Liberalizzazioni: cosa cambia nel campo dei diritti connessi al diritto d’autore

(da Wired.it)

I minuti successivi alla conferenza stampa di presentazione del decreto liberalizzazioni del governo di Mario Monti hanno fatto pensare a un rivoluzionario cambiamento della gestione dei diritti d’autore, tradizionalmente nelle esclusive (quantomeno entro i confini nazionali) mani della Società Italiana degli Autori ed Editori. Ulteriori verifiche e analisi di quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 39 del decreto, che ricordiamo deve ancora passare al vaglio del Parlamento, hanno permesso di dare una chiave di lettura più precisa. 

A venire toccati “al fine di favorire la creazione di nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori” sono “diritti connessi al diritto d’autore“, la cui “attività di amministrazione e intermediazione” diventa “libera“. Monti & Co. sono quindi intervenuti nel campo d’azione del Nuovo IMAIE, che si occupa appunto della riscossione e tutela dei diritti spettanti – ad esempio – ad artisti che effettuano registrazioni o legati all’immagine dei titolari delle opere, e hanno imposto la concorrenza all’interno dello stesso.

Si tratta, come spiega a Wired.it il segretario di Agorà Digitale Luca Nicotra, comunque “di un successo enorme, che apre ad altre modifiche del settore: se passa l’idea che una competizione tra enti commerciali o cooperative di autori è vantaggiosa e utile ulteriori aperture sono possibili“.

Il capitolo IMAIE, aggiunge Nicotra, “era intoccabile” alla stessa stregua di quello Siae, non a caso il commissario straordinario Gian Luigi Rondi ha sentito il bisogno di ribadire l’importanza del ruolo della Società Autori ed Editori nel giorno dell’approvazione da parte del Cdm del decreto. 

In Parlamento, aggiunge l’avvocato Guido Scorza, sono già presenti 6 o 7 disegni di legge atti ad abolire il famoso articolo 180 della legge 633 del 1941, che tiene da anni sotto scacco chiunque voglia accedere a materiale con il bollino Siae.

Scorza cita, per rendersi conto degli effetti di una gestione monopolistica del settore, lo studio dell’istituto Bruno Leoni, secondo il quale fatto 7 il costo di una serata musicale in termini di diritti in Italia, in Inghilterra bisogna sborsare solo 1. La medesima analisi evidenzia come l’attuale regolamentazione costi ai soggetti coinvolti (autori, discografici e fruitori) 13,5 milioni di euro all’anno. 

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