Quali sono i video più diffusi e scaricati sia online che su cellullari lungo il 2009? Quelli musicali ovviamente!
Stando a quanto riportato da una recente indagine di TechCrunch I video più visualizzati sono generalmente video realizzati professionalmente, non clip da karaoke o amatoriali, includendo quelli provenienti da etichette musicali. Stando a quanto riportato dalla ricerca condotta assieme alla società Visible Measures, la lista dei contenuti più popolari nel 2009 è dominata dalla musica e da contenuti collegati ad essa.
Isolando il fenomeno del trailer cinematografico di “Twilight Saga: New Moon”, con oltre 592 milioni di visualizzazioni in soli 5 mesi, il primo posto “musicale” è raggiunto da Beyoncè che attraverso il singolo “Single Ladies” ha totalizzato oltre 332.2 milioni di visite. Poco distante, il video di “Poker Face” di Lady Gaga ha raggiunto l’impressionante ammontare di 317.7 milioni di visualizzazioni. E il resto della lista continua con diversi altri artisti che dominano le scene, includendo il video di Soulja Boy “Crank That” (313.9 milioni di visite), Susan Boyle di Britain’s Got Talent (313.2 milioni), Michael Jackson “Thriller” (con 257 milioni), Miley Cyrus “The Climb”(211.2 milioni), Mariah Carey “Touch my body”(173.7 milioni) e infine nuovamente Lady Gaga con “Just Dance” a quota 170.6 milioni di visualizzazioni.
In America, questa notte, è stato lanciato un servizio di streaming video musicali di nome “Vevo“.
Realizzato dall’unione di Universal, Sony e YouTube, Vevo è stato inoltre finanziato per 300 milioni di dollari da una compagnia d’investimento di Abu Dhabi, la “Abu Dhabi Media Company”.
Sostanzialmente Vevo trasmette video e contenuti musicali collegati, alcuni di essi anche esclusivi, dal catalogo delle principali major musicali, ovvero Universal, Sony, Emi ad esclusione di Warner Music Group. Il sito è inoltre finanziato da pubblicità e brand che includono AT&T, McDonalds e MasterCard.
Il perchè del lancio di un servizio di streaming video coordinato con YouTube è facilmente spiegabile dal fatto che Universal e Sony stanno cercando di riacquistare il controllo dei loro contenuti video su internet e allo stesso tempo di guadagnarci molti più soldi di più di quelli che stanno ricevendo dallo sfruttamento su YouTube. Meta di questo nuovo servizio è di costruire una destinazione “Top” con abbastanza traffico e visitatori per attirare investimenti pubblicitari in grado di generare guadagni per le major e i produttori di contenuti coinvolti. Doug Morris, il boss di Universal, ha dichiarato che “Vevo è come MTV all’ennesima potenza. Stiamo iniziando con questo tipo di audience, ma ora ne siamo al controllo. Non abbiamo più bisogno d’intermediari”.
**Aggiornamento del 11/12/09: stando a quanto riportato da diversi blog musicali e siti web specializzati, i 300 milioni di dollari, la partership con Google e l’alleanza con 3 majors non ha portato, almeno inizialmente, commenti entusiasti o benefici. Piuttosto è stato dimostrato che il servizio è ben lungi dall’essere “l’MTV all’ennesima potenza” confermata da Doug Morris.
Dopo anni di attesa, iTunes lancia finalmente la sezione “Videoclips” anche in Italia. Vendibili in prezzi differenti, i videoclips rappresentano certamente il primo passo nell’estensione dei servizi di iTunes Store, aspettando il lancio della sezione Film a noleggio e vendita, che finalmente porterà ad una comparazione dell’iTunes italiano a quello made in USA
Quanto può costare realizzare un video compatibile con le dure specifiche dettate dai maggiori network televisivi?
Il Rapper Paul Wall ha pensato di scavalcare i classici problemi legati al budget per la realizzazione del suo ultimo clip, girandolo interamente con un iPhone 3GS assistito dal regista Amir Valina (e utilizzando non poca post-produzione).
Ad ogni modo MTV ha già iniziato i passaggi TV e il risultato è qui sotto:
Tutti ne parlano, tutti lo guardano (300 milioni di visitatori e 3 miliardi di video al mese, secondo le ultime stime), ma nessuno, per ora, ci guadagna. A quasi due anni dal mega-investimento effettuato per l’acquisto di YouTube, 1,65 miliardi di dollari, Sergey Brin e Larry Page di Google non sono ancora riusciti a trasformarlo in un’impresa redditizia, scrive il New York Post: la raccolta pubblicitaria, inferiore ai 200 milioni di dollari per l’anno in corso stando ai calcoli di Wall Street, continua a essere troppo esigua per accontentare i fornitori di contenuti, case discografiche in testa.
