Google Plus: una landa deserta

Meanwhile on Google+Anche se Google+ ha raggiunto la soglia dei 90 milioni di utenti registrati, il tempo medio speso sul sito è molto basso.

Una serie di ricerche ed indagini condotte fin dall’estate scorsa portano agli ultimi dati di Dicembre 2011, dove Google+ ha raggiunto ulteriori 49 milioni di nuovi utenti con un incremento del 55%. (Fonte HitWise USA)

Come emerge dalle ricerche sembra tuttavia che Google+ sia usato prevalentemnete dai Googlers (chi è impiegato o orbita molto vicino a Google) e da alcune celebrità e blogger, ma non dalla gente comune.

Da una recente indagine di ComScore questo trend sembra confermato: così come pubblicato sul Wall Street Journal, gli utenti con un PC hanno speso in media 3 minuti al mese su Google+ negli ultimi 6 mesi.

Mettendo a paragone questo dato con altri Social Network si può notare che Facebook ha una media di 7 ore al mese per utente, quasi 90 minuti su Tumblr e 17 minuti su Linkedin. Perfino MySpace supera Google+ con un uso medio di 8 minuti al mese.

A questo punto Google probabilmente risponderà dicendo che Google+ non è un social network: pertanto non sono dati paragonabili. Il punto centrale di Google+ è la raccolta d’informazioni sugli utenti connessi a Google e le loro connessioni sociali in maniera da sviluppare nuovi servizi o migliorare quelli esistenti, quali quelli dedicati alla ricerca.

Ma se anche questa fosse la ragione, se nessuno spende tempo su Google+, allora le informazioni che Google sta raccogliendo non sono molto utili nè accurate.

(Leggi l’articolo originale)

7 punti per il tuo passa-parola sui media sociali

Anche se il tuo nome è “famoso”, la promozione tramite media sociali (Facebook, Twitter, YouTube, etc.) è un passo vitale per far sapere che esisti e che continui ad esistere.

È vero che il nome, da solo, può portare un sacco di visibilità immediata: ma è pur sempre vero che bisogna continuare a generare visibilità e continuare a ricordare alle persone chi sei e da dove vieni, anche quando si dispone già di un’ampio pubblico.

Il modo migliore per iniziare (o continuare) ad avere visibilità sui media sociali, non è solo passare per Radio o TV o partecipare ad un talent show: bensì il modo migliore è quello di continuare a generare il passa-parola e comunicare constantemente con la propria community di fan e supporters a prescindere da quanti fan si ha a disposizione.

A questo proposito, se vuoi cominciare ad attivare (o mantenere) un passa-parola efficace poniti queste 7 domande e scopri quali di questi punti puoi migliorare immediatamente:

1) Ho una buona canzone/progetto/storia da raccontare?

2) Le persone interessate possono mostrare il loro coinvolgimento al progetto, in modo visibile?

3) Sto offrendo qualcosa di nuovo, d’innovativo di cui far parlare di me?

4) Lascio che i miei supporters siano creativi o partecipino al processo creativo?

5) Invito le persone a partecipare ai miei eventi o presentazioni?

6) Sto offrendo a queste persone qualche tipo di bene o valore, in cambio al loro supporto?

7) Gli sto ricordando di passare-parola?

Questi sono semplici passi, ma efficaci per cominciare e continuare a creare un passa-parola funzionale.

36 modi per guadagnare con la tua musica

PianoMolte persone che creano musica a livello professionale sono convinte che i guadagni derivanti dalle proprie canzoni provengano da 2 o 3 direzioni soltanto. Principalmente viene ritenuto che la musica porti guadagno dalle vendite dei dischi (sia fisici che digitali) e dai proventi dei diritti d’autore oppure anche dai proventi derivanti da eventuali utilizzazioni della propria musica per uso pubblicitario, cinematografico o per programmi televisivi (ovvero le “sincronizzazioni”).

È interessante notare, invece, che esistono ben 36 fonti di guadagno possibili dalla musica. Per differenze di legislazione da un paese all’altro, inoltre, esistono molti fattori che ai più sono sconosciuti e che contribuiscono a creare confusione nella testa di chi dovrebbe invece conoscere bene queste informazioni.

Cerchiamo quindi di analizzare in questo articolo riassuntivo, ciascuna fonte principale di guadagno derivante dallo sfruttamento di opere musicali, dividendole e raggruppandole per categorie d’interesse specifiche:

CANTAUTORI E COMPOSITORI

1. Anticipo Editoriale: ovvero un anticipo in denaro da parte di un’editore che desidera acquisire i diritti editoriali del tuo progetto (o di un solo brano) musicale.

