La rete ha cambiato il nostro modo di pensare?

Ogni anno Edge, una rivista online statunitense che si occupa di scienza e tecnologia, propone un argomento di discussione. Alla domanda dello scorso anno – “L’uso della rete ha cambiato il nostro modo di pensare?” – hanno risposto 167 tra scrittori, scienziati, filosofi ed artisti. Tutti i contributi sono online a questo link.

Lo scrittore Richard Foreman ad esempio si fà domande riguardanti il cambiamento avvenuto tra un sistema complesso d’informazioni ed un nuovo sistema sovraccarico d’informazione d’ogni tipo e della relativa tecnologia che porta al “tutto e subito”. Ci si domanda se stiamo diventando persone a mò di pancake (ovvero stratificate e tirate per lungo e largo) nel momento in cui ci connettiamo con un vasto universo collegato d’informazioni accedibile mediante la pressione di un tasto.

L’analista di tecnologie Nicholas Carr ha scritto molti pezzi su riviste e giornali molto note chiedendosi “Google ci stà rendendo stupidi“, ovvero: l’uso del web rende impossibile per noi leggere ed approfondire lunghi articoli o libri scritti?

Il guru dei Social Software Clay Shirky nota che la gente stà leggendo a livelli più che mai alti nella storia, ma il ritorno da questa lettura non ha portato al ritorno d’icone culturali che abbiamo a lungo cercato in questi anni. “Cosa c’è di così grande nella guerra e nella pace?” si chiede. Avendo perso la sua attuale centralità tempo fà, il mondo della letteratura stà ora perdendo il suo potere ed influenza sulla cultura. L’enormità della fuga dalla cultura basata sulla letteratura stà ora diventando più chiara a tutti?

Lo storico e scienziato George Dyson si chiede “Cosa succederebbe se il costo di macchine che pensano risultasse in persone che non lo fanno?“. Si chiede: “I libri finiranno per diventare ciò che erano all’origine? Chiusi in monasteri e letti solamente da pochi prescelti?

Il pionere del Web 2.0, Tim O’Reilly, valuta se le stesse idee non siano il software sociale più evoluto a disposizione. Le idee possono evolversi mediante la conversazione che abbiamo con gli altri, gli artefatti che creaiamo e le storie che utilizziamo per spiegarle?

Frank Schirrmacher, editor per Feuilleton e co-editore del Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha preso in considerazione il fatto che noi siamo apparentemente in una situazione attuale dove la tecnologia moderna stà cambiando il modo in cui le persone si comportano. Le persone parlano, reagiscono, pensano e ricordano. Si chiede “Stiamo portando le persone ad una nuova specie evolutiva? Gli Informavores?“.

W.Daniel Hillis và un passo oltre chiedendosi se Internet alla lunga non arriverà ad una più ricca infrastruttura dove le idee possano potenzialmente evolversi al di fuori della mente umana. In altre parole, possiamo cambiare il modo in cui Internet pensa?