Facebook: lancerà il 22 Settembre nuovo servizio streaming musicale

Facebook lancerà il prossimo 22 Settembre un servizio per ascoltare musica in streaming tramite il sito di social networking. E’ quanto anticipa l’emittente televisiva Cnbc con un post sulla sua pagina su Twitter. L’annuncio potrebbe arrivare durante l’annuale F8 Developer Conference, la conferenza degli sviluppatori di software organizzata da Facebook a San Francisco. Nei mesi scorsi sono circolate indiscrezioni su intenzioni della societa’ guidata da Mark Zuckerberg e di una possibile collaborazone in questo senso con Spotify, societa’ svedese che offre servizi di streaming musicale per una serie di etichette grandi e piccole.

(da Corriere.it)

La vendita di musica cresce in Europa

Appena sotto i 170 milioni: è questo il dato dei singoli venduti in Europa nei primi 6 mesi del 2011, in crescita rispetto ai 149 milioni venduti nello stesso periodo l’anno scorso. Questo è ciò che è emerso da una recente indagine Nielsen derivante da 30 paesi e 384 negozi che offrono servizi musicali a pagamento. Il direttore di Nielsen Music ha dichiarato: “Con 170 milioni di brani venduti nei primi 6 mesi dell’anno, questa crescita del 15% rispetto l’anno scorso è un segnale positivo per l’intera industria musicale che stà sperimentando costanti statistiche in declino nell’ambito fisico”. Il progetto più venduto in Europa nel primo semestre è stato il progetto di Jennifer Lopez e Pitbull “On The Floor” con 1.4 milioni di singoli scaricati, appena sopra il progetto “Grenade” di Bruno Mars. La ricerca conferma inoltre che il Regno Unito, da solo, vale il 47% dell’intero mercato Europeo. Ulteriori dati delle ricerca condotta da Nielses sono disponibili in inglese a questo indirizzo.

 

Musica in streaming in Europa: mercato acerbo o saturazione?

Music StreamingUn recente studio condotto da Nielsen e pubblicato da Midem ha diffuso dei risultati particolarmente interessanti in merito al consumo di musica in streaming nei principali territori europei, dandone un’effettiva panoramica sullo stato attuale della diffusione e del potenziale.

Analizzando mercato per mercato, i dati salienti della ricerca hanno dimostrato che:

L’Inghilterra, ovvero il più grande mercato musicale europeo, ha a disposizione 3 principali servizi di streaming musicale, ovvero Spotify, We7 e Last.fm. Il “reach” attivo, la percentuale di utenti unici attivi su Internet non è cresciuta anno su anno (ovvero un 5.2% ad Aprile 2010 ed uno stesso 5.2% ad Aprile 2011). Per mettere in prospettiva questi dati, Google è stato il brand più visitato in Uk in Aprile 2011, con un audience attiva pari all’84%, mentre un brand con equivalente reach nei servizi di streaming musicali è stato il sito del quotidiano “The Independent” (5.1% – Aprile 2011).

Analizzando i numeri del consumo di musica in streaming nel solo territorio inglese (e quindi nel principale mercato musicale europeo) si potrebbe pensare che la musica in streaming non sia ancora decollata o abbia addirittura già raggiunto un punto di saturazione.

Lo studio completo (in lingua inglese) è disponibile a questo link.

MySpace la proprietà passa da News Corp. a Specific Media

MySpace Logo SocialLa notizia era nell’aria. Ora arriva la conferma: la vendita di MySpace è stata finalizzata. Il social network di proprietà di News Corp. è stato acquisito da Specific Media per 35 milioni di dollari (oltre 24 milioni di euro).

L’annuncio arriva dai comunicati ufficiali emessi dalle parti coinvolte. I termini economici dell’accordo hanno superato le aspettative, dal momento che le previsioni in merito all’operazione consideravano cifre non superiori ai 30 milioni di dollari. Specific Media, network specializzato in advertising, era considerato in pole position rispetto agli altri contendenti, primo fra tutti Golden Gate Capital. I termini dell’intesa prevedono, tra l’altro, la conservazione di un’esigua fetta di proprietà da parte di News Corp., inferiore al 5 per cento. Inoltre, si procederà a un ulteriore taglio del personale, calcolato intorno alle 400 unità, insieme all’eliminazione di altri costi. Mike Jones, CEO di MySpace, dovrebbe conservare il proprio ruolo ad interim, così come altri membri della dirigenza.

Sono in molti a notare come il prezzo di vendita sia non solo notevolmente al di sotto dei 100milioni di dollari che l’azienda di Rupert Murdoch sperava di incassare, ma del tutto imparagonabili ai 580 che nel 2005 News Corp. ha sborsato per assicurarsi la proprietà della piattaforma. Secondo Michael Gartenberg, analista presso Gartner, si tratta di “un buon esempio di come trasformare 580 milioni di dollari in qualcosa di molto meno nel giro di 24 ore“: per molti versi – aggiunge Gartenberg – si è trattato di un fallimento.

