Brani musicali diffusi sul web o sul telefonino liberi dal pagamento Siae e che quindi potranno anche essere forniti gratuitamente. Ad annunciarlo è stato Giorgio Assumma, presidente della Siae, al forum “Diritto d’autore, web e pirateria” organizzato dalla Siae all’Assemblea regionale Sicilia, a Palazzo dei Normanni a Palermo.
“La Siae – ha detto Assumma – apre all’utilizzazione eventualmente anche gratuita delle opere da parte del popolo della rete attraverso Internet. Il web è uno strumento eccezionale e noi non vogliamo in alcun modo ostacolare la libera diffusione dei brani”.
Il meccanismo dell’affidamento alla Siae quindi cambierà: “Finora l’autore che ha affidato le proprie opere alla gestione della Siae non può liberarle, quindi è stata sempre la Siae a dare l’autorizzazione a terzi per il loro utilizzo, facendo da intermediario. Ora, invece, con la nuova regolamentazione annunciata un autore può mettere su Internet una propria composizione anche a titolo gratuito facendo una semplice dichiarazione alla Società che in questo caso dà piena libertà all’autore senza pretendere nessun indennizzo per il proprio servizio di gestione”. In pratica l’autore “può chiedere alla Siae di escludere dalla sua tutela i diritti relativi all’uso di queste opere sulle reti telematiche e di telefonia mobile o di altre forme analoghe di fruizione”.
Liberalizzazione che vale sia che l’autore decida di metterle sul web gratuitamente sia che le faccia pagare. Per dare avvio a questa novità ieri la Siae ha istituito un pubblico registro delle opere musicali che potranno essere gratuitamente utilizzate su Internet con l’indicazione dei rispettivi autori.
(di Salvo Butera – Il Sole 24 Ore)
La Siae libera le opere sul web
Maggio 7, 2009Legalizzare il filesharing
Settembre 14, 2007Roma – In merito alla proposta di legalizzazione delle attività di file sharing approdata in Commissione alla Camera il Presidente di FIMI, Enzo Mazza, dichiara in una nota che “al di là della totale incompatibilità della proposta con i trattati internazionali sottoscritti dall’Italia che impediscono di approvare norme come questa, resta il fatto che oggi c’é un’area della sinistra radicale anti imprenditoriale che vorrebbe legalizzare l’esproprio dei diritti”.
“Il Governo italiano, anche di recente – continua Mazza – con le dichiarazioni di Prodi, Rutelli e Gentiloni, e con la firma del memorandum con il WIPO sulla lotta alla pirateria, ha chiarito la propria posizione e dunque sarà interessante vedere come queste iniziative estemporanee e frutto di pregiudizi ideologici verso imprese e settori che producono risorse e danno lavoro a migliaia di lavoratori, possano trovare spazio nella maggioranza, portando l’Italia fuori dall’alveo dei Paesi industrializzati proprio adesso che il mercato internet del download legale sta crescendo con numeri consistenti anche nel nostro Paese”.
Come si ricorderà la proposta, avanzata da alcuni parlamentari della Rosa nel Pugno, era stata presentata lo scorso primo agosto e nei giorni scorsi è stata formalmente assegnata alla commissione Cultura di Montecitorio.
È interessante notare che alcuni legislatori (e alcuni giornalisti che sul file sharing hanno da sempre posizioni ambigue, se non addirittura di difesa) preferiscono legalizzare attività illecite, piuttosto che proporre, inventare o investire su nuove forme di sviluppo musicale (si pensi alle soluzioni di streaming gratuito per gli utenti, come Rhapsody, ma che generano utili così da pagare artisti, etichette ed editori). Abolire la proprietà privata d’altra parte è da sempre nella testa dell’attuale presidente in carica della camera. Speriamo che qualcuno voglia entrare in casa sua e mettere le mani nel suo frigorifero un giorno o l’altro.
YouTube e i Performing Rights inglesi
Agosto 30, 2007
Nel susseguirsi di cause legali per violazione di copyrights, YouTube ha siglato un accordo con la maggiore organizzazione Inglese di tutela di diritto d’autore, che raccoglie qualcosa come 50.000 tra compositori, autori ed editori: la MCPS-PRS Alliance.
Sebbene non vi siano molti dettagli, tale accordo prevede la remunerazione per i passaggi video sul canale di Google dei contenuti degli artisti facenti parte di MCPS-PRS. Si parla di 10 milioni di canzoni ed opere in genere, sebbene saranno monitorati i contenuti considerati di maggior rilievo e fatturato.
Questo tipo di accordo segue tutta una serie di altri contratti che l’azienda di Google sta siglando in tutto il mondo per porre fine alla serie di controversie legali e mettersi in regola con lo sfruttamento delle opere tutelate da diritto d’autore.
A questo punto rimane una domanda: l’Italia dov’è?
Pubblicato da wondermark
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