BBM Music: il music store di BlackBerry ora disponibile in Italia

BBM Music ItaliaBBM Music è il nuovo servizio cloud-based che ci consente di condividere la musica tramite social o in modo virale, permettendo agli utenti di BlackBerry Messenger di realizzare una vera e propria libreria musicale basata sulla community.

Come accade anche in USA, in Italia è disponibile la versione “Trial” per provare gratuitamente il servizio fino a 30 giorni. Successivamente al periodo di prova, il servizio è fruibile al costo di 4,99 euro al mese. In questo modo si ha la possibilità di creare un profilo personale con 50 canzoni e di sostituirne 25 di queste al mese. Le canzoni possono essere selezionate dal catalogo BBM Music composto da milioni di canzoni grazie ad una partnership tra RIM e numerosi partner tra cui Wondermark.

Google Music con Cloud, Social e Android

Google MusicGoogle Music è stato inaugurato poche ore fa negli Stati Uniti. Come previsto si tratta di una grande piattaforma online per la vendita di tracce musicali che sfrutta tutte le potenzialità della tecnologia cloud. In pratica oltre alla possibilità di scaricare la musica sul proprio PC sono previste opzioni di streaming su più dispositivi e condivisione attraverso il social network Google+. L’azienda non a caso parla della possibilità di “scoprire, acquistare, condividere e godere della musica digitale in modalità innovative e personalizzate”.

“Hanno dovuto fare il loro ecosistema per attirare i consumatori analogamente ad Amazon e Apple”, ha spiegato al New York Times Michael Gartenberg, analista di Gartner. “I servizi cloud personali sono chiave per la domanda dei consumatori. Quindi è normale che Google debba giocarsela qui. Ma dato che sono in ritardo lo devono fare in un modo solo”.

Google Music infatti sfrutta Android Market, a conferma di quanto si mormorava a febbraio, e quindi nasce per approfittare anche dell’incredibile base utenti del mondo mobile e domani tablet. La partenza in ogni caso è con il botto perché grazie agli accordi con EMI, Universal, Sony Music e altri editori (non Warner almeno per ora) l’offerta è di ben 13 milioni di tracce audio. Si parla di artisti del calibro dei Rolling Stones, Coldplay, Pearl Jam, etc. Per di più in questa fase promozionale è prevista una traccia in regalo ogni giorno, da scegliere all’interno di un gruppo selezionato. La nota negativa è che gli attuali accordi licenziatari non rendono Google Music accessibile oltre i confini statunitensi.

A distanza di due giorni dalla presentazione di iTunes Match il pensiero non può che correre ad Apple. “Altri servizi di cloud music ti costringono a pagare per ascoltare la musica che già possiedi”, ha risposto Jamie Rosenberg, dirigente di Google. “Noi no”. E infatti il backup su cloud del colosso di Mountain View è gratuito e consente di trasferire online il proprio completo archivio musicale (massimo 20mila tracce). Purtroppo questa procedura potrebbe risultare inizialmente un po’ lunga, considerato che si tratta di un vero e proprio “uploading”. La buona notizia è che ogni TAG, nominazione o dettaglio legato ai file rimarrà intatto.

Per quanto riguarda l’aspetto commerciale bisogna ricordare che le singole tracce audio si pagano 69 centesimi, 99 centesimi o 1,29 dollari, mentre un album completo costa circa 10 dollari. Nello specificosi tratta di file MP3 a 320 kbps.

Da rilevare poi che gli acquisti si effettuano tramite Google Checkout e quindi una procedura che prevede l’uso della carta di credito, ma se si è clienti dell’operatore T-Mobile l’addebito avviene direttamente sul conto telefonico.

Dopo l’acquisto le tracce audio volendo si possono condividere con gli amici su Google+. L’aspetto interessante è che il proprio archivio su cloud è accessibile anche tramite i dispositivi Android (almeno 2.2) – a patto ovviamente che dispongano dell’App Google Music. Purtroppo per ora non è possibile acquistare tramite cellulare, ma Google ha assicurato che questo rappresenta il prossimo passo evolutivo.

(Articolo da Tom’s Hardware)

Spotify sbarca anche in Austria, Belgio e Svizzera

Spotify, il servizio musicale di abbonamento in streaming, dopo il lancio  in Austria avvenuto ieri è sbarcato oggi anche in Belgio e Svizzera: nei tre Paesi europei l’abbonamento al catalogo della società sarà disponibile nelle tre versioni classiche – gratuito, illimitato e Premium – a costi che vanno dai 4 euro e 99 (o 6 franchi e 45) per la versione illimitata ai 9 euro e 99 (o 12 franchi e 95) per quella Premium.

iTunes Match: il condono musicale definitivo

(da Vita Digitale – Corriere della Sera)

Un enorme e definitivo condono musicale.

