Diritti sulla Musica? Si compra online a basso prezzo

Annunciati due nuovi servizi in rete per piccole aziende e singoli cittadini: per inserire senza problemi legali colonne sonore su clip di YouTube o pubblicità.

Articolo di Claudio Leonardi (La Stampa)

Se è vero che la pirateria musicale si combatte con servizi online legali accessibili e convenienti, mancavano sicuramente all’appello siti che concedessero licenze musicali per singoli utenti, piccole imprese e società non-profit. Per farne cosa? Ma naturalmente per inserire nei propri video di matrimonio, o promozionali, o documentaristici tracce musicali di sicura provenienza, senza avere guai con la Siae o chi per essa.

La lacuna è stata colmata dai concorrenti Cuesongs (http://www.cuesongs.com/) e Ricall (http://www.ricall.com/home/home.seam) Express. Bisogna pagare, questo è il patto, ma in compenso potrete inserire clip e musiche su YouTube e Facebook senza rischi per voi né per il vostro provider.

L’idea è nuova e sembra, in effetti, occupare uno spazio di mercato finora ignorato, e forse con qualche ragione. Sarà piuttosto difficile abituare gli utenti a versare una cifra, sia pure minima, per compiere una operazione che da anni (anche prima di internet) si sono abituati a fare gratis.

Le società, entrambe britanniche, spiega un articolo della BBC (http://www.bbc.co.uk/news/technology-16794798), hanno approfittato del festival dell’industria musicale Midem di Cannes per promuovere il loro nuovi prodotti.

La Cuesongs può vantare un testimonial d’eccezione come Peter Gabriel e può contare sulle registrazioni della Sony Music e di alcuni titolari autonomi di diritti. E’ ancora in fase di prova e attualmente vi si può accedere solo su invito.

Il servzio offerto dalla Ricall costituisce una sorta di nuova divisione all’interno di un bussiness già avviato dedicato alle industrie di intrattenimento e di giochi. Il loro archivio Comprende brani di EMI Music e di editori indipendenti.

Ma il punto vero è il target a cui aspirano entrambe le imprese: singoli cittadini, in cerca di una colonna sonora doc per il video del matrimonio prima di caricarlo su internet, ma anche piccole aziende che vogliono realizzare spot per le loro attività, sviluppatori di app per tablet e smartphone, club scolastici, ma si può dire che nel web, chiunque può diventare un potenziale cliente. Ammesso che lo si convinca a pagare.

Peter Gabriel avrebbe dichiarato alla BBC che “Con l’introduzione di prezzi bassi e di un facile accesso on-line, Cuesongs sta creando un nuovo mercato per la musica, per soddisfare una domanda enorme finora non sfruttata che potrebbe aprire nuovi flussi di reddito anche per i nuovi artisti“.

E questo è il punto. Ma i responsabili della Music Publishers Association, che hanno accolto con soddisfazione la novità, sembrano realisti.

Non stiamo parlando di singoli utenti che paghino per pubblicare una clip del loro bambino che danza alla radio su YouTube” ha spiegato al network britannico il portavoce della MPA, Will Lines. Si tratta principalmente di un “processo di semplificazione, ma anche di salvaguardia dei creatori, per le piccole e piccolissime aziende che vogliono usare musica”.

Hanno già preventivato, insomma,che i clienti principali saranno piccole aziende. Società che prima del web, dei social network e dell’avvento della comunicazione digitale e in video non avevano questa esigenza, ma che oggi potrebbero avvertirla, disposti a pagare un piccolo prezzo per non mettere nei guai legali l’attività.

Un ostacolo potrebbe essere costituito dall’attuale complessità di gestione dei diritti d’autore, differente per testi, spartito e registrazione di una canzone. Con l’esigenza di assegnare tre diverse licenze.

I responsabili sostengono, tuttavia, che il “one-stop shop” del nuovo servizio archivia il problema, e darà una ragione in più alle etichette musicali per chiedere che materiale musicale senza licenza sia rimosso dal web. Anche gli utenti di YouTube, che attualmente possono vedere oscurato il loro video in qualunque momento, qualora preveda l’uso di musica coperta da diritti d’autore, potrebbero infine optare per una scelta un po’ più costosa (e vedremo quanto) ma che preservi le loro fatiche da future brutte sorprese.

I recenti dati sull’uso di servizi di download legale di musica (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=10029) diffusi nel Digital Music Report sembrano confermare che, pur senza eliminare fenomeni di pirateria ancora pesanti, è possibile traghettare nella legalità la maggioranza degli utenti. Basta farlo con saggezza ed equilibrio. Ricordando che il lavoro artistico e creativo merita tutele e retribuzioni, e che piccole cifre, applicate alla massa di utenti web, possono lievitare e compensare gli introiti persi negli ultimi anni dagli autori e dai loro editori. Staremo a vedere.

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