Dati di vendita Wondermark 2011: lo streaming cresce del 101%, il download cresce del 22,4%

WondermarkWondermark ha reso noto i propri dati di vendita (download singoli e album) e streaming (ascolti) sul proprio catalogo, che ad oggi conta più di 12.000 titoli, divisi tra più di 1.600 etichette discografiche, editori ed artisti nazionali ed internazionali.

Nell’anno 2011, i servizi di streaming (tra i più popolari a nostra disposizione vi sono Rhapsody, Napster, Last.fm, Spotify, Google Music, YouTube, Rdio, Simfy,etc) hanno registrato un incremento del 101% di fatturato rispetto al 2010. Spotify da solo conta ora per più del 70% delle royalties raccolte, ma YouTube e Google Music stanno crescendo molto velocemente e si attendono i risultati provenienti da iTunes Match (non ancora attivo in molte zone coperte da iTunes).

Il totale di streaming effettuati sul catalogo Wondermark lungo il corso del 2011 è stato di oltre 2 milioni di riproduzioni.

Per quanto riguarda i download, sono stati registrati oltre 150.000 acquisti legali, di cui oltre 130.000 nel solo canale di iTunes Store, ora disponibile in 51 paesi. Crescono i dati di vendita di CD e DVD fisici e gli Mp3 venduti legalmente su Amazon.com.

Il singolo più venduto è stato “La Vita È uno Specchio” del gruppo dei Ghost (download di platino 2011 e vincitori del Wind Music Awards e brano omonimo del nuovo album), mentre l’album più venduto è stato “Madame Butterfly“, opera di Giacomo Puccini eseguita da Andrea Bocelli e Carla Maria Izzo.

iTunes sbarca in America Latina

 

Latin America

Da quest’oggi iTunes Store ed i suoi contenuti sono finalmente disponibili in America Latina e più precisamente nei seguenti territori:
Argentina, Brasile, Belize, Bolivia, Chile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guiana Francese, Guatemala, Guyana, Honduras, Nicaragua, Panama, Paraguay, Peru, Suriname, Uruguay e Venezuela.

Tutto il catalogo di musica, film, libri e App distribuito da Wondermark sarà progressivamente disponibile in questi negozi entro le prossime ore.

iTunes Rewind: La classifica dei brani più venduti su iTunes nel 2011

Apple ha stilato la classifica dei brani più venduti in assoluto lungo il corso del 2011.

Con grande merito i Ghost sono presenti con ben 2 progetti: “Vivi e Lascia Vivere” (alla #63) e con il loro brano “La Vita è uno Specchio” dove hanno raggiunto la posizione #28, davanti a mostri sacri quali Rihanna (Only Girl), Bob Sinclar (Far l’amore), Shakira (Rabiosa), Vasco Rossi (I Soliti), solo per citarne alcuni.

Wondermark coglie l’occasione per ringraziare il gruppo dei Ghost sia per il grande successo ottenuto nel 2011 sia per tutti i premi ricevuti tra cui 1 Disco Di Platino, 1 Wind Music Award come artisti rivelazione dell’anno e per averci scelto ancora una volta per il loro quarto progetto “Dimenticami“, ora disponibile su iTunes Store.

iTunes Rewind 2011 - Top Singoli

Own Air – La Distribuzione Digitale Cinematografica in collaborazione con BIM

Own AirUna tecnologia italiana sposta in avanti i confini del business cinematografico: si tratta di Own Air, la prima piattaforma a lanciare nel nostro Paese la distribuzione digitale dei film, rendendo le prossime uscite disponibili contemporaneamente sul classico grande schermo ed in rete.

Le pellicole saranno disponibili per il download ad un prezzo che andrà dai 2.99 ai 5.50 Euro, e quindi decisamente inferiore al biglietto cinematografico medio ed alle “prime visioni” offerte dalle tv digitali. Il sistema, che è all’avanguardia anche sul fronte della sicurezza dell’utente e della protezione sul fronte pirateria, consentirà di scegliere tra vari formati, dall’altissima risoluzione fino alle soluzioni pensate su misura per i dispositivi portatili tra cui laptop, sistemi iOs (come iPad e iPhone) e Android.

