Perchè il QR Code non funziona (che cos’è un QR Code? Leggi questo post)

Questo articolo è tratto da questo post di Sean X Cummings.

Certamente avrai avuto modo di vedere una volta o l’altra questo riquadro qui sotto: probabilmente l’avrai notato in qualche rivista, nell’angolo in basso di qualche pubblicità di un quotidiano o ancora visualizzato in qualche display mentre aspettavi di prendere un treno.

QR Code

Questo riquadro qui sopra si chiama “QR Code” (da “Quick Response Code”, letteralmente “Codice a Risposta Veloce”, cioè in grado di fornire velocemente un qualche tipo d’informazione). Questo codice, in abbinamento ad un lettore in grado di decodificarlo, permette di essere indirizzati verso una destinazione (un sito internet) semplicemente passandovi sopra con un cellulare dotato di fotocamera ed una applicazione di decodifica apposita.

Sebbene quasi ogni persona appassionata di tecnologia sia a conoscenza dell’esistenza di questo codice, lo stesso non si può dire per la maggiorparte delle persone che a tutt’oggi si chiedono cosa sia e a cosa possa servire.

Consultando un po’ di storia si scopre che il QR Code è nato nel 1994 da una compagnia giapponese denominata Denso Wave, allo scopo di tracciare i pezzi di automobili nelle fabbriche di Toyota.

Forse il suo utilizzo più utile era proprio questo: ma c’è chi oggi ne parla come la “soluzione più efficace” per promuovere marchi o chi ancora dia per scontato che il QR Code “oramai lo usano tutti” o ancora “una grande innovazione per facilitare l’acquisto di beni e/o servizi”.

Citando il post di Sean Cummings:

“L’attuale modo di utilizzare i QR Code nella pubblicità è…

“Si potrebbe finire questa frase con aggettivi quali “stupido”, “inutile”, “banale”, “poco entusiasmante”.

Niente di più vero. E questa non è una novità per chiunque lavori o abbia a che fare seriamente con agenzie di pubblicità o marketing.

I numeri sono ciò che conta. E il QR Code di numeri da offrire ne ha ben pochi come dimostrato da numerose statistiche (o addirittura dall’assenza di esse…).

Ma se questi possono apparire solo pareri personali o giudizi prematuri, ecco una bella indagine che ci mostra punti interessanti.

L’autore del post ha fatto un’indagine a San Francisco (di fatto la “Mecca” per quanto riguarda la tecnologia) a 300 persone, durante lo scorso mese di Settembre. Chiunque avesse risposto correttamente avrebbe ricevuto un omaggio.

Ecco i risultati dell’indagine.

Alla domanda “Che cos’è questo riquadro nero?” :

  • l’11 percento ha risposto correttamente “Un QR Code” o “Quick Response Code” ;
  • Il 29 percento ha risposto con “Qualcosa che ha a che fare con i codici a barre, in qualche modo“;
  • Il 7 percento ha dato varie risposte quali “Quelle cose da fissare che creano immagini 3D quando incroci gli occhi.” ;
  • Il restante 53 percento ha tentato di dare risposte, tra cui “Un codice segreto militare“, “Una scritta in Koreano” fino a una “Mappa Aerea di San Francisco“.

Per riassumere: a San Francisco, il 60% delle persone intervistate non sanno cosa sia un QR Code e/o come usarlo.

Quindi l’articolo si chiede una domanda fondamentale: “Perchè il QR Code stà fallendo?

I punti chiave sono riassunti dall’autore in alcune frasi chiave:
“The success of a technical solution is dependent on the ease with which that technology can be used by the general public. ”

Il successo di una soluzione tecnica dipende dalla facilità con la quale tale tecnologia può essere utilizzata dal pubblico generale.

“People will not adopt a technical solution that serves to replace a manual task, if that solution is less efficient than the manual task it replaces.”

Le persone non adotteranno soluzioni tecniche che sostituiscono lavori manuali, se tali soluzioni tecniche sono meno efficienti rispetto al lavoro manuale richiesto.