A nulla, dunque, sono servite le operazioni di rinnovamento del sito, la grafica restaurata, il rebrandind del logo, la condivisione di contenuti e la sincronizzazione con gli altri social network, tutte novità che non sono riuscite ad arrestare l’emorragia finanziaria e i conseguenti e ingenti tagli al personale. Un declino, sostiene qualcuno, iniziato dopo l’ascesa di Facebook, il rivale di sempre, che ha mostrato la sostanziale incapacità del portale di catturare il pubblico giovane.

Più di uno sbaglio sarebbe stato commesso nell’impostazione di una strategia omogenea, sostengono gli osservatori, che ha sostanzialmente fallito nel mantenere il passo della concorrenza e procedere agli aggiornamenti necessari.

Tim Vanderhook, CEO di Specific Media, ha dichiarato che i piani dell’azienda sono volti allo sviluppo di un network mediatico in grado di competere con rivali di prima scelta come Yahoo! e Facebook. Un contributo alla rivincita di MySpace arriverà di certo da Justin Timberlake, il quale detiene una fetta della proprietà del nuovo proprietario.
Sembra, inoltre, che la pop star statunitense abbia giocato un ruolo di primo piano nel favorire l’acquisizione. Timberlake pare avere le idee chiare sulla strategia da adottare per il rilancio del social network: si punterà sull’intrattenimento e sulla costruzione di un luogo nel quale i fan possano interagire con i propri artisti favoriti.

© 2011 –  Cristina SciannambloPunto Informatico

Un App per aprire il Cinema ai non udenti

“Moviereading” è un software che permette di scaricare
i sottotitoli dei film e li sincronizza con l’audio

Permettere anche ai non udenti di seguire un film. O, per chi ci sente benissimo, dare la possibilità di vedere all’estero una pellicola in una lingua straniera che non si conosce. È’ questo l’obiettivo che si pone Moviereading, un particolare software creato dalla Universal Media Accesse scaricabile sotto forma di applicazione per tablet e smartphone. L’app che per ora è disponibile solo all’interno delle Samsung Apps, ma in futuro andrà anche sull’Android Market di Google e su iTunes di Apple. L’applicazione è per ora gratuita; poi si pagherà un euro per i sottotitoli di ogni film scaricato.

COME FUNZIONA – Il principio su cui si basa l’applicazione è, come detto, quello dei sottotitoli scaricabili in diverse lingue direttamente sul proprio tablet o smartphone. Il software, una volta lanciato automaticamente, si attiva con l’audio del film e si sincronizza con lo stesso mostrando i sottotitoli nella lingua prescelta. L’app sarà utilizzabile nel giro di qualche mese in qualsiasi cinema e con qualsiasi tablet o smartphone, anche se inizialmente è disponibile, come detto, in esclusiva solo sui prodotti Samsung e all’interno di alcune sale (10 sparse in tutta Italia) del circuito “The Space cinema”, che fornirà anche il tablet per poter usufruire della sottotitolazione. «Abbiamo scelto di aderire a questa iniziativa per venire incontro alle persone non udenti e dar loro la possibilità di vedere un film al cinema insieme ai familiari – spiega Giuseppe Corrado, amministratore delegato di “The Space cinema” –. cominciamo per ora solo con alcune sale ma poi estenderemo la possibilità di usare Moviereading a tutti i cinema del nostro circuito».

IL FUTURO – Guardare i sottotitoli sul tablet o sullo smartphone e contemporaneamente il film non è però molto comodo, per cui l’Universal Media Access sta pensando a sviluppi tecnologici che rendano la visione più confortevole. «Il primo passo – spiega Carlo Cafarella amministratore delegato di Universal Media Access – è di dotare i cinema di appositi poggia-tablet. Successivamente, ma bisognerà aspettare almeno un anno, potranno essere utilizzati degli appositi occhiali per la cosiddetta “realtà aumentata”, in cui i sottotitoli scorrono in basso sulle lenti degli occhiali che sono collegati via wireless con il proprio smartphone. Stiamo infatti per testare dei prodotti della Vuzix che per ora però costano ancora molto. Infine, ma li sperimenteremo prima sul mercato americano, stiamo pensando con Samsung di utilizzare per i sottotitoli degli speciali tablet a display trasparente».

© 2011 Marco Letizia – Corriere della Sera

iCloud & iTunes Match – Le novità annunciate a San Francisco

Apple iCloudApple ieri ha annunciato il suo nuovo servizio “on-the cloud” chiamato appunto “iCloud” che permetterà agli utenti di sincronizzare in maniera wireles qualsiasi messaggio email, contatto di rubrica, calendari, foto, apps e musica su multipli dispositivi senza la necessità di collegare tali dispositivi al computer. Parte di questa novità è data dal fatto che iTunes sarà uno dei servizi sincronizzati con iCloud. Questo sistema permetterà agli utenti di acquistare musica da iTunes e sincronizzare tali acquisti su tutti i dispositivi a disposizione, utilizzando un unico account. Sarà inoltre possibile scaricare acquisti effettuati in precedenza e sincronizzare anch’essi su multipli dispositivi e disporre anche di una soluzione di backup “on the cloud” dei brani.

Tali novità saranno immediatamente disponibili a tutti i clienti iTunes, una volta che il servizio iCloud verrà lanciato quest autunno.