2. Diritti Fonomeccanici (DRM): Royalties derivanti dalla riproduzione delle registrazioni delle tue canzoni – sia in formato fisico che in formato digitale. Pagate all’artista e qualsiasi altro avente diritto, da parte di un’editore, etichetta, SIAE, Harry Fox o altra agenzia.Questa royalties è fissata normalmnete a 9.1 centesimi di dollaro per ciascuna copia della singola canzone (o transazione elettronica/download) venduta.

3. Lavoro su commissione: spesso è un lavoro richiesto per la creazione di una composizione originale come ad esempio una sigla televisiva, un tema per un contest o qualsiasi altro lavoro creato su richiesta di un ente specifico.

4. Royalties derivanti da Pubblica Esecuzione (DEM): Queste sono royalties generate quando la tua canzone viene suonata alla radio, in TV, in discoteca o al ristorante e vengono pagate agli aventi diritto tramite SIAE o altro ente di tutela del diritto d’autore.

5. Composizioni originali per trasmissioni: un jingle originale, una colonna sonora, un lavoro per un documentario, film o pubblicità. Tutti questi lavori rientrano in questa categoria.

6. Licenze di Sincronizzazione: questo utilizzo riguarda spesso un’opera esistente e già pubblicata per un utilizzo in ambito televisivo o cinematografico, o ancora per l’utilizzo in video-games, in sottofondi per siti web o per uso pubblicitario. I proventi di questa utilizzazione sono pagati agli aventi diritto tramite un editore o una casa discografica o tramite un accordo diretto tra case di produzione (case di pubblicità, cinematografiche o televisive) nel caso non si abbia un’editore alle spalle.

7. Vendita di spartiti: guadagni generati dalle vendite di spartiti musicali. Questo tipo di proventi spesso vengono pagati agli aventi diritto da un’editore.

8. Guadagni dalle suonerie per telefoni cellulari: questi guadagni sono generati dalla licenza della tua musica per questo particolare utilizzo: le royalties vengono pagate agli aventi diritto tramite un’editore, un’etichetta o tramite contratto diretto con distributore digitale, Harry Fox Agency o altra agenzia.

9. Premi Speciali per Autori/Compositori: all’estero vi sono alcuni premi organizzati dalle società di tutela del diritto d’autore. Un esempio è l’Ascaplus Awards Program, un premio dedicato ad autori di qualsiasi genere musicale le cui performance e i proventi maturati siano prevalentemente al di sotto di una certa soglia.

10. Liquidazione da un’editore: come previsto da un’eventuale risoluzione dopo una disputa contrattuale.

CANTANTI/ARTISTI ESECUTORI (Performers)

11. Stipendio quale membro di orchestra o Esemble.

12. Spettacoli/Proventi da Performances: guadagni generati durante concerti o esibizioni live.

13. Anticipo Discografico: una somma pagata da un’etichetta discografica, prima che le vendite siano effettivamente maturate, a titolo di anticipo per la firma di un contratto.

14. Budget Discografico di sostegno: soldi a supporto di registrazioni o supporto per Tour discografici, pagati agli artisti dall’etichetta discografica.

15. Vendite Fisiche: guadagni generati dalla vendita di musica fisica, nei negozi o tramite ordini postali. Pagati all’artista o esecutore da un’etichetta o da un distributore o da un servizio digitale quale il nostro.

16. Vendite Digitali: guadagni generati dalla vendita digitale/online. Queste royalties vengono pagate all’artista o esecutore da un’etichetta discografica o tramite aggregatore/distributore digitale.

17. Vendite ai Concerti: guadagni generati dalla vendita di dischi ai propri spettacoli o esibizioni live. Queste royalties vengono immediatamente pagate dai fan direttamente agli artisti.

18. Servizi Interattivi: guadagni generati quando la tua musica è trasmessa in modalità “streaming” tramite servizi specifici (ad esempio: Spotify, Last.fm, Rhapsody, etc.) Queste royalties vengono pagate all’artista o esecutore all’etichetta discografica, o tramite aggregatore/distributore digitale. 

19. Royalties di Esecuzione Digitale: queste royalties vengono corrisposte quando la tua musica viene suonata in radio via internet come ad esempio Sirius XM, Pandora, etc. Queste royalties vengono raccolte e pagate da SoundExchange in America.