Da notare inoltre che l’iPhone (ovvero lo smartphone più venduto al mondo) non ha un applicazione già installata in grado di leggere questi QR Code, differentemente da altri produttori. Questo punto, da solo, può contribuire al fallimento di una tecnologia che è quasi certo rimarrà di fatto una “moda” e non una soluzione.

Leggi l’articolo intero, disponibile a questo link.

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7Digital si espande in Asia e Pacifico

7Digital LogoIl provider di musica 7Digital ha esteso il suo servizio all’interno dell’area Asia-Pacifico, rendendo disponibile il suo catalogo di oltre 16 milioni di brani all’interno dei territori di Australia, Nuova Zelanda, Malaysia e Singapore.

La mossa della compagnia che ora serve più di 1 milione di utenti all’interno dei canali di telefonia mobile, segue di poco quella della rivale Spotify (che è stata per un periodo servita da 7Digital), la quale ha aperto anch’essa il suo servizio in Asia lo scorso Settembre.

I nuovi mercati hanno accesso allo store digitale di 7Digital, mentre gli applicativi per i dispositivi BlackBerry e Android saranno resi disponibili entro la fine dell’anno.

7 Digital è stata parte del recente lancio del PlayBook (il tablet di Rim) a Singapore e l’alleanza strategica con RIM sarà un aspetto chiave dello sviluppo sull’asse Asia-Pacifico, stando alle dichiarazioni del management di 7Digital.

Sebbene 7Digital non sia disponibile per la piattaforma iOS (iPhone, iPod Touch e iPad), la forte espansione di utilizzo di dispositivi Android e RIM nella regione sud-est asiatica, potrebbe essere un elemento chiave per l’espansione di 7Digital in questo territorio.

Qualsiasi mossa all’interno del mercato asiatico sarà quindi una sfida con Spotify da ora in poi (e con altri servizi che presto sbarcheranno negli stessi territori). Questo è un punto particolarmente importante per la lotta contro la pirateria, in un territorio particolarmente segnato da questa piaga.

L’area dell’Asia-Pacifico è stata per molto tempo un’area di secondo piano per molti canali digitali, se si compara la situazione europea o Nord Americana. Sarà interessante seguire lo sviluppo dei canali di 7Digital (e Spotify) in quest’area per capire se vi possono essere possibilità di sviluppo anche in territori quali l’India e l’Indonesia.

Addio Napster, ora Rhapsody

Napster LogoC’è chi ha sottolineato come il suo nome sia ormai destinato a sparire, dopo aver stravolto il panorama musicale alla fine degli anni 90. Napster, il primo grande avversario dell’industria discografica globale, verrà ora assorbito dalla piattaforma a sottoscrizione Rhapsody. Ceduto dai vertici di Best Buy per una somma attualmente sconosciuta.
Era stato proprio il gigante dell’elettronica di consumo ad acquisire gli asset di Napster nel 2008, sborsando un totale di 121 milioni di dollari. I circa 700mila utenti della creatura di Shawn Fanning erano così finiti nelle mani del retailer statunitense, sette anni dopo la chiusura dello stesso programma di file sharing per violazione ripetuta del diritto d’autore.

Gli utenti di Napster verranno ora aggregati agli 800mila guadagnati nel tempo da Rhapsody, che in sostanza risponderà al recente sbarco di Spotify in terra statunitense. Secondo le fonti specializzate, l’accordo di acquisizione degli asset di Napster dovrebbe risultare formalizzato entro la fine del prossimo novembre. Best Buy diventerà azionista di minoranza della piattaforma musicale slegatasi da RealNetworks.

Come sottolineato dal CEO di Rhapsody Jon Irwin, si tratta di un’acquisizione dettata dal bisogno di espandersi, in particolare aggregando quote sostanziose di utenza. Proprio questo dettaglio ha scatenato i più allarmati timori: il brand Napster potrebbe essere definitivamente accantonato, dal momento che la stessa Rhapsody pare interessata ai soli utenti dell’ex-nemico pubblico delle etichette.

(da Punto-Informatico)