Sempre entro l’anno, Apple lancerà inoltre un servizio accessorio denominato “iTunes Match”: questo particolare sistema permetterà di scansionare l’intera libreria musicale di un utente (inclusi acquisti non effettuati su iTunes) e permettere l’accesso a qualsiasi contenuto trovato corrispondente alla libreria musicale di iTunes composta da oltre 18 milioni di brani. Il servizio sarà a pagamento, per una somma di 24,99 Dollari annui. I contenuti che saranno ritenuti “corrispondenti” saranno quindi trattati come acquisti e qualsiasi contenuto non trovato dal sistema “iTunes match” verrà quindi caricato in automatico nel servizio iCloud. Gli utenti saranno quindi in grado di scaricare qualsiasi contenuto (inclusi i contenuti riconosciuti dal sistema “iTunes Match”) a qualsiasi dispositivo Apple in suo possesso, utilizzando un unico account iTunes. I clienti Wondermark riceveranno quindi una percentuale pro-rata del costo del servizio “iTunes Match” per quei contenuti scaricati mediante il sistema di iTunes Match.

I Beatles hanno trainato il digitale nel 2010?

The BeatlesPeter Kafka, famoso giornalista di AllThingsDigital, fornisce una panoramica di ciò che è accaduto nel mercato statunitense in termini di download digitali.

Nell’articolo in questione Peter dichiara che è ancora troppo, davvero troppo presto per dichiarare finita la crisi discografica che affligge il settore da 10 anni: tuttavia ci sono chiari segnali provenienti dall’ultimo rapporto Nielsen Soundscan americano che parlano di un incremento costante, soprattutto nello sfruttamento digitale dei brani. Specificatamente le vendite in America sono salite dell’ 1.6% e ciò è dato dall’incremento digitale più accentuato rispetto a ciò che pareva essere uno stallo della crescita digitale, registrata nel 2010.

I rapporti di Warner, derivanti dal primo quadrimestre 2011, confermano questa risalita e diverse altre statistiche stanno confermando che per l’industria si avvicina una lenta ma costante risalita della china, dopo un decennio da dimenticare.

C’è chi dice che la causa dell’incremento digitale sia dovuto allo sbarco dell’intero catalogo dei Beatles su iTunes: ma questo sembra difficile da confermare, dato che l’arrivo della band di Liverpool è stato alla fine dell’anno 2010, in autunno.

Per coloro che amano cifre e statistiche, ecco di seguito la tabella dei dati di Nielsen Soundscan relativi al mercato USA.

Album Totali: +1.6%

Album Fisici: -8.3%

Album Digitali: +16.8%

Singoli Digitali:  +9.6%

Formati Fisici:

CD: -8.8%

Vinili: +37.0% (sebbene sia un 37% d’incremento rappresenta solamente il 2% dell’intero mercato)

Nuovi Brani: -7.0%

Brani di Catalogo: +5.4%

Google: domani il lancio del suo servizio musicale “on-the-cloud”

Google MusicSeguendo le orme di Amazon che ha recentemente lanciato un servizio di storage online “on-the-cloud”, Google si appresta a lanciare il proprio servizio, stando a quanto riportato da un articolo del Wall Street Journal. Similarmente ad Amazon, Google lancerà tale servizio senza il supporto o accordi con etichette majors.

Stando sempre a quanto riportato dal Wall Street Journal, Google intende partecipare alla prossima generazione di business per lo storage e l’ascolto musicale con un servizio che funziona proprio come un hard-disk remoto.

La mancanza di licenze con etichette majors indica soltanto che il servizio musicale di Google non avrà l’abilità di vendere musica. Invece, permetterà agli utenti di caricare le proprie librerie musicali e di riprodurle “on-the-cloud” nei dispositivi Android e su Siti Web. Per evitare pirateria ed abusi, agli utenti non sarà permesso di scaricare permanentemente i brani nei dispositivi collegati al servizio.

Stando a quanto riporta All Things Digital, il servizio verrà lanciato su una base d’invito da domani e permetterà agli utenti di caricare e conservare fino a 20.000 brani gratuitamente.

Diversamente Apple (la quale ha recentemente firmato un accordo con Warner Group per lanciare il proprio servizio “Cloud”) stà attualmente discutendo vari accordi con etichette majors in questi giorni. I più informati dichiarano che il lavoro tecnico per il lancio è oramai concluso e si potrà attendere un lancio ufficiale entro i prossimi 2 mesi.

Digitale, Mobile e Social Media in Cina

Dopo il recente post dedicato all’India, il blogger e ricercatore Simon Kemp ci fornisce un’ampia visione di quelli che sono i numeri attuali nel territorio cinese.

