Vendite di CD Fisici – I numeri del 2008

Giugno 9, 2009

Le cifre pubblicate Lunedì scorso da Nielsen Sound-Scan riguardanti le vendite in America di CD mostrano uno scenario che ritorna indietro di ben 14 anni. Nel 2008 infatti i CD venduti in America sono stati in totale 368 milioni, poco sotti a  quelli venduti nel 1995. Per la precisione nel 2008 sono stati venduti 360 milioni di CD.

E per il 2009? Chris Muratore di Nielsen Soundscan ha fatto notare che le vendite da inizio anno di supporti fisici registrano un calo del -13%. Un filo meglio rispetto al declino del 14% registrato l’anno scorso (a 428 milioni di unità complessive). Senza tanto ottimismo Soundscan ha recentemente rilevato tuttavia che il trend di vendita di album fisici negli ultimi 10 anni mostra  un pesante -54,6%.

Coloro che giocano ancora la loro partita nel mondo fisico si ritrovano quindi con diversi rompicapo da risolvere. Nonostante uno sgretolamente complessivo del mondo dei cd fisici, l’appetito ed il consumo di musica rimane incredibilmente alto e altrettanto difficile da monetizzare come un tempo. Eric Garland (CEO di BigChampagne) ha mostrato recentemente al Narm numeri incredibili a dimostrazione di questo fatto, attraverso canali quali MySpace Music, YouTube e BitTorrent.

Ciò che viene inoltre rilevato da Soundscan sono i recenti numeri emersi in termini di downloads legali effettuati: 1.2 miliardi di canzoni scaricate quest’anno, superando già il totale realizzato nel 2008 (1.068 miliardi di canzoni, un +12.4%).

…E per gli amanti del vinile, nei numeri di Nielsen sono state rilevate anche le vendite dei dischi in questo formato: un’incremento del 55% rispetto al 2009, raggiungendo l’1% dell’intero mercato discografico americano.

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L’effetto Spotify

Giugno 9, 2009

Ted Cohen (ex dirigente Emi Music) in un articolo pubblicato questa mattina sul suo blog analizza il fenomeno Spotify. Sembra essere il “new cool” del momento, ciò che viene discusso ad ogni fiera musicale e/o del business dell’intrattenimento digitale. Ted scrive che vi sono 2 categorie di persone che si dividono tra coloro che sono entusiasti e coloro che hanno solo sentito “fumo” e poco “arrosto” (ricordate il progetto QTrax?) dato che Spotify al momento viene offerto solo a Beta-Testers e principalmente solo nel Regno Unito. Tuttavia, alcuni video dell’applicativo Spotify sviluppato per Android stanno sicuramente interessando molti curiosi e non solo quelli.

Il concetto di un Jukebox paradisiaco è stato ripetutamente discusso, proposto e riproposto in mille forme (l’evoluzione di Rhapsody e Napster ne sono due prove concrete). Spotify apparentemente non è solo un’implementazione di un sogno. Sembrano esserci oggettivamente alcuni vantaggi ad abbonarsi a servizi “flat”, rispetto ai servizi “à-la-carte” quali quello di iTunes Store:

  • Accesso illimitato ai brani
  • Nessuna barriera da “0.99 €” per scoprire nuova musica
  • Maggiori vantaggi per il fruitore di contenuti
In aggiunta a questo, i servizi in abbonamento proposti da Spotify sembrano proporre all’intera industria discografica, etichette, editori, artisti, autori e compositori, un ricorrente introito proveniente dagli stream (gli ascolti) dai propri fans in modo più “sociale”. L’esperienza di “revenue” data dall’introito pubblicitario non propone nulla di nuovo se si pensa all’esperienza di We7, o a YouTube: entrambi ben sotto le aspettative iniziali.

Quali sono quindi le differenze di Spotify, in base alle prove sin qui fatte?

  • Il modello “free” differisce dai servizi di Napster e Rhapsody (attualmente entrambi a pagamento mensile).
  • Molto semplice da utilizzare – Nessun bisogno di ricorrere a “Domande Frequenti” per navigarci
  • Riproduce molto velocemente la musica richiesta. I server rispondono egregiamente.
  • La  libreria musica è estremamente completa

Con l’arrivo di Spotify (imminente anche per il catalogo Wondermark) l’industria musicale comincia a vedere l’inevitabile scenario: il consumatore che vuole musica, la vuole in quantità e la vuole completamente gratis e in qualsiasi momento, anche in mobilità. Allo stesso tempo gli artisti vogliono un equo compenso e possibilità di visibilità sempre più “sociali” e “virali”.

Spotify riuscirà nell’impresa di rivoluzionare il campo e scalfire il dominio di iTunes?

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