La scelta di offrire un servizio in download e non in streaming risponde anche alle esigenze di chi vuole guardare il film senza dover essere necessariamente connesso in rete in quel momento e alle famiglie che, ad esempio, potranno partire per le vacanze portarsi dietro l’intrattenimento per tutte le ferie, ad un prezzo molto vantaggioso e senza pensieri.

I cinefili, oltre ad avere la possibilità di godersi lo spettacolo a casa senza aspettare i canonici tempi dei passaggi televisivi, avranno inoltre la possibilità di vedere anche molti film in lingua originale e contenuti speciali in anteprima assoluta. Un pensiero va anche alle persone che non possono recarsi nelle sale cinematografiche: Own Air è partner di Duchenne Parent Project, l’associazione dei genitori con figli affetti da distrofia muscolare Duchenne e Becker.

E le prime visioni cinematografiche non saranno il solo contenuto della piattaforma: Own Air proporrà soprattutto delle pellicole in esclusiva assoluta (che quindi non si potranno vedere in sala), alcuni dei più bei titoli degli ultimi anni e i classici senza tempo. Il sito www.ownair.it, oltre a tutte le informazioni sulla tecnologia ed il catalogo, comprende anche una community pensata come un vero e proprio cineforum virtuale, dove gli utenti potranno non soltanto discutere le visioni, ma anche proporre ad Own Air la distribuzione di quei film sottovalutati che, per le ragioni più disparate, non trovano spazio nella distribuzione canonica e non sono quindi disponibili per il pubblico italiano.

Il debutto assoluto è fissato per venerdì 9 dicembre con Enter the Void, il celebrato e chiacchieratissimo film scritto e diretto da Gaspar Noè (I Stand Alone, Irréversible) che, secondo Quentin Tarantino, va inserito nella top ten dei titoli più belli degli ultimi tempi. A partire da venerdì 9 dicembre, Enter the Void sarà quindi in una serie limitata di sale cinematografiche e – contemporaneamente – anche su Own Air. Ma le novità non finiscono qui: già entro metà dicembre il catalogo si arricchirà di una serie di altre uscite che vedranno protagonisti – tra gli altri – il genio di Abel Ferrara con Chelsea on the Rocks, la musica dei Sex Pistols con il documentario di Julian Temple dedicato all’epopea di Sid Vicious, l’animazione non convenzionale di Persepolis, il grande cinema d’autore con La Sposa Turca. E ancora: horror, documentario ed una costante attenzione a tutto ciò che è innovativo, stimolante e “never seen on screen”.

(da doppioschermo.it)

Napster, addio definitivo

(da Punto InformaticoNapster Logo)

Napster è morto, e questa volta resterà morto per sempre: lo storico “marchio” della condivisione musicale in rete, passato per le forche caudine della violenta rappresaglia legale delle Big Four del disco e reinventatosi store digitale con tutti i crismi della legalità, sparirà fondendosi con Rhapsody.

La piattaforma musicale di streaming e download – la maggiore del genere negli USA dopo iTunes – ha infatti già acquisito tutti i diritti, gli asset e gli utenti di Napster pagando a Best Buy una cifra ad oggi sconosciuta. Ora le speculazioni sono ufficiali: Napster come marchio autonomo non esisterà più.

Col tempo il “brand” Napster si è reinventato store digitale legale, ma è indubbio che i suoi numerosi lasciti sopravvivano senza di esso: da Napster deriva l’esplosione della supernova del Peer2Peer decentralizzato (Gnutella, Gnutella 2, eDonkey, Kademlia ecc.), a Napster va il merito di aver trasformato il formato MP3 in un fenomeno di massa e di aver aperto le porte al nuovo “eden” della musica digitale dove un colosso del calibro di Apple la fa da padrone.
Una breve cronistoria dell’avventura di Napster è d’obbligo: nata nel 1999 come piattaforma centralizzata per la condivisione libera di brani musicali fra utenti, la società fondata da Shawn Fanning, John Fanning e Sean Parker è stata fatta letteralmente a pezzi dall’assalto legale di RIAA e del mondo musicale “ufficiale”.

BBM Music: il music store di BlackBerry ora disponibile in Italia

BBM Music ItaliaBBM Music è il nuovo servizio cloud-based che ci consente di condividere la musica tramite social o in modo virale, permettendo agli utenti di BlackBerry Messenger di realizzare una vera e propria libreria musicale basata sulla community.

