Napster & Tim

Napster, il popolare music store società un tempo sinonimo di P2P, ha stretto un accordo con Ericsson e TIM per poter portare in Italia il suo negozio online per cellulari, Napster Mobile.

Cogliendo fino in fondo le potenzialità del mercato nostrano, Napster ed Ericsson renderanno accessibile il servizio di acquisto musicale sulla rete di Telecom Italia Mobile. Saranno raggiungibili tutte le funzionalità di Napster Mobile: suonerie, artwork e sfondi, oltre al pezzo forte rappresentato da più di 5 milioni di brani.

Interessante funzionalità consiste nel dual-delivery: opzione che permette agli utenti di scaricare direttamente sul proprio cellulare il brano prescelto, potendo comunque ottenerne un’altra copia da conservare sul proprio computer.

Ericsson dovrà occuparsi di creare e gestire le infrastrutture necessarie e sarà responsabile della distribuzione del servizio sulla rete TIM: quest’ultima, dalle parole del Mobile VAS Marketing Manager Riccardo Jelmini, appare soddisfatta delle soluzioni offerte dalla società svedese, descritte come particolarmente semplici ed efficienti. “Siamo orgogliosi di essere i primi in Italia ad offrire il servizio Napster Mobile” prosegue Jelmini.

Brad Duea, presidente di Napster, considera come un “eccitante traguardo” l’aver raggiunto il mercato italiano, mentre Ericsson Italia sostiene che Napster Mobile servirà “agli operatori per lanciare nuovi servizi, più attraenti e più facilmente accessibili”.

(fonte: Macity Net -Riccardo Campaci)

Qtrax

AGGIORNAMENTO: (da Repubblica)
Qtrax non parte, gli accordi con le major discografiche non sono stati firmati, il download della musica gratis non è ancora entrato nell’era della legalità. Il colpo di scena è avvenuto questa mattina, quando un comunicato ufficiale della Warner arrivava a gelare gli entusiasmi che ieri si erano accesi: “La Warner non ha autorizzato l’uso dei suoi contenuti per il servizio annunciato da Qtrax”.E dopo la Warner anche la Universal e la Emi hanno negato di avere siglato accordi con l’azienda americana, affermando che le trattative sono tutt’ora in corso. Klepfizs, il boss della Qtrax che giusto ieri aveva annunciato al Midem la partenza del servizio, oggi ammette che alcuni contratti non erano ancora stati firmati, ma al tempo stesso conferma che i termini degli accordi erano stati ampiamente chiusi e confermati con tutte le aziende.Troppa fretta, insomma, nell’annunciare quella che serbava essere la prima affermazione di un modello, musica gratis e soldi agli artisti e alle case discografiche attraverso la pubblicità, che in molti giudicano essere l’unico in grado di mettere un freno al download gratuito e illegale che domina oggi le reti peer to peer.

Così l’annunciata apertura del sito non è avvenuta, chi si collega a Qtrax.com trova delle belle pagine d’ingresso ma il link per scaricare il software necessario al download e all’uso del sistema è inattivo.
Molti i “rumors” attorno ai motivi del fallimento odierno: il primo, è proprio quello sui drm, sulla possibilità per chi scarica la musica, di poter gestire i file liberamente, cosa sulla quale le major continuano a molti dubbi, anche se da qualche tempo hanno accettato di distribuire la loro musica in mp3 sul negozio on line di Amazon.

Nessun commento, per ora dalla Bmg, e nessun commento, ovviamente, dagli stessi responsabili di Qtrax.

Che dire…

Di seguito il nostro post di questa mattina:

