 20 mesi. Si era messo in tasca 1.5 milioni di dollari con il rialzo pilotato delle azioni di Letsbuyit.com.

Poi la nascita nel 2005 della galassia di siti Megaworld. E l’accumulo di una fortuna da strabuzzare gli occhi: le autorità americane hanno bloccato a Schmitz, alle sue aziende e a suoi associati beni e capitali per circa 175 milioni di dollari in tutto il mondo. Kim è stato fermato nella sua maxi-mega-villa neozelandese da 18 milioni di euro, una della più lussuose del Paese. Una sorta di caverna dei Quaranta Ladroni in cui i G-Men hanno trovato una collezione di auto da fare invidia a un museo delle quattro e due ruote: una Rolls-Royce Phantom, una MaseratiGranCabrio, una Lamborghini, due Cadillac d’epoca (’57 e ’59), 2 Mini e ben 16 Mercedes, oltre ad Harley Davidson, altre moto e moto d’acqua (anche se verità, da geek la cosa che gli invidio di più sono i 3 Lcd Samsung da 82 pollici e i due 108 pollici Sharp). La passione di Kim per i motori d’altronde era più che nota: il suo nome figura infatti tra i partecipanti e pure tra i vincitori (edizione 2001) della celebre Gumball 3000, il “rally” su strade aperte al traffico a cui partecipano diverse celebrities.

La risposta alla chiusura di Megaupload è stata una spettacolare campagna di attacchi da parte degli Anonymous. Sì, un’azione di polizia “planetaria” come quella messa in campo dall’Fbi fa impressione e un po’ paura: come scrive la EFF “se gli Usa hanno il potere di fermare un cittadino olandese in Nuova Zelanda sulla base di una presunta violazione del copyright, cosa ci aspetta?”. Ed è palese che la legislazione sul diritto d’autore nell’era del digitale continua a essere inadeguata ai tempi e spesso miope (così come i giri di vite alla Sopa/Pipa). Ma, come dice l’ottimo Attivissimo: siete davvero disposti a battervi per un tipo come Kim Schmitz?

N.B., per chi commenta – nel documento dell’Fbi si sottolinea la differenza tra Megaupload/Megavideo e i mille altri siti di sharing, tipo YouTube, o di personal storage, tipo Dropbox, su cui transita ovviamente ingente quantità di materiale protetta dal copyright. Ovvero il fatto che i Mega-siti erano concepiti per incentivare l’upload di materiale ad alto traffico:

The indictment alleges that the site was structured to discourage the vast majority of its users from using Megaupload for long-term or personal storage by automatically deleting content that was not regularly downloaded. The conspirators further allegedly offered a rewards program that would provide users with financial incentives to upload popular content and drive web traffic to the site, often through user-generated websites known as linking sites. The conspirators allegedly paid users whom they specifically knew uploaded infringing content and publicized their links to users throughout the world.
(L’accusa sostiene che il sito è stato strutturato in modo da scoraggiare la maggior parte dei suoi utenti dall’utilizzare Megaupload per la conservazione a lungo termine di materiale personale, eliminando automaticamente il contenuto che non è stato regolarmente scaricato [dopo 21 giorni per gli upload di utenti non registrati, ndr]. I cospiratori avrebbero inoltre offerto un programma a premi che offre agli utenti incentivi finanziari per caricare i contenuti più popolari sul web e portare traffico al sito, spesso generato attraverso siti web conosciuti come “siti di collegamento”. I cospiratori avrebbero pagato utenti i quali che avevano caricato contenuti in violazione dei diritti d’autore e che aveva  pubblicizzato i loro link per gli utenti di tutto il mondo)

(Articolo di Paolo Ottolina – dal Corriere della Sera 20/01/2012)

La soluzione Apple sul fronte Education

Phil Schiller e Eddie Cue si sono alternati sul palco per l’evento Apple che si è svolto a New York e che è stato dedicato all’istruzione.

Schiller ha parlato di uno scenario già pronto ad accogliere le nuove proposte di Apple: iPad, dice non citando la fonte del sondaggio, harappresentato il desiderio numero uno nella lista dei ragazzi durante questo Natale, sono già 20mila le applicazioni iPad destinate all’istruzione e all’apprendimento (ne cita alcune riguardanti biologia, storia, chimica) e già 1,5 milioni di tavolette con la mela sono impiegate in programmi educativi.

Per sfruttare questa base Cupertino ha presentato in questa occasione tre iniziative: iBooks 2, iBooks Author e un’app iTunes U.