Come accade anche in USA, in Italia è disponibile la versione “Trial” per provare gratuitamente il servizio fino a 30 giorni. Successivamente al periodo di prova, il servizio è fruibile al costo di 4,99 euro al mese. In questo modo si ha la possibilità di creare un profilo personale con 50 canzoni e di sostituirne 25 di queste al mese. Le canzoni possono essere selezionate dal catalogo BBM Music composto da milioni di canzoni grazie ad una partnership tra RIM e numerosi partner tra cui Wondermark.

Google Music con Cloud, Social e Android

Google MusicGoogle Music è stato inaugurato poche ore fa negli Stati Uniti. Come previsto si tratta di una grande piattaforma online per la vendita di tracce musicali che sfrutta tutte le potenzialità della tecnologia cloud. In pratica oltre alla possibilità di scaricare la musica sul proprio PC sono previste opzioni di streaming su più dispositivi e condivisione attraverso il social network Google+. L’azienda non a caso parla della possibilità di “scoprire, acquistare, condividere e godere della musica digitale in modalità innovative e personalizzate”.

“Hanno dovuto fare il loro ecosistema per attirare i consumatori analogamente ad Amazon e Apple”, ha spiegato al New York Times Michael Gartenberg, analista di Gartner. “I servizi cloud personali sono chiave per la domanda dei consumatori. Quindi è normale che Google debba giocarsela qui. Ma dato che sono in ritardo lo devono fare in un modo solo”.

Google Music infatti sfrutta Android Market, a conferma di quanto si mormorava a febbraio, e quindi nasce per approfittare anche dell’incredibile base utenti del mondo mobile e domani tablet. La partenza in ogni caso è con il botto perché grazie agli accordi con EMI, Universal, Sony Music e altri editori (non Warner almeno per ora) l’offerta è di ben 13 milioni di tracce audio. Si parla di artisti del calibro dei Rolling Stones, Coldplay, Pearl Jam, etc. Per di più in questa fase promozionale è prevista una traccia in regalo ogni giorno, da scegliere all’interno di un gruppo selezionato. La nota negativa è che gli attuali accordi licenziatari non rendono Google Music accessibile oltre i confini statunitensi.

A distanza di due giorni dalla presentazione di iTunes Match il pensiero non può che correre ad Apple. “Altri servizi di cloud music ti costringono a pagare per ascoltare la musica che già possiedi”, ha risposto Jamie Rosenberg, dirigente di Google. “Noi no”. E infatti il backup su cloud del colosso di Mountain View è gratuito e consente di trasferire online il proprio completo archivio musicale (massimo 20mila tracce). Purtroppo questa procedura potrebbe risultare inizialmente un po’ lunga, considerato che si tratta di un vero e proprio “uploading”. La buona notizia è che ogni TAG, nominazione o dettaglio legato ai file rimarrà intatto.

Per quanto riguarda l’aspetto commerciale bisogna ricordare che le singole tracce audio si pagano 69 centesimi, 99 centesimi o 1,29 dollari, mentre un album completo costa circa 10 dollari. Nello specificosi tratta di file MP3 a 320 kbps.

Da rilevare poi che gli acquisti si effettuano tramite Google Checkout e quindi una procedura che prevede l’uso della carta di credito, ma se si è clienti dell’operatore T-Mobile l’addebito avviene direttamente sul conto telefonico.

Dopo l’acquisto le tracce audio volendo si possono condividere con gli amici su Google+. L’aspetto interessante è che il proprio archivio su cloud è accessibile anche tramite i dispositivi Android (almeno 2.2) – a patto ovviamente che dispongano dell’App Google Music. Purtroppo per ora non è possibile acquistare tramite cellulare, ma Google ha assicurato che questo rappresenta il prossimo passo evolutivo.

(Articolo da Tom’s Hardware)

Spotify sbarca anche in Austria, Belgio e Svizzera

Spotify, il servizio musicale di abbonamento in streaming, dopo il lancio  in Austria avvenuto ieri è sbarcato oggi anche in Belgio e Svizzera: nei tre Paesi europei l’abbonamento al catalogo della società sarà disponibile nelle tre versioni classiche – gratuito, illimitato e Premium – a costi che vanno dai 4 euro e 99 (o 6 franchi e 45) per la versione illimitata ai 9 euro e 99 (o 12 franchi e 95) per quella Premium.

iTunes Match: il condono musicale definitivo

(da Vita Digitale – Corriere della Sera)

Un enorme e definitivo condono musicale.

