I Beatles hanno trainato il digitale nel 2010?

The BeatlesPeter Kafka, famoso giornalista di AllThingsDigital, fornisce una panoramica di ciò che è accaduto nel mercato statunitense in termini di download digitali.

Nell’articolo in questione Peter dichiara che è ancora troppo, davvero troppo presto per dichiarare finita la crisi discografica che affligge il settore da 10 anni: tuttavia ci sono chiari segnali provenienti dall’ultimo rapporto Nielsen Soundscan americano che parlano di un incremento costante, soprattutto nello sfruttamento digitale dei brani. Specificatamente le vendite in America sono salite dell’ 1.6% e ciò è dato dall’incremento digitale più accentuato rispetto a ciò che pareva essere uno stallo della crescita digitale, registrata nel 2010.

I rapporti di Warner, derivanti dal primo quadrimestre 2011, confermano questa risalita e diverse altre statistiche stanno confermando che per l’industria si avvicina una lenta ma costante risalita della china, dopo un decennio da dimenticare.

C’è chi dice che la causa dell’incremento digitale sia dovuto allo sbarco dell’intero catalogo dei Beatles su iTunes: ma questo sembra difficile da confermare, dato che l’arrivo della band di Liverpool è stato alla fine dell’anno 2010, in autunno.

Per coloro che amano cifre e statistiche, ecco di seguito la tabella dei dati di Nielsen Soundscan relativi al mercato USA.

Album Totali: +1.6%

Album Fisici: -8.3%

Album Digitali: +16.8%

Singoli Digitali:  +9.6%

Formati Fisici:

CD: -8.8%

Vinili: +37.0% (sebbene sia un 37% d’incremento rappresenta solamente il 2% dell’intero mercato)

Nuovi Brani: -7.0%

Brani di Catalogo: +5.4%

Google: domani il lancio del suo servizio musicale “on-the-cloud”

Google MusicSeguendo le orme di Amazon che ha recentemente lanciato un servizio di storage online “on-the-cloud”, Google si appresta a lanciare il proprio servizio, stando a quanto riportato da un articolo del Wall Street Journal. Similarmente ad Amazon, Google lancerà tale servizio senza il supporto o accordi con etichette majors.

Stando sempre a quanto riportato dal Wall Street Journal, Google intende partecipare alla prossima generazione di business per lo storage e l’ascolto musicale con un servizio che funziona proprio come un hard-disk remoto.

La mancanza di licenze con etichette majors indica soltanto che il servizio musicale di Google non avrà l’abilità di vendere musica. Invece, permetterà agli utenti di caricare le proprie librerie musicali e di riprodurle “on-the-cloud” nei dispositivi Android e su Siti Web. Per evitare pirateria ed abusi, agli utenti non sarà permesso di scaricare permanentemente i brani nei dispositivi collegati al servizio.

Stando a quanto riporta All Things Digital, il servizio verrà lanciato su una base d’invito da domani e permetterà agli utenti di caricare e conservare fino a 20.000 brani gratuitamente.

Diversamente Apple (la quale ha recentemente firmato un accordo con Warner Group per lanciare il proprio servizio “Cloud”) stà attualmente discutendo vari accordi con etichette majors in questi giorni. I più informati dichiarano che il lavoro tecnico per il lancio è oramai concluso e si potrà attendere un lancio ufficiale entro i prossimi 2 mesi.

Digitale, Mobile e Social Media in Cina

Dopo il recente post dedicato all’India, il blogger e ricercatore Simon Kemp ci fornisce un’ampia visione di quelli che sono i numeri attuali nel territorio cinese.