Vediamo i numeri in dettaglio:

457.000.000: gli utenti attivi su Internet in Cina (il 34% della popolazione totale)

10.000.000: il numero di nuovi utenti collegati ad Internet ogni mese

58%: la percentuale degli utenti Internet cinesi al di sotto dei 30 anni

56%: gli utenti maschi

27%: il numero degli utenti cinesi collegati da zone rurali

88%: la percentuale degli utenti che si collegano da casa

98%: la penetrazione della banda larga tra gli utenti

150 minuti: il tempo medio speso da ciascun utente, ogni giorno su Internet

5 ore al giorno: il tempo medio speso dagli utenti cinesi della fascia 18-27 anni, per email e navigazione internet

58%: la percentuale di cinesi che è collegata ad Internet per almeno 3 ore ogni giorno

17%: la percentuale di cinesi che guarda la TV per almeno 3 ore ogni giorno

87%: gli utenti cinesi che guardano la TV e navigano su Internet contemporaneamente

4 ore: il tempo medio settimanale speso da ciascun utente per lo streaming di musica o video su Internet

60 miliardi di dollari: il giro economico complessivo realizzato da TaoBao (un popolare sito di aste e shopping online) nel corso del 2010

66%: la percentuale di utenti cinesi che si collega ad Internet mediante un dispositivo mobile

879.000.000: il numero di abbonati ed utenti di telefonia mobile in Cina

2.7 miliardi: il numero di SMS mandati ogni singolo giorno di Febbraio 2011 in Cina

In Cina gli utenti possono acquistare tramite il loro cellulare:

– Caffè presso Starbucks

– Biglietti della Metrò

– Fare operazioni di Online Banking

– Acquistare prodotti nei negozi

– Acquistare biglietti della lotteria

70%: la percentuale di utenti cinesi che dichiara di “non poter vivere senza cellulare”

303.000.000: il numero di utenti internet collegati tramite dispositivi mobili (quasi quanto l’intera popolazione Americana)

2 su 3: il numero di utenti che utilizza un sistema di Instant Messaging in Cina

40%: il numero degli utenti internet che creano e/o postano contenuti da loro realizzati (quasi il doppio di ciò che fanno gli americani)

235.000.000: il numero di utenti iscritti a Social Media in Cina (un incremento del 33% in più rispetto al 2010)

92%: la percentuale di utenti che visitano siti di Social Media almeno 3 volte la settimana

34%: la percentuale di utenti che accedono a siti di Social Media ogni giorno

Metà degli utenti di Social Media in Cina sono nella fascia 20-30

27%: la percentuale di utenti cinesi iscritti a Social Media che ha creato 5 o più profili sui Social Networks

636.000.000: il numero di iscritti a QQ (Il programma d’Instant Messaging più popolare in Cina). (100 milioni in più del numero totale d’iscritti a Facebook in tutto il mondo).

481.000.000: il numero di profili registrati su QZone

178 milioni: il numero d’iscritti al sito 51.com

170 milioni: il numero d’iscritti a RenRen

100 milioni: il numero d’iscritti a Sina Weibo

87%: la percentuale di utenti che ha aggiunto ai propri amici o ha espresso parere positivo (“like”) su pagine dedicate ai brands

77%: la percentuale degli utenti che crede che una presenza all’interno dei Social Network renda un brand più attraente

295.000.000: il numero di bloggers in Cina

98.000.000: il numero di utenti cinesi che utilizza BBS (Bullettin Board System)

81%: la percentuale di giovani utenti cinese che verifica i commenti ed i feedback su Social Network prima di effettuare un acquisto

304.000.000: il numero di giocatori on-line in Cina (più del doppio dell’intera popolazione della Russia)

5 miliardi di dollari: il valore stimato dell’industria dei “beni virtuali” in Cina nel 2009

Il ruolo tecnologico dell’India

IndiaIn un recente articolo di Business Insider, si fà riferimento a delle statistiche impressionanti che riguardano l’avanzata tecnlogica dell’India.

I numeri includono:

1.210.000.000: il numero degli abitanti in India

50%: la percentuale della penetrazione della telefonia mobile nel paese

742.500.000: gli indiani che abitano le zone rurali del paese (ovvero più del 72% del totale e due volte e mezzo la popolazione degli Stati Uniti d’America)

791.000.000: il numero di abbonati a servizi di telefonia mobile attivi in India (più del 67% dell’intera popolazione)

20.000.000: il numero di nuovi abbonati, ogni mese, a servizi di telefonia mobile (pari all’aggiunta dell’intera popolazione dell’Olanda, ogni mese)

50%: la percentuale della popolazione al di sotto dei 25 anni

520.000.000: il numero degli spettatori TV in India

90.000.000.000: il numero degli SMS inviati tramite il carrier AirTel, nel corso del 2010 (più di 2.850 sms al secondo)

10.000.000.000: il numero di banner visualizzati ogni mese nei canali di telefonia mobile indiani (equivalenti ad oltre 3.850 impressions ogni secondo)

3.6 miliardi di dollari: la stima del fatturato dell’industria di contenuti a valore aggiunto per la telefonia mobile per il 2011 (equivalenti a circa 5 dollari spesi da ogni indiano, in un anno per questo tipo di servizi)

100.000.000: il numero di indiani collegati ad internet (l’8% della popolazione)

25%: la percentuale di crescita di nuovi utenti collegati ad internet negli ultimi 12 mesi

26 minuti: il tempo medio consumato in un giorno su Internet in India

60%: la percentuale di utenti indiani che accedono ad internet tramite Internet Point/Internet Cafè