Invitante come poche altre iniziative e moralmente accettabile adifferenza di altri condoni: tutti i brani “recuperati” in vario modo negli anni (con un limite attuale di 25 mila canzoni) di colpo diventano oneste copie digitali certificate. Di ottima qualità e ordinate come si deve. Si potrebbe leggerlo anche così il lancio da parte di Apple – con due settimane di ritardo – di iTunes Match. Niente altro che il trasferimento sulla nuvola della Mela – iCloud – di tutta la propria libreria musicale. L’abbonamento al servizio – 24,99 dollari all’anno – permette di identificare ogni canzone non acquistata su iTunes presente sul proprio computer e di immagazzinarla nell’account online residente sui server di Cupertino. Le canzoni, una volta identificate, possono poi essere scaricate in forma originale (con qualità a 256 Kbps e senza Drm) sul computer e direttamente sugli altri dispositivi Apple (solo ovviamente quelli dotati di wi-fi). Il servizio funziona con i diversi computer usati dalla stessa persona, eliminando anche i duplicati.

Tutto bello ma valido solo negli Stati Uniti. Il servizio al momento è solo per gli Usa, anche perché – come è comprensibile – per poter lanciare Match (con iTunes 10.5.1) Apple ha dovuto stipulare tutta una serie di nuovi accordi sui diritti con le major musicali. Accordi validi solo per il territorio americano, in Italia invece il servizio dovrebbe forse arrivare nei primi mesi del 2012. Come racconta anche Punto Informatico, il successo è stato tale che nelle prime ore dal lancio i server sono stati talmente sovraccarichi di richieste che Cupertino ha dovuto sospendere il servizio per alcune ore. Cosa incredibile per la filosofia Apple.

Gartner: nel 2015 i cd ancora più importanti della musica digitale

CD Disc(da Rockol)  L’ipotesi che le major discografiche abbiano già fissato la data di morte del Cd non è plausibile: lo sostiene una fonte più che autorevole, Billboard, facendo semplicemente notare che in tutto il mondo, a cominciare dagli Stati Uniti, l’industria discografica dipende ancora – e continuerà a dipendere, nei prossimi anni –  in maniera sostanziale dalla vendita di supporti fisici. L’ultima conferma arriva da un nuovo studio pubblicato da Gartner, che proietta per il 2015 uno scenario in cui la musica digitale varrà complessivamente 7,7 miliardi di dollari (contro i 6,3 miliardi di fine 2011) mentre quella “fisica” calerà in valore da 15 a 10 miliardi di dollari: restando dunque la fonte di ricavi più importante per le case discografiche con un margine di circa il 30 per cento. “Lasciare che il Cd muoia una morte lenta e aggraziata si è dimostrato preferibile a una prematura eutanasia” commenta Glenn Peoples, corrispondente da Nashville della storica testata.  “La storia“, aggiunge il giornalista, “dimostra che etichette e distributori continuano a voler lavorare con i rivenditori di musica. Questi ultimi spesso tengono in assortimento un numero più ridotto di titoli pagandoli meno – il che gli permette di farli pagare meno anche ai consumatori – ma ciò nonostante continuano a vendere Cd“.
Secondo le stime di Gartner da qui a cinque anni i ricavi da download cresceranno di poco, da 3,6 a 4,1 miliardi di dollari, mentre aumenteranno rapidamente quelli generati dallo streaming musicale (da 532 milioni a 2,2 miliardi di dollari).

La musica Online cresce del 7%

iTunes LogoContinua il declino dei Cd, cannibalizzati in parte dalla pirateria, ma soprattutto dallo spostamento verso i nuovi business della distribuzione online. Il mercato della musica online è stato analizzato da Gartner:  cresce nel mondo del 7% nel 2011, trainata dal fenomeno Spotify (reduce da un accordo con Facebook) e da Apple iTunes.
Il mercato musicale in Rete raggiungerà i 6.3 miliardi di dollari, rispetto ai 5.9 miliardi di dollari nel 2010.