Qtrax Logo
Godrà dell’appoggio delle quattro major, sarà legale e gratuito, reintrodurrà un DRM meno invasivo, si appoggerà alla pubblicità e sfiderà gli attuali servizi di download musicale a pagamento, primo fra tutti l’iTunes Music Store. Ecco Qtrax, il peer-to-peer a norma di legge. Promosso su tutti i più grandi canali mediatici, Qtrax fà subito guerra ad iTunes, dichiarando a gran voce: “Il futuro siamo noi”. Qtrax sbarcherà mettendo sul mercato del download, con l’appoggio di tutte le major, tra i 25 e i 30 milioni di canzoni. Il servizio si finanzierà principalmente attraverso la pubblicità. Il manager Allan Klepfisz ha assicurato che non si saranno spyware o adware. Il servizio sarà dunque legale e gratuito, anche se naturalmente per poterne usufruire sarà necessario scaricare il software dell’azienda; il software contiene delle pubblicità che saranno visualizzate mentre l’utente cerca o scarica file musicali. Qtrax ha stretto accordi con l’Universal Music Group di Vivendi, Sony BMG Music Entertainment, Warner Music Group e EMI Group; a quest’ultima major appartiene il catalogo dei Pink Floyd.
Detto questo vogliamo aggiungere anche un paio di perplessità:
• La notizia è stata ripresa a gran voce da tutti i media principali (perfino siti di Gossip). Tradotto significa che le 4 majors non hanno solo fornito i loro cataloghi, ma sono coinvolte nel lancio di Qtrax a livello economico, quantomeno d’investimento pubblicitario. Quindi Qtrax non è assolutamente indipendente dalle majors.
• Il formato dei brani è con DRM. Tradotto stà a significare che il brano probabilmente avrà certamente limitazioni non indifferenti per gli utenti finali.
• Il software solo per Windows. Non esiste (per ora) versione per Mac o per Linux.

Yahoo pronta ad entrare nel mercato della musica online?

Yahoo Logo Di seguito segnaliamo un articolo di Riccardo Campaci di Macitynet:

“Le ultime indiscrezioni in rete rivelerebbero alcuni colloqui in corso fra la società di Sunnyvale e i dirigenti di due (rimaste anonime) fra le quattro grandi major dell’industria discografica. Servizio forse pronto entro l’anno in corso.

Un altro gigante della rete parrebbe voler entrare nel mercato della musica online: stiamo parlando di Yahoo! che secondo alcune voci dovrebbe aver iniziato a trattare con due delle quattro major (rimaste per ora sotto segretezza) per poter offrire brani mp3 DRM-Free in vendita o addirittura gratuiti, forse inseriti all’interno di un servizio o programma di promozione pubblicitaria.

Yahoo! ha già una significativa offerta di audio, video musicali e web radio in streaming, e ha più volte manifestato il desiderio di voler offrire musica libera dai DRM, sebbene le dichiarazioni passate abbiano prediletto maggiormente la formula su sottoscrizione mensile rispetto all’integrazione attraverso un programma o servizio pubblicitario.

Le voci vorrebbero il servizio musicale di Yahoo! pronto a partire entro quest’anno, sebbene i dirigenti dell’azienda abbiano evitato di commentare le indiscrezioni circolate nelle ultime ore.”

Apple e i video in Europa

monoscopeDa un articolo appena pubblicato su Macity, una riflessione riportata dal New York Times, su tempi e modalità in cui Apple potrebbe portare i suoi contenuti video in Europa. Maggiori dettagli (in Inglese) vengono pubblicati nell’articolo originale del NY Times, disponibile qui.

“Se Apple vuole, come promesso, portare il servizio di affitto di film on line in Europa deve prepararsi ad affrontare un situazione molto complessa. Questo il succo di un interessante articolo pubblicato oggi dal New York Times e tutto dedicato all’espansione internazionale della nuova strategia che dovrebbe condurre Cupertino ad essere un protagonista anche in questo settore, oltre che nell’ambito della musica.

Il giornale americano sottolinea, in particolare, la selva di difficoltà di carattere regolamentare, burocratico, legislativo dettate dal un mercato che è unico, almeno per questo tipo di servizi, unicamente sulla carta, ma che in realtà è estremamente frammentato. Tra i problemi peggiori la necessità di contrattare per la vendita di contenuti con diverse società che si occupano della tutela dei copyright, una per ciascuna nazione. La situazione che Apple si trova ad affrontare è la stessa, in sostanza, che è stata denunciata più volte dalle autorità di Bruxelles, preoccupate dalla mancanza di omogeneità del mercato che impedisce uno sviluppo del business dei contenuti digitali. Le azioni volte a superare gli ostacoli, sottolinea il NY Times, si sono arenate sugli scogli degli organismi che gestiscono i copyright che hanno svolto azioni di lobbying presso i loro parlamentari in seno al parlamento dell’Unione; tutto questo ha impedito di fatto che si stabilisse un regime di concorrenza grazie al quale sarebbe possibile acquistare in licenza da una società il diritto di vendere contenuti (musica o video) in tutta Europa, instaurando un regime di concorrenza.