31%: la percentuale della popolazione rurale che dichiara di essere estranea ad Internet (il che equivale all’intera popolazione del Brasile)

12.000.000: gli utenti Internet delle zone rurali indiane (meno del 2% della popolazione rurale)

10 Km: la distanza media percorsa dagli abitanti di zone rurali, per collegarsi ad Internet

Intrattenimento (Film e Musica): la motivazione principale per la quale gli indiani rurali si collegano ad Internet

10 miliardi di dollari: il valore stimato dell’e-commerce in India per il 2011

60%: la crescita dell’e-commerce durante il 2010 in India

33.158.000: il numero di iscritti a social network in India

3 ore: la durata media spesa dagli utenti indiani, al mese, all’interno di Social Networks

96%: la percentuale di aziende IT che proibiscono l’uso di Social Networks sul posto di lavoro

23.893.800: il numero d’iscritti a Facebook in India (più dell’intera popolazione dell’Australia, ma sempre meno del 2% dell’intera popolazione dell’India)

60%: la percentuale di crescita di nuovi iscritti a Facebook in India nel corso del 2010

79%: la percentuale di utenti Facebook in India al di sotto dei 30 anni

48%: la percentuale di utenti Facebook indiani compresi nel range di età dai 18 ai 24 anni

71%: la percentuale di utenti indiani maschi iscritti a Facebook

Videogames: la destinazione principale su Facebook da parte degli iscritti indiani

Le migliori 10 pagine su Facebook in India:

1) Tata – Docomo

2) Vodafone – Zoozoos

3) Axe Angels Club

4) Fastrack

5) Mumbai Indians

6) Kingfisher

7) Pepsi India

8 ) Pizza Hut Celebrations

9) Blackberry India

10) Flipkart.com

35%: la percentuale del traffico globale di Orkut (che proviene dall’India)

18.700.000: il numero di utenti indiani iscritti a Orkut

9.000.000: il numero d’iscritti a Linkedin in India

2.740.000: il numero d’iscritti a Twitter in India

70%: la percentuale di indiani che guarda video online

807.200.000: i minuti spesi su ESPNCricInfo.com durante la Coppa del Mondo (ICC World Cup 2011) (un rapido calcolo per scoprire che sono in tutto 1.500 anni cumulativi)

40.000.000: gli utenti indiani che accedono ad Internet tramite dispositivi mobili

59%: gli utenti in India che accedono ad internet solo con dispositivi mobili

13.500.000: utenti internet collegati con dispositivi mobili che non dispongono di conto bancario

59%: il market share di Nokia in India

97%: lo share di Google nelle ricerche su Internet in India

Nokia: il brand più ricercato su Google in India

“Come Baciare”: la domanda più ricercata su Google in India

Spotify lancia la sfida ad iTunes

(Da Rockol.it)

Spotify LogoDaniel Ek, co-fondatore e amministratore delegato di Spotify, ha lanciato il guanto di sfida ad iTunes: con un nuovo, cruciale aggiornamento del software e il lancio di un negozio di download autogestito, l’imprenditore/manager svedese spera di  convincere i consumatori a scegliere il suo player come strumento di “default” per la gestione delle collezioni di files digitali, spezzando una volta per tutte il sistema chiuso e integrato che ha fatto la fortuna della piattaforma di Steve Jobs . L’aggiornamento del player introdotto dalla Web company permette – una volta collegato il lettore digitale al pc tramite porta Usb e attivato il pulsante “devices” che compare nella barra laterale della home page – di sincronizzare automaticamente la collezione di file memorizzata nell’iPod (versioni Classic, Nano e Shuffle) importandone i brani nelle playlist di Spotify. Le stesse playlist  possono poi essere acquistate a “pacchetti” da 10, 15,  25 o 100 canzoni al prezzo di 7,99, 9,99, 25 o 50 euro o sterline, accedendo allo store che Spotify,  siglando accordi diretti con etichette discografiche e aggregatori, ha sviluppato “in house” (dopo essersi appoggiata per un anno e mezzo ai servizi esterni forniti da 7digital). Un’altra novità importante è la possibilità concessa gli utenti gratuiti del servizio di accedere in modalità wireless alle applicazioni per iPhone e smartphone Android. “Da oggi”, sostiene Ek, “Spotify diventa l’unico music player di cui si ha veramente bisogno. I nostri utenti non vogliono essere costretti a passare da un player all’altro, ma desiderano portare con sé le loro playlist ovunque vadano, su una gamma più ampia di apparecchi, in modo più semplice e a un prezzo abbordabile”.

Warner Music in vendita: le difficoltà per gli acquirenti

C’è un motivo specifico per il quale il processo di messa in vendita di Warner Music si stà trascinando. E, molto probabilmente, il motivo per il quale diversi offerenti stanno abbandonando la partita. Stando alle dichiarazioni di un possibile acquirente (rimasto anonimo) il processo di acquisizione che circonda Warner Music Group è un completo mal di testa. Stando sempre alle dichiarazioni di questo offerente, sia Warner che Goldman Sachs (che coordina l’operazione) rendono l’operazione “molto difficile” per gli acquirenti interessati. “Il livello d’incompetenza che circonda questa cosa, su tutti i fronti, è incredibile”, questa una delle dichiarazioni rese a caldo a DigitalMusicNews dall’ex-offerente ora frustrato.