“YouTube”, ha sentenziato l’analista della Forrester James McQuivey, “è l’acquisizione più sbilanciata nella storia di Google”. Secondo il “Post”, il sito sconta la freddezza nei suoi confronti degli “studios” holywoodiani, forse messi in guardia dalla causa da un miliardo di dollari che Viacom gli ha intentato per violazione dei copyright (vedi News), ma anche certi problemi tecnico-strutturali di difficile risoluzione. Molti clip tra quelli generati autonomamente dagli utenti, per esempio, sono troppo corti, un minuto o anche meno, per includere un messaggio pubblicitario da 15 o 30 secondi. Risulta molto difficile, inoltre, “leggere” per tempo il boom di popolarità di un video decretato dal pubblico della rete (quando i pubblicitari se ne accorgono, il picco di accessi solitamente è già svanito); e spesso – al di là che si tratti di video autorizzati oppure no – i filmati più popolari hanno un contenuto troppo esplicito o politicamente scorretto per attrarre un investitore pubblicitario senza fargli rischiare un crollo di immagine. Ma Google, scrive il Post, sta cercando di correre ai ripari: per esempio rinforzando la presenza di spot pubblicitari interattivi che partono in automatico quando si clicca sul video che si desidera guardare, ed offrendo agli inserzionisti strumenti più efficaci per acquisire informazioni sul profilo degli utenti e individuare sul nascere i maggiori successi “virali” che nascono spontaneamente tra i frequentatori del sito. Secondo Mark Mahaney di Citigroup, la raccolta pubblicitaria per il 2009 potrebbe crescere a 500 milioni di dollari: non una gran cifra, rispetto al giro d’affari globale di Google, ma sempre un inizio.
Enjoy stunning, broadcast-quality music videos anytime from your browser.
Questo è ciò che recita la home page del servizio Plugged-In (creato e supervisionato direttamente dalla Overbrook Entertainment di Will Smith) che ora in America si prefigge di attrarre visitatori e molti fans che potranno guardare i loro video preferiti in formato HD, in streaming. I contenuti saranno forniti da tutte le multinazionali e la fruizione dei video sarà gratuita, con la pubblicità che ripagherà gli investimenti
Da un articolo appena pubblicato su Macity, una riflessione riportata dal New York Times, su tempi e modalità in cui Apple potrebbe portare i suoi contenuti video in Europa. Maggiori dettagli (in Inglese) vengono pubblicati nell’articolo originale del NY Times, disponibile qui.
“Se Apple vuole, come promesso, portare il servizio di affitto di film on line in Europa deve prepararsi ad affrontare un situazione molto complessa. Questo il succo di un interessante articolo pubblicato oggi dal New York Times e tutto dedicato all’espansione internazionale della nuova strategia che dovrebbe condurre Cupertino ad essere un protagonista anche in questo settore, oltre che nell’ambito della musica.
Il giornale americano sottolinea, in particolare, la selva di difficoltà di carattere regolamentare, burocratico, legislativo dettate dal un mercato che è unico, almeno per questo tipo di servizi, unicamente sulla carta, ma che in realtà è estremamente frammentato. Tra i problemi peggiori la necessità di contrattare per la vendita di contenuti con diverse società che si occupano della tutela dei copyright, una per ciascuna nazione. La situazione che Apple si trova ad affrontare è la stessa, in sostanza, che è stata denunciata più volte dalle autorità di Bruxelles, preoccupate dalla mancanza di omogeneità del mercato che impedisce uno sviluppo del business dei contenuti digitali. Le azioni volte a superare gli ostacoli, sottolinea il NY Times, si sono arenate sugli scogli degli organismi che gestiscono i copyright che hanno svolto azioni di lobbying presso i loro parlamentari in seno al parlamento dell’Unione; tutto questo ha impedito di fatto che si stabilisse un regime di concorrenza grazie al quale sarebbe possibile acquistare in licenza da una società il diritto di vendere contenuti (musica o video) in tutta Europa, instaurando un regime di concorrenza.
Un altro problema sono le finestre di rilascio. I produttori spesso regolano la distribuzione nei vari paesi d’Europa in maniera differenziata così che un film o un Dvd esce prima in una nazione che in un’altra. La stessa cosa accade per i telefilm. Una difficoltà nella difficoltà è nei contratti stipulati dalle Tv via satellite o via cavo che hanno negoziato e ottenuto nelle singole nazioni tempistiche diverse per la trasmissione on demand rispetto al rilascio dei film in Dvd così che in alcuni paesi è possibile vedere un film in Tv nel giorno stesso in cui è disponibile in Dvd, in altre si devono attendere mesi.
Apple, in ogni caso, dice il New York Times, sembra essere la società meglio piazzata quando si tratta di lanciare un business per il video on line su scala paneuropea e questo grazie all’esperienza fatta con iTunes.
Apple al momento non fa alcun commento su tempi e i vari risvolti di questo complessa vicenda. L’unica affermazione ufficiale arriva da Steve Jobs; durante il keynote il Ceo della Mela ha detto che il lancio del servizio di affitto film in Europa arriverà nel corso del 2008. Se sia una previsione o un auspicio è difficile da dire; nel settembre del 2006, alla presentazione della sezione film di iTunes, Jobs aveva già annunciao lo sbarco di questo servizio in Europa nel corso del 2007, ma purtroppo Apple non è riuscita a dare corso alla promessa e di certo questo non ha agevolato il mercato di Apple Tv che per molti resta (e potrebbe restare a breve termini) un prodotto di estrema nicchia.”