Un altro problema sono le finestre di rilascio. I produttori spesso regolano la distribuzione nei vari paesi d’Europa in maniera differenziata così che un film o un Dvd esce prima in una nazione che in un’altra. La stessa cosa accade per i telefilm. Una difficoltà nella difficoltà è nei contratti stipulati dalle Tv via satellite o via cavo che hanno negoziato e ottenuto nelle singole nazioni tempistiche diverse per la trasmissione on demand rispetto al rilascio dei film in Dvd così che in alcuni paesi è possibile vedere un film in Tv nel giorno stesso in cui è disponibile in Dvd, in altre si devono attendere mesi.

Apple, in ogni caso, dice il New York Times, sembra essere la società meglio piazzata quando si tratta di lanciare un business per il video on line su scala paneuropea e questo grazie all’esperienza fatta con iTunes.

Apple al momento non fa alcun commento su tempi e i vari risvolti di questo complessa vicenda. L’unica affermazione ufficiale arriva da Steve Jobs; durante il keynote il Ceo della Mela ha detto che il lancio del servizio di affitto film in Europa arriverà nel corso del 2008. Se sia una previsione o un auspicio è difficile da dire; nel settembre del 2006, alla presentazione della sezione film di iTunes, Jobs aveva già annunciao lo sbarco di questo servizio in Europa nel corso del 2007, ma purtroppo Apple non è riuscita a dare corso alla promessa e di certo questo non ha agevolato il mercato di Apple Tv che per molti resta (e potrebbe restare a breve termini) un prodotto di estrema nicchia.”

Steve strikes again

Il lancio del nuovo MacBook Air (senza dubbio il motivo principale del Keynote di ieri), ha fatto passare quasi in sordina alcuni dati comunicati da Steve Jobs sull’andamento di iTunes Music Store e del nuovo iPhone.

Senza sorprese, lo store della mela si conferma certamente il leader nelle vendite di musica digitale (a Luglio 2007 un report IFPI ha certificato che detiene circa l’80% dell’intero mercato mondiale) e specialmente considerando che da quando esiste, esso ha totalizzato l’impressionante risultato di 4 miliardi di canzoni scaricate.

Lo scorso 25 Dicembre lo store ha segnato il record dei record segnando vendite per oltre 20 milioni di dollari, in un solo giorno.

A fronte di queste cifre da guiness, c’è da analizzare quello che sarà la strategia di Apple per il 2008. Più contenuti (si pensi al noleggio video, disponibile in Europa più tardi nel 2008), più mobilità (si pensi alle applicazioni annunciate sia per i nuovi iPod touch che per iPhone) e certamente confidiamo in una decisa presenza sul mercato in quel settore (il mobile) che ad oggi è inesistente in Italia per quanto riguarda Apple.

Vi sono numerose novità anche per quanto riguarda nuove alleanze che Wondermark stà attuando proprio in questi giorni e di cui daremo notizia prossimamente su queste pagine.

Napster

Napster Logo

Dopo, anzi prima, degli Mp3 senza diritti, aumenti sul prezzo delle musica in affitto. Ecco la decisione assunta da Napster contestualmente al lancio (previsto in primavera) di vendita di musica senza Drm. Un aumento del costo di abbonamento di quello che, un tempo, era il principale concorrente di iTunes, è stato annunciato dalla stessa società californiana.

Importante il salto verso l’alto dei costi: +30%, ovvero da 9,95 a 12,95$ al mese. Paganto questa cifra si possono scaricare, come noto, tutte le canzoni che si vogliono, almeno fino a quando si paga l’abbonamento. Una volta sospeso il canone no è più possibile ascoltare la musica.

Napster, nonostante il marchio (decisamente popolare) e il fatto che è stata tra i pionieri della musica on line, continua a dibattersi in significative difficoltà. Il bilancio non decolla e attualmente i profitti maggiori arrivano da accordi con le università (che hanno abbonamenti a prezzi ridotti) e dalla vendita delle suonerie dei cellulari; recentemente Napster, intorno a cui turbinano anche voci di cessione del business, ha anche denunciato un calo nel numero degli abbonamenti, il che è sicuramente preoccupante in un settore, quello della musica on line, che è in costante crescita. I vertici della società replicano alle critiche degli attuali clienti che si tratta del primo aumento di prezzi in quattro anni e offre agli attuali abbonati un altro anno di servizio al vecchio prezzo.

(fonte: Macity)