20. Royalties di Performance Estera: se i tuoi brani vengono riprodotti in tv e radio estere vi sono ulteriori proventi derivanti dall’esecuzione in pubblico (live, tv, radio) che non vengono ripartiti da SIAE. Numerose organizzazioni raccolgono questi proventi e accettano iscrizioni da chiunque ne abbia i requisiti: le principali associazioni sono in Inghilterra  (PPL), Germania (GVL) e Francia (Adami), solo per citarne alcune. È spesso sufficente essere iscritti ad una di queste associazioni per riscuotere proventi esteri in qualsiasi paese.

TURNISTI

21. Guadagno per sessione (musicista/cantante/turnista) per lavoro in studio: guadagni maturati in studio, durante le registrazioni di un progetto musicale. Questi proventi vengono normalmente pagati da un’etichetta, da un produttore o direttamente dall’artista principale, in base alla situazione.

22.Guadagno per sessione (musicista/cantante/turnista) per supporto live: questi guadagni vengono maturati dai turnisti per supportare un evento live. Anche in questo caso i proventi vengono corrisposti direttamente da un’etichetta discografica, da un produttore o direttamente dall’artista principale a seconda dei casi.

23. Diritti per turnisti o artisti non principali: queste royalties vengono raccolte da organizzazioni quali AFM/AFTRA a cui numerosi enti sono iscritti.

INSEGNANTI E PRODUTTORI

24. Insegnante di musica: molti artisti oltre che scrivere canzoni, insegnano musica. Questo è un altro modo per guadagnare, specie se si è dotati di particolari doti e tecniche da insegnare agli altri.

 25. Produttore: guadagni provenienti dalla produzione per altri artisti o per un live setting.

26. Onorari per Conferenze: se di dispone di notevole esperienza maturata sul campo, il conferenziere musicale è una figura richiesta sia nelle Università che in altri settori. Parlare delle proprie esperienze maturate è spesso ricambiato con un onorario.

RELATIVO AL SUPPORTO DI MARCHE-PRODOTTI E SIMILI

27. Vendita di merchandise: guadagni maturati dalla vendita di merchandise del proprio progetto (t-shirts, felpe, poster, etc.). Queste royalties vengono normalmente corrisposte agli aventi diritto, direttamente dai fan (nel caso in cui gli artisti dispongano di un canale di vendita diretto). Diversamente sono royalties raccolte da etichette discografiche o sponsor.

28. Fan Club: soldi generati dall’iscrizione al tuo fan club.

29. YouTube Partner Program: un modo di guadagnare tramite la condivisione dei ricavi pubblicitari derivanti dalle riproduzioni video su YouTube. I proventi vengono pagati da YouTube tramite i propri inserzionisti.

30. Ricavi pubblicitari: qualsiasi altro ricavo derivante da commissioni pubblicitarie presente su propri mezzi (ad esempio banner sul proprio sito che indirizzano a canali quali Amazon, Apple, etc.)

31. Licenza di Marchio: pagamenti derivanti da una marca che utilizza il tuo nome o il nome del tuo progetto.

32. Sponsor di prodotti: pagamenti derivanti da un marchio per la pubblicizzazione della propria immagine associata a quel marchio o marca di prodotti.

FONDI DI SPONSORIZZAZIONE – FAN BASE

33. Fan Funding (Sponsorizzazione dai Fan): Soldi provenienti unicamente da fan per supportare progetti specifici (nuovo album, o tour). Servizi che fanno questo tipo di attività sono Kickstarter o Pledge Music.

34. Sponsorizzazioni: un brand o marca che supportano interamente i costi di un tour o i costi di produzione per una band.

35. Sovvenzioni: da fondazioni o agenzie statali/federali.

ALTRO

36. Amministrazione: Soldi pagati per amministrare e seguire tutti gli aspetti di un gruppo nel quale tu sei membro. Include l’amministrare pagamenti, royalties in arrivo, costi dei tour, riscossione proventi editoriali, etc.

Dati di vendita Wondermark 2011: lo streaming cresce del 101%, il download cresce del 22,4%

WondermarkWondermark ha reso noto i propri dati di vendita (download singoli e album) e streaming (ascolti) sul proprio catalogo, che ad oggi conta più di 12.000 titoli, divisi tra più di 1.600 etichette discografiche, editori ed artisti nazionali ed internazionali.

Nell’anno 2011, i servizi di streaming (tra i più popolari a nostra disposizione vi sono Rhapsody, Napster, Last.fm, Spotify, Google Music, YouTube, Rdio, Simfy,etc) hanno registrato un incremento del 101% di fatturato rispetto al 2010. Spotify da solo conta ora per più del 70% delle royalties raccolte, ma YouTube e Google Music stanno crescendo molto velocemente e si attendono i risultati provenienti da iTunes Match (non ancora attivo in molte zone coperte da iTunes).

