Dedicato ai “Leechers”…

(articolo di Gabriele De Palma, da Visionpost)

La guerra che l’industria discografica conduce da anni contro la diffusissima pratica della condivisione di file musicali si arricchisce di una nuova battaglia. Gli avversari sono questa volta non tanto gli utenti, o meglio non direttamente, ma gli Internet service provider (Isp), i fornitori di connessione. Le truppe britanniche dell’industria del disco (British Phonographic Industry, Bpi) hanno infatti ottenuto un’importante vittoria diplomatica e convinto i sei Isp più importanti d’oltremanica a sottoscrivere un’intesa (tecnicamente un memorandum of understanding) che prevede l’invio di lettere di ammonimento agli utenti che scaricano illegalmente file protetti da diritto d’autore.

Bt, Virgin, Carphone Warehouse, Orange, Tiscali e BskyB hanno dunque promesso di comportarsi responsabilmente e di farsi carico della comunicazione ai sospetti pirati. La Bpi inoltre ha strappato la promessa di una revisione delle attuali leggi sulla tutela del copyright in epoca digitale, e l’obiettivo – sulla strada del pessimo esempio francese – è veder sancita la pratica del “three strikes out”, che prevede l’espulsione dell’utente reo e l’impossibilità di riconnettersi a internet.

Due giorni prima la commissaria europea Viviane Reding si è trovata d’accordo con i ministri europei delle comunicazioni sull’idea di includere nei contratti di connettività che gli operatori fanno sottoscrivere agli utenti una clausola che ammonisca sull’illegalità della condivisione di file protetti da diritto d’autore.

Dario Denni, Segretario Generale dell’Associazione Italiana Internet Providers (Aiip) spiega a Visionpost come valuta le recenti notizie. “L’ideale è sempre che ognuno faccia il proprio lavoro. In questo caso, nel migliore dei mondi possibili, c’è un’autorità preposta alla segnalazione all’Isp di un comportamento sospetto. L’isp indaga ed eventualmente informa l’utente (che è un suo cliente) dell’anomalia ricordandogli le leggi vigenti. Se però come in Gran Bretagna, si trova un accordo tra le parti, nulla vieta che si superi la procedura formale. Ma va ricordato per l’ennesima volta che l’Isp non è un poliziotto, non spia il comportamento degli utenti, l’Isp è un fornitore di connettività e opera in base al principio dell’accesso neutrale, ovvero tutti possono accedere a tutti i contenuti del web”.

Per quanto riguarda le probabili nuove clausole da inserire nei contratti di abbonamento per la connettività, Denni ha molti dubbi sulla utilità di un tale intervento. “Metteranno una clausola simile? nessun problema, cambieremo i contratti, ma non pensino che la novità incida sui comportamenti degli utenti, che di solito il contratto non lo leggono nemmeno. La Reding è molto competente ma le pratiche di lobby spinta che sono in auge a Bruxelles fanno sì che anche i buoni disegni di legge, come quello della Reding sul materiale audiovisivo, vengano stravolti dagli emendamenti. In ogni caso le cose da evitare come la peste sono le due proposte più anacronistiche e irragionevoli: quella di disconnettere un utente (che in epoche di lotta digital divide è folle) e quella di una tassa sugli abbonamenti a internet per pagare ai titolari dei diritti. Se la prima è folle, la seconda presume la colpevolezza di tutti utenti”.

Se il dibattito resta affidato esclusivamente alle azioni di lobby (che germogliano sull’ignoranza diffusa, ahinoi, tra i nostri rappresentanti nazionali e comunitari) difficilmente potrà avere esiti distanti dagli interessi privatissimi dell’industria dell’intrattenimento.

Se invece i legislatori si prenderanno cura del problema in tutta la sua complessità qualche speranza di poter godere – legittimamente – dei vantaggi che l’epoca digitale porta con se ci potrebbe essere. Come accade con la proposta avanzata dalla Electronic Frontier Foundation di una licenza volontaria e collettiva da applicare agli esistenti servizi di file-sharing.

È una proposta rispettosa dei diritti degli autori e delle richieste degli utenti. Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana, l’ha già pubblicamente rifiutata in un intervento su Punto Informatico. Il problema è che le alternative promosse dall’industria non sono mai state all’altezza di quelle allestite dagli utenti. Una realtà con cui bisogna confrontarsi per dare vita a un dibattito onesto.

E-POLIS Giovedì 24 luglio 2008 – 13:15 (10 ore fa)
Gabriele De Palma

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