Con le prime due l’idea di Apple è quella di “reinventare il libro di testo”. Il problema individuato parte dai consueti discorsi sui libri: sono pesanti, non aggiornabili e non hanno una funzione di ricerca interna (a parte l’indice).

La risposta non è rivoluzionaria, insomma, e anzi si parla con molta semplicità di libri multimediali. Ma quello in cui sembra essere riuscita Apple è raggiungere una buona maturità di questo mezzo: i contenuti mostrati sul palco sono stati rispolverati, lucidati e tirati a nuovo, gli ebook interattivi sono integrati di filmati, varie funzioni multitouch, animazioni 3D, ricerca interna, glossario con foto, suggerimenti e la sezione My Note, attraverso cui è possibile gestire gli appunti presi in ogni pagina. Il tutto in un sistema che appare dai primi filmati fluido e molto facile. Insomma, tutto quello che si può effettivamente desiderare da un libro di testo.

I formati con cui sono offerti i contenuti dovrebbero essere proprietari e per il momento il prezzi dei testi disponibili si aggirano intorno ai 15 dollari. Tra gli editori che hanno già aderito all’iniziativa figurano McGraw Hill, Pearson e Houghton Mifflin Harcourt. Inoltre saranno disponibili in esclusiva su iBook 2 i nuovi libri Life on Earth<7em> della E.O. Wilson Biodiversity Foundation.

Oltre a quelli a disposizione su iBook 2, Cupertino ha presentato anche iBooks Author, app gratuita già disponibile su Mac App Store, che permette di sviluppare propri libri di testo: gli autori “ameranno utilizzare questa app per creare non solo i libri di testo, ma qualsiasi tipo di volume interattivo”.

La logica è in parte quella di Pages: mettere a disposizione una serie di template che possono essere completati e personalizzati con i contenuti degli utenti. La parte multimediale assomiglia invece a Keynote. Insomma, presentazioni più editor di testo in un colpo solo, una sorta di nuovo formato di produzione.

L’ultima novità, iTunes U, si concentra invece sull’e-learning: intende offrire un sistema semplice e gratuito per rendere i corsi universitari degli atenei aderenti disponibili ovunque, se si ha a disposizione un dispositivo con la Mela. Yale, HACC, MIT e The Open University hanno già aderito al programma.

Le novità annunciate da Apple, di certo non rivoluzionarie, mirano a mettere Cupertino al centro di quella confluenza tra prodotti tecnologici e contenuti che fin qui ha fatto la fortuna di iPod, iPhone e iPad. Resta da comprendere se la portata del movimento, e la capacità di Apple di capitalizzare il proprio vantaggio in questo settore, basteranno a tenere in piedi il nuovo business: alla Mela servirà un colpo di fortuna analogo a quello avuto ai tempi del lancio di iTunes Store.

(da Punto-Informatico)

Una ricerca di eMusic e Midem sul consumo di musica digitale in Uk

eMusic LogoeMusic, in collaborazione con Midem, ha stilato un rapporto sul consumo musicale britannico categorizzando i consumatori in 5 categorie demografiche, in base al loro comportamento d’acquisto.

Si calcola che il 28% delle persone che acquistano musica digitale sono consumatori “onnivori”, molto attivi ma non fedeli ad un genere in particolare. Il 24% sono ascoltatori fidelizzati a generi principali (pop, rock, etc.) i quali tendono ad acquistare qualsiasi cosa gli altri acquistino, se presenti in classifica. Il 20% sono “indipendenti culturalmente” ossia più appassionati e conoscitori che non tendono a “seguire la massa”. Il 19% di questi sono considerati “leader” per i trend di mercato, ossia cultori della musica “pop” appassionati a tutto ciò che è popolare; infine il 9% sono stati classificati come “discepoli indipendenti”, che hanno gusti musicali che tendono principalmente al genere indie, ma allo stesso tempo hanno tendenza a farsi consigliare da altri per i loro acquisti.

Nello stesso rapporto eMusic ha dato uno sguardo a come le persone riescano a scoprire nuova musica: la radio è il mezzo più popolare (il 69% degli intervistati ha dichiarato di scoprire nuova musica tramite questo media, almeno 2 volte al mese), superando così la TV/Film (59%), gli amici/passaparola (58%), YouTube (57%) e Facebook (35%).


iPad 3 a Marzo: è iniziata la super-produzione (fonte Bloomberg)

L’Apple iPad 3 dovrebbe sbarcare sul mercato a marzo con tanti piccoli aggiornamenti. La conferma giunge dalla testata Bloomberg, di solito piuttosto aggiornata sulle mosse del colosso di Cupertino e dei suoi fornitori orientali.