Il totale di streaming effettuati sul catalogo Wondermark lungo il corso del 2011 è stato di oltre 2 milioni di riproduzioni.

Per quanto riguarda i download, sono stati registrati oltre 150.000 acquisti legali, di cui oltre 130.000 nel solo canale di iTunes Store, ora disponibile in 51 paesi. Crescono i dati di vendita di CD e DVD fisici e gli Mp3 venduti legalmente su Amazon.com.

Il singolo più venduto è stato “La Vita È uno Specchio” del gruppo dei Ghost (download di platino 2011 e vincitori del Wind Music Awards e brano omonimo del nuovo album), mentre l’album più venduto è stato “Madame Butterfly“, opera di Giacomo Puccini eseguita da Andrea Bocelli e Carla Maria Izzo.

4 consigli per aumentare la visibilità della tua pagina Facebook

Hai notato meno traffico o meno interazione sulla tua pagina Facebook negli ultimi mesi?

Fare in modo che i propri aggiornamenti appaiano nella news feed degli utenti di Facebook è diventato sempre più difficile.

Non ci sono risposte precise sul come Facebook decida di far apparire un aggiornamento piuttosto che un altro, nelle bacheche dei suoi utenti.

Questi che seguono sono solamente alcuni dei suggerimenti sul come far sì che i tuoi messaggi (di una pagina) possano essere visti dai tuoi fan, per dare la massima visibilità.

Consiglio # 1: Insegna al tuo pubblico a guardare i contenuti della tua pagina.
Tu vuoi fare in modo di fornire al tuo pubblico dei buoni contenuti, in modo che la tua audience non si perda nulla. Il modo migliore per fare questo è di lavorare in direzione di costruire dei super-fan. Per fare questo puoi usare queste strategie di marketing.

Quando si forniscono buoni contenuti, interazione sincera e di qualità e un senso di appartenenza ad una community, i tuoi fan verranno a vedere la tua pagina da soli, quando non hanno visto i tuoi messaggi. Siate regolari nella pubblicazione dei post in modo da dare un appuntamento fisso ai tuoi lettori (ad esempio: pubblica i tuoi post tutti i giorni alle ore 10.)
In seguito i tuoi fan sapranno che si stanno perdendo qualcosa e verranno a cercarla sulla tua pagina.
Ma poi cosa succede? Non puoi aspettarti che il tuo pubblico possa venire sempre da te. Questo è il motivo per il quale bisogna seguire il consiglio numero 2.
Consiglio #2: Educa il tuo pubblico a condividere le tue storie nelle loro bacheche.
La buona notizia è che le pagine di Facebook appaiono nel News Feed degli utenti. Le persone hanno quindi la possibilità di scegliere di condividere la storia. Quando qualcuno interagisce con un contenuto, sta implicitamente dicendo a Facebook che quel tipo di contenuto gli interessa e dunque sta chiedendo di riproporre contenuti simili sulla sua home page.

Quando una storia è stata condivisa, c’è un piccolo triangolo blu nella parte alta a sinistra della storia (Foto 1)

Foto 1

Facebook di norma sceglie quali storie riproporti in base alle tue passate interazioni con i contenuti delle pagine: ciò significa che più un utente interagisce con i tuoi contenuti, più Facebook gli riproporrà contenuti che tu produci.

Chiedi ai tuoi utenti di interagire con i tuoi contenuti: sarà più facile che le tue storie vengano riproposte da Facebook e che gli utenti continuino a vedere i tuoi post nelle loro bacheche. Non potrai essere mai certo di quante persone visualizzano i tuoi contenuti, ma potresti avere un immediato feedback e migliori probabilità che i tuoi contenuti siano pubblicati effettivamente presenti nelle News Feed dei tuoi utenti.

Consiglio #3: Suggerisci ai tuoi utenti che possono seguirti attraverso le liste
Fai in modo che il tuo pubblico sappia che le pagine non saranno visualizzate nelle loro bacheche così spesso. Se tu pubblichi buoni contenuti e costruisci relazioni, il tuo pubblico vorrà rimanere in contatto con te.

Un modo per assicurarti che le persone vedano sempre i tuoi post è di fare in modo che loro ti mettano in una lista di pagine preferite. Dovrai insegnare al tuo pubblico come creare una lista.

Il modo più facile per creare una lista è quello di seguire le istruzioni nella pagina dedicata su Facebook.