Vediamo i numeri in dettaglio:

457.000.000: gli utenti attivi su Internet in Cina (il 34% della popolazione totale)

10.000.000: il numero di nuovi utenti collegati ad Internet ogni mese

58%: la percentuale degli utenti Internet cinesi al di sotto dei 30 anni

56%: gli utenti maschi

27%: il numero degli utenti cinesi collegati da zone rurali

88%: la percentuale degli utenti che si collegano da casa

98%: la penetrazione della banda larga tra gli utenti

150 minuti: il tempo medio speso da ciascun utente, ogni giorno su Internet

5 ore al giorno: il tempo medio speso dagli utenti cinesi della fascia 18-27 anni, per email e navigazione internet

58%: la percentuale di cinesi che è collegata ad Internet per almeno 3 ore ogni giorno

17%: la percentuale di cinesi che guarda la TV per almeno 3 ore ogni giorno

87%: gli utenti cinesi che guardano la TV e navigano su Internet contemporaneamente

4 ore: il tempo medio settimanale speso da ciascun utente per lo streaming di musica o video su Internet

60 miliardi di dollari: il giro economico complessivo realizzato da TaoBao (un popolare sito di aste e shopping online) nel corso del 2010

66%: la percentuale di utenti cinesi che si collega ad Internet mediante un dispositivo mobile

879.000.000: il numero di abbonati ed utenti di telefonia mobile in Cina

2.7 miliardi: il numero di SMS mandati ogni singolo giorno di Febbraio 2011 in Cina

In Cina gli utenti possono acquistare tramite il loro cellulare:

– Caffè presso Starbucks

– Biglietti della Metrò

– Fare operazioni di Online Banking

– Acquistare prodotti nei negozi

– Acquistare biglietti della lotteria

70%: la percentuale di utenti cinesi che dichiara di “non poter vivere senza cellulare”

303.000.000: il numero di utenti internet collegati tramite dispositivi mobili (quasi quanto l’intera popolazione Americana)

2 su 3: il numero di utenti che utilizza un sistema di Instant Messaging in Cina

40%: il numero degli utenti internet che creano e/o postano contenuti da loro realizzati (quasi il doppio di ciò che fanno gli americani)

235.000.000: il numero di utenti iscritti a Social Media in Cina (un incremento del 33% in più rispetto al 2010)

92%: la percentuale di utenti che visitano siti di Social Media almeno 3 volte la settimana

34%: la percentuale di utenti che accedono a siti di Social Media ogni giorno

Metà degli utenti di Social Media in Cina sono nella fascia 20-30

27%: la percentuale di utenti cinesi iscritti a Social Media che ha creato 5 o più profili sui Social Networks

636.000.000: il numero di iscritti a QQ (Il programma d’Instant Messaging più popolare in Cina). (100 milioni in più del numero totale d’iscritti a Facebook in tutto il mondo).

481.000.000: il numero di profili registrati su QZone

178 milioni: il numero d’iscritti al sito 51.com

170 milioni: il numero d’iscritti a RenRen

100 milioni: il numero d’iscritti a Sina Weibo

87%: la percentuale di utenti che ha aggiunto ai propri amici o ha espresso parere positivo (“like”) su pagine dedicate ai brands

77%: la percentuale degli utenti che crede che una presenza all’interno dei Social Network renda un brand più attraente

295.000.000: il numero di bloggers in Cina

98.000.000: il numero di utenti cinesi che utilizza BBS (Bullettin Board System)

81%: la percentuale di giovani utenti cinese che verifica i commenti ed i feedback su Social Network prima di effettuare un acquisto

304.000.000: il numero di giocatori on-line in Cina (più del doppio dell’intera popolazione della Russia)

5 miliardi di dollari: il valore stimato dell’industria dei “beni virtuali” in Cina nel 2009

Il ruolo tecnologico dell’India

IndiaIn un recente articolo di Business Insider, si fà riferimento a delle statistiche impressionanti che riguardano l’avanzata tecnlogica dell’India.