Di fatto questo conferma un recente rapporto il quale afferma che il miliardario russo Len Blavatinik stava minacciando di andarsene dall’operazione se il processo di vendita non fosse stato siglato entro specifici termini di tempo. Ha inoltre rivelato un processo dove regole e valutazioni minime sembrano essere spostate dal centro dell’operazione.

Ma quando finirà tutto questo? Diverse fonti raccontano di transazioni ed accordi siglati entro questa settimana, con una valutazione decisamente superiore rispetto a ciò che è il valore di mercato a Wall Street. Ma in molti si domandano se Warner riceverà effettivamente i 3 miliardi di dollari richiesti per l’acquisto.

Oltre a questo sembra che un altro acquirente se ne stia andando dall’operazione. Bloomberg ha di fatto riportato la notizia che la Sony/ATV Music Publishing ha ritirato la sua offerta. Le informazioni in possesso di Bloomberg parlano di Len Blavatnik e i fratelli Gores ancora attivamente interessati all’acquisto. Ulteriori informazioni raccontano dell’abbandono da parte di Yucaipa Company, il consorzio che include miliardari quali Ron Burkle e Sean Parker usciti dalla competizione per l’acquisto.

La sicurezza: Sony, Qriocity e il Playstation Network – Un aggiornamento

QriocityOramai diventato un caso di pubblico dominio (e purtroppo diventato di pubblico dominio molto tardi) Sony svela in un blog le misure di contrasto che andrà ad applicare per trovare colui (o coloro) che si celano dietro all’attacco hacker più importante degli ultimi anni. Sebbene le cifre pubblicate sui media siano come al solito in contrasto (c’è chi parla di 16 milioni di account rubati, chi di 77 milioni), quale che sia il numero di utenti le cui informazioni siano state rubate è ancora oggetto d’indagine non solo da parte di Sony, ma da parte di vari governi (Inglese e Tedesco in primis) che vogliono al più presto chiarire la posizione di Sony.

Qriocity (recentemente lanciato dal colosso nipponico e tra i canali a disposizione di Wondermark) è stato oggetto di un lancio promozionale negli Stati Uniti piuttosto massiccio. Il nuovo canale d’intrattenimento ha potuto così raccogliere in pochi mesi moltissimi utenti e così anche i loro dati sensibili (ovviamente) in più di 50 paesi nel mondo, Italia compresa.

Nel breve post pubblicato sul Blog ufficiale di Sony Playstation, il responsabile della comunicazione non dà molti dettagli sulle operazioni ancora in corso.

Quello che è consigliato, nella sostanza, è di accedere a Qriocity (o al Playstation Network) non appena disponibili nuovamente e di modificare la propria password di accesso: la speranza è che non siano state trafugate informazioni relative alle carte di credito connesse a tali account.

Realtà Aumentata – Total Immersion riceve fondi da Intel

L’azienda americana Total Immersion ha annunciato di aver ricevuto un investimento pari a 5.5 milioni di dollari da parte del colosso Intel per lo sviluppo di soluzioni e tecnologie dedicate alla Realtà Aumentata (Augmented Reality). Gartner ha stimato che questa tecnologia (da qui al 2012) porterà ad una svolta sostanziale dell’industria tecnologica.

Total Immersion sviluppa soluzioni per grandi marchi. Ecco qui un breve showreel dimostrativo:

Su Facebook sei falso con persone che conosci, su Twitter sei sincero con degli sconosciuti

(Un’interessante articolo di Vodafone Lab, qui ripubblicato)

Il 21 marzo 2006 Jack Dorsey lanciava in rete il primo tweet, nasceva così il concetto di microblogging. A 5 anni dalla sua nascita, Twitter si ritrova ad essere uno dei social network più utilizzati in tutto il mondo e unico nella sua capacità di veicolare informazioni in tempo reale.

L’idea di Jack Dorsey, Evan Williams e Biz Stone, era di creare un nuovo modo di comunicare tramite i cellulari – il nome originale del progetto era twttr – parola facile da digitare con i tasti del telefonino. Con il tempo e la diffusione, Twitter ha assunto sempre più la geometria di un social network, conservando però le sue caratteristiche fondamentali: messaggi da 140 caratteri, una foto e una piccola biografia personale. Tutto il resto lo fanno i contenuti dei followers.

Durante il suo primo periodo di vita, Twitter ha trovato nell’area di San Francisco lo zoccolo duro dei suoi utenti – sono stati proprio i primi user a plasmare la funzione di “retweet” (oggi uno degli strumenti più usati) inserendo la sigla RT prima di citare un follower.

Per il social network dei cinguettii, il successo mondiale è arrivato mentre in nazioni come il Kenya o l’Iran, la libertà di stampa e il diritto d’informazione subivano drastici ridimensionamenti. È stato proprio durante la crisi di Teheran che il mondo si è accorto di come Twitter, permetteva ai giovani iraniani di diffondere in tutto il mondo quanto stesse accadendo per le strade.