Consiglio #4: Sfrutta la funzionalità del pulsante “Ricevi gli aggiornamenti”
Poichè i messaggi di profili personali vengono mostrati più frequentemente nel news feed rispetto ai messaggi provenienti dalle pagine, puoi iniziare a sfruttare il tuo profilo personale per fare business.  I termini e le condizioni di Facebook dichiarano che un utente non può utilizzare un profilo personale “per guadagno commerciale”. Ma puoi pur sempre parlare del tuo business! Indirizza gli utenti ai tuoi post sul Blog, dai loro consigli utili e parla degli eventi a cui tu partecipi.
Se sei preoccupato per la tua privacy, le nuove impostazioni sono migliorate in modo da controllare chi può vedere ogni aggiornamento da parte tua.
I tuoi clienti/fan potrebbero volersi connettere con te personalmente su Facebook (non solo tramite la tua Pagina Facebook). Il pulsante “Ricevi gli aggiornamenti” gli permetterà di avere quella connessione personale che stanno cercando.

Se questi consigli si sono rivelati utili o se hai sperimentato anche tu le difficoltà di cui sopra, condividi la tua esperienza con noi.

(L’articolo originale è disponibile a questo indirizzo.)

Gli Editori si confrontano sul Cloud

Nel corso dell’ultimo anno c’è stato un aumento di servizi streaming (chiamati anche “armadietti digitali”) che hanno acquistato popolarità e sono di fatto stati adottati da grandi colossi quali Apple (con il servizio iTunes Cloud), Amazon (con il suo Cloud Drive) e Google (con Google Music).

Com’era facile prevedere, nel corso del MIDEM appena trascorso, sono state molte le domande che diversi editori si sono posti, con numerosi punti interrogativi su ciò che i servizi cloud dovrebbero essere e dove sono diretti con esattezza.

Come ha fatto notare Ben McEwen di PRS, il termine “Cloud” si applica ad una così ampia gamma di servizi che è di fondamentale importanza essere molto precisi quando si parla di modelli di business. La maggior parte della discussione tra i maggiori editori presenti al Midem si è concentrata sui servizi di “Cloud Storage” inclusi quelli dove ai consumatori è permesso caricare canzoni per poi essere riconosciute all’interno di un sistema (“Scan & Match”). Per esempio si pensi ad iTunes Match o al “digital fingerprint” di YouTube.

Richard Conlon, Senior VicePresident per la comunicazione e la strategia sui nuovi media di BMI, ha fortemente sostenuto che l’accesso alla musica “archiviata” è di fatto un’attività commerciale e come tale va trattata per ripartire equamente gli aventi diritto.

Quando l’amministratore delegato di Talpa Music AMV, Jens-Markus Wegener ha espresso diffidenza sul fatto che “gli armadietti cloud” non fanno distinzione tra download legali e illegali, il rappresentante di Rdio Bagby Scott ha replicato che “la maggioranza dei consumatori è disposta a pagare e riconoscere quanto dovuto agli artisti, per fare la cosa giusta”. Tuttavia ha aggiunto che è di vitale importanza per i titolari dei diritti offrire servizi ad un giusto prezzo, per creare modelli sostenibili sul mercato.

Mitch Rubin, capo del Publishing Business musicale di Nokia, ha incoraggiato tutte le attività e imprese musicali ad essere più flessibili nei loro termini di licenza. “Più innovazione, maggiori benefici”.

La discussione si è quindi spostata sul tipo di modello di business “Cloud” potrà essere vincente nel prossimo futuro, McEwen di PRS ha dichiarato che i servizi di Scan-and-Match sono chiaramente più convenienti per i consumatori rispetto a quelli che richiedono di caricare la propria libreria online.

Ma ha anche aggiunto che questo tipo di servizio sarà solo un “trampolino di lancio tra il download e un modello di accesso”.

Il modello di accesso è quello che i servizi in abbonamento online hanno iniziato ad offrire molto prima del concetto di “Nuvola”. Si pensi a Spotify, Rdio e Rhapsody per citare 3 tra i più popolari.

Charlie Lexton, responsabile degli affari commerciali per il gruppo di tutela dei diritti Merlin, ha detto che la facilità di utilizzo la spunterà. “Come consumatore, a mio avviso, i modelli come Rdio sono tra i più preferibili, in quanto l’utente non deve fare nulla”.

Insopportabile Ingiustizia

Luigi LopezInsopportabile ingiustizia! di Luigi Lopez

Con una azione che non ha precedenti nella storia del nostro paese, si e’ deciso di togliere il sostentamento della vecchiaia a un migliaio di persone che hanno versato per più di quarant’ anni il loro contributo, al fine di garantirsi un piccolo ma indispensabile sostegno economico per il tempo ineluttabile della anzianità e quindi, della diminuita o addirittura del tutto esaurita, capacita’ creativa.