Entro il 2015 il mercato della musica online globale si attesterà a quota 7.7 miliardi di dollari, mentre le vendite di Cd e supporti fisici crollerà da 15 a 10 miliardi di dollari. L’industria musicale è stato il primo settore dei media a subire l’impatto di due forze maggiori: Internet e il fenomeno del “empowering degli utenti consumer“, che hanno rotto le tradizionali intermediazioni del settore a favore di ecosistemi senza confini come Spotify e iTunes.

All’inizio gli utenti hanno approfittato di Internet e di siti come l’antesignano Napster per scaricare musica illegalmente, mettendo sotto pressione le etichette delle Major, Universal, Warner e EMI, che – con Sony – dominavano il mercato. Poi gli utenti hanno scoperto la convenienza di iTunes che all’epoca offriva brani musicali a 99 centesimi di dollari, rendendo progressivamente iTunes il più grande negozio di musica online. Il consumer tornava a pagare per la musica, mentre le etichette registravano più guadagni dai concerti e dagli eventi Live.

Ma ora è il momento dei servizi di streaming musicale e abbonamentoSpotify, Lastfm.com e Pandora sono in grande spolvero. La società di analisi Gartner prevede che i servizi a sottoscrizione crescano a 2.2 miliardi di dollari entro il 2015, quando deterranno il 29% di tutta la musica online

Perchè il QR Code non funziona (che cos’è un QR Code? Leggi questo post)

Questo articolo è tratto da questo post di Sean X Cummings.

Certamente avrai avuto modo di vedere una volta o l’altra questo riquadro qui sotto: probabilmente l’avrai notato in qualche rivista, nell’angolo in basso di qualche pubblicità di un quotidiano o ancora visualizzato in qualche display mentre aspettavi di prendere un treno.

QR Code

Questo riquadro qui sopra si chiama “QR Code” (da “Quick Response Code”, letteralmente “Codice a Risposta Veloce”, cioè in grado di fornire velocemente un qualche tipo d’informazione). Questo codice, in abbinamento ad un lettore in grado di decodificarlo, permette di essere indirizzati verso una destinazione (un sito internet) semplicemente passandovi sopra con un cellulare dotato di fotocamera ed una applicazione di decodifica apposita.

Sebbene quasi ogni persona appassionata di tecnologia sia a conoscenza dell’esistenza di questo codice, lo stesso non si può dire per la maggiorparte delle persone che a tutt’oggi si chiedono cosa sia e a cosa possa servire.

Consultando un po’ di storia si scopre che il QR Code è nato nel 1994 da una compagnia giapponese denominata Denso Wave, allo scopo di tracciare i pezzi di automobili nelle fabbriche di Toyota.

Forse il suo utilizzo più utile era proprio questo: ma c’è chi oggi ne parla come la “soluzione più efficace” per promuovere marchi o chi ancora dia per scontato che il QR Code “oramai lo usano tutti” o ancora “una grande innovazione per facilitare l’acquisto di beni e/o servizi”.

Citando il post di Sean Cummings:

“L’attuale modo di utilizzare i QR Code nella pubblicità è…

“Si potrebbe finire questa frase con aggettivi quali “stupido”, “inutile”, “banale”, “poco entusiasmante”.

Niente di più vero. E questa non è una novità per chiunque lavori o abbia a che fare seriamente con agenzie di pubblicità o marketing.

I numeri sono ciò che conta. E il QR Code di numeri da offrire ne ha ben pochi come dimostrato da numerose statistiche (o addirittura dall’assenza di esse…).

Ma se questi possono apparire solo pareri personali o giudizi prematuri, ecco una bella indagine che ci mostra punti interessanti.

L’autore del post ha fatto un’indagine a San Francisco (di fatto la “Mecca” per quanto riguarda la tecnologia) a 300 persone, durante lo scorso mese di Settembre. Chiunque avesse risposto correttamente avrebbe ricevuto un omaggio.

Ecco i risultati dell’indagine.