Dal punto di vista dei contenuti, Twitter ha assunto sin da subito una certa autorevolezza informativa, attirando i media e le aziende che sulla Timeline hanno trovato terreno fertile per comunicare in maniera diretta con i propri followers. Tra tutte le definizioni usate per descrivere Twitter ne abbiamo selezionate due che riassumono bene lo spirito di questo formidabile social network:

Twitter lo usi se hai qualcosa da dire

Su Facebook sei falso con persone che conosci, su Twitter sei sincero con degli sconosciuti

Discover what’s new in the world

Oggi Twitter ha circa 200 milioni di utenti, raddoppiati in meno di 12 mesi, ogni settimana vengono inviati 1 miliardo di tweet, durante la giornata dell’11 marzo (terremoto in Giappone) , sono stati circa 177 milioni i tweet inviati. Sul blog ufficiale troverete tutti i numeri di questo incredibile fenomeno che ha cambiato radicalmente il modo di comunicare.

L’A&R, quello sconosciuto…

Stressed A&RDa Wikipedia: Nell’industria musicale, A&R (acronimo inglese di “Artists and Repertoire” ovvero “Artista & Repertorio”) è sia una persona che una divisione di un’etichetta discografica responsabile della scoperta di nuove band da mettere sotto contratto. L’A&R rappresenta il tramite tra l’artista e l’etichetta e spesso consiglia le preferenze dell’etichetta. Un A&R è spesso richiesto per negoziare con gli artisti, cercare compositori e produttori discografici per l’artista, ed organizzare le sessioni. Nel Regno Unito, prima dell’emersione della figura del produttore discografico, l’A&R Manager sorvegliava le sessioni in studio e si assumeva le responsabilità per eventuali decisioni riguardo alle registrazioni.

È possibile nel 2011 parlare ancora di A&R? Probabilmente sì, ma se si esamina attentamente la cosa, si scoprirà che molte etichette discografiche di rilevanza internazionale hanno oggi in questa divisione personale che prima di ricoprire tale carica aveva lavorato per marche di detersivi, cementifici, prodotti finanziari e …prodotti da forno.

Tutti quanti accomunati da una “grande passione per la musica”.

E se la figura dell’A&R fosse un giorno interamente sostituita dalla gente comune o da un sistema completamente diverso, dove l’artista è centrale? (MySpace in questo senso ha insegnato tanto in merito.)

Quello che è sicuro è che il futuro è davvero appena cominciato e ci aspettano grandi evoluzioni da qui a venire.

I Modà boicottati da RadioRai. È così davvero?

(da Rockol.it)

Lorenzo Suraci, amministratore di Ultrasuoni, accusa RadioRai di boicottare la canzone sanremese dei Modà con Emma. Il direttore di Radio2, Flavio Mucciante, replica parlando di conflitto di interessi da parte dell’ “etichetta delle radio”. E ora nella polemica interviene anche Enzo Mazza, presidente dell’associazione dei discografici FIMI, per dire che tocca agli organi istituzionali dirimere la questione, mentre “fare polemiche sui giornali non serve a niente”. “Già l’estate scorsa”, ha spiegato a Rockol, “FIMI e PMI avevano segnalato al garante per la concorrenza e il mercato la questione di Ultrasuoni, dove un’etichetta creata con quote del 33% da tre maggiori network nazionali offre ai propri artisti un formidabile volume di fuoco promozionale gratuito che nessun altro operatore del settore ha a disposizione, condizionando ovviamente l’intero mercato della musica registrata. I dati dei passaggi radiofonici in questo senso sono evidenti”. “Noi”, continua Mazza, “riteniamo che le autorità, sia essa l’ ACGM, l’autorità delle comunicazioni, sia l’Antitrust, nell’ambito delle rispettive competenze, debbano assolutamente analizzare nel dettaglio questa problematica, che è sicuramente nuova per il mercato italiano, anche per sgombrare il campo a polemiche. Se l’operazione di Ultrasuoni è legittima in Italia, nessun problema, se invece non lo è, allora intervengano le autorità di vigilanza”.

App Store: un pò di chiarezza da parte di Apple e Steve Jobs

iTunes 10 LogoApple oggi ha annunciato un nuovo modello di abbonamento, a disposizione dei programmatori e dei fornitori di contenuti per le proprie applicazioni da vendere all’interno di AppStore ((il negozio di applicativi per i dispositivi di Apple quali iPod Touch, iPhone ed iPad), quali magazine, giornali, video, musica,etc. Questa è la stessa novità integrata nella recente applicazione del quotidiano proprietà di News Corp. “The Daily”.

Gli abbonamenti acquistati all’interno di AppStore saranno venduti utilizzando lo stesso identico sistema di fatturazione di AppStore, utilizzato per l’acquisto di miliardi di applicativi e per l’acquisto “In-App” di altrettanti contenuti. Gli editori ed i fornitori di contenuti potranno selezionare il prezzo e la durata di tale abbonamento (settimanale, mensile, bimestrale, quadrimestrale, annuale o bi-annuale). Quindi, tramite un’operazione di un click, i clienti potranno scegliere la lunghezza dell’abbonamento e saranno automaticamente fatturati basandosi sulla loro scelta d’acquisto. I clienti potranno rivedere ed impostare i loro abbonamenti dalla loro pagina di account personale su iTunes, incluso il cancellare l’automatico rinnovo di eventuali abbonamenti sottoscritti. Apple fornirà quindi l’intera infrastruttura di fatturazione e pagamento, trattenendosi lo stesso identico 30% che attualmente trattiene per qualsiasi acquisto fatto all’interno dell’AppStore.