E’ una ‘storiaccia’ di quelle che ti fanno pensare di fuggire dal nostro paese, dove non ti senti più di protetto e – semmai – esposto ad ogni genere di pericolo ambientale o costituzionale.

Ognuno di noi deve un contributo d’ opinione su un argomento che suona come un campanello d’ allarme per tutti. Se passa il principio che si possano prendere decisioni autoritarie di questo tipo, senza interpellare le parti interessate ed applicare provvedimenti in materia di sostentamento economico, a discapito di una categoria di persone anziane, senza che queste persone vengano nemmeno avvertite, siamo in pericolo tutti!

Una dolce signora ha portato la tua toccante testimonianza in seno all’assemblea che ha riunito un centinaio di soci al teatro Quirinetta il 24 gennaio scorso: la vedova di un grande autore del passato, riceveva circa 400 euro come pensione di reversibilità, è su una sedia a rotelle e paga, con quel piccolo contributo, la tutrice che l’assiste. Ha detto con voce rotta dall’emozione: “E’ una donna sola e povera, ora cosa potrà fare?”

Chiunque di noi può essere, in nome del risanamento economico, sottoposto ad un sopruso, a una espropriazione senza alcuna possibilità di difesa. Sottolineo che lo scellerato provvedimento che toglie la pensione ai soci più anziani della Siae (coloro cioe’ che hanno fatto la storia e la ricchezza di questa società) e’ tanto più grave se consideriamo che il fondo con cui vengono pagate tali pensioni e’ costituito dai versamenti che i soci stessi hanno fatto in circa quaranta anni di appartenenza al fondo medesimo! Sono soldi loro!

Che violenza! Una appropriazione indebita, malinconica, senza alcuna giustificabilità! E’ una pagina vergognosa che peserà come un macigno nella storia della Siae. Non c’ e’ stata dialettica ed e’ stata ignorata ogni forma di rispetto e di riguardo per le persone che subiranno le conseguenze di tale provvedimento.

Questi signori hanno riscritto ed approvato un nuovo regolamento del fondo, senza interpellare le parti interessate (guarda un po’, proprio le persone cui hanno tolto il loro denaro!) E senza alcun contraddittorio, come fossimo in uno stato dittatoriale!

Carissimi tutti, se si avvilisce la creatività degli individui, in definitiva gli si toglie la ragione stessa della vita, si uccide l’ anima sognante e l’ inventiva di un paese. La sua forza motrice, l’ impulso per il progredire, per l’ innovazione, la ricerca del miglioramento della qualità dell’esistenza.
Mi fermo qui, vi abbraccio con la certezza che comunque ci guadagneremo tempi e uomini migliori

Luigi Lopez

Daniel Ek (Spotify): la musica sta entrando in una nuova era d’oro

SpotifyDaniel Ek, fondatore di Spotify, la cui azienda ha goduto di un anno incredibile di rapida crescita e vanta oggi oltre tre milioni di abbonati, ha recentemente dichiarato che se la sua società e altri siti di social networking possono in qualche modo contribuire ad aumentare la quantità di interazioni sociali fra gli utenti (ad esempio con il recente accordo siglato tra Spotify e Facebook) questo svilupperà maggiori vendite musicali globali all’interno di altri digital stores.

Grammy.com ha chiesto alcuni commenti ad Ek in merito al futuro della sua azienda e su come la condivisione sociale della musica potrebbe aiutare l’industria musicale.

Ek ha dichiarato: “Noi guardiamo la condivisione della musica come elemento molto, molto importante per la nostra azienda e abbiamo scoperto che più “sociali” sono i nostri utenti, più velocemente sviluppano la propria libreria musicale: di conseguenza se la propria libreria musicale aumenta più velocemente, più velocemente arrivano clienti che acquistano musica online.”

Continuando ha detto: “Personalmente, io sono più fiducioso sul futuro dell’industria della musica come mai prima d’ora, e penso che stiamo entrando in una sorta di età dell’oro della musica”.

Ek ha anche affrontato le critiche che gli sono state rivolte da una serie di persone dell’industria musicale, secondo le quali Spotify ostacolerebbe la vendita di musica, piuttosto che aiutare gli artisti a venderla.