I numeri includono:

1.210.000.000: il numero degli abitanti in India

50%: la percentuale della penetrazione della telefonia mobile nel paese

742.500.000: gli indiani che abitano le zone rurali del paese (ovvero più del 72% del totale e due volte e mezzo la popolazione degli Stati Uniti d’America)

791.000.000: il numero di abbonati a servizi di telefonia mobile attivi in India (più del 67% dell’intera popolazione)

20.000.000: il numero di nuovi abbonati, ogni mese, a servizi di telefonia mobile (pari all’aggiunta dell’intera popolazione dell’Olanda, ogni mese)

50%: la percentuale della popolazione al di sotto dei 25 anni

520.000.000: il numero degli spettatori TV in India

90.000.000.000: il numero degli SMS inviati tramite il carrier AirTel, nel corso del 2010 (più di 2.850 sms al secondo)

10.000.000.000: il numero di banner visualizzati ogni mese nei canali di telefonia mobile indiani (equivalenti ad oltre 3.850 impressions ogni secondo)

3.6 miliardi di dollari: la stima del fatturato dell’industria di contenuti a valore aggiunto per la telefonia mobile per il 2011 (equivalenti a circa 5 dollari spesi da ogni indiano, in un anno per questo tipo di servizi)

100.000.000: il numero di indiani collegati ad internet (l’8% della popolazione)

25%: la percentuale di crescita di nuovi utenti collegati ad internet negli ultimi 12 mesi

26 minuti: il tempo medio consumato in un giorno su Internet in India

60%: la percentuale di utenti indiani che accedono ad internet tramite Internet Point/Internet Cafè

31%: la percentuale della popolazione rurale che dichiara di essere estranea ad Internet (il che equivale all’intera popolazione del Brasile)

12.000.000: gli utenti Internet delle zone rurali indiane (meno del 2% della popolazione rurale)

10 Km: la distanza media percorsa dagli abitanti di zone rurali, per collegarsi ad Internet

Intrattenimento (Film e Musica): la motivazione principale per la quale gli indiani rurali si collegano ad Internet

10 miliardi di dollari: il valore stimato dell’e-commerce in India per il 2011

60%: la crescita dell’e-commerce durante il 2010 in India

33.158.000: il numero di iscritti a social network in India

3 ore: la durata media spesa dagli utenti indiani, al mese, all’interno di Social Networks

96%: la percentuale di aziende IT che proibiscono l’uso di Social Networks sul posto di lavoro

23.893.800: il numero d’iscritti a Facebook in India (più dell’intera popolazione dell’Australia, ma sempre meno del 2% dell’intera popolazione dell’India)

60%: la percentuale di crescita di nuovi iscritti a Facebook in India nel corso del 2010

79%: la percentuale di utenti Facebook in India al di sotto dei 30 anni

48%: la percentuale di utenti Facebook indiani compresi nel range di età dai 18 ai 24 anni

71%: la percentuale di utenti indiani maschi iscritti a Facebook

Videogames: la destinazione principale su Facebook da parte degli iscritti indiani

Le migliori 10 pagine su Facebook in India:

1) Tata – Docomo

2) Vodafone – Zoozoos

3) Axe Angels Club

4) Fastrack

5) Mumbai Indians

6) Kingfisher

7) Pepsi India

8 ) Pizza Hut Celebrations

9) Blackberry India

10) Flipkart.com

35%: la percentuale del traffico globale di Orkut (che proviene dall’India)

18.700.000: il numero di utenti indiani iscritti a Orkut

9.000.000: il numero d’iscritti a Linkedin in India

2.740.000: il numero d’iscritti a Twitter in India

70%: la percentuale di indiani che guarda video online

807.200.000: i minuti spesi su ESPNCricInfo.com durante la Coppa del Mondo (ICC World Cup 2011) (un rapido calcolo per scoprire che sono in tutto 1.500 anni cumulativi)

40.000.000: gli utenti indiani che accedono ad Internet tramite dispositivi mobili

59%: gli utenti in India che accedono ad internet solo con dispositivi mobili

13.500.000: utenti internet collegati con dispositivi mobili che non dispongono di conto bancario