Invitante come poche altre iniziative e moralmente accettabile adifferenza di altri condoni: tutti i brani “recuperati” in vario modo negli anni (con un limite attuale di 25 mila canzoni) di colpo diventano oneste copie digitali certificate. Di ottima qualità e ordinate come si deve. Si potrebbe leggerlo anche così il lancio da parte di Apple – con due settimane di ritardo – di iTunes Match. Niente altro che il trasferimento sulla nuvola della Mela – iCloud – di tutta la propria libreria musicale. L’abbonamento al servizio – 24,99 dollari all’anno – permette di identificare ogni canzone non acquistata su iTunes presente sul proprio computer e di immagazzinarla nell’account online residente sui server di Cupertino. Le canzoni, una volta identificate, possono poi essere scaricate in forma originale (con qualità a 256 Kbps e senza Drm) sul computer e direttamente sugli altri dispositivi Apple (solo ovviamente quelli dotati di wi-fi). Il servizio funziona con i diversi computer usati dalla stessa persona, eliminando anche i duplicati.

Tutto bello ma valido solo negli Stati Uniti. Il servizio al momento è solo per gli Usa, anche perché – come è comprensibile – per poter lanciare Match (con iTunes 10.5.1) Apple ha dovuto stipulare tutta una serie di nuovi accordi sui diritti con le major musicali. Accordi validi solo per il territorio americano, in Italia invece il servizio dovrebbe forse arrivare nei primi mesi del 2012. Come racconta anche Punto Informatico, il successo è stato tale che nelle prime ore dal lancio i server sono stati talmente sovraccarichi di richieste che Cupertino ha dovuto sospendere il servizio per alcune ore. Cosa incredibile per la filosofia Apple.

Gartner: nel 2015 i cd ancora più importanti della musica digitale

CD Disc(da Rockol)  L’ipotesi che le major discografiche abbiano già fissato la data di morte del Cd non è plausibile: lo sostiene una fonte più che autorevole, Billboard, facendo semplicemente notare che in tutto il mondo, a cominciare dagli Stati Uniti, l’industria discografica dipende ancora – e continuerà a dipendere, nei prossimi anni –  in maniera sostanziale dalla vendita di supporti fisici. L’ultima conferma arriva da un nuovo studio pubblicato da Gartner, che proietta per il 2015 uno scenario in cui la musica digitale varrà complessivamente 7,7 miliardi di dollari (contro i 6,3 miliardi di fine 2011) mentre quella “fisica” calerà in valore da 15 a 10 miliardi di dollari: restando dunque la fonte di ricavi più importante per le case discografiche con un margine di circa il 30 per cento. “Lasciare che il Cd muoia una morte lenta e aggraziata si è dimostrato preferibile a una prematura eutanasia” commenta Glenn Peoples, corrispondente da Nashville della storica testata.  “La storia“, aggiunge il giornalista, “dimostra che etichette e distributori continuano a voler lavorare con i rivenditori di musica. Questi ultimi spesso tengono in assortimento un numero più ridotto di titoli pagandoli meno – il che gli permette di farli pagare meno anche ai consumatori – ma ciò nonostante continuano a vendere Cd“.
Secondo le stime di Gartner da qui a cinque anni i ricavi da download cresceranno di poco, da 3,6 a 4,1 miliardi di dollari, mentre aumenteranno rapidamente quelli generati dallo streaming musicale (da 532 milioni a 2,2 miliardi di dollari).

La musica Online cresce del 7%

iTunes LogoContinua il declino dei Cd, cannibalizzati in parte dalla pirateria, ma soprattutto dallo spostamento verso i nuovi business della distribuzione online. Il mercato della musica online è stato analizzato da Gartner:  cresce nel mondo del 7% nel 2011, trainata dal fenomeno Spotify (reduce da un accordo con Facebook) e da Apple iTunes.
Il mercato musicale in Rete raggiungerà i 6.3 miliardi di dollari, rispetto ai 5.9 miliardi di dollari nel 2010.

Entro il 2015 il mercato della musica online globale si attesterà a quota 7.7 miliardi di dollari, mentre le vendite di Cd e supporti fisici crollerà da 15 a 10 miliardi di dollari. L’industria musicale è stato il primo settore dei media a subire l’impatto di due forze maggiori: Internet e il fenomeno del “empowering degli utenti consumer“, che hanno rotto le tradizionali intermediazioni del settore a favore di ecosistemi senza confini come Spotify e iTunes.

All’inizio gli utenti hanno approfittato di Internet e di siti come l’antesignano Napster per scaricare musica illegalmente, mettendo sotto pressione le etichette delle Major, Universal, Warner e EMI, che – con Sony – dominavano il mercato. Poi gli utenti hanno scoperto la convenienza di iTunes che all’epoca offriva brani musicali a 99 centesimi di dollari, rendendo progressivamente iTunes il più grande negozio di musica online. Il consumer tornava a pagare per la musica, mentre le etichette registravano più guadagni dai concerti e dagli eventi Live.

Ma ora è il momento dei servizi di streaming musicale e abbonamentoSpotify, Lastfm.com e Pandora sono in grande spolvero. La società di analisi Gartner prevede che i servizi a sottoscrizione crescano a 2.2 miliardi di dollari entro il 2015, quando deterranno il 29% di tutta la musica online