Ha detto in merito: “Mi piacerebbe indirizzarmi a coloro che pensano  che la rimozione del loro catalogo aumenti le vendite di downloads. Non c’è uno straccio di dati per suggerire questa cosa. Di fatto tutte le informazioni a disposizione stabiliscono che lo streaming aiuta le vendite e i volumi di vendita aumentano: gli album venduti sono aumentati negli Stati Uniti nel 2011, nel primo anno di debutto di Spotify in questo territorio, e per la prima volta dal 2004. Più di una dozzina di album che hanno debuttato al numero uno erano disponibili su Spotify al momento del lancio.”

Ek ha concluso dichiarando: “Gli utenti di Spotify stanno aiutando a pagare un sacco di soldi all’industria. Stai parlando di 10 milioni di utenti attivi, 2,5 milioni di abbonati – la maggior parte di loro pagano $ 120 (€ 90) l’anno, che è il doppio dell’importo del  utente medio su iTunes. A Spotify, realmente vogliamo far vincere democraticamente i musicisti e vogliamo pagare sempre di più coloro che affidano a noi la loro musica. Naturalmente siamo felici che ci siano stati progressi in questo senso, ma Spotify è ancora al suo debutto e siamo certi che continueremo a crescere. “

In Italia la musica digitale cresce di più che nel resto del mondo

Federazione Industria Musicale ItalianaNel 2011 il fatturato della musica digitale in Italia è cresciuto del 22%, il doppio rispetto all’anno scorso, sensibilmente di più rispetto al +8% della media mondiale. iTunes e YouTube i vettori principali: grazie ai nuovi servizi in download e streaming cala la pirateria del 4%. Anche se il fatturato complessivo cala del 4%, i nuovi dati presentati dalla Federazione Industria Musicale Italiana offrono un quadro positivo e buone previsioni per il 2012.


A sorpresa i nuovi dati sul mercato musicale italiano per il 2011 mostrano una crescita del 22% per il fatturato generato dalla musica digitale legale (download e streaming). Il totale è di 27,5 milioni di euro, una crescita più che doppia rispetto allo scorso anno e soprattutto sensibilmente superiore alla crescita registrata a livello globale con una media dell’8%.

I campioni di incasso sono iTunes di Apple per l’acquisto con download e anche YouTube per l’ascolto in streaming: anche se la visione/ascolto da YouTube è gratuita per gli utenti, il portale di Google paga le società discografiche per la riproduzione.

I dati sul mercato della musica in Italia sono stati presentati dalla Federazione Industria Musicale Italiana, siglato FIMI, grazie a una ricerca effettuata da Deloitte.

Il fatturato complessivo (musica digitale, CD ecc) registra un calo del 4% passando a 130,5 milioni di euro dai 135 milioni di euro incassati nel 2010, ciò nonostante il quadro risulta positivo, così come le previsioni per il 2012.

In Italia la musica su CD rappresenta ancora la quota preponderante del mercato con un fatturato di 103 milioni di euro, in diminuzione del 9% mentre il digitale rappresenta 27,5 milioni del totale.

Interessante notare l’andamento positivo delle vendite di album in digitale: contrariamente a quanto accaduto per lo più finora gli utenti non acquistano solo singoli ma sempre più album interi registrando una crescita del +37%.

Gli album proposti su supporto fisico CD invece sono calati del 7% in unità e del 6% in valore.

La crescita degli album digitali in Italia (+37%) risulta superiore rispetto a qualsiasi altro paese:

  • USA 19%
  • UK 27%
  • Francia +23%.

Molto bene anche per la musica Made in Italy che conta per il 54% delle vendite (+2%).

Secondo Enzo Mazza, Presidente di FIMI che parlava in una intervista a Repubblica, i risultati positivi del settore e soprattutto della musica digitale sono dovuti all’ampliamento dei servizi per gli utenti: “L’offerta online, con la presenza di un sempre maggior numero di player sul mercato italiano, sta confermando un certo consolidamento del mercato italiano con un forte impegno dell’industria nel rinnovamento dei modelli di business”.

Proprio grazie ai nuovi servizi di streaming ma anche grazie alla sempre maggiore diffusione degli smartphone, da cui è più difficile accedere alla musica illegale, la pirateria segna un calo del 4%. Per incentivare i segnali positivi registrati nel 2011 Enzo Mazza promuove l’intervento delle istituzioni sia per facilitare lo sviluppo dei contenuti digitali, sia per contrastare la pirateria.

Diritti sulla Musica? Si compra online a basso prezzo

Annunciati due nuovi servizi in rete per piccole aziende e singoli cittadini: per inserire senza problemi legali colonne sonore su clip di YouTube o pubblicità.