Alla domanda “Che cos’è questo riquadro nero?” :

  • l’11 percento ha risposto correttamente “Un QR Code” o “Quick Response Code” ;
  • Il 29 percento ha risposto con “Qualcosa che ha a che fare con i codici a barre, in qualche modo“;
  • Il 7 percento ha dato varie risposte quali “Quelle cose da fissare che creano immagini 3D quando incroci gli occhi.” ;
  • Il restante 53 percento ha tentato di dare risposte, tra cui “Un codice segreto militare“, “Una scritta in Koreano” fino a una “Mappa Aerea di San Francisco“.

Per riassumere: a San Francisco, il 60% delle persone intervistate non sanno cosa sia un QR Code e/o come usarlo.

Quindi l’articolo si chiede una domanda fondamentale: “Perchè il QR Code stà fallendo?

I punti chiave sono riassunti dall’autore in alcune frasi chiave:
“The success of a technical solution is dependent on the ease with which that technology can be used by the general public. ”

Il successo di una soluzione tecnica dipende dalla facilità con la quale tale tecnologia può essere utilizzata dal pubblico generale.

“People will not adopt a technical solution that serves to replace a manual task, if that solution is less efficient than the manual task it replaces.”

Le persone non adotteranno soluzioni tecniche che sostituiscono lavori manuali, se tali soluzioni tecniche sono meno efficienti rispetto al lavoro manuale richiesto.

Da notare inoltre che l’iPhone (ovvero lo smartphone più venduto al mondo) non ha un applicazione già installata in grado di leggere questi QR Code, differentemente da altri produttori. Questo punto, da solo, può contribuire al fallimento di una tecnologia che è quasi certo rimarrà di fatto una “moda” e non una soluzione.

Leggi l’articolo intero, disponibile a questo link.

7Digital si espande in Asia e Pacifico

7Digital LogoIl provider di musica 7Digital ha esteso il suo servizio all’interno dell’area Asia-Pacifico, rendendo disponibile il suo catalogo di oltre 16 milioni di brani all’interno dei territori di Australia, Nuova Zelanda, Malaysia e Singapore.

La mossa della compagnia che ora serve più di 1 milione di utenti all’interno dei canali di telefonia mobile, segue di poco quella della rivale Spotify (che è stata per un periodo servita da 7Digital), la quale ha aperto anch’essa il suo servizio in Asia lo scorso Settembre.

I nuovi mercati hanno accesso allo store digitale di 7Digital, mentre gli applicativi per i dispositivi BlackBerry e Android saranno resi disponibili entro la fine dell’anno.

7 Digital è stata parte del recente lancio del PlayBook (il tablet di Rim) a Singapore e l’alleanza strategica con RIM sarà un aspetto chiave dello sviluppo sull’asse Asia-Pacifico, stando alle dichiarazioni del management di 7Digital.

Sebbene 7Digital non sia disponibile per la piattaforma iOS (iPhone, iPod Touch e iPad), la forte espansione di utilizzo di dispositivi Android e RIM nella regione sud-est asiatica, potrebbe essere un elemento chiave per l’espansione di 7Digital in questo territorio.

Qualsiasi mossa all’interno del mercato asiatico sarà quindi una sfida con Spotify da ora in poi (e con altri servizi che presto sbarcheranno negli stessi territori). Questo è un punto particolarmente importante per la lotta contro la pirateria, in un territorio particolarmente segnato da questa piaga.

L’area dell’Asia-Pacifico è stata per molto tempo un’area di secondo piano per molti canali digitali, se si compara la situazione europea o Nord Americana. Sarà interessante seguire lo sviluppo dei canali di 7Digital (e Spotify) in quest’area per capire se vi possono essere possibilità di sviluppo anche in territori quali l’India e l’Indonesia.

Addio Napster, ora Rhapsody

Napster LogoC’è chi ha sottolineato come il suo nome sia ormai destinato a sparire, dopo aver stravolto il panorama musicale alla fine degli anni 90. Napster, il primo grande avversario dell’industria discografica globale, verrà ora assorbito dalla piattaforma a sottoscrizione Rhapsody. Ceduto dai vertici di Best Buy per una somma attualmente sconosciuta.
Era stato proprio il gigante dell’elettronica di consumo ad acquisire gli asset di Napster nel 2008, sborsando un totale di 121 milioni di dollari. I circa 700mila utenti della creatura di Shawn Fanning erano così finiti nelle mani del retailer statunitense, sette anni dopo la chiusura dello stesso programma di file sharing per violazione ripetuta del diritto d’autore.