Ebbene, il tablet di terza generazione monterà uno schermo LCD ad alta risoluzione, un processore più potente e soprattutto il supporto ai network mobili di ultima generazione. Secondo fonti attendibili, i partner produttivi di Apple (su tutti Foxconn Technology) avrebbero iniziato a produrre i nuovi dispositivi a ritmi forzati, con l’obiettivo di raggiungere la fornitura prefissata per febbraio.

Si parla di processori quad-core (Apple A6?), che dovrebbero agevolare ancora di più il multi-tasking e velocizzare ogni applicazione multimediale. Non da meno la decisione di montare il supporto LTE, che negli Stati Uniti si sta diffondendo sempre di più grazie alle offerte di Verizon Wireless e AT&T. Presumibile a questo punto che il lancio per il mercato europeo sia rimandato almeno di qualche mese, considerando che nel Vecchio Continente la tecnologia LTE stenta ancora a decollare.

Per quanto riguarda lo schermo si parla sempre di un LCD IPS ma con una risoluzione nettamente più alta rispetto a quella attuale (1024 x 768 pixel). Difficile prevedere di quanto, ma tutti concordano sul fatto che si tratterà di una soluzione “Retina Display”, quindi con una densità di pixel da primato.

(via Vodafone Lab)

Pirateria: la proposta di legge anti-pirateria in America (SOPA/PIPA) e la posizione di Rupert Murdoch

Su Twitter: «Il presidente si unisce a Silicon Valley che ruba dai produttori di contenuti». Replica di Google: insensato

Si accende lo scontro sul Sopa/Pipa, la legge contro la pirateria online che ha spaccato l’industria americana in due fronti. Il magnate dei media Rupert Murdoch ha attaccato su Twitter il Presidente americano Barack Obama, rimproverando alla sua amministrazione di sostenere i grandi gruppi della Silicon Valley con la sua opposizione al Sopa. «Obama si è dunque unito ai padroni della Silicon Valley che minacciano di pirateria e di furto puro e semplice tutti i creatori di software» ha scritto Murdoch sul network di micro blogging.

Il fondatore di News Corp. faceva riferimento a un comunicato diffuso sabato scorso dalla Casa Bianca in cui l’amministrazione Obama ha annunciato che non sosterrà la legge in discussione al Congresso sulla pirateria online: «Sebbene riteniamo che la pirateria online da parte di siti stranieri sia una problema grave che necessiti di una serie risposta legislativa, non sosterremo leggi che riducono la libertà di espressione, aumentano il rischio in materia di cyber-sicurezza, o minano il dinamismo e l’innovazione di internet a livello mondiale», si leggeva nel comunicato.

Sopa, “Stop Online Piracy Act”, è al momento in discussione alla Camera dei rappresentanti, mentre Pipa, ovvero “Protect IP Act” è la versione allo studio in Senato. Le due proposte – oltre a mobilitare una massiccia protesta in rete da parte di blogger, associazioni e attivisti – hanno diviso i big Usa. A sostenerle ci sono i produttori di contenuti: le major Hollywood, l’industria discografica con l’appoggio della potente Camera di commercio americana. Contrari i colossi di Internet: il mese scorso i fondatori di Google, Twitter, Yahoo! e di altre grandi aziende del mondo digitale hanno espresso riserve sui due testi, dichiarando in una lettera aperta che «concederebbero al governo Usa il potere di censurare internet con procedure simili a quelle usate da Cina, Malaysia e Iran».

In una email inviata al sito Cnet, un portavoce di Google ha replicato alle affermazioni di Murdoch. «Tutto ciò è privo di senso. Lo scorso anno abbiamo eliminato 5 milioni di pagine web illegali dal nostro motore di ricerca e abbiamo investito più di 60 milioni di dollari nella lotta alle pubblicità ingannevoli. Combattiamo i pirati e la contraffazione ogni giorno». Google sostiene che ci sono metodi migliori per combattere la pirateria di quelli perseguiti dai proprietari dei dirittti: «Noi crediamo, come molte altre compagnie, che il miglior modo per fermate i pirati sia attraverso leggi mirate che obblighino i network di pubblicità online a tagliar fuori i siti dedicati alla pirateria e ai falsi».

(da Corriere.it)