Articolo di Claudio Leonardi (La Stampa)

Se è vero che la pirateria musicale si combatte con servizi online legali accessibili e convenienti, mancavano sicuramente all’appello siti che concedessero licenze musicali per singoli utenti, piccole imprese e società non-profit. Per farne cosa? Ma naturalmente per inserire nei propri video di matrimonio, o promozionali, o documentaristici tracce musicali di sicura provenienza, senza avere guai con la Siae o chi per essa.

La lacuna è stata colmata dai concorrenti Cuesongs (http://www.cuesongs.com/) e Ricall (http://www.ricall.com/home/home.seam) Express. Bisogna pagare, questo è il patto, ma in compenso potrete inserire clip e musiche su YouTube e Facebook senza rischi per voi né per il vostro provider.

L’idea è nuova e sembra, in effetti, occupare uno spazio di mercato finora ignorato, e forse con qualche ragione. Sarà piuttosto difficile abituare gli utenti a versare una cifra, sia pure minima, per compiere una operazione che da anni (anche prima di internet) si sono abituati a fare gratis.

Le società, entrambe britanniche, spiega un articolo della BBC (http://www.bbc.co.uk/news/technology-16794798), hanno approfittato del festival dell’industria musicale Midem di Cannes per promuovere il loro nuovi prodotti.

La Cuesongs può vantare un testimonial d’eccezione come Peter Gabriel e può contare sulle registrazioni della Sony Music e di alcuni titolari autonomi di diritti. E’ ancora in fase di prova e attualmente vi si può accedere solo su invito.

Il servzio offerto dalla Ricall costituisce una sorta di nuova divisione all’interno di un bussiness già avviato dedicato alle industrie di intrattenimento e di giochi. Il loro archivio Comprende brani di EMI Music e di editori indipendenti.

Ma il punto vero è il target a cui aspirano entrambe le imprese: singoli cittadini, in cerca di una colonna sonora doc per il video del matrimonio prima di caricarlo su internet, ma anche piccole aziende che vogliono realizzare spot per le loro attività, sviluppatori di app per tablet e smartphone, club scolastici, ma si può dire che nel web, chiunque può diventare un potenziale cliente. Ammesso che lo si convinca a pagare.

Peter Gabriel avrebbe dichiarato alla BBC che “Con l’introduzione di prezzi bassi e di un facile accesso on-line, Cuesongs sta creando un nuovo mercato per la musica, per soddisfare una domanda enorme finora non sfruttata che potrebbe aprire nuovi flussi di reddito anche per i nuovi artisti“.

E questo è il punto. Ma i responsabili della Music Publishers Association, che hanno accolto con soddisfazione la novità, sembrano realisti.

Non stiamo parlando di singoli utenti che paghino per pubblicare una clip del loro bambino che danza alla radio su YouTube” ha spiegato al network britannico il portavoce della MPA, Will Lines. Si tratta principalmente di un “processo di semplificazione, ma anche di salvaguardia dei creatori, per le piccole e piccolissime aziende che vogliono usare musica”.

Hanno già preventivato, insomma,che i clienti principali saranno piccole aziende. Società che prima del web, dei social network e dell’avvento della comunicazione digitale e in video non avevano questa esigenza, ma che oggi potrebbero avvertirla, disposti a pagare un piccolo prezzo per non mettere nei guai legali l’attività.

Un ostacolo potrebbe essere costituito dall’attuale complessità di gestione dei diritti d’autore, differente per testi, spartito e registrazione di una canzone. Con l’esigenza di assegnare tre diverse licenze.

I responsabili sostengono, tuttavia, che il “one-stop shop” del nuovo servizio archivia il problema, e darà una ragione in più alle etichette musicali per chiedere che materiale musicale senza licenza sia rimosso dal web. Anche gli utenti di YouTube, che attualmente possono vedere oscurato il loro video in qualunque momento, qualora preveda l’uso di musica coperta da diritti d’autore, potrebbero infine optare per una scelta un po’ più costosa (e vedremo quanto) ma che preservi le loro fatiche da future brutte sorprese.

I recenti dati sull’uso di servizi di download legale di musica (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=10029) diffusi nel Digital Music Report sembrano confermare che, pur senza eliminare fenomeni di pirateria ancora pesanti, è possibile traghettare nella legalità la maggioranza degli utenti. Basta farlo con saggezza ed equilibrio. Ricordando che il lavoro artistico e creativo merita tutele e retribuzioni, e che piccole cifre, applicate alla massa di utenti web, possono lievitare e compensare gli introiti persi negli ultimi anni dagli autori e dai loro editori. Staremo a vedere.