59%: il market share di Nokia in India

97%: lo share di Google nelle ricerche su Internet in India

Nokia: il brand più ricercato su Google in India

“Come Baciare”: la domanda più ricercata su Google in India

Spotify lancia la sfida ad iTunes

(Da Rockol.it)

Spotify LogoDaniel Ek, co-fondatore e amministratore delegato di Spotify, ha lanciato il guanto di sfida ad iTunes: con un nuovo, cruciale aggiornamento del software e il lancio di un negozio di download autogestito, l’imprenditore/manager svedese spera di  convincere i consumatori a scegliere il suo player come strumento di “default” per la gestione delle collezioni di files digitali, spezzando una volta per tutte il sistema chiuso e integrato che ha fatto la fortuna della piattaforma di Steve Jobs . L’aggiornamento del player introdotto dalla Web company permette – una volta collegato il lettore digitale al pc tramite porta Usb e attivato il pulsante “devices” che compare nella barra laterale della home page – di sincronizzare automaticamente la collezione di file memorizzata nell’iPod (versioni Classic, Nano e Shuffle) importandone i brani nelle playlist di Spotify. Le stesse playlist  possono poi essere acquistate a “pacchetti” da 10, 15,  25 o 100 canzoni al prezzo di 7,99, 9,99, 25 o 50 euro o sterline, accedendo allo store che Spotify,  siglando accordi diretti con etichette discografiche e aggregatori, ha sviluppato “in house” (dopo essersi appoggiata per un anno e mezzo ai servizi esterni forniti da 7digital). Un’altra novità importante è la possibilità concessa gli utenti gratuiti del servizio di accedere in modalità wireless alle applicazioni per iPhone e smartphone Android. “Da oggi”, sostiene Ek, “Spotify diventa l’unico music player di cui si ha veramente bisogno. I nostri utenti non vogliono essere costretti a passare da un player all’altro, ma desiderano portare con sé le loro playlist ovunque vadano, su una gamma più ampia di apparecchi, in modo più semplice e a un prezzo abbordabile”.

Warner Music in vendita: le difficoltà per gli acquirenti

C’è un motivo specifico per il quale il processo di messa in vendita di Warner Music si stà trascinando. E, molto probabilmente, il motivo per il quale diversi offerenti stanno abbandonando la partita. Stando alle dichiarazioni di un possibile acquirente (rimasto anonimo) il processo di acquisizione che circonda Warner Music Group è un completo mal di testa. Stando sempre alle dichiarazioni di questo offerente, sia Warner che Goldman Sachs (che coordina l’operazione) rendono l’operazione “molto difficile” per gli acquirenti interessati. “Il livello d’incompetenza che circonda questa cosa, su tutti i fronti, è incredibile”, questa una delle dichiarazioni rese a caldo a DigitalMusicNews dall’ex-offerente ora frustrato.

Di fatto questo conferma un recente rapporto il quale afferma che il miliardario russo Len Blavatinik stava minacciando di andarsene dall’operazione se il processo di vendita non fosse stato siglato entro specifici termini di tempo. Ha inoltre rivelato un processo dove regole e valutazioni minime sembrano essere spostate dal centro dell’operazione.

Ma quando finirà tutto questo? Diverse fonti raccontano di transazioni ed accordi siglati entro questa settimana, con una valutazione decisamente superiore rispetto a ciò che è il valore di mercato a Wall Street. Ma in molti si domandano se Warner riceverà effettivamente i 3 miliardi di dollari richiesti per l’acquisto.

Oltre a questo sembra che un altro acquirente se ne stia andando dall’operazione. Bloomberg ha di fatto riportato la notizia che la Sony/ATV Music Publishing ha ritirato la sua offerta. Le informazioni in possesso di Bloomberg parlano di Len Blavatnik e i fratelli Gores ancora attivamente interessati all’acquisto. Ulteriori informazioni raccontano dell’abbandono da parte di Yucaipa Company, il consorzio che include miliardari quali Ron Burkle e Sean Parker usciti dalla competizione per l’acquisto.