“La nostra filosofia è semplice: quando Apple porta un nuovo abbonato, Apple guadagna un 30% di guadangno; quando l’editore porta un nuovo o esistente acquirente da noi, l’editore si tiene il 100% ed Apple non ci guadagna nulla”, ha dichiarato Steve Jobs.

“Tutto ciò che richiediamo”, continua Steve Jobs, “è che se un editore offre un sistema di abbonamento al di fuori dell’applicativo venduto su AppStore, deve usare la stessa (o una migliore) offerta all’interno di AppStore, così che i clienti possano facilmente scegliere se abbonarsi all’interno dell’applicativo o al di fuori, ma alle stesse condizioni. Noi crediamo che questo modello di abbonamento innovativo darà ad editori e fornitori di contenuti una nuova esclusiva opportunità di espandere l’accesso digitale dei loro contenuti all’interno di iPad, iPod ed iPhone, deliziando sia i nuovi che gli abbonati esistenti”, ha concluso Jobs.

Gli editori che utilizzano il servizio di abbonamento di Apple all’interno del loro applicativo, possono far leva su altri metodi per acquisire abbonati, al di fuori dell’applicativo. Per esempio, gli editori possono vendere abbonamenti digitali sui loro siti web o possono scegliere di fornire accesso gratuito agli abbonati esistenti. Dato che Apple non è coinvolta in queste transazioni, non c’è alcuna divisione di royalties  o scambio d’informazioni degli abbonati con Apple. Gli editori devono fornire il loro proprio procedimento di autenticazione all’interno dell’applicativo per quegli abbonati che si sono iscritti al di fuori dell’applicativo stesso.

Ad ogni modo, Apple richiede che se un editore sceglie di vendere un abbonamento a contenuti digitali, separatamente ed al di fuori dell’applicativo, lo stesso modello di abbonamento sia offerto sul sito web, allo stesso prezzo (o preferibilmente ad un prezzo inferiore). In aggiunta, gli editori possono così escludere link all’interno dell’applicativo (ad un sito web ad esempio) che permetta l’acquisto di contenuti o abbonamenti al di fuori dell’applicativo stesso, per rendere più facile l’abbonamento o l’acquisto del contenuto all’interno dell’applicativo.

Proteggere la privacy dei clienti è una componente chiave di tutte le transazioni registrate su AppStore. Ai clienti che acquistano abbonamenti tramite AppStore sarà data l’opzione e la scelta d’inoltrare i propri dati all’editore, comprensivi di nome, indirizzo email e codice postale, al momento dell’abbonamento. L’uso di tali informazioni e dati personali sarà governato interamente dalle regole e policy di privacy applicate dall’editore e non da Apple.

AppStore in questo momento offre più di 350.000 applicativi a clienti presenti in 90 paesi, con più di 60.000 applicativi nativi per iPad. Vi sono 160 milioni di dispositivi che possono ospitare gli applicativi presenti su AppStore, in tutto il mondo e che possono scegliere tra un incredibile scelta di apps in 20 categorie diverse, tra cui giochi, affari, notizie, sport, salute, riferimento e viaggi.

“Gli streaming musicali eclissano tutto il resto”

È questa una buona notizia per le etichette e gli aventi diritto? O un problema più grande del download illegale? “Gli ascolti illimitati (streaming) stanno eclissando tutto il resto”. Così dichiara il capo della Universal Music Group Inglese, David Joseph recentemente intervistato dal The Guardian. “È una valuta digitale diversa, rispetto al download. Stiamo avendo a che fare un 175 milioni di acquisti legali in un anno, comparati con 7 miliardi di streaming musicali”.

La questione fondamentale è se questo ammontare di streaming possa portare ad un fatturato sostenibile per tutti. Solo recentemente il capo della divisione digitale globale di Universal Music (Rob Wells) ha indicato come principale preoccupazione il fenomeno della pirateria. Ma servizi come Spotify, Rdio e Rhapsody possono dare potere a qualcosa di veramente nuovo?

Con alcuni dubbi e riserve, David Joseph continua ad avere ottimismo: “I guadagni (dal digitale) stanno crescendo in maniera significativa e fondamentalmente io credo che i servizi di streaming e modelli di abbonamento con accesso illimitato su tutti i dispositivi siano il vero futuro del business.”. “Ma le persone ascolteranno ancora album o singoli brani o manderanno consigli e playlist ai loro amici? Si, faranno tutte queste cose”.

Su una domanda spinosa, Mr. Joseph ha risposto chiaramente: “Se le etichette siano completamente rovinate dal digitale? Io non credo proprio. I modi in cui le persone ascoltano e fruiscono della musica stanno cambiando e questo ci dà molto da fare: il punto chiave è che bisogna avere i successi!”.