Gli utenti di Napster verranno ora aggregati agli 800mila guadagnati nel tempo da Rhapsody, che in sostanza risponderà al recente sbarco di Spotify in terra statunitense. Secondo le fonti specializzate, l’accordo di acquisizione degli asset di Napster dovrebbe risultare formalizzato entro la fine del prossimo novembre. Best Buy diventerà azionista di minoranza della piattaforma musicale slegatasi da RealNetworks.

Come sottolineato dal CEO di Rhapsody Jon Irwin, si tratta di un’acquisizione dettata dal bisogno di espandersi, in particolare aggregando quote sostanziose di utenza. Proprio questo dettaglio ha scatenato i più allarmati timori: il brand Napster potrebbe essere definitivamente accantonato, dal momento che la stessa Rhapsody pare interessata ai soli utenti dell’ex-nemico pubblico delle etichette.

(da Punto-Informatico)

iTunes Store esteso a 12 nuovi territori in Europa

Apple iTunes Music Store ha ufficialmente esteso il suo servizio in 12 nuovi paesi in Europa.

I nuovi paesi Europei sono:

– Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania, Slovenia

Con questa integrazione iTunes è ora disponibile in 36 paesi nel mondo.

Apple ha inoltre reso disponibile il nuovo iBook Store, per la vendita di libri elettronici (e-books) in 25 nuovi territori.

 

F8: Le novità di Facebook (dal 30 Settembre)

(da Punto Informatico)

Dopo il redesign della sua homepage vi sono altre novità in vista per Facebook: proprio in questi giorni sta ospitando la conferenza f8 e in questa sede ha incontrato gli sviluppatori, parlato di piattaforme e in particolare di Open Graph, il sistema che integra app terze e contenuti nel flusso di notifiche e di aggiornamenti delle pagine.

Fra le maggiori novità presentate vi è Timeline: con l’idea di vedere quanto è cambiato il profilo di ogni utente da quando si è iscritto a Facebook, il social network in blu sta introducendo questa pagina che ospita contenuti in ordine cronologico e raccoglie tutto quello che si è condiviso nella propria vita su Facebook.

Si tratta, in pratica, di una sorta di album dei ricordi dedicato al proprio passato sul social network, o meglio a raccontare la propria storia, e andrà a sostituire l’attuale profilo.

L’aggiornamento, che sarà disponibile dalle prossime settimane, è stato pensato peri fornire un mezzo per guardare agli aggiornamenti più recenti senza perdere però le cose più importanti del passato: il social network sembra quasi voler sottolineare di far parte della vita dell’utente da ormai più di qualche anno e che è stato il testimone e il custode di tanti ricordi preziosi.

Al contempo, dopo aver modificato nei giorni scorsi la homepage, dimostra di voler dare una sterzata al suo look, e cambia così anche l’altro pilastro cui si fondavano le abitudini degli utenti: resta il dubbio se, senza profilo e notizie più recenti/più popolari, gli utenti sentiranno più l’aria fresca della novità o il vento gelido di un cambiamento non richiesto.

Visivamente Timeline ha il suo appeal: offre una pagina più larga del normale profilo e molti più contenuti da consultare. In alto a destra c’è posto per una grande foto che funge da copertina e che l’utente può scegliere, in basso vi sono gli eventi e le immagini passate in ordine cronologico e personalizzabili manualmente.

L’utente, poi, può arricchire questa pagina con social app, chiamate per il momento Lifestyle apps, che permettono di condividere la musica che si ascolta/ascolta, le ricette cucinate ecc.

Gli sviluppatori (o chiunque per avere l’anteprima si voglia spacciare per tale) hanno ottenutoaccesso ad una versione in anteprima di Timeline proprio per far sì che possano testare le loro app.

Non solo: proprio sulle app Facebook dimostra di voler operare e, oltre all’introduzione di Timeline, ha iniziato a collaborare con diversi operatori dei media ed editori per portare applicazioni ad hoc sul social network.

A collaborare con Facebook ci sono, tra gli altri, Spotify, con un’app per ascoltare musica sul social network, Netflix, che permette così la visione di film in streaming come giàsperimentato da Warner Bros, e News Corp che porta le pagine del suo The Daily sulla piattaforma blu.

Queste app, peraltro, saranno direttamente accessibili dagli utenti senza la normale procedura di installazione, la necessità di dare i permessi per pubblicare e accedere alla propria bacheca e senza dover lasciare Facebook: la novità è possibile per l’integrazione data da Open Graph e rappresenta l’intenzione di Zuckerberg di monopolizzare definitivamente il tempo degli utenti online.

Al contempo, peraltro, sembrerebbe trattarsi di un’agevolazione che rischia, se non bilanciata da un qualche tipo di funzione personalizzabile, di aggrovigliare nuovi nodi in materia di privacy.

Indagine: il 92% dei fan vuole possedere musica

Una recente indagine condotta da Insight Research Group per eMusic ha concluso in maniera inequivocabile che il 92% dei fan che utilizzano servizi musicali legali su internet preferiscono possedere il file scaricato, piuttosto che avere la possibilità di “streaming” (ascolto) tramite abbonamenti di vario genere: il concetto espresso dagli utenti è la questione di sicurezza di possedere qualcosa nel tempo. Lo studio include inoltre dati sulla scena attuale, dividendo in 2 gruppi i dati raccolti.

La scena attuale degli utenti che acquistano musica:

  • il 92% preferisce possedere musica perchè questo metodo permette di usufruire della musica in qualsiasi momento, ovunque si desideri;
  • il 91% preferisce possedere musica, piuttosto che avere file “in streaming”;
  • il 92% dichiara che l’acquisto permanente di un file musicale li fà sentire in qualche modo rassicurati che tale documento acquistato non sparirà da qualche parte, ma durerà nel tempo;
La scena attuale degli utenti che utilizzano lo streaming:
  • 83% delle persone intervistate dichiarano che utilizzano lo streaming per scoprire nuova musica, prima che decidano o meno l’acquisto del progetto;
  • il 78% dichiara di voler avere opzioni di streaming gratuito e non è d’accordo sul pagare per avere lo stream del brano;
  • solo il 20% dichiara di pagare per lo streaming; l’88% di coloro che pagano per lo streaming acquistano anche il file permanentemente.

L’indagine condotta su utenti dai 18 ai 64 anni è stata fatta facendo una distinzione sia tra coloro che amano la musica “indipendente”  sia tra la popolazione più in generale.

Ma i risultati sono stati largamente similari: di fatto i fan più dediti sono i più legati al concetto di proprietà. La popolazione generica ha votato per il 91% in favore della proprietà e “solo” un 86% che ha citato il concetto di “sicurezza della propria collezione musicale” come ragione primaria.

Oltre a questo l’indagine ha posto rilievo sul fatto che il 20% dei fan più dedicati acquistano servizi in streaming e solo il 13% della popolazione generale lo fa: di questo gruppo, rispettivamente l’88% e l’84% acquista poi permanentemente musica.

Infine, un dato incoraggiante per i prossimi servizi “cloud-based”: più del 40% degli intervistati ha espresso interesse in servizi di “storage” basati su Cloud. Un dato che farà certamente piacere ad Apple, Amazon e Google che si apprestano a lanciare (o hanno già in essere) servizi di questo tipo.

Musica sul Blackberry: RIM annuncia BBM Music

BlackberryResearch In Motion (RIM) ha lanciato BBM Music, un servizio costruito intorno alla piattaforma Blackberry Messenger. L’obbiettivo è di creare il più grande social network musicale al mondo, “permettendo alle persone di scoprire musica tramite amici  e scoprire nuovi amici tramite la musica”. Il servizio offre agli abbonati 50 brani al mese accessibili da un dispositivo Blackberry portatile e un Blackberry Tablet (Playbook). Ad ogni utente sarà permesso di modificare fino ad un massimo di 25 brani all’interno del loro profilo BBM e potranno accedere a tutte le tracce che appariranno all’interno degli altri profili registrati al servizio musicale BBM. RIM intende inoltre lanciare agli abbonati e non abbonati un servizio di ascolto gratuito finanziato dalla pubblicità con l’obbiettivo di promuovere particolari uscite o affiliazioni a particolari marchi. BBM Music inizierà il proprio servizio inizialmente nei territori del Regno Unito, America, Canada e Messico. Maggiori informazioni sono disponibili all’interno del sito BBM.